Caché!
Quello del “trova l’intruso” è un gioco molto diffuso e amato dai bambini. Dalle riviste di enigmistica alle proposte editoriali (come questa di Bastien Contraire, per esempio), il meccanismo ludico basato su somiglianze e differenze può assumere diversi gradi di difficoltà e diverse declinazioni. Nella stragrande maggioranza dei casi, però, si tratta di declinazioni visive.
Cosa succederebbe, invece, se la sfida a individuare l’elemento estraneo al gruppo si giocasse sul terreno della tattilità? È una domanda che alcuni anni fa avevano ingegnosamente esplorato gli autori di Dieciocchi, con il progetto tattile Chi cerca trova!, e che più recentemente si è posta anche l’autrice inglese Marion Ripley. La risposta che quest’ultima ha trovato ha preso forma nel libro Caché, vincitore del prestigioso Prix Tactus nel 2022 e da poco pubblicato dalla casa editrice francese Les Doigts Qui Rêvent.
Contraddistinto da un design curatissimo, fin dalla copertina provvista di chiusura in velcro, Caché mescola le caratteristiche e le potenzialità inclusive del libro-gioco a quelle del libro tattile. Qui ogni pagina invita il lettore a trovare l’elemento diverso da tutti gli altri: il rettangolo di stoffa che scricchiola perché ripieno di carta in mezzo agli altri vuoti e silenziosi; la ruota che gira in mezzo a quelle fisse; la striscia in velluto che nasconde un pallino in mezzo alle altre piatte; l’anello che non si attacca alla calamita in mezzo agli altri magnetici. E via dicendo… Ogni pagina una sfida, ogni pagina un principio di scoperta diverso. A volte serve scuotere, altre toccare, altre ancora girare, afferrare, attaccare, sollevare. Il libro diventa così terreno non solo di gioco ma anche di scoperta e manipolazione.
C’è una moltitudine di azioni diverse che il bambino può, infatti, sperimentare per trovare le soluzioni. Ogni pagina suggerisce quella di volta in volta più funzionale attraverso il testo: una sola parola in nero e in Braille, regolarmente piazzata sotto le figure. Sta al lettore (o al mediatore) scegliere se leggerla per lasciarsi guidare nell’esplorazione o se azzardare una sfida di ricerca un poco più complessa, senza alcun indizio. Il fatto che si tratti di un testo così essenziale (“solleva”, gira”, “scuoti” ecc..) fa sì, peraltro, che il volume possa essere impiegato abbastanza agevolmente anche con un pubblico italiano, richiedendo al mediatore una traduzione minima. Dal punto di vista dell’accessibilità, inoltre, è molto apprezzabile il fatto che la casa editrice metta a disposizione una serie di materiali, tra cui piste di mediazione e suggerimenti di attività ma anche raccolte di pittogrammi utili per proporre il volume anche a bambini con difficoltà comunicative.
Caché appare dunque come il frutto di una progettazione estremamente accorta e curata nei minimi dettagli. Il suo pregio più grande sta, in particolare, nel concepire ogni pagina come uno spazio ludico mai ripetitivo e soprattutto capace di mettere lettori vedenti e non vedenti sullo stesso piano. Alla sola vista, infatti, le figure non rivelano il loro contenuto, rendendo necessario un approccio tattile per individuare l’elemento che differisce dagli altri. Un espediente, questo, molto ingegnoso che concorre a definire l’elevato grado di inclusività del volume.
Accessibile non solo rispetto al contenuto ma anche rispetto alla possibilità di impiego autonomo, Caché presenta pagine in stoffa di ampio formato sufficientemente spesse da poter essere sfogliate con agio e da poter reggere illustrazioni tattili piuttosto corpose. La solidità del libro salta, in effetti, subito all’occhio, lasciando immaginare che questi possa tranquillamente prestarsi a usi ripetuti o incauti. Non solo, infatti, le pagine risultano molto robuste ma anche tutti gli elementi tattili appaiono saldamente cuciti. Vale infine la pena sottolineare il fatto che il volume può essere lavato in lavatrice: aspetto, questo, non scontato e non trascurabile, soprattutto nell’ottica di un’adozione in ambito bibliotecario.