Un libro a fumetti per spiegare la disabilità ai bambini

Un libro a fumetti per guidare i bambini degli ultimi anni delle scuole primarie nella comprensione del valore della disabilità in quanto risorsa, dell’inclusione come opportunità, dell’importanza della conoscenza scientifica per capire gli altri e imparare a mettersi nei loro panni.

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Vite di sibling: in equilibrio tra restare al fianco di un fratello con malattia rara o andarsene per la propria strada

Da luglio a ottobre 2020 venti ragazzi tra i 13 e 27 anni, divisi in due gruppi (adolescenti tra i 13 e i 18 anni e giovani adulti tra i 19 e i 27 anni) si sono riuniti virtualmente più volte alla presenza di una psicologa che li ha accompagnati in un percorso di consapevolezza e conoscenza di se stessi rispetto all’essere sibling, cioè sorelle o fratelli di persone con malattia rara.

Tra le informazioni emerse dagli incontri di quest’anno ce n’è una che accomuna tutti: la tensione tra il senso di responsabilità da una parte e la paura di perdere la possibilità di un futuro autonomo dall’altra; e dunque la ricerca di un equilibrio tra restare a fianco al fratello e alla famiglia e andare per la propria strada verso un futuro che potrebbe anche essere lontano e carico di altri impegni.

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Buon compleanno Gianni Rodari !

Creatività, diritto alla fiaba e pensiero divergente

Oggi – 23 ottobre 2020 – si festeggiano i 100 anni dalla nascita del grande scrittore di Omegna. Giornalista, maestro, autore di racconti, filastrocche, poesie e saggi ancora vitalissimi, Rodari ha elaborato e condiviso pensieri che da tempo ispirano il nostro lavoro quotidiano in Area.

Il progetto, Accogliere, sostenere, valorizzare i vissuti di bambini e ragazzi con disabilità e delle loro famiglie richiede di attivare con costanza processi creativi e di mantenere viva la capacità di individuare e aprire spazi di possibilità: di coltivare, cioè, quello che Rodari efficacemente definiva il pensiero divergente. Creatività – scriveva, in particolare, l’autore ne La grammatica della fantasia – è sinonimo di pensiero divergente, cioè capacità di rompere continuamente gli schemi dell’esperienza. È “creativa” una mente sempre al lavoro, sempre a far domande, a scoprire problemi dove gli altri trovano risposte soddisfacenti, a suo agio nelle situazioni fluide nelle quali gli altri fiutano solo pericoli, capace di giudizi autonomi e indipendenti (anche dal padre, dal professore e dalla società), che rifiuta il codificato, che rimanipola oggetti e concetti senza lasciarsi inibire dai conformismi.

Questa idea di creatività, come possibilità generatrice di strade alternative per superare situazioni di impasse apparentemente insormontabili come quelle che spesso l’handicap impone, ci guida da quasi quarant’anni nel trovare sguardi nuovi e nel costruire relazioni d’aiuto efficaci, studiando e andando costantemente alla ricerca di strumenti che ci sostengano in questo cammino. Il lavoro sui libri accessibili parte proprio da qui: dall’idea che esplorare linguaggi diversi e multiformi per consentire a ogni bambino di entrare a suo modo nelle storie e di condividere l’immaginario che queste alimentano, sia una maniera semplice ma straordinaria di superare gli ostacoli alla lettura che le diverse disabilità implicano, di non lasciarsi imbrigliare dai limiti e di trasformare le difficoltà in opportunità di arricchimento per tutti.

Tutti gli usi della parola a tutti mi sembra un buon motto, dal bel suono democratico. Non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo”, scriveva per l’appunto Rodari, e i libri accessibili, sulla cui conoscenza, diffusione e uso Area tanto investe, ci pare costituiscano uno strumento preziosissimo per garantire anche ai bambini con disabilità quel diritto alla fiaba che, non a caso, per l’autore definisce come una questione di libertà. La libertà di apprendere, di immaginare, di fare esperienze altrimenti impossibili, di nominare e mentalizzare il proprio vissuto, di conoscere e riconoscere sé stessi e coloro che si ha intorno: tutto ciò che consente al bambino (e all’adulto che sarà) di crescere, di arricchirsi e di sentirsi parte attiva e non marginale del mondo che lo circonda.

Rodari, unico italiano insieme a Roberto Innocenti a essere insignito dell’Hans Christian Andersen Award, nel suo discorso di accettazione del prestigioso premio nell’aprile 1970 disse non a caso: Io credo che le fiabe, quelle vecchie e quelle nuove, possano contribuire a educare la mente. La fiaba è il luogo di tutte le ipotesi, essa ci può dare delle chiavi per entrare nella realtà per strade nuove, può aiutare il bambino a conoscere il mondo, gli può dare delle immagini anche per criticare il mondo”.

Tutti gli usi della parola a tutti, diceva dunque Rodari. E tutti i libri di Rodari per tutti, aggiungiamo noi. Sogniamo, infatti, un mondo in cui il patrimonio fantastico che ci è stato offerto dallo scrittore possa raggiungere gli occhi, le dita e le orecchie di tutti i bambini, anche di coloro che a causa di una disabilità faticano a leggere un testo scritto e stampato in maniera tradizionale.

Alcuni eccellenti esempi di adattamenti e traduzioni in favore dell’accessibilità già non mancano e noi siamo felici di poterli far conoscere attraverso le nostre recensioni.

– La Federazione Nazionale delle Istituzioni pro Ciechi ha recentemente proposto un albo tattile ispirato alla celebre poesia Il prato. L’albo è curato da Giorgia A e Michelon Dei Folli, in arte Mirabilia.

– La meridiana ha da pochissimo pubblicato una versione in simboli di alcune delle più belle e note storie di Rodari, raccolte nel volume Giacomo di Cristallo e altre storie. Il volume fa parte della collana Parimenti: la prima, in simboli, a rivolgersi anche a un pubblico di lettori adolescenti con difficoltà comunicative.

– La casa editrice Emons, infine, propone in versione audiolibro una ricca selezione di opere di Rodari (come C’era due volte il barone Lamberto, Favole al telefono, Il libro degli errori, Il pianeta degli alberi di Natale, La freccia azzurra, La torta in cielo, Novelle fatte a macchina), con testi letti da alcuni dei più stimati attori italiani come Claudio Bisio o Angela Finocchiaro.

Tutti i volumi sono proposti ai lettori in formato mp3 (scaricabile dal sito della casa editrice) o su cd. Tutti questi libri, oltre a essere recensiti e analizzati su Di.To, saranno presto consultabili di persona presso il Centro di Documentazione e Ricerca sul libro accessibile per l’infanzia che inaugurerà nei nostri locali: un modo per omaggiare e mantenere viva, favorendo l’incontro con tutti i lettori, l’opera di uno scrittore a cui dobbiamo moltissimo.

Ora e sempre, viva Gianni Rodari!

Un videogioco per i bambini con Adhd. In Usa primo ok a un videogame terapeutico

Gli esperti dell’Fda considerano il videogioco come un utile strumento da abbinare ad altri interventi come farmaci, psicoterapie, programmi rieducativi.

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Siti e app: una risorsa per la didattica

In questo periodo di Didattica a Distanza molte sono state le idee creative che gli insegnanti hanno proposto ai bambini, per continuare a vivere la didattica in modo curioso e innovativo. La tecnologia, essenziale vista la chiusura prolungata delle scuole, è diventata una risorsa per cercare nuove modalità di fare didattica.

In particolare molti insegnanti della scuola primaria hanno usufruito di alcuni siti per la semplice creazione di giochi didattici che hanno permesso una nuova modalità di rielaborare il materiale di studio in modo divertente.

Mi riferisco ad esempio a Learningapps un sito che permette la creazione da parte dei docenti di moduli interattivi chiamati Apps che possono essere modificate e personalizzate in qualsiasi momento. Le attività interattive possono essere sotto forma di cruciverba, ricerca di coppie di elementi, puzzle, quiz a scelta multipla, linee del tempo o testi con lacune. L’insegnante può creare delle “Apps” per la propria classe per un ripasso degli argomenti trattati, per una verifica formativa o come esercizio da assegnare a casa. La semplicità della gestione delle “Apps” permette di essere proposte anche ai bambini dei primi anni della scuola primaria e grazie alla possibilità di estrema personalizzazione nella creazione si prestano ad essere utilizzate per moltissime discipline didattiche.

Anche wordwall permette di creare attività interattive o stampabili. Le attività interattive sono usufruibili su diversi tipi di device (smartphone, computer, tablet) e possono essere realizzate dal singolo docente o possono essere create in collaborazione con la classe durante la lezione. A partire da alcuni modelli predefiniti che è possibile personalizzare in base alle proprie necessità e ai propri obiettivi, aggiungendo un contenuto multimediale, si possono creare quiz, cruciverba, labirinti caratterizzati da temi con una grafica, caratteri e suoni definiti. Un’altra funzionalità rilevante è la funzione “multiplayer” grazie al quale tutti gli studenti partecipano al gioco contemporaneamente, accedendo dal proprio dispositivo, sotto la supervisione del proprio insegnante. Un esempio di queste prove può essere la creazione di giochi competitivi come un quiz oppure l’inizio di un focus di gruppo, con un brainstorming che invece comporta la collaborazione e partecipazione di tutti gli studenti.

Una buona idea per l’organizzazione di proposte interdisciplinari è quella di wakelet, una piattaforma gratuita , grazie alla quale è possibile raccogliere informazioni di qualsiasi tipologia (siti web, immagini, video, blog…) circa un determinato argomento e organizzarle nelle cartelle chiamate “wakes”. E’ uno strumento utile al fine di raccogliere e ordinare la moltitudine d’informazioni che talvolta si trovano sul web circa un argomento di nostro interesse; in ambito scolastico può essere utilizzato per fare delle ricerche o dei lavori di gruppo mentre il docente può utilizzarlo per tenere in ordine gli argomenti da presentare a lezione. Ogni wake è personalizzabile con un layout, titolo, immagini o altri contenuti multimediali.

Una difficoltà spesso riscontrata nella didattica a distanza è quella di fornire schede che devono essere stampate dalle famiglie in modo che i bambini possano completarle. Questo problema può essere risolto da liveworksheets, un portale che permette di preparare delle schede direttamente compilabili on line e inviabili all’insegnante per la correzione. Tutto il materiale è condiviso, perciò si può usufruire di schede preparate da altri insegnanti o prepararle personalmente secondo le proprie esigenze. Il sito è in inglese o spagnolo ma è facilmente navigabile e i videotutorial permettono di capire in modo immediato come realizzare le schede.

Infine anche alcune case editrici hanno preparato delle proposte gratuite interattive, che permettono ai ragazzi di esercitarsi in modo divertente sugli argomenti appena studiati, ricevendo un feedback immediato. Ad esempio capitello oppure gliantiruggine a cura del gruppo editoriale Raffaello propongono esercitazioni on line sulle diverse discipline scolastiche.

In tutti questi casi il web diventa una miniera di risorse, altamente personalizzabili a seconda delle esigenze e delle necessità della classe.

La didattica in vacanza

Finalmente in vacanza!

Anche quest’anno scolastico così particolare è giunto al termine e, nonostante l’assenza di cene di classe e merende di fine anno, ha lasciato spazio all’inizio delle vacanze estive. I bambini sentono, forse addirittura più di altri anni, la necessità di interrompere le tradizionali richieste scolastiche e dedicare più tempo a giocare e riprendere i contatti interrotti con gli amici.

Tuttavia le preoccupazioni dei genitori per il particolare contesto scolastico dell’ultimo periodo può creare ansia e generare richieste smisurate per i compiti delle vacanze, che possono essere visti come occasioni per recuperare il tempo (e gli argomenti) perduti: come conciliare quindi questi due punti di vista? Come preservare uno spazio di relax e riposo per i bambini pur mantenendo del tempo per i compiti e l’allenamento scolastico?

È innegabile che il ripasso durante l’estate permette di consolidare e riprendere argomenti che possono essere sembrati a prima vista difficili e complicati e permette di arrivare a settembre senza sentire uno “stacco” troppo importante. In particolar modo questa estate sarà particolare perché mancheranno proposte di colonie e campeggi estivi, perciò se i bambini trascorreranno molti giorni a casa sarà opportuno proporre loro attività varie e interessanti, con momenti dedicati al ripasso degli apprendimenti da vivere comunque in modo ludico e giocoso. Sarebbe forse utile vivere quest’estate come un’opportunità anche per lasciare spazio a strumenti nuovi e proposte innovative, che possano far vivere i compiti delle vacanze in modo originale e divertente e far sperimentare competenze nuove e trasversali.

Ad esempio perché non proporre, accanto alle classiche letture di narrativa, l’ascolto di un audiolibro? L’opportunità di proporre l’ascolto di un audiolibro a tutta la classe permette di stimolare la memoria uditiva e di sperimentare uno strumento che magari per qualcuno può svelare potenzialità nuove e interessanti. Ormai si trovano facilmente audiolibri e letture animate, ad esempio sul Canale You Tube di Racconti in Soffitta o Piccolaradio. Si sente spesso parlare di didattica ludica, ovvero di giochi puri e semplici che permettono la rielaborazione e il consolidamento di argomenti che possono sembrare tipicamente scolastici, ma in realtà non è così: pensiamo ad esempio alla tombola con le operazioni, il domino con le sillabe, ma anche tutti i giochi linguistici e di enigmistica come cruciverba e crucipuzzle o rebus. Dedicare del tempo a queste attività permette il consolidamento di competenze trasversali come la memoria visiva, il problem solving e l’attenzione, oltre ad essere valide occasioni per dei giochi in famiglia o in piccolo gruppo.

Una buona idea potrebbe essere quella di proporre ai bambini di tenere un diario giornaliero, in cui possono scrivere (e non solo) quello che hanno fatto, le loro emozioni, pensieri e attività. Possono raccogliere fotografie, oggetti, bigliettini e quant’altro raccolgono e recuperano dalle loro avventure estive, per farne un vero album dei ricordi e delle esperienze. La narrazione attraverso il diario personale è particolarmente importante per favorire la riflessione e la rielaborazione delle esperienze, ma anche per permettere un approccio alla scrittura personale e creativo. Inutile dire che può essere svolta su un tradizionale quaderno o su un editor di testi che permette di inserire immagini e disegni.

Inoltre quale migliore stagione se non l’estate per tutte le attività di esplorazione nella natura e non solo? Proponiamo ai bambini, anche solo sul balcone di casa, attività di manipolazione con gli elementi naturali, costruzione di oggetti musicali con materiali a disposizione o produzioni artistiche di tutti i generi. Invitiamoli a “sporcarsi le mani” con attività di raccolta, catalogazione, creazione con ciò che trovano in casa e non solo: apprendere facendo passa proprio da questi spunti ludici e giocosi!

Insomma, qualche proposta originale e creativa che si affianchi ai classici compiti delle vacanze potrebbe stimolare la fantasia e la curiosità in un periodo in cui occorre ricreare la routine quotidiana! La natura e la tecnologia, sebbene così diverse tra loro, possono entrambi darci una mano in questa sfida quotidiana: cogliere il relax e la spensieratezza dell’estate per creare occasioni di apprendimento ludico e di esperienze curiose e innovative!

Adattare per includere

Una delle principali difficoltà che si trovano ad affrontare gli insegnanti oggigiorno è l’estrema varietà di situazioni all’interno del gruppo classe. Ormai non esiste più un alunno standard ma esistono bambini di provenienze varie, con background culturali diversi e difficoltà ad affrontare le proposte di apprendimento differenti.

Come fare per rispondere a queste esigenze educative in modo personalizzato, senza perdere di vista l’importanza del gruppo classe? L’accettazione delle differenze all’interno del gruppo classe è sicuramente un punto di partenza imprescindibile per parlare di didattica inclusiva, una proposta che intende valorizzare le diversità degli alunni e le loro differenti modalità di costruire il proprio percorso di apprendimento.

Strategia importantissima per una didattica inclusiva è l’adattamento delle modalità di insegnamento e apprendimento alla specificità del gruppo classe e dei ragazzi con bisogni educativi speciali. L’adattamento dei materiali didattici, in particolare, vuol fornire materiali di studio efficaci per la realizzazione degli obiettivi didattici, in particolare per gli allievi con BES ma non solo: è auspicabile infatti che le proposte possano essere per tutta la classe. In questo modo si normalizza l’utilizzo dello strumento, che crea collegamenti tra chi ha più necessità e chi ne trova un vantaggio anche solo temporaneo. Inoltre se in un’ottica collaborativa vengono coinvolti gli alunni anche nella preparazione del materiale didattico, questo risulterà frutto di impegno condiviso a cui tutti hanno dato un proprio originale apporto.

Quando parliamo di adattamento quindi non pensiamo solo alla semplice fornitura di schede più facili, ma pensiamo a diversi livelli di azione possibili a seconda dell’obiettivo da perseguire. Nel caso della Sostituzione ad esempio, si decide di utilizzare un materiale alternativo che è necessario per un singolo ma di cui beneficia tutta la classe. Questa è una strategia altamente inclusiva poiché permette di attivare stili cognitivi differenti: pensiamo ad esempio al fornire un file audio o una mappa concettuale indispensabile per qualcuno ma utile a tutti i ragazzi.

Quando parliamo di Facilitazione non ci riferiamo al contenuto bensì all’opportunità di utilizzare materiali e strumenti aggiuntivi per portare a termine gli obiettivi di comprensione e svolgimento dell’attività (mappe concettuali, tabelle e strumenti, ma anche modifiche a tempi e contesti di lavoro). Questo tipo di adattamento è particolarmente adatto per tutti i ragazzi che mostrano delle difficoltà scolastiche, anche solo momentanee come i bambini stranieri appena arrivati in Italia, e i bambini con DSA e Bisogni Educativi Speciali. Nel caso proprio della facilitazione è importante che gli strumenti siano a disposizione di tutti i bambini che hanno necessità o anche alla classe intera: pensiamo ad esempio ad una mappa creata in gruppo o dei quaderni delle regole lasciati a disposizione della classe durante il periodo iniziale di conoscenza di un nuovo argomento.

Nel caso della Semplificazione abbiamo un adattamento proprio nell’obiettivo e nell’attività stessa, perciò proposte con un lessico più semplice, più brevi nella durata e più semplici nelle richieste. Anche questo adattamento può essere visto come occasione di collaborazione e attività da svolgere con la classe, ad esempio con l’ausilio della LIM, dove la creazione di mappe concettuali può coinvolgere la classe intera, diventando importante attività di riflessione ed elaborazione per tutti ma essere indispensabile per il bambino con disabilità.

Tante volte il lavoro dell’insegnante di sostegno è volto a semplificare il libro di testo, che comporta un certo grado di difficoltà per tutti i bambini, tanto più per i ragazzi con disturbi certificati. Ma questo lavoro è davvero sempre così efficace? Si potrebbe dire di sì, se si parte da un’attenta analisi delle difficoltà che il bambino riscontra nell’approcciarsi al libro di testo, per attuare strategie di adattamento personalizzate. In altre parole, è indispensabile identificare quali sono i veri scogli che incontrano i ragazzi: sono difficoltà legate ad aspetti linguistici riscontrati nel testo? O maggiormente legate ai contenuti e alle richieste che vengono fatte? Oppure sono testi con poche immagini che quindi non favoriscono uno stile cognitivo che predilige la visualizzazione? Questo non significa sempre dover ridurre i contenuti da proporre, ma anzi, molte volte questa strategia non risulta vincente. E’ bene quindi operare per gradi, partendo sempre dall’analisi delle modalità di elaborazione e dello stile cognitivo del ragazzo, per proporre strategie di adattamento che possono variare dall’evidenziazione, alla schematizzazione e infine alla riduzione, per ottenere un testo semplificato.

Stili cognitivi e didattica efficace

Per comprendere in pieno i processi di apprendimento occorre conoscere le funzioni esecutive che ne stanno alla base, come attenzione, memoria, capacità di problem solving. Tuttavia vi sono differenze notevoli tra le modalità di imparare dei ragazzi, dovute a quelli che Robert Sternberg definisce “Stili cognitivi”.

Uno stile cognitivo è la tendenza costante e stabile nel tempo a usare una determinata classe di strategie. Questo non deve riguardare solo l’ambito scolastico, ma anche la vita di tutti i giorni e deve verificarsi con una certa stabilità. La preferenza verso un gruppo di strategie anziché altre è dettata innanzitutto dalle caratteristiche individuali del soggetto ma viene poi supportata dalle circostanze ambientali: l’efficacia di una strategia farà sì che essa venga riproposta in futuro.

Anche Cesare Cornoldi, Rosanna De Beni e il Gruppo MT hanno individuato 5 coppie di polarità riferite agli stili cognitivi:
• Sistematico – Intuitivo
• Globale – Analitico
• Impulsivo – Riflessivo
• Verbale – Visuale
• Autonomo / Creativo – Dipendente dal campo

Ma in che modo gli stili cognitivi influenzano i processi di apprendimento? Le strategie di elaborazione di uno stile particolare sono quelle che lo studente mette in atto con più facilità e naturalezza perciò si potrebbe dire che è la modalità di apprendimento privilegiata. Sicuramente è importante che la scuola, in un certo senso, stimoli l’allievo con richieste non esclusivamente consone al suo stile cognitivo, in modo che venga abituato a stimolare strategie che abitualmente non usa.

Tuttavia occorre considerare un fattore importante: anche i docenti, di riflesso, hanno una modalità di insegnamento che segue un proprio stile cognitivo e che può essere discordante con quella prevalente dell’allievo. Ecco quindi che può nascere qualche incomprensione rispetto alle prestazioni dei ragazzi che possono sembrare poco adeguate: in realtà si tratta di proposte difficili da gestire per i ragazzi perché non congeniali al loro stile di apprendimento e dove pertanto non riusciranno ad eccellere. La discordanza di stile tra insegnante e allievo non deve pertanto essere confusa con una mancanza di abilità da parte di quest’ultimo. È quindi fondamentale conoscere lo stile cognitivo del ragazzo, soprattutto nei casi di ragazzi con disturbi dell’apprendimento, dove è importantissimo fare proposte didattiche adatte al suo stile di apprendimento: solo in questo modo l’alunno può essere messo a proprio agio nel comprendere le richieste da parte dell’insegnante. Se ad esempio uno studente ha uno stile visualizzatore preferirà maggiormente strategie basate sulla rielaborazione “visiva” del contenuto da studiare come mappe concettuali e schemi o immagini da commentare e farà più fatica ad esempio nel comporre un riassunto o estrapolare una rielaborazione orale da un testo scritto. È importante quindi che l’insegnante sia a conoscenza del fatto che esistono diversi stili cognitivi e che sarebbe importante valorizzarli, attraverso proposte di lavoro e attività varie che permettano a ciascun alunno di utilizzare il proprio stile di apprendimento. La differenziazione nella proposta di insegnamento è un’opportunità importante per i ragazzi, poiché attraverso la molteplicità delle proposte permette a ciascuno di trovare quella maggiormente congeniale al proprio stile cognitivo.

Il piacere di narrare al di là delle difficoltà di scrittura

La scrittura è un processo complesso e articolato che è divenuto oggetto di studi interdisciplinari solo recentemente, quando il processo di alfabetizzazione viene descritto in termini di attività complessa con aspetti cognitivi, sociali, culturali oltre che grafomotori e percettivi.

La lingua scritta è infatti un complesso sistema di segni e simboli, la cui acquisizione è in relazione con le capacità di discriminazione visiva e uditiva, coordinamento oculo-manuale, ma anche consapevolezza linguistica e metalinguistica. Ma quando la capacità di scrivere è troppo difficoltosa o compromessa? Come possiamo aiutare i bambini a mantenere il piacere della narrazione utilizzando magari altri strumenti per farlo?

Nella tradizione delle culture alfabetiche il testo scritto è costituito da segni inseriti in un contesto visuo-spaziale che assumono un valore testuale, poiché insieme quei segni costituiscono un nuovo artefatto culturale. Per sapere gestire la composizione del testo scritto il bambino dovrà acquisire apprendimenti a vari livelli, con un impegno cognitivo non indifferente nel gestire un sistema comunicativo diverso dalla conversazione, a cui è stato abituato da sempre.

Ma dentro il testo, nella sua accezione di “trama” o “tessuto”, il bambino è immerso da sempre, soprattutto attraverso le narrazioni che gli vengono proposte fin dalla nascita e che costituiscono il precursore delle future abilità compositive: infatti, lo sviluppo della competenza testuale precede la produzione scritta autonoma. Cosa significa questo? La narrazione di storie è una capacità spontanea che avviene in modo naturale per adulti e bambini, che trovano nella storia la forma privilegiata per attribuire significato alla realtà circostante. In particolare con i miti e le leggende i racconti diventano anche uno strumento di socializzazione, che i genitori usano per spiegare i valori e le credenze della propria cultura. Jerome Bruner ha parlato a questo proposito di “pensiero narrativo”, ovvero della modalità cognitiva con cui le persone strutturano l’esperienza e organizzano la propria conoscenza del mondo. Il bambino, narrando, creando storie, chiarisce i propri pensieri e le proprie emozioni, ripensa e organizza le proprie esperienze e si percepisce come soggetto dotato di autonomia e intenzionalità.

Questa capacità così naturale e spontanea, nel corso dello sviluppo evolutivo del bambino, sfocerà nella capacità di narrazione attraverso un codice scritto, ovvero nella produzione e scrittura di testi. Ovviamente sarà un percorso articolato e graduale, che richiederà tempo ed energie.

Inizialmente i bambini sono impegnanti nella memorizzazione dei grafemi e della loro corrispondenza con i fonemi, da gestire in uno spazio – il foglio – preciso e delimitato. Non per tutti i bambini queste richieste sono automatiche e immediate, ma può anzi capitare che alcuni bambini incontrino delle difficoltà a vari livelli. L’acquisizione di questa competenza dipende infatti dall’integrazione di diversi fattori, pertanto se una o più di queste componenti fallisce nella sua naturale evoluzione ci possono essere conseguenze diverse nell’apprendimento della scrittura. In particolare, alcune componenti risultano specifiche della scrittura, come la grafia, il controllo ortografico e lo sviluppo lessicale.

L’esempio più caratteristico di disturbo specifico di questo aspetto è la disgrafia, dove il bambino incontra difficoltà nel riprodurre i segni alfabetici e numerici e riguarda nello specifico la componente motoria della programmazione ed esecuzione del gesto grafico. In caso di disgrafia è importante seguire un programma di potenziamento che possa tener presente le diverse caratteristiche della scrittura disgrafica in modo da lavorare in modo personalizzato e specifico.

È poi opportuno trovare un percorso di compensazione delle specifiche difficoltà che possa far emergere le risorse del bambino e avviarlo ad una serena costruzione del proprio percorso di apprendimento. Ad esempio sarà utile far utilizzare al bambino con disgrafia programmi di videoscrittura o altri editor di testi dotati di correttore ortografico, oppure utilizzare la propria voce per scrivere direttamente sul computer o tablet attraverso un programma “speech-to-text”, ovvero un software di riconoscimento vocale che permette di “trasformare” rapidamente la propria voce in testo scritto (come Dragon NaturallySpeaking Home o Speechnotes).

L’importanza di questi strumenti e del loro utilizzo sta proprio nel permettere al bambino anche se ancora piccolo di continuare a produrre testi, per continuare a mantenere intatta la propria capacità di narrazione e di produzione scritta. Spesso in classe l’utilizzo di un pc per scrivere viene vissuto in modo frustrante perché denota una differenza, tuttavia è fondamentale per un ragazzo disgrafico alleggerire il carico cognitivo derivante dalla scrittura a mano per preservare energie alla produzione e alla riflessione rispetto all’attività da svolgere. Adesso ci sono moltissimi software, gratuiti o a pagamento, per impratichirsi nell’utilizzo della tastiera e diventare più veloci nella scrittura, che si possono consultare facilmente nel nostro catalogo on line. Purtroppo se il bambino vive con fatica l’attività di produzione scritta tenderà a evitarla o a renderla breve e stringata ai minimi termini, senza percepire la bellezza e la ricchezza della narrazione. Per questo è fondamentale accompagnarlo nel percorso di avvicinamento alla videoscrittura e renderlo sempre più sicuro e autonomo in questa competenza.

In questi giorni di Didattica a Distanza nulla gioca maggiormente a favore dei bambini con difficoltà di scrittura rispetto alla possibilità di scrivere al computer e al tablet, attività che andrebbe comunque favorita e incentivata durante tutto l’anno scolastico. Ad esempio tra le diverse attività di scrittura che si possono proporre a casa c’è la creazione di libri e storie, utilizzando il conosciuto Power Point o anche con il sostegno di siti appositi come bookcreator.com. Per i ragazzi più grandi idee interessanti sono ad esempio la creazione di blog e diari personali.

Le proposte per continuare a scrivere al di là delle difficoltà disgrafiche sono molte ed interessanti: occorre proporle con gradualità tenendo sempre ben presente gli aspetti di creatività e fantasia personali collegati alla produzione narrativa, che non devono mai mancare nel percorso scolastico del bambino!

Apprendimento laboratoriale: risorse e strategie

Quando parliamo di didattica laboratoriale ci riferiamo a una metodologia didattica che affonda le sue radici nel Learning by doing, l’apprendimento attraverso il fare.

Già Jean Piaget nel 1956 scriveva: “L’intelligenza è un sistema di operazioni… L’operazione non è altro che azione: un’azione reale, ma interiorizzata, divenuta reversibile. Perché il bambino giunga a combinare delle operazioni, si tratti di operazioni numeriche o di operazioni spaziali, è necessario che abbia manipolato, è necessario che abbia agito, sperimentato non solo su disegni ma su un materiale reale, su oggetti fisici”.

Ma è con i lavori di John Dewey che l’apprendimento attraverso l’esperienza viene calato maggiormente nel contesto scolastico. La scuola che immagina Dewey è un ambiente in cui l’insegnamento non si basa sulla trasmissione di nozioni da imparare a memoria, bensì sull’attività volontaria del bambino, occupato in lavori che rispondono ai suoi interessi e ai suoi bisogni. La convinzione è quindi quella di porre i ragazzi a contatto con attività concrete (cucinare, coltivare orto, costruzione di manufatti …) per arrivare ad affrontare le diverse discipline scolastiche a partire proprio da domande e questioni rilevate durante le loro attività.

Attualmente possiamo ritrovare queste considerazioni nelle strategie didattiche che offrono ai ragazzi esperienze concrete su cui riflettere e si basano più sul fare che sull’ascoltare le informazioni degli insegnanti. Quella che attualmente si chiama “didattica laboratoriale” nasce proprio dalla consapevolezza che i ragazzi imparano con maggiore facilità attraverso un fare concreto e se compartecipano alla costruzione del proprio apprendimento attraverso esperienze degne di significato per loro.

Il laboratorio non è quindi un momento separato e staccato dalla quotidiana realtà scolastica, ma una modalità di operare trasversale alla prassi didattica; diventa qualsiasi proposta in cui l’allievo lavora con i compagni, attraverso diverse modalità di apprendimento, per la realizzazione di un progetto o la soluzione di una situazione problematica. Siamo perfettamente in linea con un apprendimento per competenze, dove la competenza, però, non è solo il risultato di una pratica ma deriva delle riflessioni e interiorizzazioni del processo di apprendimento sperimentato.

In questo background culturale nascono recentemente molte proposte didattiche che offrono la possibilità ai bambini di rielaborare i contenuti appresi attraverso il “fare”. Tra questi abbiamo il lapbook, dal termine inglese “lap” che significa “grembo” o dal verbo “to lap” che significa “avvolgere, piegare, ripiegare, sovrapporre, sovrapporsi”. Questa metodologia dà la possibilità di creare un contenuto nuovo a partire dal tema studiato, creando un insieme di materiali elaborati in modo tridimensionale che sintetizzano l’argomento studiato dal bambino.

La forma tridimensionale del lapbook è data dalla presenza di una serie di minibook e di template, che insieme caratterizzano una mappa interattiva che è costruita e in seguito consultata dallo studente. Spesso si presenta come una cartelletta di varie dimensioni in base all’uso e alle necessità dello studente. In questa cartelletta possono essere applicati dei fogli o delle piccole “tasche” che contengono altre informazioni circa l’argomento studiato; queste informazioni possono essere di forme e dimensioni diverse e si basano sulla fantasia del bambino. In ambito scolastico, il lapbook è sempre più integrato all’interno della didattica del docente che in diverse fasi può introdurre questa metodologia al fine di migliorare le capacità di apprendimento e di conoscenza dei suoi studenti.

Questo comporta la definizione di un metodo di studio personalizzato in base alle naturali capacità e caratteristiche dello studente; è una metodologia laboratoriale che si basa molto sulla creatività e sulle capacità manuali personali.

In questa prospettiva l’insegnante non deve limitarsi a fornire agli studenti dei materiali già pronti ma piuttosto deve stimolarli nella costruzione di nuovi, al fine di motivarli nel processo di apprendimento e di costruzione dei contenuti. L’insegnamento diviene altamente personalizzato e ad ogni alunno si attribuisce un’importanza primaria, con le sue potenzialità, risorse e motivazioni.

In questa prospettiva la didattica laboratoriale offre degli spazi che diventano dei luoghi multidimensionali, in quanto favoriscono la motivazione, perché l’impegno è generato da un apprendimento visibile, utile e concreto e sviluppano la creatività, perché la rielaborazione nasce da domande a cui si può rispondere mettendo in atto strategie e conoscenze diverse. Ma non solo: la didattica laboratoriale è lo spazio della personalizzazione, in quanto si offrono più proposte didattiche che possono rispondere alle diverse esigenze e stili di apprendimento e accresce la socializzazione poiché si impara a lavorare insieme e a costruire conoscenze condivise.

L’apprendimento laboratoriale è quindi un’ottima opportunità per una scuola centrata sul benessere del singolo studente e su una proposta inclusiva e partecipata, che stimola la pratica riflessiva sul proprio operato e sollecita l’originalità e l’apporto individuale di ciascuno.

A ciascuno il suo modo di leggere

Il piacere della lettura è un interesse che nasce da piccolissimi: la lettura ad alta voce, ormai è risaputo, è un importantissimo strumento innanzi tutto per la creazione del legame genitore-bambino e poi per coltivare il desiderio e il piacere di leggere un bel libro. Ma quando la competenza di lettura nel bambino pare deficitaria e stentata come fare per poter fargli assaporare comunque il piacere di leggere?

Quando parliamo di lettura ci riferiamo ad una competenza che ha le sue basi ben prima dell’inizio della scolarizzazione con la scuola elementare; la “lettura ad alta voce” che può fornire un genitore fin dalla tenerissima età è un precursore fondamentale per instaurare nel bambino il desiderio di leggere, ma non solo. Quando un genitore legge una storia al figlio si forma un dialogo vero e proprio; il bambino conosce nuove parole e nuovi significati che verranno via via interiorizzati e sviluppa le capacità di attenzione e di ascolto focalizzato. E’ probabile che il bambino si interessi particolarmente a una storia; si affeziona ai personaggi e alle loro vicende imparando a conoscere esperienze che potrà vivere in futuro o che, magari, non avrà mai la possibilità di farlo.

Proprio per l’importanza della lettura ad alta voce e accessibile a tutti i bambini, Area propone un catalogo on line con moltissime recensioni di libri adatti a tutte le fasce di età e per tutti i bambini.

All’inizio del suo percorso scolastico il bambino sa benissimo che ”imparare a leggere” è una richiesta fondamentale per poter accedere alla maggior parte delle conoscenze, scolastiche e non solo. Perciò è naturale per lui accingersi a questo percorso con desiderio e aspirazione.

Ma il processo di lettura è tutt’altro che immediato, soprattutto perché comporta innanzitutto due aspetti: la lettura strumentale, ovvero la capacità di riconoscere e nominare velocemente e correttamente le parole di un testo e la comprensione del testo, basata sulla capacità di rappresentarsi il contenuto di ciò che si sta leggendo. Proprio per questa complessità è importante stimolare i prerequisiti che possono favorire le basi per un sereno percorso di apprendimento della lettura autonoma.

Tuttavia, ci possono essere situazioni in cui il bambino fatica ad imparare a leggere in modo scorrevole, oppure ci sono difficoltà a diversi livelli (di attenzione, sensoriali, cognitive) che gli precludono questa abilità o gli richiedono uno sforzo troppo oneroso. Alcuni bambini possono vivere con disagio o vergogna il momento della lettura, anche perché si tratta di una difficoltà che spesso può non essere compresa e diventare motivo di discriminazione anche in classe.

Ma tutte queste difficoltà non devono precludere l’accesso ai libri per i bambini, perché è un patrimonio davvero troppo prezioso a cui rinunciare!

Come fare allora? Beh, esistono ormai moltissime possibilità di accesso al libro, che sono svincolate dalla corretta acquisizione del codice linguistico. Possiamo pensare agli ormai famosi audiolibri, ovvero le tracce audio che “leggono” ad alta voce il libro. Anche in questi giorni di Quarantena molte strutture hanno messo a disposizione gratuitamente molti audiolibri, più facili da essere reperiti anche a distanza rispetto ai libri cartacei (ad esempio, una bella iniziativa è illustrata su qui).

Per compensare la difficoltà di lettura nei diversi Disturbi Specifici dell’Apprendimento sono nate le diverse sintesi vocali, software “text-to-speech” che leggono ad alta voce diversi tipi di testo su supporto informatico: file pdf, word, pagine html… I diversi programmi di sintesi vocale possono variare moltissimo per la qualità della voce, poiché essendo una voce meccanica “computerizzata”, non sempre riesce a riprodurre le molteplici sfumature e tonalità della voce umana. Negli anni le sintesi vocali sono diventate disponibili su cd, chiavette usb, app…. attualmente sono anche largamente disponibili come software gratuiti, come ad esempio LeggiXMe e Balabolka, oppure Read&Write, che è un’estensione gratuita di Google Chrome.

Gli strumenti per permettere un facile accesso al testo scritto stanno diventando sempre più numerosi, perciò non facciamoci scoraggiare dalle difficoltà nella lettura strumentale che possiamo intravedere nei bambini. Anzi, sarebbe bello che nelle classi tutti i bambini avessero la possibilità di sperimentare audiolibri o letture con la sintesi vocale, perché gli strumenti sono per tutti i bambini e non solo per quelli con difficoltà. Una proposta per tutta la classe permette ai bambini di sentirsi davvero parte di essa, sperimentando le proprie capacità e mettendole a disposizione dei propri compagni. In questo periodo di Didattica a Distanza si potrebbero suggerire audiolibri o videoletture da ascoltare a casa, oppure creare file audio con la sintesi vocale di qualche lezione delle diverse discipline, da allegare magari a una presentazione.

Insomma, gli strumenti necessari per qualcuno possono diventare una risorsa per tutti. Ed in particolare… a ciascuno il suo modo di leggere perché la lettura è davvero per tutti!

Il gruppo e l’apprendimento

Con la chiusura protratta delle scuole gli studenti non possono più frequentare la loro classe, densa di significato non solo come luogo fisico, ma per il gruppo di compagni che la forma e compone. La Didattica a Distanza, infatti, pur portando avanti il percorso di apprendimento di ciascun ragazzo, non può contare sul contesto di gruppo “in presenza” nel quale normalmente i ragazzi sono abituati ad apprendere.

Ma qual è il vero significato della classe? In che modo i compagni possono essere una risorsa per l’apprendimento del singolo?
Quando pensiamo ad una classe, non pensiamo solo ad un insieme di individui isolati, ma ad un’entità diversa, ad un gruppo le cui relazioni personali si sono consolidate ed intrecciate nel tempo. La classe vive quotidianamente la propria esperienza di apprendimento, stabilendo rapporti affettivi tra compagni e insegnanti e attivando processi di conoscenza e valorizzazione reciproche. Ma perché una classe viva come una vera comunità di relazioni, occorre innanzitutto che condivida un obiettivo e agisca in modo coordinato per raggiungerlo: l’azione dei ragazzi crea un’interdipendenza tra loro, sia affettivo-relazionale che funzionale, che è il suo vero elemento caratterizzante.
La classe è un gruppo che costruisce una sua storia e un suo sistema di regole e valori: compito degli insegnanti è far sì che l’ interazione tra i suoi componenti divenga funzionale all’apprendimento. Per fare questo occorre favorire un’interazione cooperativa, dove i ragazzi sono vincolati tra loro nel conseguire l’obiettivo comune. In questo senso è nato un vero e proprio approccio didattico basato sull’interazione cooperativa tra i pari, che pone le sue basi sulle teorizzazioni dell’interdipendenza sociale. Il Cooperative Learning è un metodo di insegnamento/apprendimento che sorge negli Stati Uniti intorno agli anni Settanta a partire dagli studi dei fratelli David e Roger Johnson.

Letteralmente il concetto è tradotto come “apprendimento cooperativo” perché sottintende la validità di un sapere che nasce dalla comunicazione interpersonale e dalla collaborazione sociale di tutti i membri di un gruppo che attivamente mettono a disposizione le proprie conoscenze per raggiungere un fine comune: si basa quindi sul sapere costruito e condiviso attivamente. Il concetto di Cooperative Learning può quindi essere letto secondo una logica costruttivista poiché guarda alla conoscenza come a un processo attivo del soggetto e ha carattere “situato” ovvero “ancorato” all’ambiente concreto e si svolge attraverso particolari forme di collaborazione e negoziazione sociale.

È un metodo didattico oggi molto diffuso, che storicamente si contrappone a una visione dell’apprendimento scolastico basato sulla trasmissione delle nozioni dall’insegnante agli alunni, per lasciare spazio ad una visione student-based in cui al centro si pone l’alunno con un suo bagaglio culturale di conoscenze attivamente costruito.

A partire dai primi studi sono successivamente nate varie forme di Cooperative Learning; attualmente il metodo più usato in Italia è quello che prevede attività in coppia e in piccolo gruppo che si fondano sull’interdipendenza positiva, dove ogni membro ha la consapevolezza che il suo operato possa beneficiare o danneggiare l’intero gruppo e la responsabilità individuale e di gruppo, perché ogni componente percepisce di essere responsabile per sé e per gli altri. Le abilità sociali sono molto importanti perché influiscono direttamente sulla cooperazione del gruppo. I ragazzi perciò devono conoscersi e fidarsi gli uni degli altri, comunicare con chiarezza, risolvere gli eventuali conflitti in modo costruttivo. Al termine del lavoro, il gruppo cooperativo deve valutare cosa ha funzionato e cosa occorre migliorare, individuando criticità e punti di forza del lavoro svolto, anche per favorire la consapevolezza metacognitiva delle risorse e competenze individuali.

In questa prospettiva il gruppo diventa il “luogo” dove avviene il processo di apprendimento perché detentore di conoscenze e competenze e dove si realizza la partecipazione e lo scambio tra le persone coinvolte.
La metodologia del Cooperative Learning definisce molto bene i ruoli dei ragazzi all’interno del gruppo, le modalità di formazione dei gruppi e le attività che si possono proporre; ha modalità e caratteristiche ben precise, che ci permette di apprezzarne i presupposti e gli obiettivi che si pone.

Possiamo dire quindi che il Cooperative Learning fornisce una risposta concreta all’esigenza della scuola di essere un’agenzia formativa ed educativa, poiché è uno strumento che mira a promuovere sia un apprendimento efficace, stimolando i diversi stili di apprendimento, che la convivenza civile e la prosocialità.

In questo periodo di Didattica a Distanza come possiamo continuare a lavorare con il gruppo e sul gruppo, in una prospettiva collaborativa e favorendo l’interdipendenza positiva? Sarà importantissimo per l’insegnante continuare a stimolare la comunicazione tra ragazzi ad esempio, anche proponendo tematiche su cui discutere insieme e favorendo così lo scambio di esperienze e opinioni, o attraverso attività più strutturate come il Brainstorming. E’ possibile poi affidare attività a cui ciascuno può partecipare in modalità diverse e interdipendenti, ad esempio occupandosi di un singolo aspetto di un argomento. Le tecniche collaborative, al di là della metodologia del Cooperative Learning, sono numerose e possono essere un’opportunità per favorire nuovi rapporti di interdipendenza positiva tra i bambini oltre che per consolidare relazioni amicali tra di essi.

Storie di quarantena

“La vita è quello che ti succede mentre sei occupato a fare altri progetti”. Una pandemia mondiale forse non era esattamente quello a cui stava pensando John Lennon mentre scriveva questo verso -conoscendolo sarà sicuramente stato qualcosa di più esistenziale-, ma in qualche modo esso può racchiudere quanto ci è successo in queste settimane. Si è messo di traverso nelle vite di tutti qualcosa di più grande, di enorme e inaspettato per cui i nostri impegni, per quanto importanti potessero essere, dovevano aspettare.

Persone da incontrare, cose da fare, posti da visitare: una meticolosa pianificazione fatta nei mesi precedenti incastrando mille variabili è stata spazzata via, come un castello di sabbia da una onda più alta delle altre. Dall’oggi al domani abbiamo dovuto cancellare incontri e riunioni, recuperare documenti e appunti sparsi sulla scrivania, che “chissà, magari possono servire” e barricarci in casa. E poi il frenetico scorrere dei nostri schermi e le telefonate fatte nel tentativo di reperire indicazioni e aggiornamenti, per condividere pensieri e preoccupazioni, per cercare di riorganizzarsi.

Da tutto questo caos non è stata risparmiata la nostra associazione, che si occupa di minori con disabilità e delle loro famiglie, con iniziative diverse che vanno da laboratori per i ragazzi a percorsi di sostegno psicologico. La quarantena ha inizialmente sospeso tutto, poi col passare delle giornate abbiamo riattivato il supporto individuale e i laboratori a distanza, tutti dietro a uno schermo, ognuno al sicuro in casa propria. Perché dopo il primo pensiero del “non si può più”, si realizza che certo questa condizione è disorientante e complicata per tutti ma lo è ancora di più per chi vive già normalmente uno stato di fragilità. Che non è vero che questo virus è una livella perché colpisce tutti allo stesso modo. La quarantena sarà meno dura per chi ha una casa più grande invece di un monolocale, più serena per chi ha dei soldi da parte e non deve lavorare anche solo per potersi permettere di fare la spesa. Allo stesso modo per chi ha una disabilità, fisica o mentale, o vive con una persona che ne è affetta, questa quarantena sarà molto più dura che per gli altri. Questa consapevolezza che riguarda sia in generale la società in cui viviamo sia le persone di cui ci prendiamo cura ogni giorno, ci ha fatto capire che non potevamo semplicemente “chiudere tutto”.

Buongiorno signora sono la Dottoressa C. di Area, la chiamo per sapere come state, lei e Sara. La prima reazione è di silenzio, forse per lo stupore di chi non si aspettava di ricevere quella telefonata.
Miriam è la madre di Sara, bambina di sei anni gravemente autistica. Era venuta in associazione per un incontro conoscitivo qualche settimana prima, ed era stato molto difficile seguirla mentre parlava: il suo racconto era molto frammentato, e lei lo aveva sussurrato appena. Si intuiva chiaramente però che la sua storia nel paese di origine era costellata di violenza, abusi e abbandoni. Miriam parla anche della sua bambina, senza apparente sofferenza e con un distacco quasi professionale, forse perché ha già dovuto raccontare della figlia e dei suoi problemi decine di volte a vari conoscenti, dottori e specialisti. Scandisce con orgoglio e dettagliata precisione tutte le attività che Sara svolge durante la settimana, la fitta rete che è riuscita a tessere attorno a lei, che sostiene entrambe e che ora è completamente saltata. Niente più affidatari, né logopedisti né insegnanti di sostegno. Restano chiuse la scuola, la piscina e l’associazione. Le maestre continuano a mandare compiti sul gruppo di classe, però sua figlia quei compiti non è in grado di farli e lei si vergogna a dirlo. Con il marito al lavoro, c’è solo lei adesso e deve bastare a ogni ora del giorno, tutti i giorni. Un po’ la aiutano gli altri figli, ma lei non si fida: quando esce a fare la spesa chiude le serrande perché la bambina se non è tenuta d’occhio sempre rischia di cadere dalla finestra. Fare la spesa in questo periodo è diventato angosciante, c’è il rischio di passare ore fuori di casa perché c’è una coda infinita, ma non ci sono alternative. Mi limito a dirle che può chiedere una mano, può chiedere a noi. E può chiedere alle maestre di classe di pensare anche alla sua bambina, che non ha motivi per vergognarsi. La signora mi ringrazia per averla chiamata e il giorno dopo mi fa sapere che le maestre le hanno inviato il materiale per Sara, scusandosi.

Buongiorno signora, la chiamo per sapere come sta. A rispondere è Rosa, la mamma di un ragazzo che frequenta da qualche anno un nostro progetto per adolescenti. Lei è capo infermiera di un ospedale a *** e già qualche giorno prima della chiusura dell’associazione aveva detto alla Dottoressa C. di essere preoccupata per la situazione e per la tenuta delle terapie intensive. Abbiamo atteso qualche giorno prima di chiamarla perché la immaginavamo sommersa di lavoro e temevamo quasi di disturbarla. Fatichiamo a pensare di poterle essere di aiuto in questo momento. Quando finalmente la contattiamo, la collega la trova estremamente bisognosa di parlare: sta lavorando ma le fa piacere staccare un attimo. Mentre il figlio pare tranquillo, è difficile per lei gestire le angosce che arrivano da ogni fronte in ospedale. Le infermiere hanno il terrore di ammalarsi e di infettare i propri figli ed è angosciante anche la vicinanza coi pazienti: sono loro infatti a dover aggiornare le famiglie sulla salute dei loro cari e sono sempre loro a dover star accanto ai malati. A fronte di tutto questo forse non c’è tanto spazio per pensare al figlio, alla paura per lui e alle sue angosce. Dico alla signora che noi ci siamo e che se è d’accordo la richiamerò nei prossimi giorni. Lei accetta volentieri e mi ringrazia.

Infine c’è Irina, Buongiorno sono la Dottoressa C., la chiamo per sapere come sta, e come sta suo figlio. Madre e figlio stanno affrontando quella particolare fase pre-adolescenziale caratterizzata da una inevitabile ambivalenza: per Irina, Anton deve assolutamente crescere e diventare autonomo, ma allo stesso tempo non può esistere un figlio al di fuori di quell’Anton malato e bisognoso di cure, mediche ma soprattutto materne. Al telefono racconta di una situazione che sembra tranquilla, in casa non c’è traccia di angoscia da pandemia nonostante il figlio sia immunodepresso. La scuola si è organizzata per le lezioni online, ma Anton vuole parlare solo con il suo insegnante di sostegno e con l’educatore, si rifiuta di partecipare con i compagni di classe, e l’unico contatto con i coetanei è con alcuni di loro per giocare online e nient’altro. Sembra quasi tranquillizzato dalla quarantena, la sta vivendo come una sorta di rifugio rassicurante che lo autorizza a non doversi confrontare con una socializzazione che evidentemente per lui era ed è molto difficile. Anche lei sembra più tranquilla, ma l’isolamento obbligato sta favorendo un ripiegamento regressivo e simbiotico con la madre che lei stessa sta assecondando, non spingendo il figlio a cercare i compagni.
Nel frattempo sono iniziate le attività a distanza, Anton ha potuto e voluto rincontrare online gli altri ragazzi del laboratorio, invece Irina racconta di una crescente difficoltà e stanchezza. Adesso la chiusura e la rinnovata simbiosi con il figlio, se da un lato la rassicurano, dall’altro la consumano, aveva già vissuto la cura e l’accudimento ventiquattro ore su ventiquattro: “piano piano ero uscita da tutto questo … Anton stava meglio e io ero riuscita a fidarmi di altre persone, stavo trovando un po’ di spazio per me … ma ora siamo tornati indietro”.

In questa assurda e tragica situazione per queste famiglie la dimensione simbiotica rischia di essere schiacciante, e il sostegno di qualcuno che faccia sentire la possibilità di una condivisione, che permetta di pensare ad un “dopo” possibile è di vitale importanza. Una semplice telefonata può riattivare questa preziosa funzione, può ricordare che la capacità di fidarsi e affidarsi non è persa ma può continuare a essere nutrita, e contenere l’angoscia e il disorientamento.
Il nostro lavoro consiste in primo luogo nel comunicare che, anche a distanza, la relazione non si interrompe, gli operatori continuano a esserci e a essere disposti ad ascoltare. Si tratta di una separazione, necessaria per tutelare la salute di tutti, non di un abbandono: quella che cambia è la modalità che consente di mantenere il contatto, il legame. Certo la condivisione sarà mediata, mancheranno gli sguardi e le strette di mano, ma continueranno esserci parole e silenzi, ascolto ed emozioni. Abbiamo sperimentato ancora una volta che la distanza fisica non è sufficiente per creare una frattura irrimediabile, che il vero contenitore, il setting che abitiamo con le famiglie che accogliamo, non è fatto dalle mura tra cui ci si incontra, ma è costituito dalla relazione stessa, che continua a vivere anche con modalità diverse di condivisione e incontro.

Nel mondo delle mappe concettuali

Strumento compensativo per eccellenza, è davvero sempre così efficace? A chi serve davvero creare una mappa concettuale? Meglio cartacee o con software appositi? Proviamo a conoscere meglio questa strategia didattica per comprenderne le reali potenzialità.
Quando si parla di mappe concettuali abbiamo tutti un’idea in merito e magari ci tornano alla memoria schemi di diversi tipi su colorati libri scolastici, spesso con parole da inserire o linee da tracciare.

La mappa cognitiva rientra però nelle strategie logico-visive, ovvero quelle modalità di apprendimento che permettono all’alunno di comprendere ed elaborare le informazioni ricevute dall’insegnante. Si tratta quindi non di una modalità di presentazione dei contenuti (ad esempio alternativa al libro di testo) ma di una vera e propria strategia di elaborazione delle informazioni.

Proprio per questo motivo è importante che la mappa diventi uno strumento proposto spesso dall’insegnante, poiché è importante che i bambini sviluppino le competenze che stanno alla base della costruzione della mappa, che è tutt’altro che semplice!

Non è infatti immediata la comprensione di una mappa, né semplice la sua costruzione, soprattutto perché ciò che accomuna tutti i tipi di mappe (concettuali e mentali) è che ci sono delle regole formalizzate nella composizione. Perciò è importante allenare i prerequisiti logici fin dai primi anni della scuola primaria, per potenziare nei bambini quelle abilità che li renderanno autonomi nella costruzione di una mappa cognitiva. La mappa è infatti una rappresentazione grafica composta da alcuni elementi (le parole chiave, la disposizione delle parole nello spazio, i collegamenti tra le parole ) ed è importante che gli alunni imparino a riconoscerli e utilizzarli in modo funzionale. Le principali difficoltà che i bambini (soprattutto con difficoltà cognitive) possono incontrare sono relative soprattutto alla comprensione del significato dei simboli (ad esempio la direzione di una freccia), l’identificazione delle parole chiave e la rappresentazione “visiva” del pensiero, ovvero la disposizione degli elementi nello spazio.

Ma quali sono tra le differenze tra le mappe cognitive? Le mappe mentali, definite negli anni Sessanta da Tony Buzan, presentano un modello a raggiera, adatto per le attività di associazione di idee: da un’idea centrale si diramano i collegamenti principali che vengono individuati per associazione di idee chiave. Questo tipo di mappe è particolarmente utile sia in fase di riconoscimento delle idee sia fase di recupero, ad esempio per una verifica.

La mappa concettuale è invece la rappresentazione grafica di una rete di concetti, dove si evidenziano soprattutto i legami , le articolazioni e le concatenazioni logiche tra loro. Si tratta quindi una struttura complessa, in cui tutte le relazioni tra i nodi devono essere esplicitate mediante parole-legame. Se ne deduce che una mappa è personalissima di chi l’ha prodotta poiché è la rappresentazione visiva della logica che collega i concetti.

Ecco perché, soprattutto per i ragazzi BES è importante che la mappa sia autoprodotta , in quanto diventa uno strumento di organizzazione e formalizzazione delle conoscenze, sia in fase di apprendimento che di ripasso. Ma le mappe sono strumenti dedicati a tutti gli alunni, soprattutto se costruite insieme in classe , perché permettono di far emergere il pensiero logico e le strategie logico-visive; diventano inoltre un ottimo supporto alla spiegazione orale e un valido strumento per la memorizzazione delle informazioni. Ovviamente per i ragazzi con Disturbi Specifici dell’Apprendimento diventano fondamentali perché favoriscono l’organizzazione logica ed evidenziano i collegamenti tra i contenuti, mettendo ordine, ad esempio, in vista dell’esposizione durante l’interrogazione. La mappa inoltre favorisce la memoria visiva e la comprensione del testo, minimizzando invece i “punti deboli” del ragazzo, come le difficoltà di lettura, la disorganizzazione, la stanchezza nell’attenzione.

Data la complessità di base nella costruzione di una mappa concettuale, è opportuno che i ragazzi DSA utilizzino il computer per la sua realizzazione, poiché aiuta nell’organizzazione dello spazio, facilitando lettura e scrittura. I programmi per la costruzione di mappe concettuali permettono di conservare la regolarità di forme e colori e facilitano a gestire il livello gerarchico tra i nodi. Adesso le proposte di software per la realizzazione di mappe concettuali è davvero molto ampia e utilizzabile da molte piattaforme: vi sono software acquistabili magari in combinazione ad altri programmi di scrittura o sintesi vocali e installabili su pc, siti internet che permettono la creazione e l’esportazione delle mappe in vari formati, app gratuite per tablet… livelli di complessità differente per rispondere a tutte le esigenze scolastiche e non solo! Per avere qualche suggerimento sui programmi da utilizzare potete consultare il nostro catalogo on line distinto in Hardware e Software e App per mobile.

Classe capovolta: perché no?

In questi giorni si è sentito spesso parlare della Classe Capovolta, la metodologia didattica che utilizza abitualmente video e spiegazioni da svolgere a casa. La “Flipped Classroom” è nata inizialmente proprio per gli alunni che non potevano frequentare costantemente le lezioni, ad esempio per malattia, ma per la sua impostazione e le proposte inclusive e cooperative che vengono svolte in classe ha ricevuto negli anni un consenso sempre maggiore.

In Italia l’approccio della classe capovolta ha suscitato velocemente interesse e sostegno e nel 2014 è nata l’associazione non profit Flipnet, che ha arricchito l’originale approccio Flipped Learning fondato da Jon Bergmann e Aaron Sams di nuovi strumenti e idee.

Ma di cosa si tratta? Partiamo dalle parole di Maurizio Maglioni, che nel suo libro Capovolgiamo la scuola (2018) spiega “Oggi noi proponiamo di usare il tempo in classe, liberato dalla lezione frontale e dalle interrogazioni, per fare apprendimento cooperativo, webquest, autovalutazione e molto altro ancora” (p. 34).

L’italiano Metodo Flipnet parte quindi dal “capovolgimento” della struttura classica dei tempi a scuola: la lezione si ascolta a casa, attraverso filmati e videolezioni preparate dagli insegnanti, per lasciare spazio, a scuola, a esercitazioni e lavori di gruppo. Questo “liberare” tempo prezioso durante la lezione in presenza a scuola è un aspetto particolarmente caro ai sostenitori di questo approccio, che propongono attività di apprendimento cooperativo in classe al posto di spiegazioni ed interrogazioni.

Ma come può avvenire tutto questo e per tutte le materie? E’ quello che si chiedono in tanti. Attraverso un buon uso corretto delle tecnologie, innanzitutto. Ogni docente carica il materiale sulla sua pagina web di cui i ragazzi possono fruire a casa, dove si svolge il momento formativo. A scuola il tempo viene utilizzato per lavori di gruppo o a coppie su “compiti autentici”, attività complesse, realistiche, stimolanti, per risolvere problemi di vita reale, casi di studio, creare interviste, tutorial e storytelling. Una didattica capovolta proprio per la gestione capovolta del tempo, in quanto incredibilmente il tempo a scuola si libera da lunghe spiegazioni per lasciar spazio ad attività creative e motivanti. E per la valutazione? Gli insegnanti non portano a casa lunghi compiti in classe da correggere, ma valutano il lavoro durante il suo svolgimento attraverso segnalazioni e suggerimenti contestuali all’attività che si sta svolgendo.

Il ruolo del docente è molto diverso quindi: non un veicolo del sapere ma una guida, un allenatore che aiuta gli studenti ad apprendere, in modo che possano usare al meglio i loro tempi e i loro sforzi.

Si tratta quindi di un approccio innovativo sotto tutti i punti di vista, che richiede un’ottima preparazione da parte degli insegnanti che non possono improvvisarsi fautori della metodologia. In questo periodo storico di didattica a distanza molto, quindi, possiamo imparare dall’approccio capovolto e dalle risorse tecnologiche che quotidianamente utilizza, non per improvvisarci docenti capovolti ma per avvicinarci a un metodo didattico che sta ottenendo ottimi risultati dal punto di vista del rendimento scolastico oltre che della motivazione, inclusione e collaborazione tra pari.

Ad esempio un’osservazione unanime dei docenti è stata la grande disponibilità alla peer education da parte dei ragazzi, che davanti a proposte di lavoro in gruppo con obiettivi chiari e tempi delimitati erano già in grado di creare interdipendenza positiva. Di questo ne beneficia l’inclusione in classe perché ogni ragazzo ha occasione di sperimentare in autonomia le sue capacità di rapportarsi con gli altri.

Il tempo prezioso che il docente dedica a stare con i ragazzi durante il lavoro a scuola ha permesso di comprendere l’importanza della comunicazione con i ragazzi e tra i ragazzi stessi all’interno dei gruppi. Per questo la Flipnet ha accolto i principi della Comunicazione Empatica di Marshall Rosenberg, formando i docenti a questo tipo di proposta.

Insomma, la Classe Capovolta come un’interessante metodologia educativa che si è arricchita di suggestioni e strumenti per offrire una proposta organica e completa. Quindi, perché no?

Emozioni e apprendimento: cosa ci dicono le neuroscienze?

È consuetudine parlare di emozioni e apprendimento come fattori strettamente connessi, così come sostenere che le emozioni vanno a “interferire” con il rendimento scolastico dei bambini. È sotto gli occhi di molti insegnanti che se un bambino è tranquillo e sereno affronta una verifica con meno agitazione, così come se un argomento è vicino alla realtà dei bambini è più facile che venga imparato senza difficoltà. Ma in che modo ciò è possibile?

Per spiegare questo innegabile legame tra stato emotivo e apprendimento ci vengono in aiuto le neuroscienze, che hanno definito ormai con chiarezza quali circuiti neuronali affrontano le informazioni per essere apprese ed entrare nella nostra memoria a lungo termine.

Tutte le nozioni che vengono spiegate in classe, così come tutte le informazioni sensoriali che percepiamo dal mondo attraversano una serie di “filtri” che risiedono in alcune strutture più “primitive” del nostro cervello: l’amigdala e l’ippocampo. Tali strutture “valutano” il significato dell’informazione che arriva e se essa può essere considerata importante e tale da poter accedere alla memoria a lungo termine e alla corteccia cerebrale, parte più evoluta del nostro cervello, dove risiedono processi cognitivi superiori come l’attenzione, il problem solving, la pianificazione.

Il primo “filtro” che attraversa l’informazione risiede proprio nell’amigdala ed è una selezione di tipo “emotivo” possiamo dire: se l’informazione arriva da un contesto emotivo sfavorevole non attraversa il primo filtro perciò non arriva al cervello più evoluto. L’amigdala quindi funziona come una prima “stazione di scambio”, importantissima da attraversare per giungere ai processi di elaborazione superiori. Se caliamo questo primo importante elemento in una situazione di apprendimento, come potrebbe essere il contesto scolastico, se ne deduce che un fattore di paura e di ansia associato all’informazione blocca il percorso di quest’ultima che non arriverà quindi alla corteccia cerebrale sede dei processi cognitivi superiori. Successivamente l’ippocampo effettuerà un’ulteriore selezione, “lasciando passare” solo le informazioni che hanno un significato per il soggetto: tutto ciò che al contrario non è ritenuto significativo e importante viene dimenticato. Nell’ippocampo le informazioni devono inoltre trovare un appiglio per essere mantenute, ovvero un collegamento con quelle pregresse a cui si aggiungono.

Queste evidenze neuroscientifiche hanno alcune ricadute pratiche importanti, come si può immaginare. Il fatto che lo stato emotivo in qualche modo permetta o blocchi l’acquisizione dell’informazione implica che il clima emotivo che si respira in classe sia il primo indispensabile elemento da considerare per un apprendimento sereno e fruttuoso. Situazioni di disagio, ansia, preoccupazione e paura generate magari da un rapporto conflittuale con l’insegnante possono ostacolare il vero e proprio processo di apprendimento, così come un rapporto di fiducia e stima possono favorirlo. Ma per un apprendimento solido e duraturo ciò non basta ancora, poiché le informazioni non sono tutte uguali per il nostro cervello. Solo quelle ritenute significative e dotate di senso e interesse riescono a giungere alla memoria a lungo termine. Non possiamo pretendere che le lezioni abbiamo tutte lo stesso interesse per i ragazzi, ma possiamo utilizzare diverse strategie affinché lo raggiungano, ad esempio cercando direttamente con loro stessi il valore e il significato di quei contenuti. Occorre non sottovalutare il momento iniziale della lezione, poiché per accogliere nuovi contenuti il nostro cervello deve richiamare alla memoria elementi simili a cui ancorarli, altrimenti la loro significatività verrà a mancare. Ben vengano organizzatori anticipati, brainstorming, video o qualunque altro elemento ci permette di accogliere nuove informazioni e tenere alta l’attenzione dei nostri strumenti.

È innegabile quindi che è importantissimo conoscere questi elementi per progettare una lezione di qualità, che possa trovare terreno fertile per essere compresa e memorizzata e rimanere così nella nostra memoria per lunghissimo tempo.

Didattica a distanza: fiducia ed emozioni

In questo periodo di intensa Didattica a Distanza, si scoprono dialoghi tra mamme e docenti basate su nomi variegati di piattaforme digitali, metodi di invio file, gestione di videochiamate. Il rischio (o desiderio?) di aggiungere un nuovo format o nuovi metodi di trasmissioni di informazioni è quotidiano, così come lo è lo smarrimento tra miriadi di modalità di gestione e invio di compiti agli insegnanti.

Non è stato facile essere catapultati in questa dimensione, ai più sconosciuta, di una nuova modalità di didattica, né per gli insegnanti, né per gli studenti, che non sono comunque stati abituati a gestirla, almeno “prima” dell’emergenza. Gli scettici rispetto alla qualità ed efficacia di tali proposte sono molti, tuttavia possiamo chiederci cosa può portarci di buono tutto questo, o cosa, almeno, può rimanere simile alla nostra consueta e rassicurante didattica tradizionale in questo mondo tecnologico a distanza.

In un editoriale de “Il Sole 24 ore” del 9 marzo 2020, Daniela Lucangeli, psicologa dello sviluppo, prorettrice dell’Università di Padova, scrive che quello che sta attraversando la scuola è un passaggio epocale perché “È la prima volta che non sono i ragazzi ad andare a scuola, ma è la scuola che va ai ragazzi”. Può sembrare una riflessione banale, tuttavia non lo è nel suo significato più profondo, ovvero quello relativo alla relazione con gli insegnanti. Le risorse tecnologiche in questo caso permettono agli allievi di mantenere un dialogo e una relazione con gli insegnanti, vero fulcro di qualsiasi modalità di apprendimento. Non una tecnologia asettica e sostitutiva di un rapporto, ma una vera mediatrice che permette il mantenimento del rapporto stesso. Vista da questo punto di vista la didattica a distanza mantiene quelle caratteristiche emotive e affettive tipiche dell’apprendimento, ma addirittura con una marcia in più: la percezione di una vicinanza dell’adulto, ricercata e desiderata dall’adulto stesso. Il fatto che l’insegnante ricerchi metodi e modalità per entrare nella quotidianità dei ragazzi e mantenere quel rapporto formativo ed educativo che lo contraddistingue permette agli studenti di approcciarsi alla didattica con emozioni positive, di fiducia e speranza, che connoteranno per sempre quelle lezioni. E le emozioni sono insite nell’apprendimento, non esterne ad esso, perciò il clima emotivo della lezione è importantissimo per permettere il consolidamento e mantenimento della lezione stessa.

Didattica a distanza promossa a pieni voti per il suo valore educativo, ma non solo. Questo tipo di modalità permette al docente di “guidare” il processo di apprendimento, che il ragazzo gestisce poi in autonomia. Una competenza che porterà con sé al di là dell’emergenza e che potrà mettere a frutto nei diversi ambiti di apprendimento in cui si troverà ad essere inserito.

 

Didattica a distanza: a che punto siamo?

E’ passato più di un mese ormai dalla chiusura della scuola e la didattica a distanza è stata avviata ormai in tutti gli istituti, di ogni ordine e grado. Ma come sta andando quella che è sembrata una sfida enorme per la scuola italiana?

Iniziamo dai dati riportati nell’editoriale de “Il Sole 24 ore” del 9 marzo 2020 che prende in analisi l’attuazione del Piano nazionale scuola digitale avviato dalla Buona Scuola del 2015. Il numero di istituti che comunicano online con le famiglie (attraverso, ad esempio, il registro elettronico) è passato dal 50 al 97%; al tempo stesso le aule dotate di LIM o di schermi digitali sono attualmente il 91% mentre quelle dotate di connettività arrivano al 93% (contro il 35% di 5 anni fa). Un ottimo equipaggiamento tecnologico e informatico che fa ben sperare quindi, sebbene il tallone d’Achille sia stato riscontrato nel livello di formazione che il corpo docente italiano ha raggiunto: solo il 47% si è infatti formato nell’uso degli strumenti digitali.

Il Ministero dell’Istruzione non è però rimasto a guardare, ma ha supportato in vari modi i nostri docenti per poter affrontare la sfida didattica di questo periodo. Con la circolare del 6 marzo ha interpellato tutti gli esperti formatisi negli anni scorsi, soprattutto i referenti del Piano nazionale scuola digitale (Pnsd) attivi presso gli Uffici Scolastici Regionali, che così possono supportare (da remoto) le iniziative dei singoli istituti.

Ovviamente non è tutto facile e le potenzialità del registro elettronico e delle classi virtuali non sempre vengono sfruttate al massimo delle loro possibilità. Purtroppo per i bambini più piccoli non è immediato un utilizzo massiccio della tecnologia, in quanto magari non hanno potuto sviluppare ancora delle valide competenze digitali, pertanto è indispensabile la presenza dell’adulto accanto a loro che possa aiutarli e indirizzarli. Inoltre la disponibilità di una connessione in banda larga o ultra-larga, sufficientemente veloce per permettere, ad esempio, l’uso di soluzioni cloud per la didattica e l’uso di contenuti di apprendimento, è un requisito quasi indispensabile per un accesso agevole a questo tipo di didattica.

Le risorse a cui gli insegnanti possono attingere sono comunque numerose, a partire dalla pagina web del MIUR dedicata alla didattica a distanza e ai numerosi corsi di formazione gratuiti e videotutorial di cui gli insegnanti possono usufruire per indicazioni sul funzionamento delle diverse piattaforme, ad esempio quelli validissimi proposti da Indire.

Sono moltissime le esperienze di buone pratiche instaurate da diversi istituti, che hanno cercato di venire incontro alle diverse esigenze delle famiglie, a partire dal prestito d’uso gratuito di tablet di proprietà della scuola, ma non solo. Lo stimolo al mantenimento del contatto visivo degli insegnanti con i propri alunni è un input che è stato suggerito dal Ministero stesso, affinché la didattica a distanza non sia solo un invio di compiti ed esercitazioni, ed accolto volentieri da moltissimi insegnanti anche della scuola dell’infanzia, che hanno trovato modalità e risorse adatte alle loro esigenze.

Insomma, i presupposti per continuare un percorso di qualità ci sono tutti e chissà che con l’occasione si possano migliorare le competenze informatiche e ci si possa affacciare a nuove risorse didattiche da proporre, come quella ad esempio di contenuti multimediali. A questo proposito è bene ricordare anche la pagina di Rai Scuola “Scuola 2020”, con un ampio ventaglio di approfondimenti multimediali a disposizione dei docenti. E da lunedì 23 marzo Rai Scuola propone ogni giorno, attraverso i propri siti e canali social, Scuola@Casa News: un contributo quotidiano con informazioni, consigli, segnalazioni di appuntamenti on-line, risorse e contenuti utili a scuole, insegnanti, studenti e famiglie per facilitare il lavoro di didattica a distanza nell’emergenza coronavirus.

Studi innovativi: gli occhiali che comunicano con il cervello

Gli occhiali speciali sono un dispositivo che non permettono di riacquistare la vista, ma lasciano intravedere sagome di volti e di oggetti, sono studi innovativi pionieristici, ma non si tratta di una soluzione praticabile a breve termine.

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Sostegno e didattica a distanza

In questo periodo di Didattica a Distanza il ruolo dell’insegnante di sostegno può essere disorientato e confuso. Quale didattica impostare per un bambino con disabilità?

La relazione è senz’altro prioritaria in questo tipo di rapporto e la mancanza di un luogo “fisico” in cui viverla può creare difficoltà a gestire il proprio ruolo. In questo momento, quindi, l’insegnante di sostegno è chiamato a un cambiamento di prospettiva che possa permettergli di continuare a svolgere il suo prezioso lavoro. Ce ne parla Dario Ianes (Professore di Pedagogia e Didattica Speciale all’Università di Bolzano e co-fondatore del Centro Studi Erickson di Trento) in un webinar per Erickson dello scorso 10 marzo. “Con le scuole chiuse è partita un’ampia serie di iniziative di didattica online, che però creano forti difficoltà a chi ha una disabilità e certamente pone un tema di disuguaglianze per tutta un’altra fascia di alunni” riconosce Ianes. “Già per gli insegnanti è difficile mettersi sull’online e trovare il materiale giusto per un online gestito in autonomia, ancora più difficile è trovare il materiale giusto per una didattica a distanza per chi ha una disabilità. Il tema esiste, è innegabile.”

Come affrontare questa situazione quindi? A partire da tre elementi: scuola, compagni e famiglia. “L’insegnante di sostegno può dare sostegno ai curricolari” spiega Ianes, ad esempio adattando e semplificando i materiali che hanno preparato per tutti, dando suggerimenti, dividendo il compito in task più brevi.

Il rapporto con i compagni poi è fondamentale e va mantenuto e stimolato, magari dall’insegnante di sostegno stesso, che conosce la disponibilità degli alunni e le relazioni che si sono instaurate. Una proposta può essere quella di preparare del materiale per il loro compagno: “Resta quell’elemento tanto utile del lavorare in coppia/terna e soprattutto la questione dell’appartenenza, il sentire che i tuoi compagni non ti hanno dimenticato ma anzi ti aiutano nell’apprendimento in senso specifico – per cui ti mandano dei videomessaggi – ma anche ti danno dei segni di presenza e vicinanza, che sono fondamentali proprio per quel senso di relazione e di vicinanza”.

Infine, quale rapporto con la famiglia? Si può ripartire da una rinnovata collaborazione e comunicazione, fondamentale in questo periodo in cui l’ambito domestico è l’ambito di apprendimento per eccellenza, e magari riprendere in mano il PEI e analizzarlo, suggerisce Ianes: “A scuola stavamo facendo cose con questi obiettivi, quali di queste cose voi genitori potete continuare a fare a casa?”.

Insomma, qualche proposta attuabile che possa fornire senso e significato al sostegno sempre, anche ai tempi del Coronavirus.

“Chilometri di vite” per i genitori di bambini e ragazzi con atrofia muscolare spinale

“Chilometri di vite” ha l’obiettivo di sostenere i genitori di bambini e ragazzi che convivono con la Sma attraverso parent training interculturale e attività ricreative.

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Dal biomarcatore alla cura. Svolta nel trattamento di un gruppo di malattie demielinizzanti

Offrire la terapia giusta al paziente giusto. La strategia della medicina personalizzata si conferma vincente per un gruppo di malattie demielinizzanti che colpiscono i bambini: grazie alla scoperta di un biomarker che le caratterizza è stato possibile individuare il trattamento ad hoc più efficace, capace di ottenere notevoli miglioramenti e in alcuni casi di avvicinarsi molto alla completa guarigione.

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Anche la genetica fa il “copia e incolla”. Ma talvolta sbaglia e provoca gravi malattie. Un software italiano per comprendere gli errori

I meccanismi che portano all’insorgenza di malattie gravi come Alzheimer, sclerosi laterale amiotrofica, patologie immunologiche e tumori potranno essere meglio compresi grazie a un protocollo per l’identificazione delle modifica al corredo genetico sviluppato dall’Istituto di biomembrane, bioenergetica e biotecnologie molecolari del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibiom) e dell’Università di Bari.

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Didattica a distanza: relazione e opportunità

Durante questo periodo di emergenza sanitaria nazionale, la chiusura protratta delle scuole ha colto di sorpresa insegnanti e studenti, che velocemente si sono dovuti gettare nella strana e blasonata “didattica a distanza”, con modalità più o meno autonome e fantasiose. Ma quali possono essere i requisiti validi e inclusivi per una didattica di questo tipo?

La tecnologia in questo periodo ci aiuta molto, diviene anzi essenziale nella nostra vita quotidiana soprattutto per mantenere le relazioni e i rapporti attualmente “sospesi”: lo stesso tipo di aiuto può esserci offerto a sostegno della didattica. In questo periodo la tecnologia può essere non solo una via privilegiata di comunicazione, ma permetterci di continuare a mantenere il rapporto insegnanti – alunni così prezioso e speciale. Attenzione, questa non è una banalità, ma un requisito indispensabile per continuare a mantenere una relazione che non può essere solo “in presenza” ma deve necessariamente trovare modalità e strumenti innovativi per continuare a crescere e mantenersi nel tempo. Ben vengano quindi tutte le piattaforme e le modalità che permettono un sistema di comunicazione diretto insegnante / allievo, con inserimento di messaggi ma anche immagini e video. A questo proposito, troverete delle proposte interessanti e aggiornate nella sezione Tutorial sul nostro portale Di.To.

I video sono un linguaggio ben conosciuto da tutti i ragazzi e anche dai bambini più piccoli, perciò sono interessanti tutte le proposte che implicano queste modalità. Ci sono programmi free molto semplici da usare che permettono di creare lezioni a video con inserimento di immagini, foto e audio, ad esempio ClipChamp. E’ utile anche per preparare lezioni personalizzate per la propria classe, dove l’insegnante stesso può spiegare facendo riferimento al libro di testo e inserendo altro materiale a piacere. Soprattutto per i bambini più piccoli il fatto di vedere fisicamente i propri insegnanti in un video è importante per mantenere la relazione e anche per vederli in una veste nuova, in cui il pensiero per loro piccoli alunni è sempre presente. Non dimentichiamo che in una situazione di ansia e preoccupazione generalizzate come in questi giorni, queste sono le emozioni che anche i bambini nutrono verso i propri cari e quindi anche verso gli insegnanti. Il fatto di vederli, seppur in un video, è una grande rassicurazione per loro!

Per i bambini più grandi ben vengano tutte le proposte di esercizi interattivi e on line che permettono un maggior utilizzo del pc e del tablet: è possibile utilizzare queste proposte per allenarsi maggiormente con mouse e tastiera! Tuttavia è sempre utile privilegiare piattaforme con un’elevata personalizzazione dei contenuti, come ad esempio Dida LABS la cui recensione potete trovarla nel nostro catalogo on line.

In questo periodo poi le proposte di materiali interattivi non mancano: è sempre utile però dare indicazione alle famiglie dell’obiettivo dell’esercitazione e dei tempi di svolgimento, offrendo anche un’indicazione temporale (ad esempio 10 minuti per 3 giorni alla settimana…), seppur indicativa da seguire. Così come cercare un canale privilegiato di comunicazione con le famiglie e utilizzare quello, per evitare confusione e dispersione delle risorse; a questo proposito può essere utile calendarizzare gli argomenti e i compiti da assegnare, coinvolgendo gli alunni nel planning in modo che si possa mantenere la forma di partecipazione tipica del gruppo classe.

Ecco che le proposte davvero non mancano! Perciò anche quella “a distanza” può essere una buona modalità di didattica, a cui dedicarsi, chissà, anche magari terminata l’emergenza!

Un gene lega sclerosi laterale amiotrofica e atrofia spinale muscolare

Si chiama SYT13 ed è un gene dalla cui attività potrebbe in parte dipendere la manifestazione di due gravi malattie neurodegenerative: la sclerosi laterale amiotrofica e l’atrofia spinale muscolare.

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Adhd, un videogioco come terapia. Le sfide alla console aumentano la concentrazione

A prima vista sembrerebbe controintuitivo. Eppure i videogiochi possono essere utilizzati per aumentare la concentrazione dei bambini affetti da sindrome da deficit di attenzione e iperattività (Adhd).

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Un errore ogni sei tentativi. Ecco la formula dell’apprendimento perfetto

Sbagliando si impara. Vale per tutti, dagli umani, agli animali ai robot. Tanto gli esseri viventi quanto i sistemi di intelligenza artificiale apprendono  nuove nozioni grazie agli errori. Ma qual è la giusta dose di fallimento utile a far progredire le conoscenze? Leggi l’articolo su HealthDesk, il portale di informazione sulla salute a tutto campo dalla politica, alla medicina e alla ricerca, con particolare attenzione al sociale.

Asperger e ADHD, solo 300 mila italiani sono diagnosticati e curati

In Italia si stima che l’ADHD riguardi il 2% della popolazione, circa un milione di adulti, ma ne è consapevole meno di uno su cinque, mentre la sindrome di Asperger, un disturbo dello spettro autistico che riguarda circa l’1% della popolazione; e può passare a lungo sotto silenzio, arrivando alla diagnosi molto più tardi di altre forme di autismo. Leggi l’articolo su HealthDesk, il portale di informazione sulla salute a tutto campo dalla politica, alla medicina e alla ricerca, con particolare attenzione al sociale.

Un unico mandante dietro diverse malattie dello sviluppo cerebrale

I ricercatori dell’Istituto di genetica e biofisica “Adriano Buzzati-Traverso” del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Igb) di Napoli hanno individuato un unico network molecolare che collega diversi geni, ritenuti responsabili di diverse patologie dello sviluppo cerebrale. Leggi l’articolo su HealthDesk, il portale di informazione sulla salute a tutto campo dalla politica, alla medicina e alla ricerca, con particolare attenzione al sociale.

Sindrome locked-in: verso un’interfaccia cervello-macchina per comunicare

Locked-in, bloccati nel loro mondo. Sono dedicati a loro, alle persone completamente paralizzate, gli sforzi dei ricercatori della Northwestern University per realizzare una interfaccia cervello-macchina in grado di tradurre in linguaggio tutte le parole non dette. Leggi l’articolo su HealthDesk, il portale di informazione sulla salute a tutto campo dalla politica, alla medicina e alla ricerca, con particolare attenzione al sociale.

Malattie rare: nuova luce sulla sindrome da rotture cromosomiche di Varsavia

Una ricerca condotta dall’Ifom e dalla Tokyo Metropolitan University ha gettato luce sul meccanismo con cui agisce il gene Ddx11, all’origine della malattia genetica. I risultati potrebbero avere importanti ricadute sui disturbi dello sviluppo dovuti a carenze nel sistema di riparazione del DNA. Leggi l’articolo su HealthDesk, il portale di informazione sulla salute a tutto campo dalla politica, alla medicina e alla ricerca, con particolare attenzione al sociale.

Paralisi cerebrale infantile

Un neonato ogni 4.000 nati vivi in Italia è colpito da paralisi cerebrale infantile, una delle più frequenti malattie neurologiche dell’infanzia. Leggi l’articolo su HealthDesk, il portale di informazione sulla salute a tutto campo dalla politica, alla medicina e alla ricerca, con particolare attenzione al sociale.

Autismo. Istituto superiore di sanità al lavoro sulle nuove linee guida

L’ISS coordinerà l’elaborazione di due distinte linee guida, una per i bambini e gli adolescenti e una per gli adulti, che saranno sviluppate nel corso di un anno e mezzo. La prima raccomandazione è attesa entro la fine dell’anno. Leggi l’articolo su HealthDesk, il portale di informazione sulla salute a tutto campo dalla politica, alla medicina e alla ricerca, con particolare attenzione al sociale.

Dai medici un sito per la buona informazione sulla salute

A rispondere (e ad aiutare i medici a rispondere) ai dubbi dei cittadini arriva Dottoremaeveroche, nuovo sito della Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo).

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Quel bambino di 7.000 anni fa in cui nacque l’anemia falciforme

La mutazione genetica all’origine della malattia dà un vantaggio evolutivo: protegge dalla malaria.

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Via libera dell’Europa alla commercializzazione della prima terapia per l’alfa-mannosidosi

L’alfa-mannossidosi è una patologia genetica rara; la Commissione europea ha concesso l’autorizzazione all’immissione in commercio di un nuovo farmaco. Leggi l’articolo su HealthDesk, il portale di informazione sulla salute a tutto campo dalla politica, alla medicina e alla ricerca, con particolare attenzione al sociale.

Prima il particolare poi il generale: il modo speciale di vedere la realtà dei bambini con dislessia

Da uno studio italiano pubblicato sulla rivista Scientific Reports emerge che la percezione dei bambini con dislessia è, per alcuni aspetti, opposta ai bambini con sviluppo tipico. Leggi l’articolo su HealthDesk, il portale di informazione sulla salute a tutto campo dalla politica, alla medicina e alla ricerca, con particolare attenzione al sociale.

Una terapia sostitutiva per i bambini affetti da ceroidolipofuscinosi neuronale di tipo 2

Si chiamano ceroidolipofuscinosi neuronali (CNL) e sono un gruppo di rare malattie neurodegenerative accomunate dal fatto che sono caratterizzate da un accumulo di sostanze dannose all’interno delle cellule. Leggi l’articolo su HealthDesk, il portale di informazione sulla salute a tutto campo dalla politica, alla medicina e alla ricerca, con particolare attenzione al sociale.

Assumere multi-vitaminici in gravidanza (forse) riduce il rischio di autismo nei bambini

È troppo presto per poter stabilire un legame di causa ed effetto, ma un’ associazione esiste e merita di essere indagata più a fondo. Leggi l’articolo su HealthDesk, il portale di informazione sulla salute a tutto campo dalla politica, alla medicina e alla ricerca, con particolare attenzione al sociale.

Autismo: il peso dei geni sale all’83%. I fattori ambientali incidono in minima parte

Nello sviluppo dell’autismo i geni contano più di quanto finora si pensasse. Leggi l’articolo su HealthDesk, il portale di informazione sulla salute a tutto campo dalla politica, alla medicina e alla ricerca, con particolare attenzione al sociale.

Quattro consigli ai genitori per aiutare i figli a gestire lo stress

Lo stress cronico può colpire bambini e adolescenti. Un nuovo studio dimostra che le strategie adattative sono le più efficaci e fornisce indicazioni ai genitori per non sbagliare. Leggi l’articolo su HealthDesk, il portale di informazione sulla salute a tutto campo dalla politica, alla medicina e alla ricerca, con particolare attenzione al sociale.

Sempre più chance di farcela per i prematuri. Ma le difficoltà non finiscono alla nascita

In 20 anni la medicina neonatale ha fatto molti progressi aumentando il numero dei nati vivi e riducendo il pericolo di disabilità gravi. Ma i prematuri sono ancora oggi più esposti a disturbi del linguaggio e problemi della sfera relazionale ed emotiva. Leggi l’articolo su HealthDesk, il portale di informazione sulla salute a tutto campo dalla politica, alla medicina e alla ricerca, con particolare attenzione al sociale.

L’Adhd dipende da disturbi del sonno?

I pazienti con deficit dell’attenzione e iperattività impiegano un’ora e mezza di più a entrare nel sonno profondo rispetto alla popolazione generale. Da qui, il sospetto di un legame tra insonnia e disturbo neurologico. Un nuovo studio attribuisce un ruolo importante al ritmo circadiano. Leggi l’articolo su HealthDesk, il portale di informazione sulla salute a tutto campo dalla politica, alla medicina e alla ricerca, con particolare attenzione al sociale.

Tablet e smartphone riducono il sonno dei più piccoli

Gli schermi riducono la quantità del sonno dei più piccoli, senza però rovinarne la qualità. Non sembrano infatti incidere sui risvegli notturni. Il consiglio degli esperti: spegnere tutto un’ora prima di andare a letto. Per la prima volta l’indagine ha riguardato bambini sotto i tre anni di età. Leggi l’articolo su HealthDesk, il portale di informazione sulla salute a tutto campo dalla politica, alla medicina e alla ricerca, con particolare attenzione al sociale.

Nascite pretermine: i corticosteroidi riducono le complicanze già alla 23° settimana

Un gruppo di ricercatori americani ha osservato che la terapia a base di corticosteroidi in gravidanza riduce il rischio di morte e di malattie anche nei neonati più prematuri. Leggi l’articolo su HealthDesk, il portale di informazione sulla salute a tutto campo dalla politica, alla medicina e alla ricerca, con particolare attenzione al sociale.

Bloccare l’infiammazione per ridurre le disabilità cognitive

Per la prima volta uno studio pubblicato su eLife dimostra il ruolo chiave dell’infiammazione nel generare malattie delle sinapsi anche in assenza di cause genetiche. Leggi l’articolo su HealthDesk, il portale di informazione sulla salute a tutto campo dalla politica, alla medicina e alla ricerca, con particolare attenzione al sociale.

ADHD: molte diagnosi potrebbero non essere corrette

Sulle pagine del Medical Journal of Australia, alcuni ricercatori dell’Università di Perth hanno avanzato l’ipotesi che l’ADHD sia in realtà sovradiagnosticata e, di conseguenza, trattata in molti casi inutilmente. Leggi l’articolo su HealthDesk, il portale di informazione sulla salute a tutto campo dalla politica, alla medicina e alla ricerca, con particolare attenzione al sociale.

I pediatri diventano “sentinelle dell’ambiente”

Per la prima volta in Italia,grazie alla rete capillare dei pediatri presenti su tutto il territorio, viene realizzato un progetto per studiare l’influenza dell’ambiente sulla crescita del bambino. Leggi l’articolo su HealthDesk, il portale di informazione sulla salute a tutto campo dalla politica, alla medicina e alla ricerca, con particolare attenzione al sociale.

Autismo: le nonne sono le prime a riconoscerne i segnali nei nipoti

In un caso su due sono le nonne a rendersi conto che c’è qualcosa che non va. Per i ricercatori il dato non va trascurato perché le diagnosi precoci aprono possibilità di intervento in una fase di sviluppo cruciale. Leggi l’articolo su HealthDesk, il portale di informazione sulla salute a tutto campo dalla politica, alla medicina e alla ricerca, con particolare attenzione al sociale.

Al via la sperimentazione del cuore artificiale per bambini

In Europa la sperimentazione clinica sarà guidata dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. Leggi l’articolo su HealthDesk, il portale di informazione sulla salute a tutto campo dalla politica, alla medicina e alla ricerca, con particolare attenzione al sociale.

Disabilità: operativa la legge “Dopo di noi” dopo il sì al decreto attuativo

La legge “Dopo di noi” che garantisce assistenza alle persone con disabilità gravi e prive del sostegno familiare diventa operativa. Lo ha comunica il ministero della Salute in un nota. Leggi l’articolo su HealthDesk, il portale di informazione sulla salute a tutto campo dalla politica, alla medicina e alla ricerca, con particolare attenzione al sociale.

Neonati: le parole della mamma accendono il cervello

La risonanza magnetica non lascia dubbi: le parole materne, e non altre, riescono ad attivare in un attimo tante diverse aree cerebrali. Un dato interessante anche per comprendere i deficit di comunicazione e interazione sociale presenti in alcuni disturbi, come l’autismo. Leggi l’articolo su HealthDesk, il portale di informazione sulla salute a tutto campo dalla politica, alla medicina e alla ricerca, con particolare attenzione al sociale.

Terapie intensive neonatali sempre aperte ai genitori

È quanto prevede il  nuovo documento “Promozione dell’uso del latte materno nelle Unità di Terapia Intensiva Neonatale e accesso dei genitori ai reparti” elaborato dalla Società Italiana di Neonatologia. Leggi l’articolo su HealthDesk, il portale di informazione sulla salute a tutto campo dalla politica, alla medicina e alla ricerca, con particolare attenzione al sociale.

Il touchscreen si impara a due anni. E anche prima

Un piccolo ma significativo studio conferma quanto i genitori già sanno: smartphone e tablet non hanno segreti per i bambini in passeggino. Facciamoglieli pure usare, con qualche accortezzaLeggi l’articolo su HealthDesk, il portale di informazione sulla salute a tutto campo dalla politica, alla medicina e alla ricerca, con particolare attenzione al sociale.

Una goccia di sangue al posto dell’amniocentesi

Un metodo sviluppato all’Università Tor Vergata di Roma è il migliore al mondo per l’accuratezza nell’individuare anomalie responsabili di sindromi come quella di Down a partire dall’esame del sangue materno già alla decima settimana di gravidanza. Leggi l’articolo su HealthDesk, il portale di informazione sulla salute a tutto campo dalla politica, alla medicina e alla ricerca, con particolare attenzione al sociale.

Più il bambino si muove, più impara

Nei bambini, il risultato di un regolare movimento potrebbe essere quello di promuovere l’apprendimento e migliorare l’abilità di prestare attenzione e risolvere problemi. Leggi l’articolo su HealthDesk, il portale di informazione sulla salute a tutto campo dalla politica, alla medicina e alla ricerca, con particolare attenzione al sociale.

Le mappe nel cervello che ci consentono di interpretare le azioni altrui

Comprendere l’organizzazione della rappresentazione cerebrale delle azioni ha importanti implicazioni per lo sviluppo di nuove strategie riabilitative in pazienti con lesioni cerebrali. Leggi l’articolo su HealthDesk, il portale di informazione sulla salute a tutto campo dalla politica, alla medicina e alla ricerca, con particolare attenzione al sociale.

Per i bimbi prematuri il rischio di autismo è più alto

Uno studio australiano recentemente pubblicato su Autism Reserach  indaga la correlazione fra lo sviluppo cerebrale in bambini nati molto prima del termine di gravidanza (<30 settimane di gestazione o <1250 g di peso alla nascita) e i disturbi dello spettro autistico, alla ricerca dei biomarcatori della malattia. Leggi  l’articolo su La Stampa Salute.

La dislessia colpisce anche le funzioni motorie

Il disturbo non riguarda solo le difficoltà di lettura, ma anche la motricità. Lo rivela una ricerca dell’Università di Milano-Bicocca, condotta con l’Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano, pubblicata sulla rivista Human Movement Science. Leggi l’articolo su HealthDesk, il portale di informazione sulla salute a tutto campo dalla politica, alla medicina e alla ricerca, con particolare attenzione al sociale.

Screening prenatale: una goccia di sangue materno per sapere se il bimbo è sano

Dalla quinta settimana nel sangue materno circolano frammenti di Dna del feto. Dalla loro analisi è possibile identificare la presenza di malattie genetiche. Ora la tecnica sbarca finalmente in Italia. Leggi l’articolo su HealthDesk, il portale di informazione sulla salute a tutto campo dalla politica, alla medicina e alla ricerca, con particolare attenzione al sociale.

Immunodeficienze primitive, ecco i campanelli d’allarme

Fondamentale la diagnosi precoce che, insieme a un adeguato trattamento, può migliorare le condizioni di salute dei pazienti, consentendo loro di vivere una vita piena e gratificante, evitando disabilità, controlli non necessari e talvolta molto lunghi nel tempo. Leggi l’articolo su HealthDesk, il portale di informazione sulla salute a tutto campo dalla politica, alla medicina e alla ricerca, con particolare attenzione al sociale.

Un decreto per la sperimentazione dello screening neonatale per le malattie metaboliche ereditarie

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Arriva il primo farmaco per curare la causa (e non i sintomi) della fibrosi cistica

I pazienti che ne beneficeranno in Italia saranno poco più di cento ma è una tappa epocale nella lotta alla fibrosi cistica. Leggi l’articolo su HealthDesk, il portale di informazione sulla salute a tutto campo dalla politica, alla medicina e alla ricerca, con particolare attenzione al sociale.

Sogni e fantasie, ecco come le evoca cervello

Una ricerca italiana identifica le aree cerebrali coinvolte nella rievocazione di sogni e fantasie. Leggi l’articolo su HealthDesk, il portale di informazione sulla salute a tutto campo dalla politica, alla medicina e alla ricerca, con particolare attenzione al sociale.

Ecco la mano bionica che restituisce il tatto

Una protesi in grado, per la prima volta, di restituire il tatto a chi la indossa; messa a punto i ricercatori dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa che stanno per testarla sui pazienti. Leggi l’articolo su HealthDesk, il portale di informazione sulla salute a tutto campo dalla politica, alla medicina e alla ricerca, con particolare attenzione al sociale.

Scoperto il gene coinvolto nella sindrome di Aymé-Gripp

Uno studio tutto italiano getta luce su una rara malattia dello sviluppo. Leggi l’articolo su HealthDesk, il portale di informazione sulla salute a tutto campo dalla politica, alla medicina e alla ricerca, con particolare attenzione al sociale.

Una proteina difettosa dietro disabilità intellettiva e autismo

In uno studio pubblicato sulla rivista Nature Communications un gruppo di ricercatori del Dulbecco Telethon Institute e dell’IRCCS Ospedale San Raffaele illustra il meccanismo attraverso cui la proteina RAB39B causa i difetti di comunicazione tra le cellule nervose che danno origine alle due patologie. Leggi l’articolo su HealthDesk, il portale di informazione sulla salute a tutto campo dalla politica, alla medicina e alla ricerca, con particolare attenzione al sociale.

C’è davvero bisogno degli screening per la vista

Give Kids Sight Day è il programma di screening per i difetti visivi in età pediatrica, immediatamente seguito quando necessario dalle appropriate correzioni con lenti o da altri terapie, offerto ogni anno nella città di Philadelphia con risultati incoraggianti.

Per il solo anno 2012 ne hanno beneficiato oltre 900 bambini e ragazzi di 0-18 anni (età media 9 anni), provenienti da quasi 600 famiglie per un quarto non anglofone. Dalla revisione della documentazione amministrativa e clinica, risulta che soltanto il 42% era iscritto a un programma di assistenza sanitaria che copriva le cure oculistiche occhiali compresi, ma in aggiunta il 35% non conosceva le prestazioni garantite.

La ragione più frequente dell’adesione delle famiglie a Give Kids Sight Day era la prescrizione gratuita di lenti correttive (64%); 6 bambini su 10 ne avevano effettivamente bisogno, in genere per il trattamento dell’ambliopia (condizione meglio nota come strabismo).

Un altro problema riscontrato era la mancanza di continuità nel farsi seguire dall’oculista: solo il 15% dei pazienti visitati nell’anno si era già fatto seguire in precedenza e, nella serie storica di Give Kids Sight Day la quota di pazienti che si ripresentava dopo la visita iniziale era davvero modesta, il 2%. Quest’ultima percentuale è però drasticamente migliorata, arrivando al 59%, introducendo la figura di un’assistente sociale.

Lo screening per la vista in età pediatrica sembra un’opportunità preziosa sopratutto per i giovani pazienti provenienti dalle classi sociali più svantaggiate che non avrebbero altrimenti accesso ai controlli e alle cure della vista.

Per quanto il contesto analizzato nello studio sia diverso da quello italiano per tipologia dell’assistenza sanitaria, emergono elementi in parte comuni: la difficoltà di accesso alle cure, l’insufficiente consapevolezza dei propri diritti di cittadino-paziente, l’adesione a volte non ideale al programma assistenziale. Elementi che in tempo di crisi possono diventare enormi problemi per una famiglia in cui uno o più bambini abbiano bisogno degli occhiali, ma anche dell’apparecchio ortodontico o di ausili per bisogni speciali.

 

Dotan G, Truong B, et al. Outcomes of an inner-city vision outreach program. Give Kids Sight Day. JAMA Ophthalmol. Published online February 12, 2015. doi:10.1001/jamaophthalmol.2015.8.

Disturbi della comunicazione per 3 milioni di italiani

Nasce l’iniziativa “Posso ancora dire la mia!”, lanciata in occasione della Giornata Europea della Logopedia dalla Federazione dei Logopedisti Italiani. Dal 9 al 13 marzo i logopedisti saranno on-line dalle 10 alle 12 al numero 0498647936, per rispondere a domande, dubbi e richieste sulle difficoltà di parola. Leggi l’articolo su HealthDesk, il portale di informazione sulla salute a tutto campo dalla politica, alla medicina e alla ricerca, con particolare attenzione al sociale.

Quando è l’ora di fare la nanna…

…recitava una canzone del Lo Zecchino d’Oro invitando i bambini che andavano a dormire a non fare capricci. Invito tanto più motivato ora che si conoscono i benefici per lo sviluppo del bambino di un sonno di profondità e durata adeguata.

A questo proposito, una recente revisione della letteratura scientifica condotta da ricercatori australiani e pubblicata sugli Archives of Disease Childhood si è concentrata sul sonnellino pomeridiano ne ha individuato un certo antagonismo rispetto alla nanna notturna.

L’analisi dei dati disponibili, provenienti da 26 studi che riguardavano nell’insieme qualche migliaio bambini dalla nascita ai 5 anni di età, si è basata sull’andamento di alcuni parametri funzionali convenzionalmente utilizzati per valutare la fisiologia del sonno. E’ emerso che dopo i 2 anni di vita il sonnellino pomeridiano può essere controproducente proprio rispetto al sonno notturno in quanto si associa a un inizio più tardivo della sua induzione del sonno notturno e a una sua minore durata e qualità. I ricercatori sottolineano una grande variabilità individuale nei risultati osservati (del resto ogni mamma sa che nessun bambino è uguale a un altro) per cui non ritengono che questa indicazione debba diventare una regola, ma nello stesso si chiedono se sia davvero necessario imporre ai bambini in età prescolare il sonnellino pomeridiano, tanto inviso alla maggior parte di loro.

Thorpe K, Staton S, et al. Napping, development and health from 0 to 5 years: a systematic review. Arch Dis Child 2015; doi: 10.1136/archdischild-2014-307241.

 

Diritto allo studio dei disabili, la Fish si confronta con il governo

La Federazione italiana per il superamento dell’handicap (Fish) ha ottenuto un incontro con Gianclaudio Bressa, sottosegretario di Stato agli Affari regionali, per discutere del tema delle competenze in merito al diritto di studio per le persone disabili. Leggi l’articolo su HealthDesk, il portale di informazione sulla salute a tutto campo dalla politica, alla medicina e alla ricerca, con particolare attenzione al sociale.

Un nuovo sistema di sorveglianza sulla salute del bambino

Un nuovo sistema di sorveglianza sulla salute del bambino sarà sviluppato grazie a un progetto promosso e finanziato dal Ministero della Salute/Ccm e coordinato dall’Istituto superiore di sanità (Iss). Leggi l’articolo su HealthDesk, il portale di informazione sulla salute a tutto campo dalla politica, alla medicina e alla ricerca, con particolare attenzione al sociale.

Distrofia di Duchenne: finalmente la svolta

Dopo un lungo e tortuoso percorso, arriva il primo farmaco contro la distrofia muscolare di Duchenne. Un traguardo raggiunto grazie alle sinergie tra pazienti, ricercatori, clinici e aziende. Leggi l’articolo su HealthDesk, il portale di informazione sulla salute a tutto campo dalla politica, alla medicina e alla ricerca, con particolare attenzione al sociale.

Autismo: una breve osservazione non basta a confermarlo

In uno studio apparso sulla rivista Pediatrics, alcuni esperti statunitensi si sono occupati dell’aspetto diagnostico del disturbo. Leggi l’articolo su HealthDesk, il portale di informazione sulla salute a tutto campo dalla politica, alla medicina e alla ricerca, con particolare attenzione al sociale.

Da uno studio italiano la speranza di un farmaco contro l’autismo

La somministrazione di inibitori farmacologici ripristina il corretto funzionamento di alcuni circuiti molecolari anche in presenza di un anomalo dosaggio di geni, come avviene nell’autismo e nella sindrome di Williams. Lo studio italiano pubblicato su Nature Genetics. Leggi l’articolo su HealthDesk, il portale di informazione sulla salute a tutto campo dalla politica, alla medicina e alla ricerca, con particolare attenzione al sociale.

Educazione scolastica e integrazione della disabilità

L’integrazione scolastica dei ragazzi con disabilità può essere migliorata se i compagni sono adeguatamente preparati e sensibilizzati al problema e se la scuola adotta strategie orientate all’integrazione.

Uno studio condotto presso l’Università di Tolosa ha valutato l’atteggiamento in ambiente scolastico degli adolescenti nei confronti di compagni di scuola con disabilità. Nel corso di un biennio, sono stati coinvolti gli studenti di 12 scuole secondarie della città francese, alcune strutturate con una totale integrazione, altre con classi speciali per i ragazzi disabili e condivisione solo parziale dell’orario scolastico. Di ciascuno studente sono stati raccolti dati relativi alle caratteristiche personali, alla qualità della vita, al grado di informazione e alla consapevolezza sulle condizioni di disabilità. È stato utilizzato il questionario standardizzato CATCH (Chedoke-McMaster Attitudes Towards Children with Handicaps), in grado di esplorare l’atteggiamento nei confronti della disabilità e fornire un punteggio complessivo e tre punteggi parziali legati al profilo affettivo, comportamentale e cognitivo.
Ha risposto al questionario il 75,2% degli studenti reclutati (n=1.135 studenti; 612 femmine, 523 maschi; età compresa tra 10 anni e 8 mesi e 15 anni, media 12 anni e 8 mesi). I fattori relativi agli studenti che si associavano a un atteggiamento più disponibile nei confronti dei compagni di classe con disabilità (punteggio CATCH più elevato) sono risultati: l’appartenenza al sesso femminile, un buon livello di qualità della vita, l’amicizia con un coetaneo disabile, un’esperienza di disabilità in famiglia e un adeguato livello di informazione sulla disabilità stessa da parte della famiglia, della scuola o dei media. Circa quest’ultimo aspetto, va sottolineato che la parte del questionario che esplorava il profilo cognitivo ha totalizzato un punteggio medio più basso rispetto alle altre due. Per quanto riguarda i fattori relativi alle caratteristiche della scuola, la presenza di classi speciali riservate ai ragazzi con disabilità cognitiva, si associava in modo indipendente con un atteggiamento più negativo da parte dei compagni non disabili.

L’atteggiamento degli adolescenti nei confronti dei compagni di scuola con disabilità dipende sia da fattori individuali, derivanti dalla sensibilità, dalla cultura e dall’esperienza personali, sia da fattori ambientali, influenzati dal livello di integrazione scolastica. Tali fattori sono in buona parte modificabili; in particolare i risultati dello studio individuano spazio per gli interventi di educazione dei coetanei sulle problematiche relative alla disabilità e di integrazione in ambiente scolastico.

Bibliografia: Vignes C, Godeau E, et al. Determinants of students’ attitudes towards peers with disabilities. Developmental Medicine & Child Neurology 2009; 51:473-9.
e-mail: carnaud@cict.fr