Una giornata per immagini

Una giornata per immagini è un cofanetto di librotti senza parole che portano l’inconfondibile firma di Attilio. Le figure che lo popolano – oggetti e animali, non di rado antropomorfizzati – si caratterizzano infatti per forme minime e contorni netti, colori pieni e inquadrature chiare, proprio come nello stile unico dell’autore genovese.

I libri che compongono il cofanetto, tutti di formato quadrato e contraddistinti da pagine robuste, sono quattro, rispettivamente dedicate a Il mare, La campagna, La città e La montagna. Ognuno di essi, presenta una sequenza di immagini – una sola, netta, per pagina – collegate tra loro da un punto di vista tematico. Occhiali, infradito, paletta e secchiello, pesci e animali in costume, per esempio, nel volume dedicato al mare. O alberi, frutti, attrezzi da lavoro e animali nelle vesti di contadini in quello dedicato alla campagna. L’idea è che il bambino possa trovare soddisfazione nel guardare le figure, nel riconoscerle, nel nominarle, nel collocarle in una medesima cornice e – non va escluso – nel metterle in relazione attraverso semplicissimi fili narrativi. Così, per esempio, nel volume dedicato alla montagna si può intravedere una sequenza di azioni – dalla vestizione, alle scivolate sulla neve, al rientro al calduccio – che va potenzialmente a delineare una protostoria.

Questa libertà di esplorazione, unita all’imbattibile essenzialità compositiva che è cifra di Attilio, fa sì che i volumi di Una giornata per immagini possa risultare molto trasversale per età e abilità, moltiplicando le possibilità di accesso anche in caso di disabilità cognitiva o comunicativa.

La canzone degli insetti

Franco Cosimo Panini ha portato in Italia una piccola serie di deliziosi cartonati di grande formato firmati da Thierry Dedieu, poliedrico autore francese che sa combinare in maniera originale ed efficace sguardo scientifico e indole artistica.

La collana si rivolge a un pubblico di piccolissimi e si compone di volumi in bianco e nero dalle pagine ampie, resistenti e sufficientemente spesse da potersi tenere in piedi da sole. Attraenti fin dalla nascita, i titoli che la compongono si caratterizzano per le grandi figure nere che spiccano senza fronzoli sulla pagina bianca e che delineano un mondo naturalmente incantevole.

La canzone degli insetti, in particolare, propone una breve successione di pagine (12 in tutto) su cui si stagliano dapprima le grandi sagome di un coleottero, di una mantide e di una libellula (uno per doppia pagina), poi uno scenario erboso che pullula di creature volanti e non, e infine una raccolta di onomatopee che descrivono acusticamente quanto visto vino ad allora. A una prima parte del tutto priva di parole fa seguito, dunque, una seconda composta solo di suoni. Gli insetti cantano, come ci dice in effetti il titolo del libro, e il loro concerto è un’armonica combinazione di Bzzz, Cricricri, ssh ssh ssh e flap falp flap tutta da ascoltare e da riprodurre.

Le figure di Dedieu sono ad alto contrasto, precise e nette, così da risultare ben riconoscibili da parte di bambini che abbiano in minimo di esperienza della natura, e allo stesso tempo ammalianti per chi da poco si sia affacciato al mondo. Il libro si presta in questo senso a letture, osservazioni ed esplorazioni trasversali per età e abilità all’interno delle quali è l’incanto dei contrasti e delle sonorità a fare da guida e da filo conduttore.

La montagna

C’è il reale e c’è il fantastico. C’è il dentro e c’è il fuori. C’è il minuscolo e c’è il gigante. C’è il colore e ci sono i toni di grigio. C’è tutto questo ne La montagna, regno gioioso dei contrari che si intrecciano e si contaminano.

Costruito come un solido leporello di  spesso cartone che resta agevolmente su da sé, il libro di Andrea Antinori è deliziosamente sorprendente. Da un lato del volume, quello più colorato, il lettore può esplorare l’esterno della montagna, (ri)conoscendone profili, elementi e abitanti più familiari. Dall’altro lato del volume, quello in cui primeggiano il bianco e il nero, egli può sondare la montagna nelle sue profondità, scoprendone profili, elementi e abitanti più misteriosi. Ai campanili, alle vette e alle mucche del fronte, fanno dunque da contraltare le stalattiti, gli gnomi e le variegate creature sotterranee.

Sopra come sotto la superficie, c’è un mondo pullulante da scandagliare attentamente perché, sotto come sopra la superficie, gemme e storie inaspettate attendono di essere portate alla luce. Chi si aspetterebbe, per esempio, che nella pancia della montagna si celi un autentico forno da pizza e che, tra rocce e fiumi arcobaleno, gnomi, funghi e animali stravaganti se ne gustino fette fumanti (anche da asporto!)? Che dai mammut dipenda il trasporto delle pietre preziose estratte con perizia da una squadra di piccoli esseri dal cappello a punta? Che tra i pini si allevino mucche a pallini rossi, che bislacchi professionisti misurino le cime con lunghissimi righelli o che papere intrepide possano darsi alla guida degli elicotteri?

Il confine tra vero e immaginario è talmente labile nel segno di Andrea Antinori, vincitore nel 2023 dell’International Illustration Award della Bologna Children’s Book Fair, che l’unica cosa da fare è immergersi nel mondo inconfondibile da lui delineato e abbandonarsi al diletto di scoprirlo ora estraneo ora familiare. Non c’è di fatto, niente da capire, solo da assaporare, muovendosi senza vincoli tra ciò che è noto e ciò che non lo è.

Questo, d’altra parte, è uno dei punti di forza, in termini di accessibilità, mostrati da questo volume straordinario che può essere fruito in maniera molto libera e trasversale sia per età sia per abilità. C’è letteralmente posto per tutti ne La montagna e questo accade non solo in virtù di un racconto visivo votato al piacere dell’esplorazione più che a quello della comprensione, ma anche in virtù di una narrazione a tutti gli effetti istantanea. Il libro non segue, infatti, una serie di eventi successivi ma immortala una serie di situazioni simultanee che avvengono nel medesimo scenario. Questo significa che al lettore non viene richiesto di padroneggiare la sequenzialità e la concatenazione dei passaggi narrativi: competenza che spesso può essere compromessa dalla presenza di una disabilità, soprattutto relativa alla sfera cognitiva. Di fatto, scorrendo la lunghezza del leporello è come se seguissimo una telecamera che si muove in orizzontale inquadrando via via ciò che compare sulla scena. Non c’è dunque un prima e un dopo, una causa e una conseguenza: il lettore è messo nella condizione di muoversi con grande agio e libertà. Se a questo si unisce, poi, il fatto che lo stile dell’autore ha un fascino assolutamente magnetico, che cattura al primo sguardo, anche solo per la scelta dei colori accesi e per il richiamo a un universo naif, si capirà facilmente quanto questo volume possa offrire il terreno perfetto per molteplici possibilità di incanto, godimento e invenzione. Un gioiellino (di grande formato!) per bellezza e condivisibilità: provare per credere!

Le allacciature

I telai delle allacciature sono un supporto di ispirazione montessoriana che consente al bambino, soprattutto in età da asilo nido o scuola dell’infanzia, di allenare abilità manuali fondamentali e migliorare la propria autonomia in attività quotidiane come quelle legate alla vestizione.

Elia Falliti si è ispirata a questo supporto per confezionare un libro tattile che invita a sperimentare i diversi tipi di allacciature, supportando questa pratica giocosa con un testo minimale che aiuta a contestualizzarla. L’autrice non si limita, infatti, a offrire una sequenza di bottoni, fiocchi, alamari e fibbie, trasferendo di fatto sulla pagina i telai, ma associa ogni tipo di allacciatura a un oggetto di uso quotidiano in cui il bambino potrà ritrovarla. Così, per esempio, introducendo i bottoni dice: “Mi abbottono il grembiule per non sporcarmi con la pittura”. Si tratta, dunque, di testi essenziali e di stampo prettamente descrittivo, che risultano estremamente fruibili anche in caso di disabilità diverse da quella visiva e che contribuiscono a dare una cornice minimamente narrativa alla successione di pagine, evidenziando l’impiego quotidiano degli oggetti citati.

Realizzate in stoffa pesante, che ne agevolano la sfogliatura, le doppie pagine de Le allacciature presentano nella parte sinistra il testo in nero, stampato in maiuscolo, e in Braille. Entrambi sono collocati su placchette plastificate, robustamente cucite alla pagina. Nella parte destra si trova invece l’allacciatura vera e propria con cui il bambino può mettersi alla prova. Le allacciature sono in totale otto (bottoni, fiocchi, alamari, lacci, velcro, cerniera, automatici, fibbie) e riflettono gradi di complessità diversi.

Il libro, edito dalla Federazione Nazionale delle Istituzioni pro Ciechi, assume in definitiva una forma ibrida, a cavallo tra l’album tattile illustrato e il volume di attività. E proprio questa collocazione a scavalco ne costituisce forse la qualità più significativa, poiché da un lato offre un supporto interattivo alla narrazione e dall’altro sostiene l’esercizio delle operazioni di allacciatura con la forza delle parole e delle situazioni da queste evocate. Non solo: proprio perché il volume nasce con un’esplicita predisposizione pratica, le pagine sono tenute insieme da tre anelli apribili, risultando perciò staccabili e impiegabili anche singolarmente o in una forma diversa da quella del libro da sfogliare. Questo aspetto è, dal canto suo, tutt’altro che trascurabile perché facilita la fruizione del libro da parte di bambini con difficoltà motorie o di bambini che prediligono l’introduzione di un solo elemento da esplorare alla volta. Essa permette, inoltre, di impiegare il libro in molti modi e situazioni diversi, per esempio dividendo le pagine tra più bambini, consentendone l’esplorazione in contemporanea.

Zuppa di coccole

Zuppa di coccole è il primo libro cartonato in simboli edito da Homeless book. Ha pagine spesse, testi minimi e illustrazioni essenziali: tutte caratteristiche che lo rendono particolarmente adatto alla lettura condivisa con un pubblico di lettori piccoli e piccolissimi.

La formula che lo contraddistingue, già felicemente sperimentata dall’editore faentino, mescola un forte aggancio alla realtà a un leggero tocco narrativo, agevolando il coinvolgimento e la piena appropriazione anche da parte di quei bambini che faticano maggiormente ad allontanarsi dal piano pratico e a seguire trame più o meno complesse. Il libro invita infatti a scoprire cosa bolla nel pentolone, passa in rassegna una serie di appetitosi ingredienti, serve immaginariamente il risultato al lettore e gli suggerisce di concludere il pasto con una calda camomilla e le coccole di mamma. Ben ancorato alla dimensione di un fare concreto, quotidiano e familiare, il libro trasforma lo spunto pratico in un’occasione per rafforzare la relazione attraverso una lettura piacevole.

A questo scopo concorrono in particolare i testi di Daniela Casotti composti con una certa attenzione alla rima e alla musicalità e le suggestive illustrazioni di Piki realizzate in forma di timbro. Minimali – nei dettagli e nel cromatismo -, queste ultime si accompagnano a testi parimenti asciutti dando vita a una pagina pulita, piacevole e comunicativamente efficace. Dal canto loro, i testi (in font maiuscolo) si caratterizzano per strutture sintattiche lineari ed essenziali e vengono supportati visivamente da simboli WLS riquadrati, di dimensione adeguata, in numero ridotto (non più di cinque per pagina) e dotati di qualificatori di numero.

Ne risulta un libro agevole da seguire e dotato di una certa armonia compositiva che ne facilita senz’altro la condivisione anche con potenziali lettori che non necessitino di accorgimenti speciali.

MegaMix Retro

MegaMix Retro è una raccolta  di sei mini giochi educativi, che aiutano i bambini nello sviluppo della percezione visiva.

Domino Train: attraverso un trenino composto da sei vagoni con un simbolo disegnato sopra, i bambini aggiungeranno nuovi vagoni che si attaccheranno solo con la giusta combinazione di numeri, immagini e colori.   Solo dopo averli inseriti correttamente, il trenino partirà fischiando e dopo un po’ apparirà un nuovo trenino con dei nuovi simboli.

Fruit Picking: da alcuni alberi cadono diversi tipi di frutti: mela, pera, pesca, limone e fragola. I bambini dovranno premere sul frutto che sarà indicato in alto a destra.

Music Games: i bambini potranno ascoltare quattro diversi tipi di strumenti musicali: chitarra, basso, batteria e pianola. Premendo su ogni strumento è possibile ascoltare il singolo suono; trascinandoli invece sul palco, pian piano i bambini potranno dar vita ad un piccolo concerto.

Scratching: in questo gioco i bambini dovranno usare il dito per scoprire quale figura si nasconde sotto a dei mattoncini grigi. Ai bambini basterà cancellare con il dito per far apparire l’immagine. Quando i bambini avranno rimosso tutti i mattoncini, la scena nascosta prenderà vita con suoni e animazioni.

Dot to Dot: i bambini dovranno premere i numeri nella sequenza corretta per poter creare un’immagine che prenderà vita con animazioni e suoni.

Jigsaw Puzzle: in questo gioco i bambini dovranno ricomporre un semplice puzzle.

L’app anche se è in lingua inglese è semplice da usare, non avendo dialoghi e testi. Utile per migliorare la coordinazione oculo-manuale, si rende particolarmente adatta anche ai bambini con disabilità intellettiva o disturbi della comunicazione, perchè può essere un mezzo efficace di interazione e di gioco condiviso.

Gli animali selvaggi

Si potrebbe pensare che Gli animali selvaggi sia un comune libro dedicato ad animali esotici. E invece no, il libro di François Delebecque, così come gli altri che fanno parte della stessa serie edita in Francia da Les Grandes Personnes e portati in Italia dall’Ippocampo, è decisamente molto di più. Qui il bambino non si limita infatti a trovare leoni, tigri, struzzi e babbuini disegnati ma ha l’occasione di conoscere e riconoscere questi animali da vicino, da diverse prospettive e in un crescendo di complessità che asseconda le sue abilità cognitive.

Come lo fa? Attraverso una scelta stilistica orientata alla pulizia e all’essenzialità (grandi sfondi bianchi su cui si stagliano silhouette nere), una particolare attenzione al tema della somiglianza e della varietà (animali della stessa famiglia sono affini ma non identici così come lo stesso animale può avere aspetti differenti a seconda dalla prospettiva e dal contesto in cui lo si guarda), e un impianto a finestrelle che invita all’interazione, al gioco e al confronto tra differenti forme di rappresentazione.

Ogni doppia pagina  presenta 4-5 finestrelle – una più grande sulla sinistra e altre 3-4 più piccole sulla destra – su cui figura la sagoma nera del soggetto. Ben distinguibile anche in caso di ipovisione, questa illustra l’animale mettendone in evidenza i tratti più pertinenti. I soggetti sono perlopiù rappresentati di profilo nella pagina di sinistra, così da risultare più riconoscibili al primo impatto, mentre sono spesso proposti di fronte, a figura non intera o a gruppi nella pagina di destra: aspetto, questo, che invita il lettore a cimentarsi con operazione di riconoscimento via via più articolate e sfidanti.  Le sagome, dal canto loro, non sono disegnate a caso ma ricalcano esattamente la fotografia dell’animale nascosta sotto la finestrella. Tra il sotto e il sopra di quest’ultima si viene così a creare un gioco di richiami e rimandi che non solo diverte ma supporta efficacemente l’acquisizione di dimestichezza con forme di rappresentazione più e meno realistiche. Un’ultima doppia pagina, infine, ripropone sempre in forma di finestrella tutti gli animali incontrati dal lettore all’interno del libro, offrendogli un’ulteriore occasione di scoperta, gioco e conferma delle abilità fin lì messe alla prova.

Versatile e intrigante, Gli animali selvaggi si presta a essere utilizzato in molti modi diversi, rispettando e stimolando le diverse abilità dei diversi lettori. Rispetto ad altri volumi della collana, come quello dedicato agli animali della fattoria, questo spinge la curiosità del lettore un poco più in là, andando a fotografare animali esotici più e meno noti – dal leone al suricate, dal babbuino al fenicottero – con cui i bambini hanno con tutta probabilità avuto meno possibilità di interfacciarsi nella realtà.

Lingua dei Segni Italiana – Piccolo Vocabolario bebè e genitori

Pratici, spendibili, accattivanti: i libretti dedicati alla Lingua del Segni Italiana da poco pubblicati da Logos sono strumenti di cui davvero si sentiva la mancanza. Progettati in un’ottica squisitamente inclusiva, si presentano come manuali snelli e di facile uso e si rivolgono a un pubblico ampio, tutt’altro che limitato ai bambini sordi o ai loro familiari. Il progetto da cui prendono le mosse – SegniAmo Bimbi – promuove, infatti, la diffusione della LIS tra i bambini udenti più e oltre che tra i bambini sordi, forte dell’idea che la conoscenza della Lingua dei Segni può riservare benefici importanti non solo in termini di superamento di barriere comunicative e culturali ma anche di supporto all’apprendimento della lingua vocale. Per tutti.

I libri ad oggi pubblicati da Logos in questa direzione sono due: Piccolo vocabolario bebè e genitori e Alfabeto manuale.

Piccolo vocabolario bebè e genitori raccoglie circa 120 segni divisi per argomento e scelti tra quelli che più facilmente possono toccare la quotidianità di un bambino e, dunque, risultare utili nella comunicazione in famiglia. Troviamo, per esempio, segni inerenti alla famiglia, al cibo, al corpo, alla natura o ai sentimenti. Di ogni segno viene offerta la rappresentazione grafica, resa con il suo stile inconfondibile da Roger Olmos, e la corrispettiva parola. Ogni doppia pagina si presenta, perciò, molto pulita ed essenziale, con un efficace sfondo bianco su cui si stagliano al massimo quattro segni. In alto compare inoltre sempre un QR code che in maniera molto pratica consente di visualizzare gli stessi segni in formato video: una modalità, questa, che ne valorizza l’aspetto dinamico e ne chiarisce al meglio la modalità di esecuzione.

Il volume, come indicato dal titolo stesso, nasce per facilitare la comunicazione tra genitori e bebè, quando questi ancora non padroneggiano la parola. In questo senso Piccolo vocabolario bebè e genitori si avvicina, per intento, al programma Baby Signs il quale sfrutta però allo stesso fine sia segni tratti dalla LIS sia segni altri. Occorre tuttavia precisare che molti dei segni inclusi all’interno del volume di Logos sono assolutamente spendibili anche molto più avanti, per esempio in età prescolare o durante la scuola primaria. In questo senso, se è vero che il titolo scelto concorre a sottolineare l’utilità dell’uso della LIS con i bambini piccolissimi, speriamo non disincentivi la scoperta e l’impiego del volume con e da parte di bambini più grandi.

La forza di volumi come Piccolo vocabolario bebè e genitori e Alfabeto manuale risiede, invece, in almeno tre qualità. La prima è fare della LIS uno strumento trasversale che possa esprimere le proprie potenzialità ben al di là dell’ambito della disabilità uditiva. La seconda è coinvolgere a questo fine un illustratore del calibro e della bravura di Roger Olmos, grazie al quale il confine tra rappresentazione grafica del segno e illustrazione espressiva diventa molto labile. La terza, infine, è sfruttare in maniera intelligente ed efficace la sinergia tra cartaceo e digitale, sfruttando le potenzialità di quest’ultimo non per inserire inconsistenti orpelli ma per apportare un significativo valore aggiunto.

Le forme degli animali

È un libro senza parole?  È un libro-gioco? È un libro da toccare? Sì, sì, e sì. Difficile da incasellare, Le forme degli animali è un libro tanto semplice quanto versatile, nato in casa Puntidivista. Simile a Forme e colori per progetto e struttura, il libro si compone di tre doppie pagine in feltro, ciascuna delle quali ospita altrettante sagome di animali (cui si aggiungono il cane e il gatto in copertina) realizzate con lo stesso materiale. Troviamo animali domestici, selvatici e da fattoria, d’aria, d’acqua e di terra, uniti a tre a tre senza precisi ed evidenti criteri.

Ogni doppia pagina presenta da un lato una superficie uniforme e vuota, dall’altro tre sagome di animali che possono essere agevolmente estratte per giocare e raccontare. Quelle stesse sagome possono essere infatti impiegate per sviluppare la motricità fine, ricostruire le corrispondenze tra il pieno e il vuoto, nominare gli animali e costruire su di essi piccole storie che possono animarsi sulla pagina vuota.

Dal canto loro, le pagine sono tenute insieme da due anelli apribili che supportano più agevolmente gli spessori delle figure e che consentono di impiegare anche singolarmente ogni doppio foglio di feltro. Questo aspetto è interessante non solo in termini di praticità ma anche di fruibilità, pensando per esempio a quei bambini che risentono dell’esposizione simultanea a troppi stimoli e possibilità e a cui giova invece l’offerta progressiva di elementi da esplorare e utilizzare.

Stimolanti al tatto, benché non completamente fruibili in caso di disabilità visiva (ma il libro non si pone in effetti questo obiettivo), le sagome appaiono essenziali, semplici e piuttosto riconoscibili. La scelta di colori non aderenti al reale invita a concentrarsi sull’elemento della forma. Apprezzabile, infine, la scelta di dotare il volume di una pratica sacchetta in stoffa che si chiude con un laccetto e che consente di non perdere per strada le figure, soprattutto dopo un uso prolungato che attenua la forza del velcro.

Forme e colori

Si scrive Forme e colori, si legge semplicità vincente! Il volume in feltro nato in casa Puntidivista si caratterizza infatti per un’estrema sobrietà compositiva che diventa chiave di fruibilità estesa e multiforme. Quadrato, pratico e piacevole da maneggiare, il libro presenta tre doppie pagine in feltro, ciascuna delle quali propone da due a quattro sagome fustellate e altrettanti spazi di forma analoga in cui queste possono essere collocate.

Al lettore viene perciò chiesto di riconoscere la corrispondenza tra sagoma e spazio vuoto e di provare riempire quest’ultimo con la sagoma corretta. Nella sua essenzialità massima – di forme, di grafica, di colori, di materiali – il libro offre dunque molteplici stimoli che vanno dall’identificazione di forme e colori, all’associazione tra vuoto e pieno, alla collocazione puntuale degli elementi a disposizione: un lavoro dunque ricco e multisfaccettato che coinvolge la dimensione cognitiva così come quella della motricità fine.

Contenitore di un gioco che si può ripetere all’infinito e che può trovare nuovi sviluppi secondo la fantasia di chi lo usa (cosa succede, per esempio, se sulla pagina vuota colloco il triangolo sopra il quadrato? Viene fuori una forma nota? Posso creare altri oggetti?), Forme e colori privilegia forme essenziali che facilitano il riconoscimento e la composizione.

Le pagine prevedono, in questo senso, un piccolo crescendo in termini di complessità: se la prima doppia pagina presenta, infatti, forme geometriche come il quadrato e il triangolo, la seconda offre forme simboliche come il cuore e la stella mentre la terza propone un cane e un gatto, così da rendere il gioco via via più stimolante. Il libro è contenuto all’interno di una pratica sacca di stoffa che aiuta a non perdere i pezzi che lo compongono: un’attenzione in più che facilita l’uso del volume anche durante i viaggi o, più generalmente, il tempo trascorso fuori casa.

I cestini dei tesori

I cestini dei tesori e I cestini delle stagioni sono due cartonati dalle pagine spesse editi da Il castoro e ideali per bambini di pochi mesi che iniziano a manifestare curiosità nei confronti degli oggetti che li circondano. L’idea interessante che vi sta alla base è quella di trasferire sulla pagina, nella maniera più aderente alla realtà possibile, le cose che più facilmente i bambini incontrano nella quotidianità e possono trovare intriganti: gli stessi, non a caso, che vanno frequentemente a popolare proprio i cesti dei tesori così come ideati da Elinor Goldschmied. Cucchiai di legno e caffettiere, zucche e foglie, conchiglie e frutti, solo per fare qualche esempio, confluiscono così su carta contribuendo a creare un ponte significativo tra il mondo e il libro, la realtà e la sua rappresentazione. L’esplorazione dei due libri, per certi versi, può dunque configurarsi come un passaggio successivo e collegato a quello dell’esplorazione fisica degli oggetti.

Entrambi i volumi prevedono dei piccoli testi introduttivi alle diverse sezioni: testi teoricamente rivolti al bambino, nel tono e nel contenuto, ma che di fatto sembrano parlare principalmente all’adulto che lo accompagna, come a evidenziare una traccia da seguire per sostenere il piccolo nella scoperta degli oggetti e della loro rappresentazione sulla pagina. Al netto di questi testi, i libri si presentano come degli imagier e su ogni pagina propongono dunque alcuni oggetti accompagnati dalla parola che li identifica. Gli oggetti sono scelti in modo mirato tra quelli che possono risultare non solo funzionali al tema di ogni volume ma anche familiari ai potenziali lettori. Quotidianità è dunque parola d’ordine nella selezione.

Di ognuno di essi è offerta al lettore un’immagine fotografica molto nitida e riconoscibile: il contrasto con lo sfondo bianco, l’inquadratura prevalentemente frontale e la pulizia grafica agevolano, infatti, il processo di riconoscimento che genera appagamento e desiderio di avanzare. La scelta del medium fotografico, che inizia finalmente ad essere sdoganato soprattutto nei volumi destinati ai più piccoli, concorre poi in maniera determinante a rendere la rappresentazione degli oggetti particolarmente efficace, immediata e dunque identificabile con successo anche da parte di bambini un po’ più grandi ma che presentano difficoltà di astrazione. La riconoscibilità e la familiarità degli oggetti, inoltre, concorrono a facilitare la costruzione di piccoli dialoghi tra il bambino e il mediatore, che può fare leva sull’esperienza realmente vissuta dal bambino con gli oggetti rappresentati.

I cestini dei tesori, in particolare, prevede tre sezioni, ognuna dedicata a un potenziale cestino dei tesori fisicamente realizzabile ad uso del bambino e contraddistinto da uno specifico filo conduttore: gli oggetti di casa, i materiali naturali e i colori. Di ogni cestino è proposta una fotografia iniziale, con inquadratura dall’alto, che offre una visione d’insieme, e poi un focus sui singoli oggetti che lo compongono ripresi perlopiù frontalmente e associati alla parola che consente di nominarli. Gli oggetti sono distribuiti sulla pagina in maniera ariosa e propizia alla scoperta senza che il bambino venga eccessivamente sovraccaricato di stimoli. Il loro affiancamento segue principi diversi, legati al colore, al materiale o all’ambito di utilizzo. Questo genera accostamenti insoliti e sorprendenti, proprio come accade nella realtà, quando il bambino sceglie dal cesto, affianca e fa interagire tra loro oggetti che nella quotidianità sono magari distanti.

I cestini delle stagioni

I cestini dei tesori e I cestini delle stagioni sono due cartonati dalle pagine spesse editi da Il castoro e ideali per bambini di pochi mesi che iniziano a manifestare curiosità nei confronti degli oggetti che li circondano. L’idea interessante che vi sta alla base è quella di trasferire sulla pagina, nella maniera più aderente alla realtà possibile, le cose che più facilmente i bambini incontrano nella quotidianità e possono trovare intriganti: gli stessi, non a caso, che vanno frequentemente a popolare proprio i cesti dei tesori così come ideati da Elinor Goldschmied. Cucchiai di legno e caffettiere, zucche e foglie, conchiglie e frutti, solo per fare qualche esempio, confluiscono così su carta contribuendo a creare un ponte significativo tra il mondo e il libro, la realtà e la sua rappresentazione. L’esplorazione dei due libri, per certi versi, può dunque configurarsi come un passaggio successivo e collegato a quello dell’esplorazione fisica degli oggetti.

Entrambi i volumi prevedono dei piccoli testi introduttivi alle diverse sezioni: testi teoricamente rivolti al bambino, nel tono e nel contenuto, ma che di fatto sembrano parlare principalmente all’adulto che lo accompagna, come a evidenziare una traccia da seguire per sostenere il piccolo nella scoperta degli oggetti e della loro rappresentazione sulla pagina. Al netto di questi testi, i libri si presentano come degli imagier e su ogni pagina propongono dunque alcuni oggetti accompagnati dalla parola che li identifica. Gli oggetti sono scelti in modo mirato tra quelli che possono risultare non solo funzionali al tema di ogni volume ma anche familiari ai potenziali lettori. Quotidianità è dunque parola d’ordine nella selezione.

Di ognuno di essi è offerta al lettore un’immagine fotografica molto nitida e riconoscibile: il contrasto con lo sfondo bianco, l’inquadratura prevalentemente frontale e la pulizia grafica agevolano, infatti, il processo di riconoscimento che genera appagamento e desiderio di avanzare. La scelta del medium fotografico, che inizia finalmente ad essere sdoganato soprattutto nei volumi destinati ai più piccoli, concorre poi in maniera determinante a rendere la rappresentazione degli oggetti particolarmente efficace, immediata e dunque identificabile con successo anche da parte di bambini un po’ più grandi ma che presentano difficoltà di astrazione. La riconoscibilità e la familiarità degli oggetti, inoltre, concorrono a facilitare la costruzione di piccoli dialoghi tra il bambino e il mediatore, che può fare leva sull’esperienza realmente vissuta dal bambino con gli oggetti rappresentati.

Il cestino delle stagioni dedica due doppie pagine a ciascuna stagione. Gli oggetti scelti in associazione a ognuna di esse non sono dal canto loro legati solo dal tema della stagionalità ma anche da criteri squisitamente cromatici. Così, per esempio, gli oggetti scelti per rappresentare l’inverno privilegiano l’azzurro e il rosso, quelli primaverili virano al verde e al rosa, quelli estivi danno spazio ai colori del sole e del mare e quelli autunnali prediligono i toni caldi dell’arancione e marrone. Questo dà vita a pagine suggestive non solo per le trame semantiche che nascondono ma anche per il piacevole impatto estetico che generano. Gli oggetti fotografati sono in buona parte doni della natura: aspetto, questo, che sembra costituire un autentico invito a fare proprio il mondo, 365 giorni all’anno.

Lo sai chi siamo?

Lo sai chi siamo? è un piccolo e maneggevole cartonato, frutto dell’esperienza e della geniale predisposizione alla sperimentazione della fotografa Tana Hoban. Il volume presenta dieci robuste doppie pagine bianche su cui si stagliano le silhouette nere di alcuni degli animali che più facilmente un bambino piccolo (e piccolissimo) può incontrare sul suo cammino e dunque imparare a conoscere e riconoscere.

Le sagome di pecore, maiali, cani, gatti e anatroccoli si impongono all’attenzione del lettore soprattutto per via del forte contrasto con lo sfondo chiaro e per la stampa liscissima e lucida che le rende leggermente percepibili anche al tatto. Non c’è, inoltre, alcun elemento di contorno o distrazione sulla pagina per cui occhio e mente sono inevitabilmente portati a concentrarsi sulle illustrazioni, sfidati a individuarne i rispettivi referenti e ad acquisire le categorie del grande e del piccolo. Ogni animale è infatti presentato attraverso un esemplare adulto e uno o più cuccioli, in una composizione che dinamizza la pagina e favorisce la nascita di dialoghi a partire da essa.

Privo di parole, contraddistinto da un forte contrasto di colori (bianco e nero) e da un’estrema pulizia grafica, Lo sai chi siamo? presenta, come d’altronde molti libri di Tana Hoban, un forte grado di accessibilità, sia rispetto ai disturbi visivi sia rispetto a difficoltà di tipo cognitivo e comunicativo. Il volume si presta inoltre a letture ed usi molto trasversali rispetto all’età: non solo, infatti, può essere impiegato per coinvolgere e stimolare i bambini di pochi mesi favorendone lo sviluppo visivo, ma risulta anche molto intrigante per bambini un poco più grandi, intorno ai due anni di età, che possono trovare curioso riconoscere le sagome degli animali e collegare le figure del libro a significative esperienze fatte nella realtà.

Bianco e nero

Must have assoluto per i piccolissimi, Bianco e nero di Tana Hoban ha tutto quello che un libro per lettori di pochi mesi dovrebbe avere: ha pagine solide, una struttura a leporello che si regge in piedi da sola, contrasti forti, figure grandi, sagome nette e soggetti attraenti.

Qui la semplicità dei contenuti fa il pari con la profondità della ricerca: ogni dettaglio – ciò che l’autrice inserisce così come ciò che decide di togliere – è studiato con grande cura, rispetto e attenzione nei confronti dei potenziali destinatari. Nulla di superfluo trova spazio sulla pagina che accoglie, da un lato del leporello, grandi figure nere su sfondo bianco, e dall’altro, grandi sagome bianche su sfondo nero. Le figure sono piene, sature, lucide, e catturano davvero l’occhio con grande facilità. Oltre al fascino del contrasto, queste si fanno apprezzare dai bambini sotto o poco sopra l’anno anche in virtù dei soggetti rappresentati. Strumenti quotidiani come posate e biberon, animali familiari come gatti e uccellini, oggetti naturali a domestici come foglie e chiavi offrono infatti al bambino il piacere del riconoscimento.

Ispirato ai principi dell’essenzialità, della facilità d’uso (la possibilità, per esempio, di osservare le pagine senza doverle sfogliare) e dell’evidenza della rappresentazione, Bianco e nero può dirsi un volume di grande accessibilità, capace di venire incontro anche ai bisogni specifici di bambini con difficoltà visive, cognitive o comunicative. Studiato per poter essere osservato a lungo e con piacere in autonomia dai neonati, il libro si presta benissimo anche a una lettura dialogica in cui l’adulto possa indicare e nominare i diversi oggetti, collocandoli eventualmente in un racconto personalizzato che richiami l’esperienza diretta di chi ascolta.

Con l’uscita di Bianco e nero festeggiamo l’arrivo in Italia di alcuni titoli preziosissimi di Tana Hoban, fotografa statunitense che negli anni ’70 condusse una ricca e innovativa ricerca sulla lettura visiva attraverso il medium fotografico. A questa pubblicazione di Editoriale Scienza ne sono già seguite alcune altre – Lo sai chi siamo?, sempre per lo stesso editore e Giallo, rosso, blu per Camelozampa – che speriamo fortemente inaugurino una lunga serie di proposte fotografiche rivolte a piccoli e piccolissimi.

Vedo

La splendida collana A bocca aperta di Camelozampa, specificamente progettata per accogliere proposte di qualità destinate ai piccolissimi, si arricchisce di quattro nuovi volumi a firma di Helen Oxenbury. Come suggerito dagli stessi titoli – Vedo, Sento, Tocco, Posso – questa serie pone al centro dell’attenzione la scoperta del mondo da parte dei bambini in età da asilo nido: una scoperta essenzialmente multisensoriale, dinamica e tutta basata sull’esperienza diretta.

Vedo mette insieme oggetti, animali e persone che il protagonista e il lettore possono osservare in contesti, momenti della giornata, posizioni diversi. Se per guardare una farfalla bisogna necessariamente starle appresso e dunque muoversi, un fiore può essere guardato a lungo e stando fermi, magari comodamente sdraiati in posizione prona. Mentre un amico resta facilmente a portata di sguardo, un aereo chiede di fissare l’occhio in lontananza per poi sparire in poco tempo. Con una scelta accorta dei soggetti, l’autrice offre dunque una carrellata non solo di cose ma anche di situazioni di osservazione molto diverse tra loro e come tali ancora più capaci di solleticare il lettore.

Sento pone al centro della scena rumori quotidiani di vario tipo e intensità: dal ticchettio dell’orologio all’abbaiare del cane, dal canto di un uccello agli strilli di una bimba. Più che in altri volumi qui giocano un ruolo interessante le espressioni del viso del protagonista che tanto dicono (con pochissimi tratti) del grado di piacevolezza dei diversi suoni e che tanto favoriscono l’identificazione da parte del lettore. Precisissima è, poi, l’autrice nello scegliere per il protagonista posizioni e abiti diversi – in pantofole, per esempio, a fianco al cane, a piedi nudi vicino alla sorella e con le scarpe in mezzo al prato – a seconda della situazione. Questi aspetti minimi e apparentemente insignificanti sono infatti quelli che rendono la scena davvero familiare, riconoscibile e vera per chi, a uno o due anni di età, guarda con grande attenzione il mondo che si trova a portata di mano.

Tocco celebra uno dei sensi – il tatto – più importanti per la crescita e la scoperta da parte dei bambini più piccoli. Scegliendo oggetti diversissimi tra loro per consistenza ed uso, come una palla, la barba di una persona cara, un gatto o l’acqua della doccia, l’autrice illustra bene quante declinazioni il verbo toccare possa avere. Si può toccare, infatti, accarezzando, tastando, sollevando, stringendo o raccogliendo e ciascuna di queste esperienze arricchisce la conoscenza del mondo del lettore e diventa, per lui, possibilità di relazione insostituibile.

Posso passa in rassegna, in una serrata successione, alcuni dei principali o dei più frequenti movimenti con cui un bambino tra uno e due anni si confronta. Movimenti volontari e involontari, movimenti più o meno dinamici, complessi e articolati, movimenti piacevoli o spiacevoli, faticosi o rilassanti: anche qui la varietà si fa elemento chiave. Esclusivo soggetto, il bambino protagonista del volume viene rappresentato mentre compie le differenti azioni (una per pagina), senza specifici elementi di contesto. In questo modo tutta l’attenzione viene riversata sulla posizione del corpo, sull’espressione del viso, sull’abbigliamento (spesso significativo come nel caso di “scivolo”), favorendo l’immedesimazione e, con buona probabilità, la replica simultanea di ogni movenza.

Proprio come gli altri quattro titoli firmati da Helen Oxenbury e inseriti all’interno della collana A bocca aperta di Camelozampa, Vedo, Posso, Sento e Tocco vantano un formato molto maneggevole (quadrato, 14×14 cm), un’attenzione specifica agli interessi e alle conoscenze reali dei possibili destinatari, una rappresentazione dei soggetti dapprima isolati e poi inseriti nel contesto di riferimento (fatta eccezione per Posso) e uno stile essenziale, privo di elementi inutili e capace di dare rilievo a movimenti ed emozioni del protagonista.

A differenza di Amici, Al lavoro, Mi diverto e Mi vesto, tuttavia, questi cartonati più recenti non si presentano del tutto privi di parole ma assumono piuttosto la forma di imagier: ogni doppia pagina descrive infatti l’oggetto o l’azione a cui è dedicata non solo attraverso l’illustrazione ma anche attraverso la parola: una sola e soltanto, chiara, diretta e quotidiana. I libri diventano così un modo per conoscere, riconoscere e nominare insieme il mondo, con una formula compositiva e un’efficacia comunicativa per nulla distanti da quella dei simboli utilizzati nella CAA.

Per questa ragione, oltre che per la straordinaria capacità della Oxenbury di cogliere gli aspetti davvero significativi di ogni oggetto senza lasciarsi tentare da dettagli non pregnanti e utili dalla decodifica dell’immagine, Vedo, Tocco, Posso e Sento costituiscono una risorsa godibilissima e utilissima anche laddove siano presenti delle difficoltà cognitive o comunicative. I quattro libri costituiscono in questo senso un esempio impeccabile di come la cura compositiva ed estetica e la capacità di guardare attentamente all’infanzia predispongano un terreno molto fertile per far sì che la condivisione di un libro possa risultare piacevole e densa a raggio davvero ampio.

Sento

La splendida collana A bocca aperta di Camelozampa, specificamente progettata per accogliere proposte di qualità destinate ai piccolissimi, si arricchisce di quattro nuovi volumi a firma di Helen Oxenbury. Come suggerito dagli stessi titoli – Vedo, Sento, Tocco, Posso – questa serie pone al centro dell’attenzione la scoperta del mondo da parte dei bambini in età da asilo nido: una scoperta essenzialmente multisensoriale, dinamica e tutta basata sull’esperienza diretta.

Sento dà spazio a rumori quotidiani di vario tipo e intensità: dal ticchettio dell’orologio all’abbaiare del cane, dal canto di un uccello agli strilli di una bimba. Più che in altri volumi qui giocano un ruolo interessante le espressioni del viso del protagonista che tanto dicono (con pochissimi tratti) del grado di piacevolezza dei diversi suoni e che tanto favoriscono l’identificazione da parte del lettore. Precisissima è, poi, l’autrice nello scegliere per il protagonista posizioni e abiti diversi – in pantofole, per esempio, a fianco al cane, a piedi nudi vicino alla sorella e con le scarpe in mezzo al prato – a seconda della situazione. Questi aspetti minimi e apparentemente insignificanti sono infatti quelli che rendono la scena davvero familiare, riconoscibile e vera per chi, a uno o due anni di età, guarda con grande attenzione il mondo che si trova a portata di mano.

Vedo mette insieme oggetti, animali e persone che il protagonista e il lettore possono osservare in contesti, momenti della giornata, posizioni diversi. Se per guardare una farfalla bisogna necessariamente starle appresso e dunque muoversi, un fiore può essere guardato a lungo e stando fermi, magari comodamente sdraiati in posizione prona. Mentre un amico resta facilmente a portata di sguardo, un aereo chiede di fissare l’occhio in lontananza per poi sparire in poco tempo. Con una scelta accorta dei soggetti, l’autrice offre dunque una carrellata non solo di cose ma anche di situazioni di osservazione molto diverse tra loro e come tali ancora più capaci di solleticare il lettore.

Tocco celebra uno dei sensi – il tatto – più importanti per la crescita e la scoperta da parte dei bambini più piccoli. Scegliendo oggetti diversissimi tra loro per consistenza ed uso, come una palla, la barba di una persona cara, un gatto o l’acqua della doccia, l’autrice illustra bene quante declinazioni il verbo toccare possa avere. Si può toccare, infatti, accarezzando, tastando, sollevando, stringendo o raccogliendo e ciascuna di queste esperienze arricchisce la conoscenza del mondo del lettore e diventa, per lui, possibilità di relazione insostituibile.

Posso passa in rassegna, in una serrata successione, alcuni dei principali o dei più frequenti movimenti con cui un bambino tra uno e due anni si confronta. Movimenti volontari e involontari, movimenti più o meno dinamici, complessi e articolati, movimenti piacevoli o spiacevoli, faticosi o rilassanti: anche qui la varietà si fa elemento chiave. Esclusivo soggetto, il bambino protagonista del volume viene rappresentato mentre compie le differenti azioni (una per pagina), senza specifici elementi di contesto. In questo modo tutta l’attenzione viene riversata sulla posizione del corpo, sull’espressione del viso, sull’abbigliamento (spesso significativo come nel caso di “scivolo”), favorendo l’immedesimazione e, con buona probabilità, la replica simultanea di ogni movenza.

Proprio come gli altri quattro titoli firmati da Helen Oxenbury e inseriti all’interno della collana A bocca aperta di Camelozampa, Vedo, Posso, Sento e Tocco vantano un formato molto maneggevole (quadrato, 14×14 cm), un’attenzione specifica agli interessi e alle conoscenze reali dei possibili destinatari, una rappresentazione dei soggetti dapprima isolati e poi inseriti nel contesto di riferimento (fatta eccezione per Posso) e uno stile essenziale, privo di elementi inutili e capace di dare rilievo a movimenti ed emozioni del protagonista.

A differenza di Amici, Al lavoro, Mi diverto e Mi vesto, tuttavia, questi cartonati più recenti non si presentano del tutto privi di parole ma assumono piuttosto la forma di imagier: ogni doppia pagina descrive infatti l’oggetto o l’azione a cui è dedicata non solo attraverso l’illustrazione ma anche attraverso la parola: una sola e soltanto, chiara, diretta e quotidiana. I libri diventano così un modo per conoscere, riconoscere e nominare insieme il mondo, con una formula compositiva e un’efficacia comunicativa per nulla distanti da quella dei simboli utilizzati nella CAA.

Per questa ragione, oltre che per la straordinaria capacità della Oxenbury di cogliere gli aspetti davvero significativi di ogni oggetto senza lasciarsi tentare da dettagli non pregnanti e utili dalla decodifica dell’immagine, Vedo, Tocco, Posso e Sento costituiscono una risorsa godibilissima e utilissima anche laddove siano presenti delle difficoltà cognitive o comunicative. I quattro libri costituiscono in questo senso un esempio impeccabile di come la cura compositiva ed estetica e la capacità di guardare attentamente all’infanzia predispongano un terreno molto fertile per far sì che la condivisione di un libro possa risultare piacevole e densa a raggio davvero ampio.

Tocco

La splendida collana A bocca aperta di Camelozampa, specificamente progettata per accogliere proposte di qualità destinate ai piccolissimi, si arricchisce di quattro nuovi volumi a firma di Helen Oxenbury. Come suggerito dagli stessi titoli – Vedo, Sento, Tocco, Posso – questa serie pone al centro dell’attenzione la scoperta del mondo da parte dei bambini in età da asilo nido: una scoperta essenzialmente multisensoriale, dinamica e tutta basata sull’esperienza diretta.

Tocco celebra uno dei sensi – il tatto – più importanti per la crescita e la scoperta da parte dei bambini più piccoli. Scegliendo oggetti diversissimi tra loro per consistenza ed uso, come una palla, la barba di una persona cara, un gatto o l’acqua della doccia, l’autrice illustra bene quante declinazioni il verbo toccare possa avere. Si può toccare, infatti, accarezzando, tastando, sollevando, stringendo o raccogliendo e ciascuna di queste esperienze arricchisce la conoscenza del mondo del lettore e diventa, per lui, possibilità di relazione insostituibile.

Sento pone al centro della scena rumori quotidiani di vario tipo e intensità: dal ticchettio dell’orologio all’abbaiare del cane, dal canto di un uccello agli strilli di una bimba. Più che in altri volumi qui giocano un ruolo interessante le espressioni del viso del protagonista che tanto dicono (con pochissimi tratti) del grado di piacevolezza dei diversi suoni e che tanto favoriscono l’identificazione da parte del lettore. Precisissima è, poi, l’autrice nello scegliere per il protagonista posizioni e abiti diversi – in pantofole, per esempio, a fianco al cane, a piedi nudi vicino alla sorella e con le scarpe in mezzo al prato – a seconda della situazione. Questi aspetti minimi e apparentemente insignificanti sono infatti quelli che rendono la scena davvero familiare, riconoscibile e vera per chi, a uno o due anni di età, guarda con grande attenzione il mondo che si trova a portata di mano.

Vedo mette insieme oggetti, animali e persone che il protagonista e il lettore possono osservare in contesti, momenti della giornata, posizioni diversi. Se per guardare una farfalla bisogna necessariamente starle appresso e dunque muoversi, un fiore può essere guardato a lungo e stando fermi, magari comodamente sdraiati in posizione prona. Mentre un amico resta facilmente a portata di sguardo, un aereo chiede di fissare l’occhio in lontananza per poi sparire in poco tempo. Con una scelta accorta dei soggetti, l’autrice offre dunque una carrellata non solo di cose ma anche di situazioni di osservazione molto diverse tra loro e come tali ancora più capaci di solleticare il lettore.

Posso passa in rassegna, in una serrata successione, alcuni dei principali o dei più frequenti movimenti con cui un bambino tra uno e due anni si confronta. Movimenti volontari e involontari, movimenti più o meno dinamici, complessi e articolati, movimenti piacevoli o spiacevoli, faticosi o rilassanti: anche qui la varietà si fa elemento chiave. Esclusivo soggetto, il bambino protagonista del volume viene rappresentato mentre compie le differenti azioni (una per pagina), senza specifici elementi di contesto. In questo modo tutta l’attenzione viene riversata sulla posizione del corpo, sull’espressione del viso, sull’abbigliamento (spesso significativo come nel caso di “scivolo”), favorendo l’immedesimazione e, con buona probabilità, la replica simultanea di ogni movenza.

A differenza di Amici, Al lavoro, Mi diverto e Mi vesto, tuttavia, questi cartonati più recenti non si presentano del tutto privi di parole ma assumono piuttosto la forma di imagier: ogni doppia pagina descrive infatti l’oggetto o l’azione a cui è dedicata non solo attraverso l’illustrazione ma anche attraverso la parola: una sola e soltanto, chiara, diretta e quotidiana. I libri diventano così un modo per conoscere, riconoscere e nominare insieme il mondo, con una formula compositiva e un’efficacia comunicativa per nulla distanti da quella dei simboli utilizzati nella CAA.

Per questa ragione, oltre che per la straordinaria capacità della Oxenbury di cogliere gli aspetti davvero significativi di ogni oggetto senza lasciarsi tentare da dettagli non pregnanti e utili dalla decodifica dell’immagine, Vedo, Tocco, Posso e Sento costituiscono una risorsa godibilissima e utilissima anche laddove siano presenti delle difficoltà cognitive o comunicative. I quattro libri costituiscono in questo senso un esempio impeccabile di come la cura compositiva ed estetica e la capacità di guardare attentamente all’infanzia predispongano un terreno molto fertile per far sì che la condivisione di un libro possa risultare piacevole e densa a raggio davvero ampio.

Posso

La splendida collana A bocca aperta di Camelozampa, specificamente progettata per accogliere proposte di qualità destinate ai piccolissimi, si arricchisce di quattro nuovi volumi a firma di Helen Oxenbury. Come suggerito dagli stessi titoli – Vedo, Sento, Tocco, Posso – questa serie pone al centro dell’attenzione la scoperta del mondo da parte dei bambini in età da asilo nido: una scoperta essenzialmente multisensoriale, dinamica e tutta basata sull’esperienza diretta.

Posso passa in rassegna, in una serrata successione, alcuni dei principali o dei più frequenti movimenti con cui un bambino tra uno e due anni si confronta. Movimenti volontari e involontari, movimenti più o meno dinamici, complessi e articolati, movimenti piacevoli o spiacevoli, faticosi o rilassanti: la varietà si fa dunque elemento chiave. Esclusivo soggetto, il bambino protagonista del volume viene rappresentato mentre compie le differenti azioni (una per pagina), senza specifici elementi di contesto. In questo modo tutta l’attenzione viene riversata sulla posizione del corpo, sull’espressione del viso, sull’abbigliamento (spesso significativo come nel caso di “scivolo”), favorendo l’immedesimazione e, con buona probabilità, la replica simultanea di ogni movenza.

Vedo mette insieme oggetti, animali e persone che il protagonista e il lettore possono osservare in contesti, momenti della giornata, posizioni diversi. Se per guardare una farfalla bisogna necessariamente starle appresso e dunque muoversi, un fiore può essere guardato a lungo e stando fermi, magari comodamente sdraiati in posizione prona. Mentre un amico resta facilmente a portata di sguardo, un aereo chiede di fissare l’occhio in lontananza per poi sparire in poco tempo. Con una scelta accorta dei soggetti, l’autrice offre dunque una carrellata non solo di cose ma anche di situazioni di osservazione molto diverse tra loro e come tali ancora più capaci di solleticare il lettore.

Tocco celebra uno dei sensi – il tatto – più importanti per la crescita e la scoperta da parte dei bambini più piccoli. Scegliendo oggetti diversissimi tra loro per consistenza ed uso, come una palla, la barba di una persona cara, un gatto o l’acqua della doccia, l’autrice illustra bene quante declinazioni il verbo toccare possa avere. Si può toccare, infatti, accarezzando, tastando, sollevando, stringendo o raccogliendo e ciascuna di queste esperienze arricchisce la conoscenza del mondo del lettore e diventa, per lui, possibilità di relazione insostituibile.

Sento pone al centro della scena rumori quotidiani di vario tipo e intensità: dal ticchettio dell’orologio all’abbaiare del cane, dal canto di un uccello agli strilli di una bimba. Più che in altri volumi qui giocano un ruolo interessante le espressioni del viso del protagonista che tanto dicono (con pochissimi tratti) del grado di piacevolezza dei diversi suoni e che tanto favoriscono l’identificazione da parte del lettore. Precisissima è, poi, l’autrice nello scegliere per il protagonista posizioni e abiti diversi – in pantofole, per esempio, a fianco al cane, a piedi nudi vicino alla sorella e con le scarpe in mezzo al prato – a seconda della situazione. Questi aspetti minimi e apparentemente insignificanti sono infatti quelli che rendono la scena davvero familiare, riconoscibile e vera per chi, a uno o due anni di età, guarda con grande attenzione il mondo che si trova a portata di mano.

Proprio come gli altri quattro titoli firmati da Helen Oxenbury e inseriti all’interno della collana A bocca aperta di Camelozampa, Vedo, Posso, Sento e Tocco vantano un formato molto maneggevole (quadrato, 14×14 cm), un’attenzione specifica agli interessi e alle conoscenze reali dei possibili destinatari, una rappresentazione dei soggetti dapprima isolati e poi inseriti nel contesto di riferimento (fatta eccezione per Posso) e uno stile essenziale, privo di elementi inutili e capace di dare rilievo a movimenti ed emozioni del protagonista.

A differenza di Amici, Al lavoro, Mi diverto e Mi vesto, tuttavia, questi cartonati più recenti non si presentano del tutto privi di parole ma assumono piuttosto la forma di imagier: ogni doppia pagina descrive infatti l’oggetto o l’azione a cui è dedicata non solo attraverso l’illustrazione ma anche attraverso la parola: una sola e soltanto, chiara, diretta e quotidiana. I libri diventano così un modo per conoscere, riconoscere e nominare insieme il mondo, con una formula compositiva e un’efficacia comunicativa per nulla distanti da quella dei simboli utilizzati nella CAA.

Per questa ragione, oltre che per la straordinaria capacità della Oxenbury di cogliere gli aspetti davvero significativi di ogni oggetto senza lasciarsi tentare da dettagli non pregnanti e utili dalla decodifica dell’immagine, Vedo, Tocco, Posso e Sento costituiscono una risorsa godibilissima e utilissima anche laddove siano presenti delle difficoltà cognitive o comunicative. I quattro libri costituiscono in questo senso un esempio impeccabile di come la cura compositiva ed estetica e la capacità di guardare attentamente all’infanzia predispongano un terreno molto fertile per far sì che la condivisione di un libro possa risultare piacevole e densa a raggio davvero ampio.

… E questa pancia?

Per un bambino piccolo, la gravidanza è qualcosa di misteriosamente intrigante. Come mai la pancia della mamma cresce? Cosa si nasconde là dentro? E perché dentro casa iniziano a farsi spazio alcuni oggetti indecifrabili?

Patricia Martin e Rocio Bonilla interpretano questi interrogativi tanto comuni quando un fratellino è in arrivo, con un cartonato senza parole dal tono leggero. Il protagonista, di cui si apprezzano sguardi sorpresi, dubbiosi e talvolta sospettosi, viene rappresentato negli spazi di casa mentre osserva attento i piccoli cambiamenti che, in una quotidianità immutata, iniziano a prendere piede. La vasta gamma di sentimenti provati e rappresentati lascia infine spazio a una giocosa complicità con il nuovo venuto, in un lieto fine che rassicura e fa sorridere.

Come A nanna!, altro titolo della stessa coppia autoriale pubblicato in formato analogo e all’interno della stessa collana, … E questa pancia? vanta illustrazioni pulite e prive di dettagli superflui e una spiccata attenzione alla quotidianità vissuta dai potenziali lettori. Questo volume presenta, però, una storia un pochino più articolata che comprende alcuni passaggi non banali. Il libro si presta dunque  a essere condiviso e apprezzato soprattutto da piccoli lettori che stiano personalmente vivendo l’arrivo di un bebè in famiglia e che condividano con il protagonista dubbi, domande e curiosità.

La relativa neutralità delle illustrazioni e l’assenza di testo agevola, in questo senso, l’uso del libro come strumento per spiegare un avvenimento che a piccoli occhi può apparire complesso ed enigmatico, trovando parole che si aggancino con precisione all’esperienza reale del singolo bambino.

A nanna!

Bagnetto, pigiama, pipì, denti, storia: i sogni d’oro difficilmente prescindono da una ritualità ben codificata e facile da interiorizzare anche per i piccolissimi. In questo modo, tutto procede in maniera rassicurante. Ogni tanto, però, qualche imprevisto può nascondersi sotto il letto. Per fortuna c’è Superpapà a risolvere la situazione e a far sì che ogni notte prometta di essere davvero buona.

Quadrato, maneggevole e dalle pagine spesse, A nanna! è un cartonato di Patricia Martin e Rocio Bonilla che si presta benissimo a una lettura condivisa con bambini intorno ai due anni. Il libro mescola in maniera interessante prevedibilità e sorpresa, offrendo al piccolo lettore la possibilità di godere del riconoscimento di azioni quotidiane e familiari senza rinunciare al gusto di un piccolo colpo do scena finale.

Contraddistinto da una grafica pulita che dà spazio solo agli elementi essenziali della scena, da illustrazioni che valorizzano gli oggetti davvero familiari ai bambini e dalla scelta di dare un piccolo ruolo narrativo anche a un personaggio secondario come l’orsetto di peluche della protagonista, A nanna! può facilmente diventare un piacevole compagno di primissime letture.

La presenza di sole immagini, dal canto suo, favorisce un’interazione autonoma con il libro ma anche la sua fruizione mediata dall’adulto.  Facilitando la modulazione del racconto sulle esigenze del singolo lettore – nelle parole scelte per dare voce alla storia, nel grado di dettaglio accordato alla narrazione e nel possibile riferimento esplicito alla vita reale del bambino – , il libro risulta, infatti, particolarmente spendibile anche laddove siano presenti maggiori difficoltà di aggancio o comprensione.

Il bottone Tommasone

Il bottone Tommasone è un libro tattile illustrato che ben si presta a prime esplorazioni con le dita e a primi semplici incontri con il Braille.

Contraddistinto da una storia molto lineare, breve e piana in cui un bottone curioso e monello si infila in diversi tipi di indumenti fino a calzare un paio di scarpette e scappare via, il libro agevola la comprensione e l’appropriazione dei contenuti da parte del giovane lettore attraverso diversi accorgimenti tra cui l’applicazione sulla pagina di oggetti reali (i vari indumenti in cui Tommasone si infila) in luogo della loro rappresentazioni; la predilezione per testi minimi, denotativi e in rima; la precisa corrispondenza tra testo e illustrazioni e la possibilità di far fisicamente muovere il bottone protagonista – realizzato come un tondo di qualche centimetro di diametro – dentro gli abiti indicati.

Vestite (letteralmente!) di jeans, le pagine del libro presentano oltre al testo e all’indumento di volta in volta attraversato, anche una traccia in rilevo che evidenza il percorso – talvolta a zigzag, talvolta lineare e talvolta a balzi – seguito dal bottone e, con lui, praticabile dal bambino.

Che cos’è?

Formato quadrato e maneggevole, soggetti riconoscibili, semplici illustrazioni in bianco e nero, assenza totale di parole scritte: con Che cos’è? Tana Hoban offre ai lettori più piccoli, fin dai primissimi mesi, un libro che fa dell’essenzialità la sua cifra e il suo modo di rispondere a specifiche esigenze percettive e cognitive. Attentissima ad abbracciare il bebè con forme e contenuti davvero adatti a bisogni e capacità in movimento, la fotografa americana confeziona un volume ad altissimo contrasto in cui spiccano su sfondo nero lucido nove sagome bianche ben riconoscibili.

Un ciuccio, un palloncino, un anatroccolo giocattolo, un passeggino: gli oggetti a cui Tana Hoban sceglie di dedicare attenzione all’interno di Che cos’è? sono selezionati tra quelli più comuni e familiari ai potenziali destinatari del libro: oggetti che popolano le case, che possono essere toccati ed esperiti senza pericolo, che assumono un valore affettivo ed emotivo importante. Ritrovarli sulla pagina nei loro tratti salienti e senza alcun orpello inutile consente al bambino di compiere un’esperienza di riconoscimento di grande appagamento. La presenza di oggetti collegabili alla propria quotidianità, inoltre, pone le basi per attivare un dialogo fruttuoso e profondamente coinvolgente tra il bambino e l’adulto che accompagna la scoperta del libro.

Quello che appare come un libro semplicissimo, quasi scarno, è in realtà frutto di un lavoro di selezione e asciugatura estremamente delicato e attento. Tana Hoban opera, infatti, in maniera minuziosa sui contrasti che meglio possono attrarre gli occhi dei più piccoli, sulle angolature che possono facilitarli nel riconoscimento degli oggetti, sulle associazioni che possono riempirsi di senso. Così, per esempio, ciuccio e peluche che parlano di consolazione, relax, coccole e sicurezza condividono la medesima doppia pagina, alla stessa maniera di sedia e tavolino, che richiamano una comune esperienza di esplorazione dello spazio e delle possibilità del proprio corpo.

Che cos’è? fa parte della preziosa collana A bocca aperta messa a punto da Camelozampa con la consulenza scientifica di Silvia Blezze Picherle e Luca Ganzerla: una collana rivolta ai bambini tra 0 e 2 anni che iniziano ad approcciare l’oggetto-libro e il suo contenuto e progettata attingendo ai titoli più significativi della produzione internazionale. Insieme a Tana Hoban, autrice di Che cos’è? ma anche di Giallo, rosso, blu, la collana da poco nata comprende ad oggi anche quattro piccoli  libri senza parole firmati da Helen Oxenbury.

Giallo, rosso, blu

Anche quando i libri sono progettati appositamente per i piccolissimi e sembrano all’apparenza molto semplici, la loro reale accessibilità da parte dei bambini non è né automatica né scontata. Il testo, per quanto mediato dall’adulto, può non risultare così lineare. Le immagini, dal canto loro, possono richiedono un processo di decodifica tutt’altro che banale, in conseguenza di numerosi fattori tra cui il tipo di soggetto scelto, la tecnica utilizzata per riprodurlo sulla pagina e il numero di dettagli presenti.

Alla luce di questa premessa, lavori meticolosi, accurati e rispettosi come quelli di Tana Hoban brillano per la loro qualità che, non a caso, fa molto spesso rima con accessibilità. L’artista americana, molto attiva negli anni settanta con una vastissima produzione di volumi pensati per la primissima infanzia, propone infatti libri che fanno perno sulle immagini fotografiche per costruire connessioni, giochi di accostamento, percorsi di riconoscimento e pensiero che assecondano e nutrono delle competenze di decodifica visuale necessariamente in crescita.

Giallo, rosso, blu, portato di recente in Italia da Camelozampa, è proprio uno di questi libri.  Cartonato dalle dimensioni ridotte, adatte a piccole mani, e dalle pagine robuste ma non troppo spesse, il libro dedica ogni pagina a un colore, associando la parola che lo indica, stampata a grandi caratteri colorati (nella tinta corrispondente), un pallino colorato (sempre nella tinta corrispondente) e la fotografia di un oggetto che di quel colore sia un valido rappresentante. Così, per esempio, sulla prima pagina spicca una sveglia rossa sotto cui si trova un pallino rosso e la parola “ROSSO” in rosso scritta.

Colori e soggetti scelti sono dieci in tutto: oltre alla sveglia, un guanto, una scarpa, un fiore, un’arancia, una foglia, un peluche, una piuma, un gattino e un coniglio. Oltre a essere tutti piuttosto comuni e a incontrare dunque facilmente la quotidianità del piccolo lettore, gli oggetti si stagliano netti sulla pagina, senza inutili dettagli che possono essere fonte di distrazione e secondo un’inquadratura che agevola il più possibile il riconoscimento. Così, per esempio, il coniglio è ripreso di muso, la scarpa di tre quarti e il guanto di piatto.

Queste attenzioni tutt’altro che casuali, unite alla scelta del medium fotografico che avvicina con precisione la pagina alla realtà, fa sì che Giallo, rosso, blu possa essere facilmente decodificato e goduto anche da bambini che fatichino più di altri ad astrarre o a districarsi su pagine troppo affollate e ricche.

Michi e Meo scoprono il mondo – il mattino / la sera

Michi e Meo – un bambino piccolo piccolo e il suo inseparabile gatto di peluche – sono una coppia di personaggi francesi di cui da tempo Babalibri porta in Italia le avventure. Già protagonisti di brevi storie dal testo semplice e dal ritmo iterato, i due amici sono ora al centro anche di una collana di felici libri senza parole pensati per i lettori alle primissime armi.

Due sono i cofanetti – ciascuno composto da una coppia di volumi – che finora compongono la collana intitolata Michi e Meo scoprono il mondo: il primo è dedicato alle attività mattutine e serali e il secondo è dedicato ai momenti del bagno e della pappa.

Ogni libricino si presenta in forma quadrata e maneggevole, con pagine spesse e resistenti, angoli stondati e tratti compositivi appaganti e rassicuranti. L’autrice focalizza infatti l’attenzione sugli oggetti e sulle azioni più familiari a qualunque bambino, concentrandosi su una quotidianità in cui questi può facilmente riconoscersi. Così, per esempio:

Oggetti e azioni sono dipinti con spesse linee di contorno, colori pieni e una selezione misurata di dettagli. Essi risultano inoltre rappresentati in maniera molto puntuale e funzionale al riconoscimento e all’immedesimazione da parte del piccolo lettore: la scelta di situazioni realmente vicine al vissuto quotidiano di ognuno; l’attenzione a piccole ma significative sfumature espressive (l’impegno nell’allacciare la giacca, il disgusto di fronte ai broccoli, la consapevolezza monella di fare uno scherzo al papà indossando la sua ciabatta…); e la valorizzazione dei posizioni specifiche e movimenti precisi concorrono, infatti, ad attivare la cosiddetta simulazione incarnata, ossia quel meccanismo per cui il nostro cervello si comporta come se noi stessi stessimo vivendo quel che vediamo rappresentato sulla pagina.

A questo stesso importante scopo contribuisce, d’altra parte, la struttura compositiva che contraddistingue i quadrotti progettati e illustrati da Jeanne Ashbé: una struttura analoga (e analogamente efficace!) a quella dei volumi di Helen Oxenbury che fanno parte della collana A bocca aperta di Camelozampa. Si nota infatti che sulla pagina di sinistra, l’oggetto viene rappresentato isolato mentre su quella di destra lo stesso oggetto viene inserito nel suo contesto d’uso e in relazione con il protagonista. Questa scelta appare particolarmente felice nella misura in cui sostiene il bambino nel riconoscimento degli oggetti e in un percorso di decodifica iconica di difficoltà progressivamente crescente.

Rispetto ai volumi della Oxenbury, quelli dedicati a Michi e Meo mettono però in scena un bambino più autonomo; danno spazio a un co-protagonista che a suo modo interagisce con gli oggetti e arricchisce la micro-narrazione; seguono una successione temporale logica più o meno inalterabile e dipingono quadri con maggiori particolari: caratteristiche queste che li rendono godibili a pieno da giovanissimi lettori un pochino più esperti, magari a partire dall’anno e mezzo-due di età.

Frutto di un lavoro di progettazione attento alle reali competenze e necessità del bambino-lettore, i cofanetti di Michi e Meo vantano in definitiva grande qualità e fruibilità che li rendono apprezzabili e decodificabili non solo da chi si sia da poco affacciato al mondo e alle sue rappresentazioni ma anche da chi sperimenti specifiche difficoltà comunicative e/o cognitive. In questo senso la stessa assenza di parole risulta molto funzionale perché consente al mediatore che condivide con il bambino la lettura del libro di calibrarlo con più facilità sulle sue reali esigenze e capacità e di metterlo più agevolmente in relazione alla sua specifica esperienza quotidiana. In questo modo quanto si trova rappresentato sulla pagina può più efficacemente intercettare l’interesse e la comprensione da parte di chi osserva e sfoglia le pagine.

Michi e Meo scoprono il mondo – il bagno / la pappa

Michi e Meo – un bambino piccolo piccolo e il suo inseparabile gatto di peluche – sono una coppia di personaggi francesi di cui da tempo Babalibri porta in Italia le avventure. Già protagonisti di brevi storie dal testo semplice e dal ritmo iterato, i due amici sono ora al centro anche di una collana di felici libri senza parole pensati per i lettori alle primissime armi.

Due sono i cofanetti – ciascuno composto da una coppia di volumi – che finora compongono la collana intitolata Michi e Meo scoprono il mondo: il primo è dedicato alle attività mattutine e serali e il secondo è dedicato ai momenti del bagno e della pappa.

Ogni libricino si presenta in forma quadrata e maneggevole, con pagine spesse e resistenti, angoli stondati e tratti compositivi appaganti e rassicuranti. L’autrice focalizza infatti l’attenzione sugli oggetti e sulle azioni più familiari a qualunque bambino, concentrandosi su una quotidianità in cui questi può facilmente riconoscersi. Così, per esempio:

Oggetti e azioni sono dipinti con spesse linee di contorno, colori pieni e una selezione misurata di dettagli. Essi risultano inoltre rappresentati in maniera molto puntuale e funzionale al riconoscimento e all’immedesimazione da parte del piccolo lettore: la scelta di situazioni realmente vicine al vissuto quotidiano di ognuno; l’attenzione a piccole ma significative sfumature espressive (l’impegno nell’allacciare la giacca, il disgusto di fronte ai broccoli, la consapevolezza monella di fare uno scherzo al papà indossando la sua ciabatta…); e la valorizzazione dei posizioni specifiche e movimenti precisi concorrono, infatti, ad attivare la cosiddetta simulazione incarnata, ossia quel meccanismo per cui il nostro cervello si comporta come se noi stessi stessimo vivendo quel che vediamo rappresentato sulla pagina.

A questo stesso importante scopo contribuisce, d’altra parte, la struttura compositiva che contraddistingue i quadrotti progettati e illustrati da Jeanne Ashbé: una struttura analoga (e analogamente efficace!) a quella dei volumi di Helen Oxenbury che fanno parte della collana A bocca aperta di Camelozampa. Si nota infatti che sulla pagina di sinistra, l’oggetto viene rappresentato isolato mentre su quella di destra lo stesso oggetto viene inserito nel suo contesto d’uso e in relazione con il protagonista. Questa scelta appare particolarmente felice nella misura in cui sostiene il bambino nel riconoscimento degli oggetti e in un percorso di decodifica iconica di difficoltà progressivamente crescente.

Rispetto ai volumi della Oxenbury, quelli dedicati a Michi e Meo mettono però in scena un bambino più autonomo; danno spazio a un co-protagonista che a suo modo interagisce con gli oggetti e arricchisce la micro-narrazione; seguono una successione temporale logica più o meno inalterabile e dipingono quadri con maggiori particolari: caratteristiche queste che li rendono godibili a pieno da giovanissimi lettori un pochino più esperti, magari a partire dall’anno e mezzo-due di età.

Frutto di un lavoro di progettazione attento alle reali competenze e necessità del bambino-lettore, i cofanetti di Michi e Meo vantano in definitiva grande qualità e fruibilità che li rendono apprezzabili e decodificabili non solo da chi si sia da poco affacciato al mondo e alle sue rappresentazioni ma anche da chi sperimenti specifiche difficoltà comunicative e/o cognitive. In questo senso la stessa assenza di parole risulta molto funzionale perché consente al mediatore che condivide con il bambino la lettura del libro di calibrarlo con più facilità sulle sue reali esigenze e capacità e di metterlo più agevolmente in relazione alla sua specifica esperienza quotidiana. In questo modo quanto si trova rappresentato sulla pagina può più efficacemente intercettare l’interesse e la comprensione da parte di chi osserva e sfoglia le pagine.

Quello che tocco

Non è raro trovare libri per la primissima infanzia dedicati ai contrasti più semplici e immediati. Non sempre, tuttavia, la maniera in cui questi ultimi sono proposti sulla pagina appare davvero rispettosa delle esigenze e delle competenze dei lettori a cui i libri sono rivolti. Dettagli eccessivi, contesti confusivi ed elementi di contorno poco significativi rischiano spesso di rendere i volumi poco efficaci nel loro intento comunicativo o di risultare poco fruibili da parte di bambini che sperimentano maggiori difficoltà. Ecco allora che in questo panorama, una proposta come il libro tattile Quello che tocco di Martina Dorascenzi si distingue per semplicità e accessibilità.

Questi, infatti, non solo presenta poco testo sia in nero sia in Braille e illustrazioni interamente esplorabili sia alla vista sia al tatto, ma fa dell’essenzialità la sua cifra. Il libro si concentra, in particolare, su due specifici contrasti – duro/morbido e liscio/ruvido – e dedica a ogni concetto una doppia pagina, con l’aggettivo sulla sinistra e un tondo realizzato con un diverso materiale sulla destra. Abbastanza spessi da poter essere reperiti sulla pagina con facilità e realizzati con materiali ben scelti e ben distinguibili, i tondi si prestano a una esplorazione agevole, veloce ed efficace. Un’ultima pagina, infine, ripropone i quattro tondi incontrati fino a quel momento e invita ad associarli ad altrettante figure a loro affini per forma e texture, contenute in una taschina in stoffa. Il libro assume così, nel finale, la forma di uno spazio di gioco che tanta parte ha nel consolidamento dei concetti esplorati ed appresi.

Quello che tocco può essere letto e goduto a pieno da solo ma fa idealmente parte di un percorso tattile dedicato a concetti molto semplici (forme, contrasti, textures, elementi topologici…) insieme a due altri volumi: Ditino e Nastrino. Tutti ideati da Martina Dorascenzi e pubblicati dalla Federazione Nazionale delle Istituzioni pro Ciechi, i tre libri appaiono coerenti nell’aspetto poiché condividono la forma quadrata, la scelta di pagine in stoffa dai colori vivaci e una struttura che prevede pochissimo testo e forme essenziali che invitano all’esplorazione più che al riconoscimento di figure. Il tipo di lettura che ne deriva è estremamente interattivo, piacevole, giocoso e stimolante: caratteristiche, queste, di grande importanza nell’ottica di coinvolgere piccoli lettori con poca esperienza del mondo e dei libri.

Per le stesse ragioni Nastrino, Ditino e Quello che tocco si prestano bene a essere condivisi all’interno di piccoli gruppi di bambini piccoli, in famiglia o al nido, per esempio. La qualità e l’appeal di questi volumi li rende infatti molto accattivanti per qualunque bambino di pochi anni, con e senza una disabilità visiva. La loro semplicità e il coinvolgimento motorio che essi implicano, inoltre, ne fa uno strumento estremamente efficace e spendibile anche con bambini con difficoltà diverse, legate per esempio alla comprensione di concetti astratti. La forza dell’esperienza concreta, ossia del corpo che impara facendo, è infatti chiave preziosa e forse insostituibile per sostenere una reale appropriazione dei libri e dei contenuti che essi custodiscono.

Nastrino

Gli oltre quarant’anni di attività di un editore come La coccinella dimostrano chiaramente una cosa: i libri con i buchi hanno un fascino irresistibile per le piccole dita! Se poi quei buchi popolano pagine morbide e facili da sfogliare, si affiancano a bustine da aprire e chiudere e tracciano percorsi in cui un nastro possa entrare e uscire, allora il libro che li ospita avrà con tutta probabilità vita felice. Questo, perlomeno, è ciò che auguriamo a Nastrino, libro tattile attentamente progettato da Martina Dorascenzi per la Federazione Nazionale delle Istituzioni pro Ciechi.

Protagonista del libro è per l’appunto un nastrino dorato che il bambino è invitato a far viaggiare di pagina in pagina, attraverso una serie di buchi tondi. Il nastrino è custodito in una taschina di stoffa collocata sulla prima pagina e da qui viene estratto. Una volta terminato il percorso, il nastrino può essere riposto in una taschina simile alla prima, collocata in chiusura. Minimalissimo nei testi, che si limitano a una frase di saluto e a un invito a far avanzare il nastro, il volume presenta un solo buco per ogni pagina, così da agevolarne il reperimento e rendere l’operazione di ingresso e uscita del nastro alla portata di dita inesperte. Sia che godano sia che non godano del supporto della vista, queste si possono muovere con un certo agio e piacere su pagine accoglienti, trovando nel libro un terreno di esplorazione  e gioco stimolante e appagante.

Nastrino può essere letto e goduto a pieno da solo ma fa idealmente parte di un percorso tattile dedicato a concetti molto semplici (forme, contrasti, textures, elementi topologici…) insieme a due altri volumi: Ditino e Quello che tocco. Tutti ideati da Martina Dorascenzi e pubblicati dalla Federazione Nazionale delle Istituzioni pro Ciechi, i tre libri appaiono coerenti nell’aspetto poiché condividono la forma quadrata, la scelta di pagine in stoffa dai colori vivaci e una struttura che prevede pochissimo testo e forme essenziali che invitano all’esplorazione più che al riconoscimento di figure. Il tipo di lettura che ne deriva è estremamente interattivo, piacevole, giocoso e stimolante: caratteristiche, queste, di grande importanza nell’ottica di coinvolgere piccoli lettori con poca esperienza del mondo e dei libri.

Per le stesse ragioni Nastrino, Ditino e Quello che tocco si prestano bene a essere condivisi all’interno di piccoli gruppi di bambini piccoli, in famiglia o al nido, per esempio. La qualità e l’appeal di questi volumi li rende infatti molto accattivanti per qualunque bambino di pochi anni, con e senza una disabilità visiva. La loro semplicità e il coinvolgimento motorio che essi implicano, inoltre, ne fa uno strumento estremamente efficace e spendibile anche con bambini con difficoltà diverse, legate per esempio alla comprensione di concetti astratti. La forza dell’esperienza concreta, ossia del corpo che impara facendo, è infatti chiave preziosa e forse insostituibile per sostenere una reale appropriazione dei libri e dei contenuti che essi custodiscono.

Mi vesto (collana A bocca aperta)

Se illustrare libri per bambini è faccenda seria (e lo è!), farlo per bambini piccolissimi è faccenda serissima. Qui, infatti, più che altrove, la personalità del segno deve necessariamente confrontarsi con specifiche esigenze di lettura e con abilità di decodifica ancora in maturazione: pena, il flop della proposta, l’accantonamento del libro o la sua fruizione passiva e priva di sollecitazioni appaganti.

Anche per questa ragione l’affacciarsi sul mercato di libri e collane contraddistinti da un’attenzione rispettosa nei confronti del giovanissimo lettore e delle sue possibilità vanno accolti con gioia. È il caso della collana A bocca aperta proposta da Camelozampa e supervisionata da Silvia Blezza Picherle e Luca Ganzerla, professori dell’Università degli Studi di Verona. Predisposta ad accogliere titoli variegati e a coinvolgere autori diversi, la collana è stata da poco inaugurata con una miniserie di volumi che portano la firma di Helen Oxenbury, vero e proprio mostro sacro dell’illustrazione per l’infanzia.

Composta di libretti – quattro finora – cartonati, quadrati e senza parole, questa miniserie si rivolge a bambini piccoli e risulta fruibile già al di sotto dell’anno. Protagonista è un bebè dal passo ancora incerto minuziosamente rappresentato nei gesti, nelle pose e negli interessi tipici dei bambini di quell’età. Ad ogni pagina e in base al tema specifico del libro, il bebè interagisce con animali domestici e oggetti quotidiani senz’altro familiari ai lettori suoi coetanei. Il suo sguardo è attento e curioso, le sue movenze ancora acerbe e impacciate, la sua concentrazione massima, così il suo potenziale lettore finisce per trovarsi di fronte a uno specchio che riflette esattamente il suo modo di approcciare il mondp. Non è un caso, in questo senso, se i titoli che contengono un verbo sono declinati alla prima persona singolare (Mi vesto, Mi diverto)

All’interno di ogni volume, le scene proposte si susseguono secondo una logica minima (le azioni della giornata seguono vagamente una scansione temporale) o più sovente non la seguono affatto, andando piuttosto a comporre una sorta di imagier inerente a un certo tema in cui, volendo, l’ordine delle pagine potrebbe anche essere rimescolato. In particolare:

Al lavoro immortala il bebè nelle azioni quotidiane più comuni che lo vedono protagonista, come la pappa, il bagnetto o la passeggiata in carrozzina.

Mi diverto illustra alcuni dei passatempi più amati, dal concerto di pentole e cucchiai alla lettura di un libro, dalle costruzioni (e distruzioni) con i cubi alle coccole con un grande pupazzo.

Mi vesto ritrae il bebè intento a infilare, uno via l’altro, i vari capi di abbigliamento, dai più agevoli come il cappello ai più complessi come i calzini.

Amici, infine, mostra l’interazione del protagonista con animali diversi, di piccola, grossa e grossissima taglia, con i quali, in forme diverse, si instaura una tenera complicità.

A fare la differenza in questi volumi sono alcune attenzioni specifiche al livello cognitivo dei potenziali lettori e agli elementi che ne favoriscono una soddisfacente appropriazione del racconto. Così, per esempio, le figure appaiono nitide su sfondo bianco e pulito, prive di orpelli decorativi e dettagli inutili; il bambino è sempre ritratto nella sua interezza intento a compiere azioni e movimenti ben riconoscibili; dettagli come le espressioni del viso, le movenze o l’abbigliamento indossato in relazione alle specifiche attività sono sempre coerenti. Inoltre gli oggetti e gli animali rappresentati sono scelti tra quelli che più facilmente il bambino conosce, in modo da offrirgli un’esperienza appagante di decodifica dell’immagine e soprattutto di ognuno di essi viene proposta un’illustrazione estrapolata dal contesto nella pagina di sinistra e un’illustrazione che ne mostra l’uso o l’interazione da parte del bambino nella pagina di destra. Come ben spiegato da Luigi Paladin e Rita Valentino Merletti all’interno del saggio Nati sotto il segno dei Libri, questa attenzione particolare agevola l’operazione di lettura da parte del bambino piccolo perché attiva in maniera più potente la cosiddetta simulazione incarnata.

Tutti questi elementi, dal canto loro, favoriscono il coinvolgimento e la piena partecipazione anche da parte di bambini con maggiori difficoltà cognitive che qui più che altrove possono trovare racconti quotidiani davvero riconoscibili e poco confusivi.

A rendere infine speciali questi volumi, il guizzo ironico inimitabile di Helen Oxenbury che anche quando si rivolge a un pubblico di giovanissimi lettori non cede alla tentazione della rappresentazione piatta e banale. Così tra queste pagine non sarà difficile imbattersi in bambini decisi a infilare i pantaloni dopo aver indossato le scarpe, a tenere in ostaggio un gatto inerme adibito a cuscino o a leggere con grande interesse un libro girato al contrario.

Mi diverto (collana A bocca aperta)

Se illustrare libri per bambini è faccenda seria (e lo è!), farlo per bambini piccolissimi è faccenda serissima. Qui, infatti, più che altrove, la personalità del segno deve necessariamente confrontarsi con specifiche esigenze di lettura e con abilità di decodifica ancora in maturazione: pena, il flop della proposta, l’accantonamento del libro o la sua fruizione passiva e priva di sollecitazioni appaganti.

Anche per questa ragione l’affacciarsi sul mercato di libri e collane contraddistinti da un’attenzione rispettosa nei confronti del giovanissimo lettore e delle sue possibilità vanno accolti con gioia. È il caso della collana A bocca aperta proposta da Camelozampa e supervisionata da Silvia Blezza Picherle e Luca Ganzerla, professori dell’Università degli Studi di Verona. Predisposta ad accogliere titoli variegati e a coinvolgere autori diversi, la collana è stata da poco inaugurata con una miniserie di volumi che portano la firma di Helen Oxenbury, vero e proprio mostro sacro dell’illustrazione per l’infanzia.

Composta di libretti – quattro finora – cartonati, quadrati e senza parole, questa miniserie si rivolge a bambini piccoli e risulta fruibile già al di sotto dell’anno. Protagonista è un bebè dal passo ancora incerto minuziosamente rappresentato nei gesti, nelle pose e negli interessi tipici dei bambini di quell’età. Ad ogni pagina e in base al tema specifico del libro, il bebè interagisce con animali domestici e oggetti quotidiani senz’altro familiari ai lettori suoi coetanei. Il suo sguardo è attento e curioso, le sue movenze ancora acerbe e impacciate, la sua concentrazione massima, così il suo potenziale lettore finisce per trovarsi di fronte a uno specchio che riflette esattamente il suo modo di approcciare il mondp. Non è un caso, in questo senso, se i titoli che contengono un verbo sono declinati alla prima persona singolare (Mi vesto, Mi diverto)

All’interno di ogni volume, le scene proposte si susseguono secondo una logica minima (le azioni della giornata seguono vagamente una scansione temporale) o più sovente non la seguono affatto, andando piuttosto a comporre una sorta di imagier inerente a un certo tema in cui, volendo, l’ordine delle pagine potrebbe anche essere rimescolato. In particolare:

Al lavoro immortala il bebè nelle azioni quotidiane più comuni che lo vedono protagonista, come la pappa, il bagnetto o la passeggiata in carrozzina.

Mi diverto illustra alcuni dei passatempi più amati, dal concerto di pentole e cucchiai alla lettura di un libro, dalle costruzioni (e distruzioni) con i cubi alle coccole con un grande pupazzo.

Mi vesto ritrae il bebè intento a infilare, uno via l’altro, i vari capi di abbigliamento, dai più agevoli come il cappello ai più complessi come i calzini.

Amici, infine, mostra l’interazione del protagonista con animali diversi, di piccola, grossa e grossissima taglia, con i quali, in forme diverse, si instaura una tenera complicità.

A fare la differenza in questi volumi sono alcune attenzioni specifiche al livello cognitivo dei potenziali lettori e agli elementi che ne favoriscono una soddisfacente appropriazione del racconto. Così, per esempio, le figure appaiono nitide su sfondo bianco e pulito, prive di orpelli decorativi e dettagli inutili; il bambino è sempre ritratto nella sua interezza intento a compiere azioni e movimenti ben riconoscibili; dettagli come le espressioni del viso, le movenze o l’abbigliamento indossato in relazione alle specifiche attività sono sempre coerenti. Inoltre gli oggetti e gli animali rappresentati sono scelti tra quelli che più facilmente il bambino conosce, in modo da offrirgli un’esperienza appagante di decodifica dell’immagine e soprattutto di ognuno di essi viene proposta un’illustrazione estrapolata dal contesto nella pagina di sinistra e un’illustrazione che ne mostra l’uso o l’interazione da parte del bambino nella pagina di destra. Come ben spiegato da Luigi Paladin e Rita Valentino Merletti all’interno del saggio Nati sotto il segno dei Libri, questa attenzione particolare agevola l’operazione di lettura da parte del bambino piccolo perché attiva in maniera più potente la cosiddetta simulazione incarnata.

Tutti questi elementi, dal canto loro, favoriscono il coinvolgimento e la piena partecipazione anche da parte di bambini con maggiori difficoltà cognitive che qui più che altrove possono trovare racconti quotidiani davvero riconoscibili e poco confusivi.

A rendere infine speciali questi volumi, il guizzo ironico inimitabile di Helen Oxenbury che anche quando si rivolge a un pubblico di giovanissimi lettori non cede alla tentazione della rappresentazione piatta e banale. Così tra queste pagine non sarà difficile imbattersi in bambini decisi a infilare i pantaloni dopo aver indossato le scarpe, a tenere in ostaggio un gatto inerme adibito a cuscino o a leggere con grande interesse un libro girato al contrario.

Amici (collana A bocca aperta)

Se illustrare libri per bambini è faccenda seria (e lo è!), farlo per bambini piccolissimi è faccenda serissima. Qui, infatti, più che altrove, la personalità del segno deve necessariamente confrontarsi con specifiche esigenze di lettura e con abilità di decodifica ancora in maturazione: pena, il flop della proposta, l’accantonamento del libro o la sua fruizione passiva e priva di sollecitazioni appaganti.

Anche per questa ragione l’affacciarsi sul mercato di libri e collane contraddistinti da un’attenzione rispettosa nei confronti del giovanissimo lettore e delle sue possibilità vanno accolti con gioia. È il caso della collana A bocca aperta proposta da Camelozampa e supervisionata da Silvia Blezza Picherle e Luca Ganzerla, professori dell’Università degli Studi di Verona. Predisposta ad accogliere titoli variegati e a coinvolgere autori diversi, la collana è stata da poco inaugurata con una miniserie di volumi che portano la firma di Helen Oxenbury, vero e proprio mostro sacro dell’illustrazione per l’infanzia.

Composta di libretti – quattro finora – cartonati, quadrati e senza parole, questa miniserie si rivolge a bambini piccoli e risulta fruibile già al di sotto dell’anno. Protagonista è un bebè dal passo ancora incerto minuziosamente rappresentato nei gesti, nelle pose e negli interessi tipici dei bambini di quell’età. Ad ogni pagina e in base al tema specifico del libro, il bebè interagisce con animali domestici e oggetti quotidiani senz’altro familiari ai lettori suoi coetanei. Il suo sguardo è attento e curioso, le sue movenze ancora acerbe e impacciate, la sua concentrazione massima, così il suo potenziale lettore finisce per trovarsi di fronte a uno specchio che riflette esattamente il suo modo di approcciare il mondp. Non è un caso, in questo senso, se i titoli che contengono un verbo sono declinati alla prima persona singolare (Mi vesto, Mi diverto)

All’interno di ogni volume, le scene proposte si susseguono secondo una logica minima (le azioni della giornata seguono vagamente una scansione temporale) o più sovente non la seguono affatto, andando piuttosto a comporre una sorta di imagier inerente a un certo tema in cui, volendo, l’ordine delle pagine potrebbe anche essere rimescolato. In particolare:

Al lavoro immortala il bebè nelle azioni quotidiane più comuni che lo vedono protagonista, come la pappa, il bagnetto o la passeggiata in carrozzina.

Mi diverto illustra alcuni dei passatempi più amati, dal concerto di pentole e cucchiai alla lettura di un libro, dalle costruzioni (e distruzioni) con i cubi alle coccole con un grande pupazzo.

Mi vesto ritrae il bebè intento a infilare, uno via l’altro, i vari capi di abbigliamento, dai più agevoli come il cappello ai più complessi come i calzini.

Amici, infine, mostra l’interazione del protagonista con animali diversi, di piccola, grossa e grossissima taglia, con i quali, in forme diverse, si instaura una tenera complicità.

A fare la differenza in questi volumi sono alcune attenzioni specifiche al livello cognitivo dei potenziali lettori e agli elementi che ne favoriscono una soddisfacente appropriazione del racconto. Così, per esempio, le figure appaiono nitide su sfondo bianco e pulito, prive di orpelli decorativi e dettagli inutili; il bambino è sempre ritratto nella sua interezza intento a compiere azioni e movimenti ben riconoscibili; dettagli come le espressioni del viso, le movenze o l’abbigliamento indossato in relazione alle specifiche attività sono sempre coerenti. Inoltre gli oggetti e gli animali rappresentati sono scelti tra quelli che più facilmente il bambino conosce, in modo da offrirgli un’esperienza appagante di decodifica dell’immagine e soprattutto di ognuno di essi viene proposta un’illustrazione estrapolata dal contesto nella pagina di sinistra e un’illustrazione che ne mostra l’uso o l’interazione da parte del bambino nella pagina di destra. Come ben spiegato da Luigi Paladin e Rita Valentino Merletti all’interno del saggio Nati sotto il segno dei Libri, questa attenzione particolare agevola l’operazione di lettura da parte del bambino piccolo perché attiva in maniera più potente la cosiddetta simulazione incarnata.

Tutti questi elementi, dal canto loro, favoriscono il coinvolgimento e la piena partecipazione anche da parte di bambini con maggiori difficoltà cognitive che qui più che altrove possono trovare racconti quotidiani davvero riconoscibili e poco confusivi.

A rendere infine speciali questi volumi, il guizzo ironico inimitabile di Helen Oxenbury che anche quando si rivolge a un pubblico di giovanissimi lettori non cede alla tentazione della rappresentazione piatta e banale. Così tra queste pagine non sarà difficile imbattersi in bambini decisi a infilare i pantaloni dopo aver indossato le scarpe, a tenere in ostaggio un gatto inerme adibito a cuscino o a leggere con grande interesse un libro girato al contrario.

Al lavoro (collana A bocca aperta)

Se illustrare libri per bambini è faccenda seria (e lo è!), farlo per bambini piccolissimi è faccenda serissima. Qui, infatti, più che altrove, la personalità del segno deve necessariamente confrontarsi con specifiche esigenze di lettura e con abilità di decodifica ancora in maturazione: pena, il flop della proposta, l’accantonamento del libro o la sua fruizione passiva e priva di sollecitazioni appaganti.

Anche per questa ragione l’affacciarsi sul mercato di libri e collane contraddistinti da un’attenzione rispettosa nei confronti del giovanissimo lettore e delle sue possibilità vanno accolti con gioia. È il caso della collana A bocca aperta proposta da Camelozampa e supervisionata da Silvia Blezza Picherle e Luca Ganzerla, professori dell’Università degli Studi di Verona. Predisposta ad accogliere titoli variegati e a coinvolgere autori diversi, la collana è stata da poco inaugurata con una miniserie di volumi che portano la firma di Helen Oxenbury, vero e proprio mostro sacro dell’illustrazione per l’infanzia.

Composta di libretti – quattro finora – cartonati, quadrati e senza parole, questa miniserie si rivolge a bambini piccoli e risulta fruibile già al di sotto dell’anno. Protagonista è un bebè dal passo ancora incerto minuziosamente rappresentato nei gesti, nelle pose e negli interessi tipici dei bambini di quell’età. Ad ogni pagina e in base al tema specifico del libro, il bebè interagisce con animali domestici e oggetti quotidiani senz’altro familiari ai lettori suoi coetanei. Il suo sguardo è attento e curioso, le sue movenze ancora acerbe e impacciate, la sua concentrazione massima, così il suo potenziale lettore finisce per trovarsi di fronte a uno specchio che riflette esattamente il suo modo di approcciare il mondp. Non è un caso, in questo senso, se i titoli che contengono un verbo sono declinati alla prima persona singolare (Mi vesto, Mi diverto)

All’interno di ogni volume, le scene proposte si susseguono secondo una logica minima (le azioni della giornata seguono vagamente una scansione temporale) o più sovente non la seguono affatto, andando piuttosto a comporre una sorta di imagier inerente a un certo tema in cui, volendo, l’ordine delle pagine potrebbe anche essere rimescolato. In particolare:

Al lavoro immortala il bebè nelle azioni quotidiane più comuni che lo vedono protagonista, come la pappa, il bagnetto o la passeggiata in carrozzina.

Mi diverto illustra alcuni dei passatempi più amati, dal concerto di pentole e cucchiai alla lettura di un libro, dalle costruzioni (e distruzioni) con i cubi alle coccole con un grande pupazzo.

Mi vesto ritrae il bebè intento a infilare, uno via l’altro, i vari capi di abbigliamento, dai più agevoli come il cappello ai più complessi come i calzini.

Amici, infine, mostra l’interazione del protagonista con animali diversi, di piccola, grossa e grossissima taglia, con i quali, in forme diverse, si instaura una tenera complicità.

A fare la differenza in questi volumi sono alcune attenzioni specifiche al livello cognitivo dei potenziali lettori e agli elementi che ne favoriscono una soddisfacente appropriazione del racconto. Così, per esempio, le figure appaiono nitide su sfondo bianco e pulito, prive di orpelli decorativi e dettagli inutili; il bambino è sempre ritratto nella sua interezza intento a compiere azioni e movimenti ben riconoscibili; dettagli come le espressioni del viso, le movenze o l’abbigliamento indossato in relazione alle specifiche attività sono sempre coerenti. Inoltre gli oggetti e gli animali rappresentati sono scelti tra quelli che più facilmente il bambino conosce, in modo da offrirgli un’esperienza appagante di decodifica dell’immagine e soprattutto di ognuno di essi viene proposta un’illustrazione estrapolata dal contesto nella pagina di sinistra e un’illustrazione che ne mostra l’uso o l’interazione da parte del bambino nella pagina di destra. Come ben spiegato da Luigi Paladin e Rita Valentino Merletti all’interno del saggio Nati sotto il segno dei Libri, questa attenzione particolare agevola l’operazione di lettura da parte del bambino piccolo perché attiva in maniera più potente la cosiddetta simulazione incarnata.

Tutti questi elementi, dal canto loro, favoriscono il coinvolgimento e la piena partecipazione anche da parte di bambini con maggiori difficoltà cognitive che qui più che altrove possono trovare racconti quotidiani davvero riconoscibili e poco confusivi.

A rendere infine speciali questi volumi, il guizzo ironico inimitabile di Helen Oxenbury che anche quando si rivolge a un pubblico di giovanissimi lettori non cede alla tentazione della rappresentazione piatta e banale. Così tra queste pagine non sarà difficile imbattersi in bambini decisi a infilare i pantaloni dopo aver indossato le scarpe, a tenere in ostaggio un gatto inerme adibito a cuscino o a leggere con grande interesse un libro girato al contrario.

Les animaux de la ferme

Si potrebbe pensare che Les animaux de la ferme sia un comune libro sugli animali della fattoria. E invece no, il libro di François Delebecque, così come gli altri che fanno parte della stessa serie edita in Francia da Les Grandes Personnes, è decisamente molto di più. Qui il bambino non si limita infatti a trovare cavalli, maiali, capre e galline disegnati ma ha l’occasione di conoscere e riconoscere questi animali da vicino, da diverse prospettive e in un crescendo di complessità che asseconda le sue abilità cognitive.

Come lo fa? Attraverso una scelta stilistica orientata alla pulizia e all’essenzialità (grandi sfondi bianchi su cui si stagliano silhouette nere), una particolare attenzione al tema della somiglianza e della varietà (animali della stessa famiglia sono affini ma non identici così come lo stesso animale può avere aspetti differenti a seconda dalla prospettiva e dal contesto in cui lo si guarda), e un impianto a finestrelle che invita all’interazione, al gioco e al confronto tra differenti forme di rappresentazione.

Ogni doppia pagina è dedicata a una diversa famiglia di animali e presenta 4-5 finestrelle – una più grande sulla sinistra e altre 3-4 più piccole sulla destra – su cui figura la sagoma nera del soggetto. Ben distinguibile anche in caso di ipovisione, questa illustra l’animale mettendone in evidenza i tratti più pertinenti. Perlopiù rappresentati di profilo nella pagina di sinistra, così da risultare più riconoscibili al primo impatto, gli animali sono proposti di fronte, a figura non intera, a gruppi o insieme a elementi di contesto nella pagina di destra: aspetto, questo, che invita il lettore a cimentarsi con operazione di riconoscimento via via più articolate e sfidanti.  Le sagome, dal canto loro, non sono disegnate a caso ma ricalcano esattamente la fotografia dell’animale nascosta sotto la finestrella. Tra il sotto e il sopra di quest’ultima si viene così a creare un gioco di richiami e rimandi che non solo diverte ma supporta efficacemente l’acquisizione di dimestichezza con forme di rappresentazione più e meno realistiche. Un’ultima doppia pagina, infine, ripropone sempre in forma di finestrella tutti gli animali incontrati dal lettore all’interno del libro, offrendogli un’ulteriore occasione di scoperta, gioco e conferma delle abilità fin lì messe alla prova.

Versatile e intrigante, Animaux de la ferme si presta a essere utilizzato in molti modi diversi, rispettando e stimolando le diverse abilità dei diversi lettori.

Ditino

Ditino è un tipo intraprendente: passa senza timore in alto, in basso, sopra e sotto le cose. Provare per credere! Il volume per piccolissimi ideato e realizzato da Martina Dorascenzi è infatti un invito per dita curiose a muoversi sulle pagine seguendo semplici istruzioni (“Ditino passa in alto”, per esempio), seguendo un bordo ricamato di facile reperimento. Collocato di volta in volta in una posizione diversa, il bordo delinea un sentiero, una sorta di traccia che il bambino può seguire per sperimentare in prima persona i concetti spaziali più elementari. Punto di riferimento rispetto a cui questi concetti acquistano senso, è un cuscinetto morbido posto al centro della pagina che il lettore può trovare e riconoscere con una certa immediatezza. Semplice me davvero molto ben fatto, Ditino risponde così allo specifico bisogno di allenare l’orientamento spaziale: abilità tutt’altro che scontata soprattutto (ma non solo) per i bambini non vedenti.

Ditino può essere letto e goduto a pieno da solo ma fa idealmente parte di un percorso tattile dedicato a concetti molto semplici (forme, contrasti, textures, elementi topologici…) insieme a due altri volumi: Nastrino e Quello che tocco. Tutti ideati da Martina Dorascenzi e pubblicati dalla Federazione Nazionale delle Istituzioni pro Ciechi, i tre libri appaiono coerenti nell’aspetto poiché condividono la forma quadrata, la scelta di pagine in stoffa dai colori vivaci e una struttura che prevede pochissimo testo e forme essenziali, che invitano all’esplorazione più che al riconoscimento di figure. Il tipo di lettura che ne deriva è estremamente interattivo, piacevole, giocoso e stimolante: caratteristiche, queste, particolarmente importanti nell’ottica di coinvolgere piccoli lettori con poca esperienza del mondo e dei libri.

Per le stesse ragioni Nastrino, Ditino e Quello che tocco si prestano bene a essere condivisi all’interno di piccoli gruppi di bambini piccoli, in famiglia o al nido, per esempio. La qualità e l’appeal di questi volumi li rende infatti molto accattivanti per qualunque bambino di pochi anni, con e senza una disabilità visiva. La loro semplicità e il coinvolgimento motorio che essi implicano, inoltre, ne fa uno strumento estremamente efficace e spendibile anche con bambini con difficoltà diverse, legate per esempio alla comprensione di concetti astratti. La forza dell’esperienza concreta, ossia del corpo che impara facendo, è infatti chiave preziosa e forse insostituibile per sostenere una reale appropriazione dei libri e dei contenuti che essi custodiscono.

La mia giornata

Tana Hoban ha fatto scuola e a partire dai suoi libri per piccolissimi, basati su semplici figure e forti contrasti, si è diffusa anche in Italia una maggiore consapevolezza rispetto all’importanza di proporre volumi di qualità già ai neonati e ai bambini di pochi mesi. In questa cornice, favorevole allo sviluppo di libri resistenti, belli da vedere e modellati sulle reali esigenze dei piccoli lettori, arrivano ora due proposte molto interessanti di Lapis, che già in passato aveva lavorato su questo fronte con la collana de I libri del Tato. Si tratta, nello specifico, de La natura e La mia giornata, curati da Raffaella Castagna.

I volumi si presentano come due quadrotti cartonati, dalla dimensione maneggevole e dalle pagine spesse e leggere. Ognuna di queste ultime propone un solo soggetto, rappresentato in maniera estremamente essenziale e ben distinguibile, grazie alla scelta di sfruttare un solo vivace colore – giallo o rosso – oltre al bianco e al nero. Ogni figura è accompagnata da due-tre parole al massimo: una sorta di micro-didascalia senza fronzoli. In ogni doppia pagina, una figura è bianca su sfondo nero e una è nera su sfondo bianco. Grazie a un sistema di scorrimento, sotto ogni figura se ne svela un’altra con le medesime caratteristiche stilistiche e cromatiche e collegata a quella sovrastante da nessi di vario tipo, principalmente spaziali (la balena e il mare, per esempio) o d’uso (le stoviglie e l’azione di mangiare).

In La natura, che tra i due volumi è forse il più semplice, ogni pagina è dedicata in particolare a oggetti, paesaggi ed elementi atmosferici. Qui le didascalie sono omogenee e volte a nominare gli oggetti (la farfalla e il fiore, per esempio). Il colore che si aggiunge al bianco e nero, inoltre, compare solo nelle figure che si scoprono a scorrimento.

In La mia giornata, invece, ogni pagina è dedicata a un’azione quotidiana, dal risveglio all’addormentamento. Sulle pagine si succedono quindi oggetti comuni, familiari al bambino: dalla t-shirt alla palla, dalla vasca da bagno al libro della buonanotte. Sotto ad essi, il sistema di scorrimento rivela personaggi dalle fattezze animali che compiono le azioni collegate ai diversi oggetti, mentre le didascalie danno spazio a frasi che indicano l’azione stessa (Faccio il bagno, per esempio) o che la accompagnano (Buongiorno). I nessi tra le figure, il tipo di testo e la presenza di tre colori sia sopra sia sotto la linguetta a scorrimento rende la lettura di questo volume minimamente più elaborata rispetto al precedente.

In entrambi i casi, la semplicità dei contenuti, il numero limitatissimo di soggetti per pagina e il forte contrasto cromatico delle figure fanno sì che il volume racchiuda delle importanti possibilità di esposizione alla lettura anche da parte di bambini con disabilità. È il caso dei piccolissimi con disabilità cognitiva o comunicativa ma anche di coloro che presentano un deficit visivo. La presenza poi di un semplice ma efficace dispositivo ludico come le pagine a scorrimento, amplifica l’interattività e la sorpresa: elementi di grande importanza e appeal anche e soprattutto per bambini con  maggiori difficoltà di approccio all’oggetto-libro. Per come sono costruiti i volumi, il sistema di scorrimento apre a una sorta di secondo livelli di lettura, leggermente più complesso, che mette in gioco la capacità di associazione tra figure oltre al loro riconoscimento: un livello che, volendo, si può aggiungere anche solo in un secondo momento, senza per questo condizionare il godimento del libro nella sua forma base.

La natura

Tana Hoban ha fatto scuola e a partire dai suoi libri per piccolissimi, basati su semplici figure e forti contrasti, si è diffusa anche in Italia una maggiore consapevolezza rispetto all’importanza di proporre volumi di qualità già ai neonati e ai bambini di pochi mesi. In questa cornice, favorevole allo sviluppo di libri resistenti, belli da vedere e modellati sulle reali esigenze dei piccoli lettori, arrivano ora due proposte molto interessanti di Lapis, che già in passato aveva lavorato su questo fronte con la collana de I libri del Tato. Si tratta, nello specifico, de La natura e La mia giornata, curati da Raffaella Castagna.

I volumi si presentano come due quadrotti cartonati, dalla dimensione maneggevole e dalle pagine spesse e leggere. Ognuna di queste ultime propone un solo soggetto, rappresentato in maniera estremamente essenziale e ben distinguibile, grazie alla scelta di sfruttare un solo vivace colore – giallo o rosso – oltre al bianco e al nero. Ogni figura è accompagnata da due-tre parole al massimo: una sorta di micro-didascalia senza fronzoli. In ogni doppia pagina, una figura è bianca su sfondo nero e una è nera su sfondo bianco. Grazie a un sistema di scorrimento, sotto ogni figura se ne svela un’altra con le medesime caratteristiche stilistiche e cromatiche e collegata a quella sovrastante da nessi di vario tipo, principalmente spaziali (la balena e il mare, per esempio) o d’uso (le stoviglie e l’azione di mangiare).

In La natura, che tra i due volumi è forse il più semplice, ogni pagina è dedicata in particolare a oggetti, paesaggi ed elementi atmosferici. Qui le didascalie sono omogenee e volte a nominare gli oggetti (la farfalla e il fiore, per esempio). Il colore che si aggiunge al bianco e nero, inoltre, compare solo nelle figure che si scoprono a scorrimento.

In La mia giornata, invece, ogni pagina è dedicata a un’azione quotidiana, dal risveglio all’addormentamento. Sulle pagine si succedono quindi oggetti comuni, familiari al bambino: dalla t-shirt alla palla, dalla vasca da bagno al libro della buonanotte. Sotto ad essi, il sistema di scorrimento rivela personaggi dalle fattezze animali che compiono le azioni collegate ai diversi oggetti, mentre le didascalie danno spazio a frasi che indicano l’azione stessa (Faccio il bagno, per esempio) o che la accompagnano (Buongiorno). I nessi tra le figure, il tipo di testo e la presenza di tre colori sia sopra sia sotto la linguetta a scorrimento rende la lettura di questo volume minimamente più elaborata rispetto al precedente.

In entrambi i casi, la semplicità dei contenuti, il numero limitatissimo di soggetti per pagina e il forte contrasto cromatico delle figure fanno sì che il volume racchiuda delle importanti possibilità di esposizione alla lettura anche da parte di bambini con disabilità. È il caso dei piccolissimi con disabilità cognitiva o comunicativa ma anche di coloro che presentano un deficit visivo. La presenza poi di un semplice ma efficace dispositivo ludico come le pagine a scorrimento, amplifica l’interattività e la sorpresa: elementi di grande importanza e appeal anche e soprattutto per bambini con  maggiori difficoltà di approccio all’oggetto-libro. Per come sono costruiti i volumi, il sistema di scorrimento apre a una sorta di secondo livelli di lettura, leggermente più complesso, che mette in gioco la capacità di associazione tra figure oltre al loro riconoscimento: un livello che, volendo, si può aggiungere anche solo in un secondo momento, senza per questo condizionare il godimento del libro nella sua forma base.

Le mani ballano la bocca canta

Non è mai troppo presto per rendere un libro più amichevole e leggibile. Ecco allora che Sinnos ci propone un volumetto piccino picciò adatto a giovanissimissimissimi – dall’anno e mezzo in su – che sfrutta a pieno il font leggimiprima, la spaziatura ampia e il testo non giustificato (oltre che a grande carattere). Perché è vero che il pubblico di riferimento non lo leggerà in autonomia ma magari lo farà un fratellino di poco più grande per il quale gli accorgimenti di alta leggibilità possono essere un validissimo aiuto per fare della lettura condivisa un momento piacevole che fila liscio.

Protagonista del libro è una bambina dall’aria vispa che invita il lettore a sperimentare le molte possibilità espressive offerte dalle mani e dalla bocca. Con le prime si può infatti, salutare, fare musica ed esplorare il proprio corpo. Con la seconda si può dare i baci, sorridere, fare gli indiani e mangiare i gelati. Ad ogni azione è dedicata una doppia pagina centrata sulla bambina e sul suo coniglietto di pezza, immancabile compagno di giochi. I testi brevi e diretti descrivono i movimenti che la bambina fa. Resi particolarmente coinvolgenti dalla frequente presenza di onomatopee, questi possono essere facilmente imitati dal lettore e divenire il fulcro di una sorta di danza o canto mimato da condividere con gioia nell’intimità familiare.

La notte

Bentornati a Wimmlingen, il paese più silenzioso e brulicante che ci sia! Già protagonista degli irresistibili Libri delle stagioni (Topipittori, 2018-2019), la città creata da Rotraut Susanne Berner torna al centro di un nuovo wimmelbuch di grandi dimensioni. Luoghi, abitanti e inquadrature sono immutati rispetto si titoli precedenti: un piacere in più per il lettore che già li ha frequentati e che può così sperimentare la gioia del riconoscimento e il sapore della familiarità. La ripresa, in questo caso, è esclusivamente notturna, il che offre la possibilità di scoprire gli spazi cittadini in una veste insolita, vedendo animarsi luoghi perlopiù deserti di giorno e, al contrario, svuotarsi luoghi di giorno animatissimi. A ruota, anche i personaggi cambiano ruolo, ripresi nel loro tempo libero o in servizio.

E così, a vagare per le strade della vivace cittadina si assiste a comunissime routine quotidiane come a eventi straordinari, a lavori spesso invisibili come a incontri inattesi. Nella Wimmlingen notturna c’è chi si fa la doccia e chi vorrebbe dormire in giardino, chi sventa furti e chi guarda le stelle cadenti, chi fa un pigiama party in biblioteca e chi imbratta i muri per amore. Anche gli animali, come sempre accade nei quadri di Susanne Rotraut Berner, non stanno a guardare e tra gatti ben svegli, procioni a zonzo e cani ladruncoli anche le notti a quattro zampe si fanno piuttosto animate. Ad attraversare la città, partendo dal quartiere residenziale che si accinge a riposare e arrivando al laghetto dove pullulano le attività notturne, il lettore si immerge in una dimensione insolita e avvolgente, in cui al silenzio delle parole assenti si aggiunge quello dell’ora tarda (le 22.15, per la precisione, dice l’orologio della stazione). Tra serrande abbassate e luci accese c’è tanto da osservare, scovare e raccontare: l’autrice ha in questo senso un tocco davvero magico, capace com’è di disseminare tra le pagine dettagli sfiziosi, microstorie che si fanno grandi, citazioni imperdibili e vicende che si intrecciano.

Nei suoi racconti per immagini tutto si tiene con una coerenza e una fittezza di rimandi che sono fonte inesauribile di stupore e ragione di riletture mai uguali. Anche grazie a questa abilità i libri come La notte svelano una molteplicità di strati di lettura che agevola il coinvolgimento e la piena partecipazione da parte di bambini con abilità diverse.  Da un lato, infatti, l’assenza di parole favorisce la positiva appropriazione del libro anche da parte di piccoli lettori con difficoltà di comprensione del testo. Dall’altro, la presenza di storie godibili sia nella loro individualità sia nel loro complesso permette una libertà di movimento pienamente appagante a chi necessita di narrazioni poco articolate al pari di chi si districa con disinvoltura tra vicende disegnate più o meno complesse. Che sia giorno o che sia notte, insomma, la città di Wimmlingen accoglie il lettore con un caloroso e amichevole benvenuto!

Guarda!

Progetto che vince non si cambia… ma per fortuna si arricchisce! E così, dopo gli splendidi Fiori! e Forme!, Franco Cosimo Panini porta in Italia due nuovi e bellissimi libri-gioco a misura di mani mignon firmati da Hervé Tullet.

Il primo – Guarda! – si fa particolarmente notare per la sua composizione ipnotica, tutta giocata su cerchi concentrici all’interno dei quali si collocano aperture o specchi. Qui, il gioco dello sguardo si alimenta e si rinnova senza posa grazie alla creazione di riflessi e buchi che si rincorrono creando insolite prospettive e percorsi da indagare.

In maniera analoga, Balla! sfrutta intagli geometrici e specchi per dare vita a pagine dinamiche che invitano al movimento. Pallini e linee colorati creno quadri astratti in cui si possono però riconoscere stilizzatissime figure umane che ricordano per certi versi gli omini di Keith Haring. L’effetto complessivo è solleticante e chiama il lettore a cogliere e riprodurre mosse diverse che cambiano continuamente a seconda del verso e della prospettiva da cui si guardano le pagine.

Come i due titoli precedenti, Guarda! e Balla! presentano pagine double-face unite in una solida struttura a leporello, capace di tenersi in piedi da sola con angolature diverse. Che siano dunque aperti in linea retta, chiusi a recinto, sfogliati tradizionalmente o – che so – allestiti a mo’ di ponte, i libri si prestato a resistere ed assecondare le esplorazioni condotte da occhi e mani non solo curiosi ma magari anche un po’ irruenti per via di una motricità fine ancora acerba o ridotta.

Anche qui, l’assoluta libertà d’uso che solletica l’immaginazione e la sperimentazione personali, è incoraggiata nel lettore dalla scelta di proporre esclusivamente figure astratte o estremamente stilizzate, composte di colori basici – i tre primari più i soli bianco e nero – e di forme minime – cerchi, linee e superfici uniformi di colore o a specchio. La curiosità e l’invenzione vengono così accolte senza vincoli e restrizioni, a tutto vantaggio anche di quei lettori che faticano a sfogliare pagine troppo sottili o a confrontarsi con contenuti più o meno complessi.

Allo stesso modo l’essenzialità e la vivacità della composizione, che generano con immediatezza interesse e coinvolgimento, favoriscono l’interazione tra pari o tra cari, anche laddove la disabilità sembri imbrigliare o impedire pesantemente le possibilità di incontro e condivisione. Cerchi, specchi, linee e colori, così come combinati dal maestro Tullet, diventano in questo modo preziosi strumenti a sostegno non solo del gioco ma anche della relazione.

Balla!

Progetto che vince non si cambia… ma per fortuna si arricchisce! E così, dopo gli splendidi Fiori! e Forme!, Franco Cosimo Panini porta in Italia due nuovi e bellissimi libri-gioco a misura di mani mignon firmati da Hervé Tullet.

Il primo – Guarda! si fa particolarmente notare per la sua composizione ipnotica, tutta giocata su cerchi concentrici all’interno dei quali si collocano aperture o specchi. Qui, il gioco dello sguardo si alimenta e si rinnova senza posa grazie alla creazione di riflessi e buchi che si rincorrono creando insolite prospettive e percorsi da indagare.

In maniera analoga, Balla! sfrutta intagli geometrici e specchi per dare vita a pagine dinamiche che invitano al movimento. Pallini e linee colorati creno quadri astratti in cui si possono però riconoscere stilizzatissime figure umane che ricordano per certi versi gli omini di Keith Haring. L’effetto complessivo è solleticante e chiama il lettore a cogliere e riprodurre mosse diverse che cambiano continuamente a seconda del verso e della prospettiva da cui si guardano le pagine.

Come i due titoli precedenti, Guarda! e Balla! presentano pagine double-face unite in una solida struttura a leporello, capace di tenersi in piedi da sola con angolature diverse. Che siano dunque aperti in linea retta, chiusi a recinto, sfogliati tradizionalmente o – che so – allestiti a mo’ di ponte, i libri si prestato a resistere ed assecondare le esplorazioni condotte da occhi e mani non solo curiosi ma magari anche un po’ irruenti per via di una motricità fine ancora acerba o ridotta.

Anche qui, l’assoluta libertà d’uso che solletica l’immaginazione e la sperimentazione personali, è incoraggiata nel lettore dalla scelta di proporre esclusivamente figure astratte o estremamente stilizzate, composte di colori basici – i tre primari più i soli bianco e nero – e di forme minime – cerchi, linee e superfici uniformi di colore o a specchio. La curiosità e l’invenzione vengono così accolte senza vincoli e restrizioni, a tutto vantaggio anche di quei lettori che faticano a sfogliare pagine troppo sottili o a confrontarsi con contenuti più o meno complessi.

Allo stesso modo l’essenzialità e la vivacità della composizione, che generano con immediatezza interesse e coinvolgimento, favoriscono l’interazione tra pari o tra cari, anche laddove la disabilità sembri imbrigliare o impedire pesantemente le possibilità di incontro e condivisione. Cerchi, specchi, linee e colori, così come combinati dal maestro Tullet, diventano in questo modo preziosi strumenti a sostegno non solo del gioco ma anche della relazione.

Il prato

Ho visto un prato

Verde, verde, verde

Coperto d’erba

Verde, verde, verde

Nel prato c’era un albero

Verde, verde, verde

E sull’albero un nido

Verde, verde, verde

E nel nido un uccello

Verde, verde, verde

Che ha fatto un uovo

Bianco, bianco, bianco!

[…]

Così recita una delle poesie più note di Gianni Rodari, messa anche in musica da Sergio Endrigo.

Era la fine degli anni ’70.  Sono trascorsi dunque ormai più di quarant’anni da quella pubblicazione che, però, evidentemente non ha esaurito quel che aveva da dire ai lettori e non ha cessato di ispirare altri autori ed artisti. Ho visto un prato è infatti di recente tornata sulla scena, grazie a un libro tattile suggestivo e raffinato, intitolato semplicemente Il prato, pubblicato dalla Federazione Nazionale delle Istituzioni pro Ciechi e realizzato da Giorgia A e Michelon Dei Folli, in arte Mirabilia.

Il libro, che spicca per le sue pagine verde brillante e che combina in particolare tessuti e cartoncini diversi, propone in nero e in Braille il testo qui sopra riportato associandolo a illustrazioni tattili che fuggono e scampano la scontatezza di una rappresentazione realistica e didascalica per privilegiare, al contrario, forme più astratte ed evocative. Il prato si caratterizza perciò per la presenza di pagine non affollate in cui l’attenzione è catalizzata da un unico elemento centrale, per un favore spiccato nei confronti di figure minime ed essenziali, e per la sovrapposizione e il contrasto di materiali e colori stimolanti e scelti con cura.

Il risultato è un libro tattile semplice semplice nel testo e nelle illustrazioni, ma ricchissimo e poliedrico nel modo in cui può essere letto e nelle sensazioni che sa restituire. I due autori sono stati in questo senso davvero bravi a declinare in maniera nuova e con un linguaggio diverso quella che è forse la qualità più apprezzabile di quella chicca sonora che è Ho visto un prato: la capacità, cioè, di trasformare pochissime parole in immagini vividissime e personali nella mente del lettore.

Tra i tanti omaggi al grande autore di Omegna che le case editrici hanno sfornato e stanno sfornando in questi mesi per il centenario della sua nascita, questo della Federazione pro Ciechi è senz’altro uno dei più preziosi (anche nel senso più venale del termine, ahinoi. Ma questa è una questione nota e spinosa) e originali: un oggetto che fa propria e condivide con il lettore la splendida lezione di Rodari sulla creatività, come capacità di trovare strade alternative e sentieri inattesi che solletichino il pensiero.

Sssh

Le storie si possono narrare in tanti modi, lo diciamo spesso. Anche con i rumori? Certo che sì! Sssh fa, infatti, esattamente questo: racconta la giornata di un piccolo protagonista attraverso i suoni che di situazione in situazione lo circondano.

Ogni doppia pagina fotografa un preciso momento della giornata in una particolare cornice – in casa, in classe, in piscina, per strada – dando spazio alle figure umane e agli oggetti più disparati che di volta in volta spiccano, emettendo un suono. Dal tostapane ai denti strofinati, dalle forbici al martello pneumatico: ogni cosa si fa sentire e partecipa alla sinfonia dell’ambiente. All’interno di quadri molto colorati e attenti alla vita vera dei bambini, come nello stile inconfondibile di Mariana Ruiz Johnson, risaltano dunque una serie di dettagli che si accompagnano ad eloquenti e riconoscibilissime onomatopee. Lì cade l’occhio e si attiva l’attenzione del lettore.

Ecco allora che il reperimento sulla pagina di una serie di elementi rumorosi non solo innesca un divertente e interessante meccanismo di associazione tra oggetto, azione e rumore, ma permette a un piccolo percorso narrativo di snodarsi attraverso i suoni evidenziati.  Soffermandosi su di essi e cogliendo i fili sottili che non di rado li collegano – il gatto che miagola sembra fuggire dall’aspirapolvere rombante, per esempio, o la risata che si sente nello spogliatoio della piscina si presume sia scatenata da una puzzetta – accade infatti che l’istantanea dipinta in ogni pagina si dilati e si animi secondo una logica tutt’altro che casuale.

C’è infatti una coerenza interna di base grazie alla quale il lettore non solo riconosce uno sviluppo temporale che si dipana attraverso le pagine ma può anche cogliere una serie di richiami tra di esse che danno sostanza alla narrazione. Elemento chiave, in questo senso, è la presenza fissa e ricorrente di un libro rappresentato accanto al protagonista. Dopo una giornata immerso nei suoni più variegati, infatti, questi trova nel finale un rifugio quieto tra le pagine del suo volume preferito: un luogo in cui il silenzio assume un ruolo del tutto ineffabile.

Vietato dunque ridurre Sssh a un comune libro di suoni che procede per semplice giustapposizione. Il volume rivela infatti un’orditura trasparente che lo rende molto più ricco e ne moltiplica le possibilità di lettura.  Nato da un progetto editoriale di Camelozampa, Sssh mette insieme due firme internazionali importanti: quella di Fred Paronuzzi e quella di Mariana Ruiz Johnson, dando vita a una proposta assolutamente originale e stuzzicante, oltre che dalle straordinarie potenzialità inclusive.

Sssh si presta infatti a una lettura ad alta voce irresistibile ed estremamente coinvolgente, anche nei confronti di quei bambini che per deficit cognitivi, comunicativi o di attenzione faticano a seguire un racconto complesso. Lo sviluppo di una narrazione basata su di una forma comunicativa basica ed efficacissima come quella onomatopeica, inoltre, permette di agganciare e stimolare, sia sul piano della comprensione che su quello della verbalizzazione, anche bambini con difficoltà più marcate. Da ultimo, la presenza di un numero di parole molto circoscritto e facilmente intuibile fa sì che anche una lettura individuale possa essere condotta con soddisfazione da chi non coltiva una relazione facile con il testo (o ancora non sa leggere). Una volta colto che le parole scritte rispondono a un preciso meccanismo – quello di restituire il suono emesso dalle figure ad esse associate – esse possono essere facilmente ricostruite e, anche laddove vengano sostituite da sinonimi o affini, l’effetto non cambia.

Il lavoro originale e difficilmente incasellabile di Fred Paronuzzi e Mariana Ruiz Johnson contiene dunque un vero e proprio tesoro di opportunità che difficilmente ci si aspetterebbe da un libro di onomatopee e che invece rivela tutta la sua ricchezza a chi gli presti occhio (e orecchio) attento. Parafrasando i Negrita, alla domanda che rumore fa la felicità? Probabilmente potremmo rispondere Sssh!

Fiori!

Colori vivissimi, forme essenziali, tratto scarabocchiato: Fiori! Forme! dichiarano a gran voce la loro gioiosa tulletitudine! La cifra di Hervé Tullet è infatti inconfondibile tra le pagine a leporello di questi due cartonati sgargianti che invitano mani e occhi curiosi a un’esplorazione multiforme.

Il primo – Fiori! – presenta da un lato e dall’altro del leporello una sequenza di fiori variegati nelle forme e nei colori. A tutta pagina e su sfondo bianco, questi sono contraddistinti da forme minime e tratti diversi: punti, cerchi, linee sottili o contorni spessi. Al centro di ciascuno, fatto salvo per il fiore in chiusura che contiene uno specchio, si trova un foglio spesso di plastica colorata e semitrasparente che trasforma una piacevole carrellata floreale in un’occasione stupefacente di scoperta e sperimentazione tattile, cromatica e luminosa.

Con effetti analoghi con principi compositivi differenti, Forme! propone una sequenza di pagine con motivi a righe colorate su sfondo bianco da un lato e pagine a sfondo multicolore dall’altro. Giocate sui tre colori primari, le pagine presentano intagli geometrici sempre diversi per posizione, dimensione e forma – tondi, quadrati, rettangolari e romboidali – che offrono alle piccole dita pertugi perfetti per una perlustrazione curiosa, per inquadrature insolite di panorami, oggetti e persone, per giochi di combinazione e sovrapposizione e per creazioni suggestive di ombre.

Parola d’ordine: libertà. Fiori! e Forme!, più ancora di altri libri di Tullet che già favorivano una dinamica ludica, offrono al lettore un invito a interagire in maniera assolutamente svincolata, attiva e personale con gli stimoli offerti dai volumi. Non solo questi non prevedono né parole né tracce narrative vere e proprie, ma presentano una struttura fisica che li predispone a una lettura imprevedibile e giocosa, all’interno della quale sono l’intraprendenza, la curiosità e le scelte del lettore – dove il libro viene collocato, in che posizione ci si sistema per leggerlo, se la lettura avviene in solitaria o in compagnia e così via… –  a fare la differenza, a modificare il contenuto, a dare vita a possibilità diverse.

E questo li rende particolarmente preziosi anche per un pubblico con disabilità, cognitiva o comunicativa soprattutto, che può trovare nei libri tradizionali una rigidità di fruizione scoraggiante. Grazie anche alla solidità garantita dalle pagine cartonate e dalla struttura a leporello, che consentono ai libri di reggersi in piedi senza alcun supporto, Fiori! e Forme! restituiscono un valore speciale all’autonomia di lettura, facilitata anche in caso di difficoltà di sfogliatura, e alla possibilità di prendersi un tempo proprio in cui lasciarsi sorprendere dalle scoperte che l’incontro con le pagine può generare.

Cosa succede se le pagine di Fiori! incontrano la luce diretta del sole? E se due trasparenze colorate si sovrappongono? E cosa accade, invece, se si guarda un oggetto attraverso le fustellature di Forme!? E se si lascia che esse generino un’ombra? Ogni volume racchiude domande segrete e indefinite, non scritte e non poste, che sta al bambino decidere se indagare, in base a quel che l’esplorazione visiva e tattile gli suggerirà. Molto vicini nel concept a quella meraviglia progettuale che è Coucou di Lucie Félix,  edito  in Francia da Les grandes Personnes, Fiori! e Forme! imboccano un sentiero proprio, forse meno orientato ad attivare una relazione tra due lettori o tra un lettore e un mediatore e più propenso a solleticare l’interazione con le pagine stesse e con l’ambiente circostante.

Fori e trasparenze fanno leva sulla semplicità delle forme e dei colori, favorendo così un’indagine spontanea e poco condizionata, capace di rispondere a bisogni di complessità differenti. Non a caso i due libri, che certo nascono per soddisfare le esigenze di lettura di bambini piccolissimi – anche al di sotto dell’anno di età – risultano assolutamente irresistibili anche per bambini decisamente più grandi, per esempio di età prescolare.

Forme!

Colori vivissimi, forme essenziali, tratto scarabocchiato: Fiori! Forme! dichiarano a gran voce la loro gioiosa tulletitudine! La cifra di Hervé Tullet è infatti inconfondibile tra le pagine a leporello di questi due cartonati sgargianti che invitano mani e occhi curiosi a un’esplorazione multiforme.

Il primo – Fiori! – presenta da un lato e dall’altro del leporello una sequenza di fiori variegati nelle forme e nei colori. A tutta pagina e su sfondo bianco, questi sono contraddistinti da forme minime e tratti diversi: punti, cerchi, linee sottili o contorni spessi. Al centro di ciascuno, fatto salvo per il fiore in chiusura che contiene uno specchio, si trova un foglio spesso di plastica colorata e semitrasparente che trasforma una piacevole carrellata floreale in un’occasione stupefacente di scoperta e sperimentazione tattile, cromatica e luminosa.

Con effetti analoghi con principi compositivi differenti, Forme! propone una sequenza di pagine con motivi a righe colorate su sfondo bianco da un lato e pagine a sfondo multicolore dall’altro. Giocate sui tre colori primari, le pagine presentano intagli geometrici sempre diversi per posizione, dimensione e forma – tondi, quadrati, rettangolari e romboidali – che offrono alle piccole dita pertugi perfetti per una perlustrazione curiosa, per inquadrature insolite di panorami, oggetti e persone, per giochi di combinazione e sovrapposizione e per creazioni suggestive di ombre.

Parola d’ordine: libertà. Fiori! e Forme!, più ancora di altri libri di Tullet che già favorivano una dinamica ludica, offrono al lettore un invito a interagire in maniera assolutamente svincolata, attiva e personale con gli stimoli offerti dai volumi. Non solo questi non prevedono né parole né tracce narrative vere e proprie, ma presentano una struttura fisica che li predispone a una lettura imprevedibile e giocosa, all’interno della quale sono l’intraprendenza, la curiosità e le scelte del lettore – dove il libro viene collocato, in che posizione ci si sistema per leggerlo, se la lettura avviene in solitaria o in compagnia e così via… –  a fare la differenza, a modificare il contenuto, a dare vita a possibilità diverse.

E questo li rende particolarmente preziosi anche per un pubblico con disabilità, cognitiva o comunicativa soprattutto, che può trovare nei libri tradizionali una rigidità di fruizione scoraggiante. Grazie anche alla solidità garantita dalle pagine cartonate e dalla struttura a leporello, che consentono ai libri di reggersi in piedi senza alcun supporto, Fiori! e Forme! restituiscono un valore speciale all’autonomia di lettura, facilitata anche in caso di difficoltà di sfogliatura, e alla possibilità di prendersi un tempo proprio in cui lasciarsi sorprendere dalle scoperte che l’incontro con le pagine può generare.

Cosa succede se le pagine di Fiori! incontrano la luce diretta del sole? E se due trasparenze colorate si sovrappongono? E cosa accade, invece, se si guarda un oggetto attraverso le fustellature di Forme!? E se si lascia che esse generino un’ombra? Ogni volume racchiude domande segrete e indefinite, non scritte e non poste, che sta al bambino decidere se indagare, in base a quel che l’esplorazione visiva e tattile gli suggerirà. Molto vicini nel concept a quella meraviglia progettuale che è Coucou di Lucie Félix,  edito  in Francia da Les grandes Personnes, Fiori! e Forme! imboccano un sentiero proprio, forse meno orientato ad attivare una relazione tra due lettori o tra un lettore e un mediatore e più propenso a solleticare l’interazione con le pagine stesse e con l’ambiente circostante.

Fori e trasparenze fanno leva sulla semplicità delle forme e dei colori, favorendo così un’indagine spontanea e poco condizionata, capace di rispondere a bisogni di complessità differenti. Non a caso i due libri, che certo nascono per soddisfare le esigenze di lettura di bambini piccolissimi – anche al di sotto dell’anno di età – risultano assolutamente irresistibili anche per bambini decisamente più grandi, per esempio di età prescolare.

Coucou (Francia)

Quando si parla di libri accessibili, si pensa principalmente a libri che rendono il testo e/o le immagini fruibili anche in caso di disabilità: libri che presuppongono, cioè, la presenza di una storia – raccontata con parole e/o con illustrazioni – e la possibilità di allargarne l’accesso a un pubblico più ampio grazie all’adozione di diversi codici, adattamenti strutturali o accorgimenti di stampa. Questo lascerebbe pensare che laddove non ci sia una storia non abbia senso parlare di libro e tantomeno di lettura accessibile, ma i libri-gioco ci hanno da tempo insegnato che questa visione non è del tutto esaustiva. Esistono infatti libri che richiedono di essere agiti per essere soddisfatti, che richiedono di mettere in campo modalità di interazione con la pagina differenti, che mettono in discussione l’essenzialità del testo o delle immagini per dare vita a un qualche tipo di narrazione. Quest’ultima può nascere insomma su iniziativa del lettore, a partire da una serie di stimoli offerti dal libro, può dipanarsi e compiersi in una forma che risulta più fisica del consueto.

Esattamente in questo filone e nel centro di questa riflessione piomba nel 2018 un libro straordinario pubblicato dall’editore francese Éditions des Grandes Personnes. Il libro si intitola Coucou ed è frutto dell’intelligente e visionario lavoro della progettista Lucie Félix. Realizzato in forma di leporello in cartone abbastanza spesso da reggersi agevolmente in piedi da solo, il libro si compone di 6 pagine, da un lato su sfondo bianco e dall’altro su sfondo nero. Ciascuna è contraddistinta da poche e semplicissime forme geometriche intagliate e riempite di un foglio di plastica trasparente o colorata, a tinta unita o con motivi elementari (puntini o righe). Così realizzato, Coucou si presta a molteplici possibilità d’uso: possibilità all’interno delle quali il movimento e la posizione – del libro e/o del lettore – costituiscono delle variabili interessanti. Coucou può solleticare osservazioni e scoperte variegate che coinvolgono giochi di luce, sovrapposizioni di forme e colori, contorni da seguire col dito. Può farsi rifugio, percorso, cornice e filtro, in un gioco che può rinnovarsi senza posa da una volta all’altra.

Come evocato dal titolo stesso, Coucou è un invito a una sorpresa da condividere, una rivisitazione di un gioco intramontabile da cui scaturisce una minuscola magia, che qui si arricchisce di nuove e sorprendenti sfumature. Attraverso il libro di Lucie Félix è possibile e bello cercarsi, guardarsi, scoprirsi e riscoprirsi. È possibile fare tutto questo e farlo in molti modi, nessuno dei quali codificato. Coucou si presenta dunque, prima di tutto come un preziosissimo strumento di relazione: un mediatore versatile e gioioso grazie al quale tessere sottilissimi fili personali e instaurare un legame anche laddove sembrerebbe complicato. Pensiamo per esempio ai bambini con disabilità grave, comunicativa, intellettiva e/o motoria, rispetto ai quali l’editoria parrebbe perlopiù offrire opportunità inservibili. Anche in questi casi un libro progettato in maniera così fine, minimale ed eclettica come Coucou può aprire delle possibilità, schiudere degli spiragli. Chiave di questo delicato processo è senz’altro la scelta e l’uso accorto di figure essenziali: cerchi, quadrati, rettangoli e via dicendo. Forme e non oggetti, insomma, che possono più agevolmente essere riempite di contenuto e di significato, diventando vive proprio grazie alla dinamica ludica e relazionale che attivano.

Se Coucou è dunque un libro speciale per molte ragioni, questa capacità di offrire una base per costruire una comunicazione intima anche in situazioni di difficoltà più marcata lo rende particolarmente prezioso e ne fa un autentico esercizio di libertà. Per tutti.

Teddy bear, teddy bear – collana Sign&Singalong (Gran Bretagna)

Teddy Bear, Teddy Bear è un cartonato maneggevole ed economico (reperibile online dall’Italia a meno di 5€, cosa piuttosto rara!) che fa parte di un’interessante collana pubblicata da Child’s Play e intitolata Sign&Singalong. Ciò che la contraddistingue è l’integrazione fluidissima tra lingua dei segni (in questo caso inglese – British Sign Language) e canzoni mimate, proprio quelle più conosciute e amate dai bambini piccolissimi. Lo scopo è duplice: da un lato stimolare la comunicazione gestuale nei bambini, come preziosa opportunità espressiva che precede o affianca la comparsa del linguaggio verbale, dall’altro favorire una familiarizzazione da parte soprattutto (ma non solo) dei bambini sordi con la lingua dei segni. Inserita all’interno di un contesto piacevole, intimo e giocoso come quello delle rime in movimento, questa non può infatti che risultare percepita, conosciuta e assimilata con maggiore disinvoltura.

Il libro riporta quindi il testo della nursery rhyme Teddy Bear, Teddy Bear, piuttosto nota in Gran Bretagna, accompagnandolo alla curate e piacevolissime illustrazioni di Annie Kubler. A misura di piccolissimo lettore, nel tratto e nel contenuto, queste presentano bambini diversissimi tra loro e intenti a compiere i semplici gesti che si associano alla canzone: toccarsi il naso o i piedi, girare su sé stessi, raggiungere il cielo o spegnere la luce per la notte. Là dove è possibile senza forzature (nel caso di cielo, luce e orsetto, per esempio), il gesto indicato coincide con quello corrispondente nella lingua dei segni e tale corrispondenza viene discretamente segnalata da una scritta in corsivo.

Il risultato è dunque un libro molto spendibile con bambini piccoli piccoli (asilo nido e scuola materna) e capace di introdurre la lingua dei segni con una naturalezza apprezzabilissima. Altrettanto meritevole è l’attenzione che Annie Kubler dedica alla questione dell’inclusione attraverso i dettagli delle sue illustrazioni. La presenza di un bimbo sordo, riconoscibile dalla protesi colorata che spunta dall’orecchio, in mezzo a tutti gli altri e senza alcuna sottolineatura di sorta, è infatti una dichiarazione di intenti tanto semplice quanto potente.

 

Niente da fare

Giubilo, gaudio e gioia smisurata: è tornato! Con il suo taglio a scodella e la sua maglietta a righe, è tornato sulla scena proprio lui: l’inconfondibile personaggio che nel 2013 ha inaugurato la brillante produzione di Minibombo. Perseverante e curioso, proprio come lo abbiamo conosciuto ne Il libro bianco, il protagonista di Niente da fare non ha mantenuto invariati solo il look e l’attitudine: anche il suo rapporto con gli animali sembrerebbe rimasto piuttosto critico.

A ogni pagina del nuovo silent book firmato da Silvia Borando, infatti, il bambino incappa in un oggetto – un sasso, un albero, un fiore e così via… – con il quale prova ad interagire – arrampicandovisi, appendendocisi, arraffandolo… – ma che presto si rivela essere qualcosa di inatteso – il guscio di una tartaruga, le corna di un alce, la coda di un coniglio… – e tutt’altro che felice di venire importunato. Ogni incontro è dunque prima motivo di gioia e curiosità, poi occasione di divertimento e soddisfazione e infine ragione di sconforto o stupore: sentimenti variegati (e qui si potrebbe aprire una lunga parentesi su come una storia ben fatta tracci piste sulle emozioni più di qualunque libro a tema!) ed efficacemente espressi dall’autrice con minime variazioni della linea della bocca. La ricerca di un passatempo pare dunque disperata: per l’appunto non c’è niente fare, ossia non ci sono apparentemente svaghi con cui tenersi impegnanto ma neppure speranze di successo per l’intrepido esploratore. Mai dire mai, però. Quando delle porte si chiudono – si dice – si apre un portone: un portone tutto nero, magari, sotto cui si può nascondere una sorpresa deliziosa!

Forte di un meccanismo iterato e di un ritmo in tre tempi (incontro – approccio – sorpresa) collaudatissimi, Niente da fare offre una ghiotta successione di imprevisti di fronte ai quali è impossibile resistere alla tentazione di fare ipotesi e soprattutto di sorridere. Fino alla quarta di copertina compresa (vietato pensare di fermarsi prima!), niente è come sembra e questa piccola certezza accompagna il lettore tra le pagine, guidandone e motivandone la lettura. Perfettamente calato in un’ottica bambina, nella quale la noia scatena l’immaginazione e il contesto chiede silenziosamente (ma in maniera molto distinta!) di essere colto, scalato, sperimentato e fatto proprio senza indugi, Niente da fare appare estremamente in sintonia con il piccolo lettore anche per nella forma.

Senza timore degli spazi vuoti, Silvia Borando costruisce, infatti, un racconto per immagini in bianco e nero, in cui le figure sono semplici contorni privi di sfumature e in cui il colore è riservato ai soli oggetti incontrati dal protagonista, messi così in evidenza. Le illustrazioni sono quindi nette ed essenziali, i sentimenti del bambino sono evidenti e riconoscibili e i passaggi narrativi sono chiari e univoci. E questo è un valore aggiunto interessante per un libro che già di per sé è una chicca, poiché lo rende particolarmente fruibile anche in caso di difficoltà a compiere delle inferenze o mantenere desti interesse e attenzione. L’assenza di parole, a sua volta, può giocare a favore anche dei lettori più difficili da raggiungere, poiché svincola il godimento dalla capacità di decodificare il testo e poiché avalla un approccio al libro più personale, sia in autonomia sia con la mediazione dall’adulto.

Insomma, non c’è Niente da fare, amerete questo libro tanto quanto Il libro bianco!

collana Baby signs

Baby Signs è il nome di un programma, nato in America e ora coltivato anche in Italia, che si basa sull’utilizzo di segni per agevolare la comunicazione con e da parte di bambini che non padroneggiano ancora il linguaggio. L’idea che vi sta alla base è semplice ma significativa: la comunicazione può avvenire in molti modi e soprattutto può avvenire anche in assenza di parole, condizione questa che accomuna i bambini molto piccoli e le persone con disabilità comunicativa. Non a caso la stessa CAA muove da un principio analogo.

Il programma Baby Signs, in particolare, guarda alle esigenze dei bambini di pochi mesi e fa leva sulla loro predisposizione a esprimersi attraverso modalità gestuali prima e più che attraverso modalità verbali. Per questa ragione individua 175 segni legati alla loro quotidianità che, una volta acquisiti, consentono una comunicazione bambino-adulto molto più efficace (e quindi meno frustrante) e di conseguenza una possibilità relazionale più serena.

Un aspetto particolarmente interessante del programma è il fatto che buona parte dei segni che impiega è mutuata dalla Lingua dei Segni Italiana, il che non solo sottolinea l’importanza di attivare precocemente delle possibilità comunicativa anche per bambini con disabilità ma mette anche e soprattutto in evidenza  la ricchezza ad ampio raggio insita in soluzioni – come la LIS per l’appunto – che proprio per rispondere a una disabilità nascono. Anche attraverso esperienze come questa si evidenzia, cioè, in maniera molto concreta che la comunicazione non ha una forma unica e insostituibile per nessuno di noi, e che proprio dall’incontro con la disabilità, che erroneamente siamo abituati ad associare alla sola idea di mancanza, possono emergere possibilità di grande profitto per chiunque.

Nel definire i 175 segni che compongono il programma, i curatori hanno dato fondo a un lavoro rigoroso e approfondito di adattamento della base americana. Per rispondere davvero alle esigenze comunicative quotidiane dei bambini italiani sono state, innanzitutto selezionate parole ad hoc (come pasta, asilo, bello…) ed eliminate parole poco pertinenti per il pubblico di riferimento (come marines, tacchino…). In secondo luogo si è sostituito l’ASL (American Sign Language) con la LIS, prediligendo all’interno di quest’ultima le varianti più semplici e agevoli da realizzare anche per un bambino. Infine, proprio perché lo scopo è favorire l’espressione di esigenze, pensieri e sentimenti nella maniera più naturale passibile, ad alcuni dei segni individuati è stata affiancata una versione definita baby friendly perché di più immediato e comune uso da parte dei piccoli (come per esempio il soffio per indicare il caldo).

I segni contemplati dal programma indicano in particolare oggetti di uso comune per un bambino di pochi mesi (palla, pane, papera, scarpe…), persone di riferimento particolarmente vicine (mamma, papà, nonni, amico..), azioni inerenti alle attività quotidiane più elementari (giocare, dormire, piangere…), aggettivi utili (bello, pericoloso, spaventato…) o formule per relazionarsi (ciao, scusa, grazie…). L’esposizione del bambino a tali segni dipende chiaramente dall’uso che gli adulti intorno a lui ne possono fare. Non a caso oltre a rivolgersi ai genitori, il programma viene spesso adottato anche da educatori degli asili nido e delle scuole dell’infanzia.

Per favorire la conoscenza e l’appropriazione di tali segni, Baby Signs Italia ha messo a punto un cofanetto composto da 4 libretti cartonati che adulti e bambini possono condividere per un momento di gioco e lettura piacevole oltre che utile.

Tre di essi – Preferiti , L’ora della pappa e L’ora della nanna – si presentano come raccolte di segni base composte da una ventina di pagine ciascuna. Ogni doppia pagina propone  una parola (mamma, per esempio), affiancata da una fotografia che la illustra (una mamma con la sua bimba in braccio). A fianco si ritrova invece la rappresentazione grafica del segno corrispondente, la descrizione del movimento che occorre fare per realizzarlo e la fotografia di un bimbo intento a riprodurlo.  Il fatto che i libri privilegino immagini fotografiche è aspetto tutt’altro che irrilevante: nonostante la produzione editoriale italiana risulti ancora molto scarsa su questo fronte, i libri fotografici vantano un appeal e una fruibilità straordinaria per i bambini piccolissimi e come tali danno vita a supporti realmente a loro misura e appetibili. Questa scelta va dunque in un’ottima direzione nell’intenzione di catturare l’attenzione del pubblico di riferimento, oltre che di rendere i segni trattati davvero chiari. Non da ultimo, la centralità, all’interno della pagina, di figure infantili intente a segnare concorre in maniera incisiva ad attivare un rispecchiamento da parte del piccolo lettore e a stimolare la replica del movimento.

IMG_20200207_132127 cut

Gli altri tre volumi – Gli animali, Al parco e Vestiamoci – sono anch’essi cartonati ma di dimensione più piccina (particolarmente adatta a essere portata in viaggio!). Qui, nella pagina di sinistra, il segno relativo a ogni oggetto viene proposto soltanto in formato grafico in associazione alla parola corrispondente (cane, per esempio) mentre in quella di destra si trova una breve frase (Edo abbraccia il suo cane) che mette al centro l’oggetto in questione e un bambino che con lui interagisce. Il tratto delle illustrazioni è piacevole, rassicurante e privo di dettagli superflui il che lo rende molto spendibile e godibile anche da bambini molto piccoli, come quelli in effetti coinvolti dal programma.

baby-signs-italia-coniglietto

Ai sei volumi cartacei si affiancano eventualmente un DVD che presenta un video-dizionario dei segni e un cartone animato che aiuta a familiarizzare con sei primi segni. A disposizione degli adulti, inoltre, vengono messi una guida rapida riassuntiva e un piccolo manuale. Tutti i materiali sono acquistabili sul sito https://www.babysignsitalia.com/ dove è possibile trovare inoltre  informazioni interessanti sul programma, sugli studi su cui poggia e sui benefici che ne possono derivare.

Buon appetito. Un, due, tre… pappa!

L’interesse della casa editrice Bertoni nei confronti degli inbook e del loro potenziale nei confronti di bambini con e senza bisogni comunicativi complessi ha dato i suoi primi frutti nel 2018, con la pubblicazione de Il trenino Andrea va in montagna, seguito a stretto giro da Buon appetito. Un, due, tre… pappa!. A differenza del primo, edito soltanto in simboli, questo secondo volume nasce come alternativa adattata di un libro omonimo tradizionalmente stampato.

Tema dell’inbook in questione è, come anticipato dal titolo, il momento della pappa, qui positivamente trattata con attenzione agli stimoli multisensoriali e alle occasioni di socialità che esso offre. Il punto di vista preso in considerazione è quello di un paffuto bambino che dalla posizione privilegiata del suo seggiolone assiste alla preparazione di deliziosi manicaretti, partecipa con gusto al loro assaggio e si gode infine, a pancia piena, il momento ludico che segue il pasto. Una routine molto semplice e molto familiare è dunque al centro di questo volume smilzo nel formato e nel contenuto, che invita a trasformare il momento del pranzo in un momento di condivisa gioia.

Scritto in rima senza grandi ambizioni, con ampio ricorso per esempio a diminutivi, il testo si compone di frasi perlopiù brevi e semplici. Non sempre sviluppate linearmente, queste non mancano di termini poco usuali o dialettali che aumentano la complessità della lettura. I simboli utilizzati, come da modello inbook, sono i wls, riquadrati, in bianco e nero e scelti per tutti gli elementi del testo, compresi per esempio pronomi, preposizioni e articoli. A completare il tutto una serie di illustrazioni dai colori pieni e netti che sottolineano il tono positivo del testo.

I libri delle stagioni – Autunno e Inverno

I wimmelbuch sono, per definizione, libri brulicanti. Brulicano i personaggi sulla pagina, brulicano le storie a cui questi danno vita e brulica, da ultimo, la fantasia del lettore che corre loro dietro. Quando lo sguardo incontra le pienissime tavole di questi volumi, la densità di elementi che chiamano attenzione è tale da generare un particolare ed eccitante spiazzamento, travolgente preludio  al dipanarsi di una composizione narrativa tutt’altro che caotica e casuale. Questo almeno è ciò che accade negli straordinari Libri delle stagioni di Rotraut Susanne Berner che, dissolta la prima impressione di sopraffazione data dalla fittezza degli elementi, rivelano una struttura rigorosissima in cui ogni dettaglio assume un preciso e meditato significato. E proprio da questo scarto imprevisto tra confusione iniziale e meticolosa esattezza che pian piano si rivela dipende forse il carattere irresistibile di questi libri in cui il lettore è silenziosamente invitato ad attardarsi per compiere un’esplorazione che difficilmente si esaurisce in una sola lettura.

I libri delle stagioni sono, come facilmente intuibile, quattro, due dei quali – Inverno e Autunno – pubblicati in Italia nel 2018 da Topipittori. La cittadina in cui sono ambientati è sempre la stessa, ben riconoscibile con  il suo centro e la sua campagna circostante, e caratterizzata da edifici chiave per la comunità come il centro culturale e quello commerciale, la piazza, la stazione o il parco con il laghetto. Sviluppata lungo una strada dritta come un fuso, la cittadina viene osservata dall’autrice come attraverso una cinepresa che si muove orizzontalmente catturando sette istantanee finemente legate l’una all’altra: a prestar bene attenzione, infatti, i dettagli dell’estremità destra di una doppia pagina combaciano con quelli all’estremità sinistra della seguente sicché, se poste affiancate, queste potrebbero ricomporre un paesaggio unico senza soluzione di continuità. All’interno dei diversi libri, le istantanee sono scattate dalla matita dell’autrice sempre nello stesso punto il che aumenta la sorpresa e il gusto di una lettura consecutiva o parallela dei volumi poiché all’interno di cornici analoghe accadono cose sempre differenti.

Perché ogni stagione ha le sue attività, i suoi riti e i suoi ritmi, la natura e la città vestono abiti diversi a seconda del momento dell’anno e così fanno i suoi abitanti che, sempre non a caso, ricorrono da un volume all’altro. Così la signora riccia e paffuta che in autunno raccoglie e trasporta un’enorme zucca, in inverno rincorre il bus per non fare tardi a un appuntamento; il signore dall’ampio cappotto verde che in autunno acquista e sfoggia un’originale lanterna a forma di oca, in inverno accompagna un’oca in piume ed ossa a incontrare le sue simili del lago; e il pappagallo Nico che in autunno esce dalla finestra di casa per andarsene a zonzo per la città, in inverno decide di replicare l’esperienza nonostante i primi fiocchi di neve. E di questo passo potremmo continuare a lungo perché gli abitanti che popolano la cittadina e le pagine della Berner sono tanti e minuziosi, ciascuno con una storia, una personalità, un ruolo sociale e una quotidianità che l’autrice ha ben chiari in mente e che non manca di svelare al lettore grazie a una coerenza narrativa, interna al singolo volume ma anche all’intera serie, davvero sbalorditiva.

Anche e soprattutto per questo sono libri incredibili, i suoi  libri delle stagioni, che celano marchingegni narrativi sofisticatissimi e aprono le porte a una lettura dilatata,  personalissima e potenzialmente ripetibile all’infinito. Sono talmente tanti i particolari cui prestare attenzione che ogni volta ci si ritrova a stupirsi e a godere di quel piccolo fremito di sorpresa e soddisfazione dato da un dettaglio rivelatore, da un quadro che si ricompone, da dei fili che si intrecciano rivelando il complesso e rigoroso impianto progettuale dell’autrice. E i dettagli in questione sono diversissimi tra loro, più o meno nascosti (il libro acquistato dalla signora col fez non ha un’aria felicemente familiare?), più o meno raffinati (quella volpe che dal muretto osserva il corvo e il suo formaggio appena rubacchiato, non omaggia con gusto la tradizione esopiana?), più o meno istantanei (chi riesce a rintracciare il bottino della gazza ladra e i suoi originali proprietari?): dettagli che giocano saporitamente con la dimensione del grande e del piccolo, del vicino e del lontano, dell’immediato e del durevole predisponendo uno spazio di scoperta che si adatta a età, contesti di lettura, capacità di inferenza e attenzione, conoscenze, e, non da ultimo, abilità e modalità di lettura diverse.

Sono volumi straordinariamente trasversali, dunque, I libri delle stagioni e questo li rende preziosissimi anche in un’ottica rivolta all’accessibilità. L’assenza di testo, la stratificazione narrativa e la libertà di movimento non solo concessa ma implicitamente incoraggiata nel lettore li rende infatti apprezzabili e fruibili a pieno anche da parte di bambini con disabilità – uditiva o cognitiva, per esempio, ma anche comunicativa –  o Disturbi Specifici dell’Apprendimento, predisponendo un terreno fertilissimo, proprio perché naturalmente accogliente nei confronti di possibilità di lettura differenti, per il brulicare di esperienze narrative e relazionali.

Fragomino fa il bagnetto

Fragomino è un personaggio tenero e bizzarro, dai tratti piacevolmente vintage, nato dalla penna di Carlo Cordella: è in tutto e per tutto un bimbo alle prese con piccole e comunissime esperienze quotidiane, solo con un’insolita fragolona al posto della testa. Protagonista di quattro avventure proposte dall’editore milanese La vita felice, Fragomino è una creatura di carta che, nella sua semplicità, arriva in maniera diretta e rispettosa al lettore bambino.

Le sue storie hanno infatti sempre al centro momenti della giornata, occasioni della vita e oggetti di casa  – il ciuccio, il bagnetto, l’asilo, la torta di compleanno –  non solo di cui il piccolo lettore ha esperienza diretta ma che segnano in maniera particolarmente significativa il suo vissuto emozionale.  Raccontate attraverso testi brevissimi e disegni netti, poco dettagliati e dagli spessi contorni, e contraddistinte da una leggera sovrapposizione tra piano reale e piano fantastico, queste hanno perciò la capacità di coinvolgerlo senza grandi artifici.

Per tutte queste ragioni il fatto che alcune delle avventure di Fragomino trovino ora il modo di arrivare anche a lettori con difficoltà di comunicazione e attenzione, attraverso la simbolizzazione del testo, è una cosa non solo molto bella ma anche molto sensata. L’essenzialità testuale e iconica di Fragomino dorme senza ciuccio e Fragomino fa il bagnetto, unite alla riconoscibilità delle esperienze narrate, rende infatti le due storie una base ideale per la resa in in-book. Il risultato sono due librini dall’aspetto pulito, agevoli da seguire e corredati da simboli WLS riquadrati che riprendono puntualmente tutti gli elementi della frase.

 

Fragomino dorme senza ciuccio

Fragomino è un personaggio tenero e bizzarro, dai tratti piacevolmente vintage, nato dalla penna di Carlo Cordella: è in tutto e per tutto un bimbo alle prese con piccole e comunissime esperienze quotidiane, solo con un’insolita fragolona al posto della testa. Protagonista di quattro avventure proposte dall’editore milanese La vita felice, Fragomino è una creatura di carta che, nella sua semplicità, arriva in maniera diretta e rispettosa al lettore bambino.

Le sue storie hanno infatti sempre al centro momenti della giornata, occasioni della vita e oggetti di casa  – il ciuccio, il bagnetto, l’asilo, la torta di compleanno –  non solo di cui il piccolo lettore ha esperienza diretta ma che segnano in maniera particolarmente significativa il suo vissuto emozionale.  Raccontate attraverso testi brevissimi e disegni netti, poco dettagliati e dagli spessi contorni, e contraddistinte da una leggera sovrapposizione tra piano reale e piano fantastico, queste hanno perciò la capacità di coinvolgerlo senza grandi artifici.

Per tutte queste ragioni il fatto che alcune delle avventure di Fragomino trovino ora il modo di arrivare anche a lettori con difficoltà di comunicazione e attenzione, attraverso la simbolizzazione del testo, è una cosa non solo molto bella ma anche molto sensata. L’essenzialità testuale e iconica di Fragomino dorme senza ciuccio e Fragomino fa il bagnetto, unite alla riconoscibilità delle esperienze narrate, rende infatti le due storie una base ideale per la resa in in-book. Il risultato sono due librini dall’aspetto pulito, agevoli da seguire e corredati da simboli WLS riquadrati che riprendono puntualmente tutti gli elementi della frase.

La nave

Contorni spessi, colori pieni, espressioni ben riconoscibili, soggetti chiari e privi di dettagli superflui: queste le caratteristiche delle figure firmate da Teo Cozza e protagoniste di una serie di libri per i lettori piccolissimi dedicati ai mezzi di trasporto. Si tratta di libri adatti a bimbi dai due anni che raccontano storie minime in cui reale e fantastico si uniscono senza forzature (così come in effetti accade nella fantasia dei bambini) e in cui le figure nette e amichevoli, poco ricercate, si sposano a testi molto brevi e dalla struttura lineare.

E siccome mezzi da strada, d’acqua e d’aria appassionano facilmente i giovanissimi lettori, la trasformazione in in-book di alcuni di questi albi è di certo una felice intuizione. Grazie alla simbolizzazione puntuale del testo, peraltro adattissimo a questo tipo di processo data la sua semplicità, la storia può più agevolmente arrivare anche agli occhi e alle orecchie di bambini con difficoltà comunicative, favorendo così la condivisione di un piccolo momento intimo con l’adulto che legge ad alta voce.

Ne La nave, la protagonista si trova smarrita nel buio durante una burrasca. Sarà un faro a salvarla dalla furia del mare, consentendole di trovare la via di casa e un nuovo amico. Il volume vede testo (sulla sinistra) e illustrazioni (sulla destra) ben distinte,un’impaginazione pulita e non confusiva, simboli WLS con testo minuscolo ed elemento grafico entrambi riquadrati.

Il pullman

Contorni spessi, colori pieni, espressioni ben riconoscibili, soggetti chiari e privi di dettagli superflui: queste le caratteristiche delle figure firmate da Teo Cozza e protagoniste di una serie di libri per i lettori piccolissimi dedicati ai mezzi di trasporto. Si tratta di libri adatti a bimbi dai due anni che raccontano storie minime in cui reale e fantastico si uniscono senza forzature (così come in effetti accade nella fantasia dei bambini) e in cui le figure nette e amichevoli, poco ricercate, si sposano a testi molto brevi e dalla struttura lineare.

E siccome mezzi da strada, d’acqua e d’aria appassionano facilmente i giovanissimi lettori, la trasformazione in in-book di alcuni di questi albi è di certo una felice intuizione. Grazie alla simbolizzazione puntuale del testo, peraltro adattissimo a questo tipo di processo data la sua semplicità, la storia può più agevolmente arrivare anche agli occhi e alle orecchie di bambini con difficoltà comunicative, favorendo così la condivisione di un piccolo momento intimo con l’adulto che legge ad alta voce.

NeIl Pullman, il protagonista è un autobus dalle forme tondeggianti che, malato, sbuffa e tossicchia un fumo nerastro finché i suoi amici attrezzi non si prendono cura di lui. Cinque lattine d’olio e passa la paura!

Il volume vede testo (sulla sinistra) e illustrazioni (sulla destra) ben distinte,un’impaginazione pulita e non confusiva, simboli WLS con testo minuscolo ed elemento grafico entrambi riquadrati. Il Pullman può vantare simboli (e quindi testi) di dimensioni leggermente più grandi che agevolano ulteriormente la lettura e rendono più piacevole la pagina.

Cucù, sono qua!

Xavier Deneux è un autore francese molto prolifico e il cui stile, contraddistinto da tinte brillanti, forme pulite e linee amichevoli, è particolarmente apprezzato e apprezzabile da un pubblico di giovanissimi lettori. Il Castello (con i diversi marchi che comprende) ha pubblicato numerosi suoi lavori tra i quali spicca anche Cucù, sono qua!, un albo tutto dedicato al nascondino: gioco nel quale la complicità tra genitori e figli svolge un ruolo fondamentale per la costruzione di un divertimento condiviso.

Protagonista del libro è il coniglietto Marco che, nascosto dietro le tende, sotto il tavolo o tra la biancheria, viene cercato da una mamma e un papà molto affettuosi e astuti ed esce ogni volta allo scoperto al grido di “Cucù, sono qua”. Il gioco si ripete fino a sera, secondo quel principio di replica tanto caro all’infanzia. Sarà a quel punto il pupazzo Lillo a scomparire per un momento ma niente paura, forse si è solo nascosto e infatti… cucù, è qua anche lui, per una chiusura narrativa e una buonanotte davvero liete!

IMG_20170821_155512
IMG_20170821_155336

Cucù, sono qua! è in catalogo dal 2012 per Tourbillon che ora lo propone anche in una versione simbolizzata che rispetta fedelmente l’impostazione grafica e il rapporto testo-immagini dell’originale. Grazie alla collaborazione con il Centro Sovrazonale di Comunicazione Aumentativa di Milano, l’editore ha infatti adattato il piacevole albo ricorrendo ai simboli WLS e rendendolo così accessibile anche a bambini con autismo e disturbi della comunicazione o a bambini che per altre ragioni (perché stranieri, per esempio) familiarizzino più facilmente con una narrazione visiva più o oltre che verbale.L’importante e meritevole iniziativa, che prevede al momento anche la simbolizzazione di altri tre titoli – Bravo, Gnam! e Un fantasma nella mia stanza – segna una significativa sensibilizzazione dell’editoria rispetto al tema dell’accessibilità della lettura.IMG_20170821_155439

 

Gnam

Dopo l’esperienza di Bravo!, si mantiene desta l’attenzione di Nati per leggere per la produzione editoriale accessibile anche ai piccolissimi con difficoltà di comunicazione. A distanza di qualche anno esce ora, infatti, un secondo volume in simboli patrocinato dall’organizzazione che promuove la lettura dai primissimi mesi. Si tratta di Gnam che, come il primo, è edito da Clavis e scritto e illustrato da Leen Van Durme.

Protagonista è nuovamente il paperotto che nel primo episodio imparava a saltare, correre, volare e nuotare e che qui, invece, va a caccia di cibo. La sua ricerca, scandita ogni doppia pagina da una domanda su un possibile alimento (la carota, l’erba, il verme e la ghianda) e da una risposta su chi se ne nutra in realtà (il coniglio, la mucca, la gallina e lo scoiattolo), accompagna il lettore a scoprire le abitudini alimentari di diversi animali e si conclude con una bella scorpacciata di briciole di pane.

Caratterizzato da testi leggermente più lunghi rispetto a Bravo!, Gnam li distribuisce su entrambe le pagine, invitando a una lettura di poco più impegnativa. Anche questa versione del testo di Leen Van Durme, che associa alle parole la relativa simbolizzazione basata sulla collezione WLS (Widgit Literacy Symbols), risulta tuttavia adatta a lettori molto piccoli, con o senza difficoltà, data la chiarezza delle immagini, la concisione dei testi, la pulizia grafica e la struttura volutamente ripetitiva.

Lindo Porcello

Creato dal pennello sottile di Eric Battut, interprete straordinario dello spirito infantile, Lindo Porcello è un personaggio che da anni fa innamorare occhi e orecchie in formato mignon. La sua avventura è corta ma intensa, perfettamente condensata in una serie di onomatopee, come si addice a un pubblico di piccolissimi. Il suo divorare una fettona di torta, dar vita a un bel disegno colorato, lanciarsi nel fango con la bicicletta, costruire un castello di sabbia, e infine darsi una bella ripulita è tutto marcato da un ragionato susseguirsi di gnam gnam, splish splash, et voilà e shshshshssss che rendono la lettura estremamente coinvolgente e invitano al contributo attivo da parte del piccolo lettore.

Non meriterebbe forse ogni bambino di godere di questo piccolo piacere? Assolutamente sì! Ecco perché la pubblicazione di Lindo Porcello all’interno della collana I libri di Camilla è davvero un’ottima notizia. Da ora infatti anche i bambini con disturbi della comunicazione potranno seguire a pieno le intense attività del maialino sorridente, grazie alla simbolizzazione del testo curata da Enza Crivelli in collaborazione con Auxilia. Come gli altri titoli di questa collana, Lindo Porcello risulta in tutto e per tutto – impostazione grafica, testo e immagini – rispettoso nei confronti del volume originale, e inserisce semplicemente i simboli WLS al di sotto del testo, in appositi riquadri. .

Il libro di Eric Battut, dal canto suo, sembrerebbe prestarsi naturalmente a una versione in CAA, per via della struttura narrativa asciutta e chiara, con un solo personaggio che compie una serie di azioni riconoscibili e familiari; per via delle frasi brevissime, disposte una per pagina e contraddistinte dalla costante ed esplicita ripresa del soggetto; per via della netta distinzione tra testo (a sinistra) e immagine (a destra); e infine per via della semplicità e della ripresa rigorosa (nella forma e nella posizione) del protagonista, così come rappresentato senza dettagli superflui su di un brillante sfondo rosso.

Che buono!

Tocco, gioco e leggo è un progetto strepitoso. Questa è la prima indispensabile premessa che occorre fare. L’omonima collana, realizzata dalla cooperativa Zajedno e pubblicata da Bordeaux edizioni, raccoglie infatti tre libri capaci come pochissimi altri, forse nessuno, di guardare in maniera accogliente a bambini con disabilità molto diverse, facendo di un unico supporto uno strumento potentissimo per costruire legami e occasioni di incontro fantastico.

Che buono!, Cucù…settete e Ciao ciao, questi i titoli dei volumi editi, uniscono i punti di forza di tre tipologie di libri accessibili – i libri in LIS, i libri tattili e i libri senza parole – garantendo la possibilità di piena fruizione da parte di lettori con disabilità visiva, uditiva, intellettiva, comunicativa oltre che di lettori con disturbi specifici dell’apprendimento e di lettori semplicemente curiosi. Ogni volume si compone di pagine di stoffa ridottissime in numero (quattro nella fattispecie) ma estremamente stimolanti e interattive. Su di ognuna sono infatti cuciti alcuni oggetti inerenti al tema trattato, anch’essi realizzati perlopiù in tessuto e in buona parte estraibili e manipolabili a 360 °, pur essendo assicurati alla pagine grazie a un nastrino. Nella taschina apposta in quarta di copertina il lettore può trovare quattro tesserine che richiamano le illustrazioni interne, con una rappresentazione fedele in miniatura, e vi associano il corrispettivo segno della Lingua dei Segni Italiana.

In Che buono! in particolare, il lettore trova un biscotto da intingere in una tazza, un piatto di spaghetti da arrotolare con la forchetta, una pera da estrarre dal cestino e una gustosa caprese. I segni della LIS riprodotti sono quello corrispondente al titolo e alle parole formaggio, pera, biscotto e pasta.

Ciao ciao

Tocco, gioco e leggo è un progetto strepitoso. Questa è la prima indispensabile premessa che occorre fare. L’omonima collana, realizzata dalla cooperativa Zajedno e pubblicata da Bordeaux edizioni, raccoglie infatti tre libri capaci come pochissimi altri, forse nessuno, di guardare in maniera accogliente a bambini con disabilità molto diverse, facendo di un unico supporto uno strumento potentissimo per costruire legami e occasioni di incontro fantastico.

Che buono!, Cucù…settete e Ciao ciao, questi i titoli dei volumi editi, uniscono i punti di forza di tre tipologie di libri accessibili – i libri in LIS, tattili e senza parole – garantendo la possibilità di piena fruizione da parte di lettori con disabilità visiva, uditiva, intellettiva, comunicativa oltre che di lettori con DSA e di lettori semplicemente curiosi. Ogni volume si compone di pagine di stoffa ridottissime in numero (quattro nella fattispecie) ma estremamente stimolanti e interattive. Su di ognuna sono infatti cuciti alcuni oggetti inerenti al tema trattato, anch’essi realizzati perlopiù in tessuto e in buona parte estraibili e manipolabili a 360 °, pur essendo assicurati alla pagine grazie a un nastrino. Nella taschina apposta in quarta di copertina il lettore può trovare quattro tesserine che richiamano le illustrazioni interne, con una rappresentazione fedele in miniatura, e vi associano il corrispettivo segno della Lingua dei Segni Italiana.

In Ciao ciao in particolare, il lettore trova rappresentati sulle pagine quattro mezzi di trasporto – la nave, l’aereo, il treno e l’automobile – riprodotti sulle tesserine in LIS insieme ai verbi che più li caratterizzano (rispettivamente andare, passare, volare, correre). Essendo le illustrazioni interamente in stoffa il riconoscimento degli oggetti al tatto è affidato alla loro sola forma e supportato da ingegnosi sistemi di spostamento sulla pagina.

Al mare – Primi segni

Collana Primi segni

Che leggere ad alta voce fin dai primi mesi di vita sia fondamentale per la crescita del bambino è fatto ormai assodato, così come instancabilmente ricordato e promosso da Nati per Leggere. Ma che leggere “a chiari segni” sia altrettanto importante per bambini piccoli sordi è cosa meno evidente e diffusa. Eppure se l’auspicio è che anche chi non percepisce i suoni che compongono storie e poesie possa imparare a godere del loro succo immaginifico, è necessario che quanti più libri accessibili si rendano disponibili fin dalla più tenera età.

Ecco perché la pubblicazione della collana Primi segni, proposta dalla cooperativa romana Il treno, è una notizia non lieta ma lietissima. In un colpo solo 8 libretti cartonati, quadrati e resistenti, si offrono a piccole mani curiose. Sono pagine che si sfogliano (facilmente perdipiù!) e porte che si aprono: piccole occasioni per incontrarsi, per condividere, per comunicare. Ogni libretto ha un tema – dai giochi alla tavola, dai vestiti alla città – che rispetta l’esperienza reale e quotidiana del bambino.

Senza pretese letterarie ma con una forte motivazione inclusiva, la collana nasce su iniziativa di una mamma che ha immaginato l’utilità di libricini che raccogliessero oggetti, parole e segni, così da agevolare l’avvicinamento dei figli sordi al testo scritto e alla lingua segnata. I libri sono pensati infatti per la fascia di età 0-3 anni: il periodo in cui i bambini in generale iniziano a nominare il mondo che li circonda e in particolare i bambini con disabilità uditiva iniziano a segnare gli oggetti che lo compongono. Un’esigenza concreta e fortemente avvertita è dunque alla base di questo lavoro, nato grazie a una serie di sponsor ma anche grazie a un progetto di crowdfunding che ha visto la vendita di un centinaio di copie prima ancora che fossero prodotti.

La realizzazione della collana ha seguito un lungo percorso in cui sono stati coinvolti diversi partner, primo fra tutti il Laboratorio di Ricerca Language and Communication Across Modalities (LaCam) dell’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione (ISTC) del CNR che ha contribuito alla scelta dei vocaboli più significativi, utili e riconoscibili da inserire all’interno di ogni volume. Le illustrazioni sono state invece realizzate da disegnatori sordi, a loro volta implicati nel processo progettuale e creativo. Questa scelta risulta piuttosto diffusa nell’ambito dei volumi per l’infanzia in Lingua dei Segni e se da un lato ha il vantaggio di garantire attenzione alle esigenze di comprensione, riconoscimento e associazione al testo implicate dalla disabilità uditiva, ha tuttavia dall’altro lo svantaggio di mettere in secondo piano la reale qualità artistica del lavoro. La speranza è che pubblicazioni di questo genere, utilissime e coraggiose, possano via via moltiplicarsi provando a conciliare la cultura della sordità con l’esperienza dell’illustrazione professionale, così da arrivare a produrre volumi sempre più accattivanti e per questo condivisibili.

I volumetti possono essere acquistati tramite il sito della cooperativa Il Treno o presso alcune librerie convenzionate (altre librerie eventualmente interessate a distribuirli possono mettersi in contatto con la cooperativa stessa).

 

Al mare

Costume, telo, ombrellone, ciambella, paletta e secchiello… c’è tutto il necessaire per un tuffo come si deve al mare. Il librotto dedicato alla vita da spiaggia raccoglie gli oggetti essenziali che compongono una giornata tra le onde. Le illustrazioni sono basilari ma ben riconoscibili e la frase finale non può che essere una: “Facciamo il bagno?”

In campagna – Primi segni

Collana Primi segni

Che leggere ad alta voce fin dai primi mesi di vita sia fondamentale per la crescita del bambino è fatto ormai assodato, così come instancabilmente ricordato e promosso da Nati per Leggere. Ma che leggere “a chiari segni” sia altrettanto importante per bambini piccoli sordi è cosa meno evidente e diffusa. Eppure se l’auspicio è che anche chi non percepisce i suoni che compongono storie e poesie possa imparare a godere del loro succo immaginifico, è necessario che quanti più libri accessibili si rendano disponibili fin dalla più tenera età.

Ecco perché la pubblicazione della collana Primi segni, proposta dalla cooperativa romana Il treno, è una notizia non lieta ma lietissima. In un colpo solo 8 libretti cartonati, quadrati e resistenti, si offrono a piccole mani curiose. Sono pagine che si sfogliano (facilmente perdipiù!) e porte che si aprono: piccole occasioni per incontrarsi, per condividere, per comunicare. Ogni libretto ha un tema – dai giochi alla tavola, dai vestiti alla città – che rispetta l’esperienza reale e quotidiana del bambino.

Senza pretese letterarie ma con una forte motivazione inclusiva, la collana nasce su iniziativa di una mamma che ha immaginato l’utilità di libricini che raccogliessero oggetti, parole e segni, così da agevolare l’avvicinamento dei figli sordi al testo scritto e alla lingua segnata. I libri sono pensati infatti per la fascia di età 0-3 anni: il periodo in cui i bambini in generale iniziano a nominare il mondo che li circonda e in particolare i bambini con disabilità uditiva iniziano a segnare gli oggetti che lo compongono. Un’esigenza concreta e fortemente avvertita è dunque alla base di questo lavoro, nato grazie a una serie di sponsor ma anche grazie a un progetto di crowdfunding che ha visto la vendita di un centinaio di copie prima ancora che fossero prodotti.

La realizzazione della collana ha seguito un lungo percorso in cui sono stati coinvolti diversi partner, primo fra tutti il Laboratorio di Ricerca Language and Communication Across Modalities (LaCam) dell’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione (ISTC) del CNR che ha contribuito alla scelta dei vocaboli più significativi, utili e riconoscibili da inserire all’interno di ogni volume. Le illustrazioni sono state invece realizzate da disegnatori sordi, a loro volta implicati nel processo progettuale e creativo. Questa scelta risulta piuttosto diffusa nell’ambito dei volumi per l’infanzia in Lingua dei Segni e se da un lato ha il vantaggio di garantire attenzione alle esigenze di comprensione, riconoscimento e associazione al testo implicate dalla disabilità uditiva, ha tuttavia dall’altro lo svantaggio di mettere in secondo piano la reale qualità artistica del lavoro. La speranza è che pubblicazioni di questo genere, utilissime e coraggiose, possano via via moltiplicarsi provando a conciliare la cultura della sordità con l’esperienza dell’illustrazione professionale, così da arrivare a produrre volumi sempre più accattivanti e per questo condivisibili.

I volumetti possono essere acquistati tramite il sito della cooperativa Il Treno o presso alcune librerie convenzionate (altre librerie eventualmente interessate a distribuirli possono mettersi in contatto con la cooperativa stessa).

 

In campagna

Non solo gli animali della vecchia fattoria ma anche qualche ortaggio e qualche prodotto alimentare rustico fanno la loro comparsa nel librotto dedicato alla campagna. Le illustrazioni sono molto semplici ma chiare e riconoscibili. Insieme alle cose e agli abitanti della campagna, i lettori hanno modo di familiarizzare anche con oggetti e animali tipici del mare, della città e della montagna cui sono rispettivamente dedicati tre altri titoli della collana.

I vestiti – Primi segni

Collana Primi segni

Che leggere ad alta voce fin dai primi mesi di vita sia fondamentale per la crescita del bambino è fatto ormai assodato, così come instancabilmente ricordato e promosso da Nati per Leggere. Ma che leggere “a chiari segni” sia altrettanto importante per bambini piccoli sordi è cosa meno evidente e diffusa. Eppure se l’auspicio è che anche chi non percepisce i suoni che compongono storie e poesie possa imparare a godere del loro succo immaginifico, è necessario che quanti più libri accessibili si rendano disponibili fin dalla più tenera età.

Ecco perché la pubblicazione della collana Primi segni, proposta dalla cooperativa romana Il treno, è una notizia non lieta ma lietissima. In un colpo solo 8 libretti cartonati, quadrati e resistenti, si offrono a piccole mani curiose. Sono pagine che si sfogliano (facilmente perdipiù!) e porte che si aprono: piccole occasioni per incontrarsi, per condividere, per comunicare. Ogni libretto ha un tema – dai giochi alla tavola, dai vestiti alla città – che rispetta l’esperienza reale e quotidiana del bambino.

Senza pretese letterarie ma con una forte motivazione inclusiva, la collana nasce su iniziativa di una mamma che ha immaginato l’utilità di libricini che raccogliessero oggetti, parole e segni, così da agevolare l’avvicinamento dei figli sordi al testo scritto e alla lingua segnata. I libri sono pensati infatti per la fascia di età 0-3 anni: il periodo in cui i bambini in generale iniziano a nominare il mondo che li circonda e in particolare i bambini con disabilità uditiva iniziano a segnare gli oggetti che lo compongono. Un’esigenza concreta e fortemente avvertita è dunque alla base di questo lavoro, nato grazie a una serie di sponsor ma anche grazie a un progetto di crowdfunding che ha visto la vendita di un centinaio di copie prima ancora che fossero prodotti.

La realizzazione della collana ha seguito un lungo percorso in cui sono stati coinvolti diversi partner, primo fra tutti il Laboratorio di Ricerca Language and Communication Across Modalities (LaCam) dell’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione (ISTC) del CNR che ha contribuito alla scelta dei vocaboli più significativi, utili e riconoscibili da inserire all’interno di ogni volume. Le illustrazioni sono state invece realizzate da disegnatori sordi, a loro volta implicati nel processo progettuale e creativo. Questa scelta risulta piuttosto diffusa nell’ambito dei volumi per l’infanzia in Lingua dei Segni e se da un lato ha il vantaggio di garantire attenzione alle esigenze di comprensione, riconoscimento e associazione al testo implicate dalla disabilità uditiva, ha tuttavia dall’altro lo svantaggio di mettere in secondo piano la reale qualità artistica del lavoro. La speranza è che pubblicazioni di questo genere, utilissime e coraggiose, possano via via moltiplicarsi provando a conciliare la cultura della sordità con l’esperienza dell’illustrazione professionale, così da arrivare a produrre volumi sempre più accattivanti e per questo condivisibili.

I volumetti possono essere acquistati tramite il sito della cooperativa Il Treno o presso alcune librerie convenzionate (altre librerie eventualmente interessate a distribuirli possono mettersi in contatto con la cooperativa stessa).

 

I vestiti

Dai calzini alla sciarpa, senza scordare pantaloni e maglietta: il contenuto dell’armadio è presto radiografato. Il librotto dedicato ai vestiti passa in rassegna gli indumenti con cui quotidianamente ogni bambino entra in contatto. Le illustrazioni sono molto didascaliche ma inequivocabili.

In città – Primi segni

Collana Primi segni

Che leggere ad alta voce fin dai primi mesi di vita sia fondamentale per la crescita del bambino è fatto ormai assodato, così come instancabilmente ricordato e promosso da Nati per Leggere. Ma che leggere “a chiari segni” sia altrettanto importante per bambini piccoli sordi è cosa meno evidente e diffusa. Eppure se l’auspicio è che anche chi non percepisce i suoni che compongono storie e poesie possa imparare a godere del loro succo immaginifico, è necessario che quanti più libri accessibili si rendano disponibili fin dalla più tenera età.

Ecco perché la pubblicazione della collana Primi segni, proposta dalla cooperativa romana Il treno, è una notizia non lieta ma lietissima. In un colpo solo 8 libretti cartonati, quadrati e resistenti, si offrono a piccole mani curiose. Sono pagine che si sfogliano (facilmente perdipiù!) e porte che si aprono: piccole occasioni per incontrarsi, per condividere, per comunicare. Ogni libretto ha un tema – dai giochi alla tavola, dai vestiti alla città – che rispetta l’esperienza reale e quotidiana del bambino.

Senza pretese letterarie ma con una forte motivazione inclusiva, la collana nasce su iniziativa di una mamma che ha immaginato l’utilità di libricini che raccogliessero oggetti, parole e segni, così da agevolare l’avvicinamento dei figli sordi al testo scritto e alla lingua segnata. I libri sono pensati infatti per la fascia di età 0-3 anni: il periodo in cui i bambini in generale iniziano a nominare il mondo che li circonda e in particolare i bambini con disabilità uditiva iniziano a segnare gli oggetti che lo compongono. Un’esigenza concreta e fortemente avvertita è dunque alla base di questo lavoro, nato grazie a una serie di sponsor ma anche grazie a un progetto di crowdfunding che ha visto la vendita di un centinaio di copie prima ancora che fossero prodotti.

La realizzazione della collana ha seguito un lungo percorso in cui sono stati coinvolti diversi partner, primo fra tutti il Laboratorio di Ricerca Language and Communication Across Modalities (LaCam) dell’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione (ISTC) del CNR che ha contribuito alla scelta dei vocaboli più significativi, utili e riconoscibili da inserire all’interno di ogni volume. Le illustrazioni sono state invece realizzate da disegnatori sordi, a loro volta implicati nel processo progettuale e creativo. Questa scelta risulta piuttosto diffusa nell’ambito dei volumi per l’infanzia in Lingua dei Segni e se da un lato ha il vantaggio di garantire attenzione alle esigenze di comprensione, riconoscimento e associazione al testo implicate dalla disabilità uditiva, ha tuttavia dall’altro lo svantaggio di mettere in secondo piano la reale qualità artistica del lavoro. La speranza è che pubblicazioni di questo genere, utilissime e coraggiose, possano via via moltiplicarsi provando a conciliare la cultura della sordità con l’esperienza dell’illustrazione professionale, così da arrivare a produrre volumi sempre più accattivanti e per questo condivisibili.

I volumetti possono essere acquistati tramite il sito della cooperativa Il Treno o presso alcune librerie convenzionate (altre librerie eventualmente interessate a distribuirli possono mettersi in contatto con la cooperativa stessa).

 

In città

Un viaggio attraverso strade, semafori, palazzi e negozi: il librotto In città identifica e nomina alcune tra le cose più caratteristiche di un paesaggio cittadino. In questo caso le illustrazioni sono un po’ scarne (penso alla strada, per esempio, che ricorda i disegni dei bambini) e talvolta poco rappresentative (penso alla scuola, per esempio, che ricorda piuttosto un tribunale). Insieme alle cose della città, i lettori hanno modo di familiarizzare anche con oggetti e animali tipici del mare, della montagna e della montagna cui sono rispettivamente dedicati tre altri titoli della collana.

In montagna – Primi segni

Collana Primi segni

Che leggere ad alta voce fin dai primi mesi di vita sia fondamentale per la crescita del bambino è fatto ormai assodato, così come instancabilmente ricordato e promosso da Nati per Leggere. Ma che leggere “a chiari segni” sia altrettanto importante per bambini piccoli sordi è cosa meno evidente e diffusa. Eppure se l’auspicio è che anche chi non percepisce i suoni che compongono storie e poesie possa imparare a godere del loro succo immaginifico, è necessario che quanti più libri accessibili si rendano disponibili fin dalla più tenera età.

Ecco perché la pubblicazione della collana Primi segni, proposta dalla cooperativa romana Il treno, è una notizia non lieta ma lietissima. In un colpo solo 8 libretti cartonati, quadrati e resistenti, si offrono a piccole mani curiose. Sono pagine che si sfogliano (facilmente perdipiù!) e porte che si aprono: piccole occasioni per incontrarsi, per condividere, per comunicare. Ogni libretto ha un tema – dai giochi alla tavola, dai vestiti alla città – che rispetta l’esperienza reale e quotidiana del bambino.

Senza pretese letterarie ma con una forte motivazione inclusiva, la collana nasce su iniziativa di una mamma che ha immaginato l’utilità di libricini che raccogliessero oggetti, parole e segni, così da agevolare l’avvicinamento dei figli sordi al testo scritto e alla lingua segnata. I libri sono pensati infatti per la fascia di età 0-3 anni: il periodo in cui i bambini in generale iniziano a nominare il mondo che li circonda e in particolare i bambini con disabilità uditiva iniziano a segnare gli oggetti che lo compongono. Un’esigenza concreta e fortemente avvertita è dunque alla base di questo lavoro, nato grazie a una serie di sponsor ma anche grazie a un progetto di crowdfunding che ha visto la vendita di un centinaio di copie prima ancora che fossero prodotti.

La realizzazione della collana ha seguito un lungo percorso in cui sono stati coinvolti diversi partner, primo fra tutti il Laboratorio di Ricerca Language and Communication Across Modalities (LaCam) dell’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione (ISTC) del CNR che ha contribuito alla scelta dei vocaboli più significativi, utili e riconoscibili da inserire all’interno di ogni volume. Le illustrazioni sono state invece realizzate da disegnatori sordi, a loro volta implicati nel processo progettuale e creativo. Questa scelta risulta piuttosto diffusa nell’ambito dei volumi per l’infanzia in Lingua dei Segni e se da un lato ha il vantaggio di garantire attenzione alle esigenze di comprensione, riconoscimento e associazione al testo implicate dalla disabilità uditiva, ha tuttavia dall’altro lo svantaggio di mettere in secondo piano la reale qualità artistica del lavoro. La speranza è che pubblicazioni di questo genere, utilissime e coraggiose, possano via via moltiplicarsi provando a conciliare la cultura della sordità con l’esperienza dell’illustrazione professionale, così da arrivare a produrre volumi sempre più accattivanti e per questo condivisibili.

I volumetti possono essere acquistati tramite il sito della cooperativa Il Treno o presso alcune librerie convenzionate (altre librerie eventualmente interessate a distribuirli possono mettersi in contatto con la cooperativa stessa).

 

In montagna

Il librotto si sofferma su ciò che è possibile incontrare durante una passeggiata in montagna – cervi, ricci, castagne o alberi – attraverso illustrazioni dal tratto naïf e simpatico. Insieme alle cose e agli abitanti della montagna, i lettori hanno modo di familiarizzare anche con oggetti e animali tipici del mare, della città e della campagna cui sono rispettivamente dedicati tre altri titoli della collana.

A tavola – Primi segni

Collana Primi segni

Che leggere ad alta voce fin dai primi mesi di vita sia fondamentale per la crescita del bambino è fatto ormai assodato, così come instancabilmente ricordato e promosso da Nati per Leggere. Ma che leggere “a chiari segni” sia altrettanto importante per bambini piccoli sordi è cosa meno evidente e diffusa. Eppure se l’auspicio è che anche chi non percepisce i suoni che compongono storie e poesie possa imparare a godere del loro succo immaginifico, è necessario che quanti più libri accessibili si rendano disponibili fin dalla più tenera età.

Ecco perché la pubblicazione della collana Primi segni, proposta dalla cooperativa romana Il treno, è una notizia non lieta ma lietissima. In un colpo solo 8 libretti cartonati, quadrati e resistenti, si offrono a piccole mani curiose. Sono pagine che si sfogliano (facilmente perdipiù!) e porte che si aprono: piccole occasioni per incontrarsi, per condividere, per comunicare. Ogni libretto ha un tema – dai giochi alla tavola, dai vestiti alla città – che rispetta l’esperienza reale e quotidiana del bambino.

Senza pretese letterarie ma con una forte motivazione inclusiva, la collana nasce su iniziativa di una mamma che ha immaginato l’utilità di libricini che raccogliessero oggetti, parole e segni, così da agevolare l’avvicinamento dei figli sordi al testo scritto e alla lingua segnata. I libri sono pensati infatti per la fascia di età 0-3 anni: il periodo in cui i bambini in generale iniziano a nominare il mondo che li circonda e in particolare i bambini con disabilità uditiva iniziano a segnare gli oggetti che lo compongono. Un’esigenza concreta e fortemente avvertita è dunque alla base di questo lavoro, nato grazie a una serie di sponsor ma anche grazie a un progetto di crowdfunding che ha visto la vendita di un centinaio di copie prima ancora che fossero prodotti.

La realizzazione della collana ha seguito un lungo percorso in cui sono stati coinvolti diversi partner, primo fra tutti il Laboratorio di Ricerca Language and Communication Across Modalities (LaCam) dell’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione (ISTC) del CNR che ha contribuito alla scelta dei vocaboli più significativi, utili e riconoscibili da inserire all’interno di ogni volume. Le illustrazioni sono state invece realizzate da disegnatori sordi, a loro volta implicati nel processo progettuale e creativo. Questa scelta risulta piuttosto diffusa nell’ambito dei volumi per l’infanzia in Lingua dei Segni e se da un lato ha il vantaggio di garantire attenzione alle esigenze di comprensione, riconoscimento e associazione al testo implicate dalla disabilità uditiva, ha tuttavia dall’altro lo svantaggio di mettere in secondo piano la reale qualità artistica del lavoro. La speranza è che pubblicazioni di questo genere, utilissime e coraggiose, possano via via moltiplicarsi provando a conciliare la cultura della sordità con l’esperienza dell’illustrazione professionale, così da arrivare a produrre volumi sempre più accattivanti e per questo condivisibili.

I volumetti possono essere acquistati tramite il sito della cooperativa Il Treno o presso alcune librerie convenzionate (altre librerie eventualmente interessate a distribuirli possono mettersi in contatto con la cooperativa stessa).

 

A tavola

Il librotto dedicato alla tavola passa in rassegna una selezione di cibi comuni, dai più amati (come i biscotti o il pollo) ai più odiati (come la minestra o gli spinaci). Alcune illustrazioni non sono proprio chiarissime e gli stessi personaggi risultano qui più statici che altrove. Il “Buon appetito” finale è più che calzante.

I giochi – Primi segni

Collana Primi segni

Che leggere ad alta voce fin dai primi mesi di vita sia fondamentale per la crescita del bambino è fatto ormai assodato, così come instancabilmente ricordato e promosso da Nati per Leggere. Ma che leggere “a chiari segni” sia altrettanto importante per bambini piccoli sordi è cosa meno evidente e diffusa. Eppure se l’auspicio è che anche chi non percepisce i suoni che compongono storie e poesie possa imparare a godere del loro succo immaginifico, è necessario che quanti più libri accessibili si rendano disponibili fin dalla più tenera età.

Ecco perché la pubblicazione della collana Primi segni, proposta dalla cooperativa romana Il treno, è una notizia non lieta ma lietissima. In un colpo solo 8 libretti cartonati, quadrati e resistenti, si offrono a piccole mani curiose. Sono pagine che si sfogliano (facilmente perdipiù!) e porte che si aprono: piccole occasioni per incontrarsi, per condividere, per comunicare. Ogni libretto ha un tema – dai giochi alla tavola, dai vestiti alla città – che rispetta l’esperienza reale e quotidiana del bambino.

Senza pretese letterarie ma con una forte motivazione inclusiva, la collana nasce su iniziativa di una mamma che ha immaginato l’utilità di libricini che raccogliessero oggetti, parole e segni, così da agevolare l’avvicinamento dei figli sordi al testo scritto e alla lingua segnata. I libri sono pensati infatti per la fascia di età 0-3 anni: il periodo in cui i bambini in generale iniziano a nominare il mondo che li circonda e in particolare i bambini con disabilità uditiva iniziano a segnare gli oggetti che lo compongono. Un’esigenza concreta e fortemente avvertita è dunque alla base di questo lavoro, nato grazie a una serie di sponsor ma anche grazie a un progetto di crowdfunding che ha visto la vendita di un centinaio di copie prima ancora che fossero prodotti.

La realizzazione della collana ha seguito un lungo percorso in cui sono stati coinvolti diversi partner, primo fra tutti il Laboratorio di Ricerca Language and Communication Across Modalities (LaCam) dell’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione (ISTC) del CNR che ha contribuito alla scelta dei vocaboli più significativi, utili e riconoscibili da inserire all’interno di ogni volume. Le illustrazioni sono state invece realizzate da disegnatori sordi, a loro volta implicati nel processo progettuale e creativo. Questa scelta risulta piuttosto diffusa nell’ambito dei volumi per l’infanzia in Lingua dei Segni e se da un lato ha il vantaggio di garantire attenzione alle esigenze di comprensione, riconoscimento e associazione al testo implicate dalla disabilità uditiva, ha tuttavia dall’altro lo svantaggio di mettere in secondo piano la reale qualità artistica del lavoro. La speranza è che pubblicazioni di questo genere, utilissime e coraggiose, possano via via moltiplicarsi provando a conciliare la cultura della sordità con l’esperienza dell’illustrazione professionale, così da arrivare a produrre volumi sempre più accattivanti e per questo condivisibili.

I volumetti possono essere acquistati tramite il sito della cooperativa Il Treno o presso alcune librerie convenzionate (altre librerie eventualmente interessate a distribuirli possono mettersi in contatto con la cooperativa stessa).

 

I giochi

Dalla palla al trenino, dalle costruzioni alla bambola: i giochi più basilari (e forse in parte un po’ d’antan) trovano spazio nel librotto dedicato agli svaghi che con accortezza li associa indiscriminatamente a un solo personaggio (di sesso femminile). Il gusto un po’ retrò è sottolineato da illustrazioni sfumate ad acquerello. La frase completa finale non potrebbe essere più azzeccata. “Giochiamo insieme?”. E la risposta, dal canto suo, è la più utile di tutte!

A casa – Primi segni

Collana Primi segni

Che leggere ad alta voce fin dai primi mesi di vita sia fondamentale per la crescita del bambino è fatto ormai assodato, così come instancabilmente ricordato e promosso da Nati per Leggere. Ma che leggere “a chiari segni” sia altrettanto importante per bambini piccoli sordi è cosa meno evidente e diffusa. Eppure se l’auspicio è che anche chi non percepisce i suoni che compongono storie e poesie possa imparare a godere del loro succo immaginifico, è necessario che quanti più libri accessibili si rendano disponibili fin dalla più tenera età.

Ecco perché la pubblicazione della collana Primi segni, proposta dalla cooperativa romana Il treno, è una notizia non lieta ma lietissima. In un colpo solo 8 libretti cartonati, quadrati e resistenti, si offrono a piccole mani curiose. Sono pagine che si sfogliano (facilmente perdipiù!) e porte che si aprono: piccole occasioni per incontrarsi, per condividere, per comunicare. Ogni libretto ha un tema – dai giochi alla tavola, dai vestiti alla città – che rispetta l’esperienza reale e quotidiana del bambino.

Senza pretese letterarie ma con una forte motivazione inclusiva, la collana nasce su iniziativa di una mamma che ha immaginato l’utilità di libricini che raccogliessero oggetti, parole e segni, così da agevolare l’avvicinamento dei figli sordi al testo scritto e alla lingua segnata. I libri sono pensati infatti per la fascia di età 0-3 anni: il periodo in cui i bambini in generale iniziano a nominare il mondo che li circonda e in particolare i bambini con disabilità uditiva iniziano a segnare gli oggetti che lo compongono. Un’esigenza concreta e fortemente avvertita è dunque alla base di questo lavoro, nato grazie a una serie di sponsor ma anche grazie a un progetto di crowdfunding che ha visto la vendita di un centinaio di copie prima ancora che fossero prodotti.

La realizzazione della collana ha seguito un lungo percorso in cui sono stati coinvolti diversi partner, primo fra tutti il Laboratorio di Ricerca Language and Communication Across Modalities (LaCam) dell’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione (ISTC) del CNR che ha contribuito alla scelta dei vocaboli più significativi, utili e riconoscibili da inserire all’interno di ogni volume. Le illustrazioni sono state invece realizzate da disegnatori sordi, a loro volta implicati nel processo progettuale e creativo. Questa scelta risulta piuttosto diffusa nell’ambito dei volumi per l’infanzia in Lingua dei Segni e se da un lato ha il vantaggio di garantire attenzione alle esigenze di comprensione, riconoscimento e associazione al testo implicate dalla disabilità uditiva, ha tuttavia dall’altro lo svantaggio di mettere in secondo piano la reale qualità artistica del lavoro. La speranza è che pubblicazioni di questo genere, utilissime e coraggiose, possano via via moltiplicarsi provando a conciliare la cultura della sordità con l’esperienza dell’illustrazione professionale, così da arrivare a produrre volumi sempre più accattivanti e per questo condivisibili.

I volumetti possono essere acquistati tramite il sito della cooperativa Il Treno o presso alcune librerie convenzionate (altre librerie eventualmente interessate a distribuirli possono mettersi in contatto con la cooperativa stessa).

 

A casa

Il librotto dedicato alla casa seleziona alcuni degli oggetti più familiari per qualunque bambino. Dal divano al frigo, dal lavabo al letto: mobili ed elettrodomestici sono scelti in modo tale da non tralasciare alcuna stanza e sono rappresentati con tratto schizzato e senza fronzoli.

Bravo!

Quadrato, solido, semplice: già da fuori Bravo! strizza l’occhio, amichevole, al potenziale lettore (o ascoltatore) curioso. Il papero svolazzante che figura in copertina ispira un’immediata simpatia e invita a seguirlo in un breve viaggio che lo porterà di pagina in pagina a fianco di amici più o meno diversi da lui: una lepre, una pecora, un cigno e una farfalla. Ognuno compie un’azione particolare – chi salta, chi corre, chi vola e chi nuota – azioni che il protagonista, in un’ultima pagina, scopre di poter fare altrettanto bene. Il suo viaggio diventa così un percorso di piacevoli scoperte, di nuove abilità, di piccole soddisfazioni e di confronti positivi con sé e con gli altri. Lo stesso che, pur in assenza di piume, può coinvolgere e far crescere un qualunque giovanissimo lettore del libro di Leen Van Durme.

Già pubblicato da Clavis nel 2010 in versione tradizionale, Bravo! approda ora sugli scaffali di librerie e biblioteche con una traduzione in simboli del testo, curata dal Centro Sovrazonale di Comunicazione Aumentativa e Alternativa di Milano. Il volumetto rinuncia cioè al font buffo della prima edizione per privilegiare l’utilizzo regolare di simboli WLS e garantire così una maggiore leggibilità e partecipazione da parte di bambini con esigenze diverse. Questa attenzione, unita a un testo semplice e dalla struttura ricorrente e a immagini piacevoli, chiare e pulite, dà vita a un libro attento a gusti e bisogni di lettori alle prime armi, che iniziano a scoprire il piacere di avere tra le mani un libro e di decodificare il suo magico contenuto. Il bello è che non si tratta solo di familiarizzare con l’oggetto-libro ma anche con i diversi codici – testi, immagini e anche simboli – che esso racchiude, a tutto vantaggio di chi, più avanti, di quegli stessi codici farà uso. Si tratta quindi di scoprire, di sperimentare, di impratichirsi con la lettura, autonoma o condivisa che sia, fino a poter dire anche ”io so fare tutto quello che fate voi”. (con un libro in mano). Ecco, l’intento di inclusione e condivisione che sta alla base dell’IN-book non potrebbe essere più chiaro!

Bravo, dunque, Clavis, primo editore non specializzato ad aprire il suo catalogo a un libro in simboli (dal prezzo per di più invariato rispetto all’edizione originale!). Bravo il progetto Nati per leggere che, facendo rete con un realtà attivissima sul fronte dell’inclusione come il Centro Sovrazonale di Comunicazione Aumentativa di Milano e Verdello e patrocinando questo prodotto, ha riconosciuto e promosso il valore di un IN-book per qualunque bambino in tenerissima età. E Bravo, non da ultimo, il lettore che sfoglierà, ascolterà e proverà a leggere e rileggere il bell’albo di Leen Van Durme fino a consumarne, forse, le ben robuste pagine. Il titolo è infatti anche un azzeccatissimo riconoscimento per la piccola grande fatica che la straordinaria avventura del leggere porta con sé.

Bzzzzz

Munita di delizioso abito a pois rosa e di sorriso sincero e amichevole, l’ape protagonista di Bzzzzz parte per un viaggio ronzante tra fiori, funghi, rami, abissi, coperte e nuvole. In visita ad amici animali – dall’elefante al pesce palla, dal gatto alla gallina – l’insetto dai tratti garbati condivide una bevanda calda, sferruzza un calzino, rosicchia un’anguria o consulta una mappa stradale mostrando un’energia davvero invidiabile.

 

Il piccolo lettore segue così il suo volo tratteggiato lasciandosi incuriosire e ispirare non solo dalle forme graziose e baby-friendly e dai colori brillanti ma anche dai buchi di forme diverse che preannunciano o dissimulano i disegni in arrivo.

 

Il libro, firmato nel progetto e nelle illustrazioni da Luisa Rinaldi, fa parte della collana Ullallà di Emme di cui presenta la tipica robustezza e attenzione per contenuti e soggetti apprezzabili dai lettori meno esperti. La totale assenza di parole scritte fa inoltre sì che il volume lasci totale spazio alla fantasia del lettore e di chi lo accompagna nella scoperta di immagini dall’alto potenziale narrativo

Girotondo

Ritrovarsi per un girotondo insieme ad amici diversi: scoiattoli, foche, gufi e topini si danno appuntamento nel libro di Francesco Zito per condividere il più diffuso e amato dei giochi per l’infanzia.

 

A ogni pagina l’incontro con uno o alcuni dei protagonisti del volume, rappresentati nel loro habitat tout court (come le lumachine tra le foglie), nel loro habitat con qualche dettaglio umano (come l’orsetto in gonna e t-shirt in mezzo al bosco) o su un mezzo in tutto e per tutto non naturale (come la giraffa, la scimmia e l’ippopotamo fermi al semaforo sul loro pulmino). Questa mescolanza può confondere il lettore alle prime armi che apprezza tuttavia, con buona probabilità, le illustrazioni coloratissime, non troppo affollate e animate da bestiole disparate.

 

Le pagine, arrotondate, spesse e robuste invitano a una lettura appassionata, fisica e concretamente vissuta come quella che spesso coinvolge i lettori piccolissimi. Ciascuna è arricchita inoltre da una fessura che invita a indovinare e scoprire cosa si nasconde nella pagina seguente.

Tutti i colori

È un libro con i buchi dei più classici, Tutti i colori. È un libro con i buchi ma senza le parole: due validissimi motivi per esplorarlo con curiosità, provando a indovinare cosa si nasconda sotto ogni foro e dando la propria voce ai personaggi che popolano le pagine. Orsi polari, vermi, balene e civette sono solo alcune delle creature che sorridono al lettore, immortalate in situazioni più o meno strambe.

Federico Mariani le racconta con semplicità, in una successione che non presuppone una vera e propria storia. Al di là del foro che unisce a due a due le pagine consecutive, il libro fa infatti del colore l’unico vero elemento di connessione tra le diverse facciate. Il tratto dell’autore è netto così come  le tinte, il che contribuisce a rendere la decodifica delle immagini elementare e soddisfacente anche per i lettori meno esperti.

Oh oh

Pagine spesse e illustrazioni leggere: ottima combinazione per rendere un libro accogliente e confortevole, come si addice a un buon rifugio per la fantasia. Così Oh oh, l’albo firmato da Sophie Fatus e già vincitore del premio Andersen 2011 come miglior libro 0-6 anni, incanta per la qualità narrativa delle immagini e convince per la robusta maneggevolezza del supporto. Anche in caso di difficoltà di manipolazione, quindi, la scoperta delle illustrazioni da sogno, delle tinte ammalianti e dei fori misteriosi proposti dall’autrice sarà più pratica e piacevole.

Quello che il volume propone, infatti, ai suoi lettori è un viaggio alla scoperta di personaggi buffi, raffinati, divertenti o graziosi attraverso buchini dalle forme disparate che velano e svelano il contenuto delle pagine successive, che assumono via via significati differenti e che soprattutto invitano a esplorare ogni scena sbirciando non solo con gli occhi ma anche con le dita.

Non c’è una vera e propria storia – o almeno così pare – ad animare il volume pubblicato dalla Emme, ma una carrellata di personaggi, ciascuno protagonista di un quadro dalle tinte pastello ben calcate. Tante piccole storie possono nascere, accendersi ed esaurirsi nel raggio di una doppia pagina, se il lettore curioso ne assembla e interpreta i dettagli. Così, la farfalla colorata che annusa il fiore dai petali a cuore è forse innamorata e la mucca dalle macchie in forma di nuvola è forse un bovino volante. Chi può dirlo?  Sta al lettore e a chi lo accompagna dare un senso ad ogni particolare e sfumatura, scovando attraverso fessure fantastiche spiragli di narrazione del tutto personali.