Voce del verbo
Nel suo saggio dedicato alla fotografia (Sulla fotografia, Einaudi, 2004), Susan Sontag definisce questo tipo di immagine un “invito inesauribile alla deduzione, alla speculazione e alla fantasia” che “approfitta contemporaneamente del prestigio dell’arte e della magia del reale.” Le fotografie – ci dice l’autrice – sono nubi di fantasia e pillole di informazione”.
Nubi di fantasia e pillole di informazione: la qualità più straordinaria di questo tipo di medium, soprattutto in un’ottica di accessibilità, sta forse proprio qui, nella capacità di conciliare riconoscibilità del soggetto e possibilità evocativa. Si tratta di una capacità raffinata, che molto ha a che vedere con il pensiero divergente e che permette a fotografia e poesia di andare non di rado a braccetto.
Ce ne rendiamo immediatamente conto immergendoci nei libri di Carolina Zanier: Come me, come te, per esempio, o il più recente Voce del verbo. Quest’ultimo volume, sempre curato e pubblicato da Camelozampa, è tutto giocato sul contrasto tra oggettività e molteplicità di significati. Ogni doppia pagina, che si apre in verticale, presenta infatti una parolanella parte superiore e una fotografia nella parte inferiore . La scintilla poetica nasce dall’incontro tra le due: tutte le parole hanno infatti un’accezione principale negativa (strappare, graffiare, rubare, ingannare…) ma le immagini che vi sono associate portano immediatamente in superficie significati meno usuali ma parimenti validi.
Si può aggredire una golosa ciambella glassata, per esempio. Catturare l’ombra di una mano per disegnare. Affondare le radici in acqua per crescere rigogliosi. O pestare l’uva in un rito gioiosamente antico. Lo scarto è immediato, la sorpresa illuminante. Le associazioni di Carolina Zanier mostrano in maniera molto efficace quanto sia importante non tanto ciò che si vede ma come lo si osserva, non tanto ciò che si dice ma come lo si racconta.
Spiazzante (fin dal formato) e naturalmente predisposto a incentivare nuove indagini poetiche da parte del lettore, Voce del verbo è anche un libro particolarmente accessibile. Lo è in virtù del medium cui ricorre, capace di offrire una rappresentazione aderente al reale, e lo è in virtù dell’estrema sintesi che contraddistingue il testo. Certo, al lettore è chiesto di muoversi con un certo agio sui binari della letteralità e della metaforicità, perché è proprio lì che si gioca il senso del libro. Anche laddove siano presenti delle difficoltà legate alla dimensione figurata, tuttavia, il libro può costituire una risorsa preziosa con la quale non solo allenare questa competenza ma altresì immergersi nella bellezza.