Winmini

WinMini è una tastiera molto piccola dedicata ad utenti che hanno scarsa forza e limitata ampiezza dei movimenti. I tasti a membrana sono ravvicinati per una selezione con piccoli movimenti delle dita. Questo tipo di tastiera è particolarmente adatto ai soggetti affetti da distrofia muscolare, o comunque a quei disabili motori che hanno conservato un buon controllo di una mano a livello di motricità fine, ma che non sono in grado di compiere con gli arti superiori movimenti di ampiezza sufficiente a raggiungere i tasti di una tastiera normale o di esercitare pressioni che richiedano una certa forza. WinMini si collega direttamente al computer e permette di usare contemporaneamente la tastiera normale. Oltre al funzionamento standard come tastiera, WinMini permette di emulare il mouse: su ogni tasto, accanto alla lettera, è indicata anche una funzione del mouse: una direzione di spostamento, oppure il clic, il doppio clic, o il trascinamento. Basta semplicemente premere il tasto FUNC per attivare queste funzioni e trasformare la tastiera in emulatore di mouse. Con lo stesso tasto, in qualunque momento, si torna al funzionamento standard della tastiera. WinMini è disponibile con due diverse disposizioni dei tasti: QWERTY (la disposizione standard); FREQUENCY se si preferisce una disposizione secondo la frequenza d’uso dei tasti. E’ disponibile anche uno scudo copritastiera per la separazione dei tasti.

Multikey

MultiKey è uno speciale adattatore che permette di abbinare a sensori una o più funzioni della tastiera del computer o del mouse. Sui due lati dell’adattatore si trovano gli alloggiamenti per collegare i sensori, 14 in totale. Ad ogni alloggiamento corrisponde una funzione diversa: click sinistro e click destro del mouse, le quattro frecce del cursore, pagina su e giù, tasti funzione F11 e F12, tabulatore, backspace, invio, spazio. Le tre manopole colorate permettono di regolare in modo semplice e diretto il funzionamento dei sensori. La manopola rossa regola la sensibilità del sensore. La manopola verde serve a regolare la velocità di ripetizione quando il sensore viene mantenuto attivato. E’ utile ridurla quando l’utente ha difficoltà a ritornare nella posizione di riposo dopo l’attivazione.La manopola gialla permette di regolare il tempo che deve intercorrere tra una attivazione del sensore e la successiva. Viene utilizzata per eliminare le doppie attivazioni involontarie del sensore.

Magic touch

MAGIC TOUCH è un touchscreen rimovibile che si sovrappone allo schermo e trasforma un normale monitor in un monitor tattile interattivo, consentendo nel modo più semplice l’accesso tattile al computer, una delle modalità più naturali e dirette di interazione per i bambini. Questo schermo aggiuntivo tattile concretizza lo stimolo naturale dei bambini a toccare ciò che vedono sullo schermo: tutto ciò che in un software si può fare con il mouse, con Magic Touch è possibile farlo con le dita. Si può selezionare testo ed oggetti, spostare immagini e disegni, aprire i menu e disegnare. MAGIC TOUCH è particolarmente indicato nelle attività prescolari, soprattutto per i bambini che hanno difficoltà a utilizzare il mouse, nella coordinazione oculo-manuale, difficoltà motorie o di apprendimento, perché i bambini possono operare direttamente sullo schermo, senza mediazione di dispositivi che possono interferire con l’attenzione. Si può facilmente spostare su un altro monitor e anche utilizzarlo come tavoletta grafica sul piano. Può essere attivato a pressione sia col dito sia con uno stilo di plastica. Emula le funzioni del mouse: clic, doppio clic e trascinamento; consente l’uso contemporaneo dello schermo tattile e del mouse. Può eseguire qualsiasi programma che richiede l’utilizzo del mouse e supporta l’inversione tra pulsante destro e pulsante sinistro.

Bigtrack

Bigtrack è una trackball di grandi dimensioni, è uno strumento prezioso per tutte le persone che hanno limitazioni della capacità motoria, per chi ha problemi nell’effettuare movimenti fini delle dita e per i bambini molto piccoli che stanno imparando la coordinazione occhio-mano. Costruita con materiale molto resistente ed idonea a sopportare anche pressioni con i piedi o con il gomito. Le sue ampie dimensioni non richiedono infatti l’utilizzo delle dita, anche un colpo sulla palla e un pugno sul bottone la fanno funzionare.

Roller Joystick

Emulatore di mouse a forma di joystick, simile a quello in uso su molte carrozzine elettriche. ROLLER Joystick facilita le funzioni di puntamento, click e trascinamento a quelle persone disabili che presentano una limitazione nei movimenti fini della mano. Lo scudo trasparente che ricopre la zona dei comandi ha lo scopo di facilitare la selezione quando l’utente sia ostacolato da tremori e distonie. Quando non sia utile, può facilmente essere rimosso. I ROLLER sono dotati di prese per il collegamento di sensori esterni destinati alle funzioni di clic sinistro, clic destro e trascinamento. Nella confezione del ROLLER Joystick sono comprese anche due impugnature speciali: una rigida con forma a T ed una a palla in gommapiuma. La versione PLUS possiede un tasto separato per il doppio click e uno per rallentare la velocità di spostamento del puntatore, allo scopo di centrare più agevolmente bersagli a video di piccole dimensioni. Ad ogni pressione del tasto l’utente ottiene un rallentamento della velocità di spostamento: questo gli permette, giunto in prossimità del bersaglio, di avere, se serve, un movimento lentissimo del puntatore.

Bigkeys

E’ una tastiera espansa e semplificata con tasti grossi il doppio del normale, utile nei casi di difficoltà motorie per l’introduzione alla lettoscrittura. Le dimensioni dei tasti e la possibilità di sceglierne l’ordine (alfabetico oppure il classico QWERTY) la rendono adatta nel caso di difficoltà del controllo motorio fine. Può essere usata per l’avviamento alla lettoscrittura tramite computer anche nei casi di deficit visivo. La tastiera è compatibile con quelle tradizionali per pc. Il numero di caratteri che richiedono la pressione contemporanea di due tasti è ridotto al minimo. Fra gli accessori esiste anche uno scudo trasparente copritastiera che evita la pressione accidentale dei tasti adiacenti. E’ possibile scegliere la tastiera colorata o nei toni di grigio nelle due versioni, alfabetica e QWERTY tradizionale.

Mouse mover

Il Mouse Mover permette di emulare tutte le funzioni di un mouse tradizionale con l’uso di un sensore multiplo o di alcuni sensori singoli. Sei sensori singoli (venduti separatamente) possono essere inseriti nelle entrate presenti sulla faccia anteriore del dispositivo; ognuno di essi permette di controllare separatamente differenti funzioni (le 4 direzioni del mouse, il click sinistro ed il click destro). E’ anche possibile effettuare l’operazione di trascinamento (dragging) effettuando una pressione prolungata sul sensore collegato in corrispondenza della scritta “Left click”. Per facilitare ulteriormente l’uso del mouse, è possibile regolare una serie di parametri come ad esempio la velocità del puntatore, la velocità di accelerazione, il tempo di pressione del sensore necessario per attivare la funzione di trascinamento.

Roller trackball

Trackball ergonomica che sostituisce il mouse in tutte le sue funzioni. ROLLER Trackball semplifica le operazioni di spostamento del puntatore, di clic e di trascinamento a quelle persone disabili che presentano una limitazione nei movimenti fini della mano. Lo scudo trasparente che ricopre la zona dei comandi ha lo scopo di facilitare la selezione quando l’utente sia ostacolato da tremori e distonie. Quando non sia utile, può facilmente essere rimosso.I ROLLER sono dotati di prese per il collegamento di sensori esterni destinati alle funzioni di clic sinistro, clic destro e trascinamento. La versione PLUS possiede un tasto separato per il doppio click e uno per rallentare la velocità di spostamento del puntatore, allo scopo di centrare più agevolmente bersagli a video di piccole dimensioni. Ad ogni pressione del tasto l’utente ottiene un rallentamento della velocità di spostamento: questo gli permette, giunto in prossimità del bersaglio, di avere, se serve, un movimento lentissimo del puntatore.

Albakeys

La tastiera Albakeys è una tastiera espansa (i tasti sono il doppio del normale) utile nei casi di difficoltà motorie e per l’introduzione alla letto-scrittura. Può essere usata per l’avviamento alla letto-scrittura tramite computer anche nei casi di deficit visivo. Non genera autoripetizione dei caratteri. E’ disponibile lo scudo per facilitare la selezione dei tasti ed evitare le digitazioni multiple involontarie. Sul lato presenta due connessioni USB per eventuali collegamenti di mouse o touchscreen. La tastiera consiste di tasti che identificano le consonanti con il colore verde, le vocali con il rosa, i numeri in rosso, i tasti di controllo in blu ed il resto in giallo. Si collega al posto della tastiera standard, tramite connessione USB. Per funzionare, non necessita di software particolare.

Woodpecker

Woodpecker è un adattatore per sensori programmabile, adattabile praticamente a tutti i programmi a scansione, necessita di una porta USB.

La funzione dei sensori è programmabile con qualsiasi tasto della tastiera ed anche per avviare programmi.

Consente anche di muovere il puntatore del mouse utilizzando 5 sensori singoli: ad ogni sensore può essere associato il movimento del mouse in una direzione ed il click sinistro.

Discover:switch USB

Discover:switch USB è un sensore programmabile che fornisce il controllo completo del computer attraverso l’uso di un singolo interruttore. E ‘ideale per le persone con gravi disabilità motorie che non sono in grado di utilizzare un mouse, una tastiera, o anche altre tecnologie di supporto specialistico, come ad esempio un puntatore di testa.

Attraverso l’uso di Discover: switch USB e il software aggiornato Discover 1.7, gli utenti sono in grado di accedere a qualsiasi applicazione sul proprio computer, progetti completi, accedere a Internet e giocare.

Discover:Board

Discorver:Board è una tastiera alternativa che viene fornita con il software per il controllo del mouse e della tastiera  e software di personalizzazione – tutto il necessario per l’accesso al computer flessibile.

I tasti sono ampiamente distanziati appropriati per gli utenti con controllo motorio limitato e che usano il pugno per digitare. La tastiera viene fornita con quattro sovrapposizioni aggiuntive che consentono l’accesso ai programmi software più tipici.

Slat

Gli SLAT (acronimo di Switch Latch and Timers) servono per rendere i giocattoli che funzionano a batteria accessibili mediante sensori. Gli SLAT possono essere usati con giocattoli pre-adattati oppure con l’aggiunta del Battery Device Adapter prodotto dalla medesima AbleNet.

Sono disponibili tre tipi di SLAT: Temporizzatore SLAT singolo pensato per un solo utilizzatore e un solo sensore per adoperare un gioco (o altro dispositivo alimentato a batterie) alla volta; Doppio pensato per quando si vuole che due utilizzatori controllino ognuno, anche in contemporanea, il proprio gioco (o altro dispositivo); temporizzatore a scelta pensato per quando si insegna ad attivare a turno uno fra due giochi in una attività.

 

IST Switch – Infrared Sound Touch Switch

Lo switch IST, è un sensore che basa il suo particolare funzionamento su tre fonti di segnale:- raggi infrarossi, per individuare il movimento di una parte del corpo – segnali sonori, anche se rappresentati da suoni non articolati – pressione sull’elemento a sfioramento, controllabile con un minimo sforzo. E’ possibile inviare il segnale di uscita di questo dispositivo ad uno strumento di comunicazione aumentativa (ad esempio ad un programma di tastiera a scansione) o ad un semplice sistema di controllo ambientale. Questo ausilio si propone come aiuto nel caso di handicap motori severi dove sono compromesse le capacità di controllo dei sensori tradizionali basati su semplici microinterruttori. In particolare il sensore a sfioramento e quello ad infrarossi permettono di interagire utilizzando una capacità di movimento residua di testa, spalle, braccia, mani, piedi o dita.

In base alle esigenze dell’utilizzatore i sensori sensibili agli infrarossi o al suono possono essere alloggiati sulla montatura degli occhiali in modo da poter essere controllati dai movimenti del collo e della testa. Il sensore sonoro è costituito da un microfono miniaturizzato in grado di rilevare sia la voce al normale volume usato durante la conversazione sia il rumore provocato dal soffio emesso con la bocca o con il naso.

HeadMouse Extreme

HeadMouse ® Extreme sostituisce il mouse del computer standard per le persone che non possono usare o che hanno un uso limitato delle loro mani per controllare un computer o un dispositivo di comunicazione alternativa e aumentativa (CAA). HeadMouse traduce i movimenti naturali della testa di un utente in movimenti direttamente proporzionali del puntatore del mouse del computer, in modo tale che l’utente possa muovere con la testa il puntatore del mouse sullo schermo. HeadMouse ha un sensore ottico senza fili che viene indossato dall’utente in una posizione comoda sulla fronte, occhiali, cappello, ecc. Funziona come un mouse per computer.

Jumbo

Tastiera facilitata con grandi tasti colorati e lettere di dimensioni maggiorate. Si collega sostituendo la tastiera standard attraverso connessione USB. E’ disponibile uno scudo di separazione dei tasti per facilitare la selezione dei caratteri agli utenti con difficoltà motorie. Colori diversi identificano le consonanti (in verde), le vocali (in rosa), i segni di interpunzione (in giallo), i numeri (in rosso) e i tasti di controllo (in blu) per rendere più agevole la loro localizzazione sulla tastiera.

Expert mouse

Trackball ottica di grande formato con 4 ampi tasti personalizzabili tramite il software incluso per l’esecuzione di applicazioni, collegamenti web o script. E’ stata progettata per utenti non disabili, ma la sua forma la rende spesso utile a persone che presentano qualche difficoltà di movimento. La grossa sfera e i tasti di grandi dimensioni facilitano infatti il movimento del puntatore e la selezione delle funzioni. Inoltre, EXPERT MOUSE permette di far corrispondere liberamente il click, doppio click, etc. ai quattro grossi tasti che si trovano a fianco della palla: è così possibile dislocare le funzioni usate con maggiore frequenza in una posizione facilitante per l’utente. La versione PRO dispone, nella parte alta della superficie, di sei piccoli tasti: a ciascuno di essi è possibile assegnare in modo diretto la apertura di un programma o di un sito web. Nella versione PRO è presente anche la rotellina di scroll.

Easy cat

Easy Cat è un touchpad che consente di emulare il funzionamento del mouse sfiorando con un dito la superficie sensibile. Di dimensioni molto ridotte, Easy Cat è adatto ad utenti che hanno scarsa forza e limitata ampiezza di movimenti. Tutte le operazioni fondamentali del mouse (puntamento, click, doppio click, trascinamento, click con il pulsante di destra) possono essere effettuate con leggeri tocchi sulla superficie e senza dover ricorrere ai due pulsanti di click integrati. Toccando la superficie e risollevando la punta del dito una o due volte si ottengono il click e il doppio click; toccando la zona in alto a destra si ottiene il click di destra del normale mouse. Toccando due volte poi strisciando la punta del dito sulla superficie si ottiene la funzione di trascinamento.

Optima trackball

Optima è una trackball a tecnologia ottica. Optima è progettata per chi ha problematiche motorie che impediscono il movimento fine della mano e conseguentemente l’utilizzo di mouse convenzionali. Sono presenti ad accesso diretto sullo strumento i tasti funzione del click sinistro (tasto rosso) e del click destro (tasto giallo) ed il tasto del trascinamento bloccato (blu). I tasti sono leggermente incavati rispetto alla superficie di appoggio delle strumento per agevolarne la digitazione in caso di difficoltà fino-motorie delle dita. Possono essere utilizzati sensori esterni per emulare il click sinistro ed il click destro del mouse.

Kinder board

KINDER BOARD è una tastiera semplificata. Può essere richiesto a parte lo scudo di separazione dei tasti per facilitare la selezione dei caratteri agli utenti con difficoltà motorie. Oltre ai tasti di cm. 2 x 2, colorati per favorire la discriminazione, sono presenti anche i tasti funzione, di piccole dimensioni per un uso da parte dell’assistente, posizionati nella prima fila in alto.

E’ disponibile anche la versione VisionBoard con tasti bianchi, per bambini con problemi di vista.

Casco fumagalli

Il casco è dotato di una bacchetta – puntatore, di lunghezza e posizione regolabile, che sostituisce l’uso delle mani sia per digitare sulla tastiera del PC, sia per l’utilizzo di altre apparecchiature o ausili attivabili mediante pressione su tasti o spostamento della bacchetta inserita in appositi supporti (come la levetta cava di una carrozzina elettrica). Si rivolge ai disabili motori che non possono usare gli arti superiori, ma che conservano un buon controllo dei movimenti del capo. Realizzato in pelle imbottita, si regola attraverso cinghiette sul mento, sulla nuca e sopra la testa. L’asta metallica può essere inclinata e orientata attraverso un apposito snodo e l’asta può essere resa più o meno sporgente.

Queenkey

QueenKey è una tastiera semplificata ed estesa, che utilizza tasti grandi (circa quattro volte più grandi rispetto ad una tastiera standard), con colori vivaci. La tastiera è stata progettata tenendo conto delle esigenze dei bambini, che possono apprendere con facilità la posizione delle vocali, delle consonanti e dei numeri, grazie alla differenziazione dei colori. Queste facilitazioni la possono rendere adatta anche per tutte quelle persone con limitate capacità visive o motorie, grazie alla vivacità dei colori ed alla grandezza dei tasti ed alla possibilità di aggiungere uno scudo, detto anche copritastiera, che consente di appoggiare tutta la mano sulla tastiera e selezionare i tasti infilando le dita nei fori desiderati; adatto a tutti coloro che hanno problemi nel controllo fine della mano e vogliono limitare le digitazioni involontarie di più tasti.

Scan buddy

Scan Buddy è un software a scansione che serve come emulatore di mouse. Scan Buddy è un programma a scansione che permette ad utenti colpiti da una disabilità motoria grave di disporre delle funzioni del mouse, attraverso un sistema sostitutivo. Scan Buddy opera per successive divisioni dello schermo fino ad identificare il punto da raggiungere con il puntatore del mouse. Il programma suddivide l’area dello schermo prima in due parti poi, ottenuta la conferma col sensore, divide l’area selezionata ancora in due: le divisioni procedono così fino ad individuare la zona bersaglio voluta. Selezionata in più passaggi la zona sensibile, una barra rossa e nera scende dall’alto verso il basso dell’area. Ottenuta la conferma col sensore, la manina di Scan Buddy si muove in senso orizzontale per la selezione del punto esatto. Una volta posizionato il puntatore il programma propone la scelta della funzione: click, doppio click, inizio del trascinamento, etc.La scansione che suddivide lo schermo si disattiva dopo un tempo regolabile, se l’utente non compie alcuna selezione sul sensore: questo permette di leggere la pagina senza disturbi. Una doppia pressione del sensore riattiva la scansione.

Gravis Mousestick II

Si tratta di un joystick che può essere connesso alla porta ADB del Macintosh e sostituire il mouse o affiancarsi ad esso. Il software di gestione consente di configurare il funzionamento dei 5 bottoni del joystick (3 sull’impugnatura e 2 sulla piattaforma) in modo da emulare qualsiasi funzione del mouse o una qualsiasi combinazione di tasti. Pensato soprattutto per i videogiochi, può costituire un ottimo strumento alternativo di puntamento per il Macintosh.

Mini Joystick HMC

Piccolo joystick con forma ergonomica. Può essere gestito con poca forza e poco movimento. Può essere regolato in base alle esigenze dell’utente. Può essere manipolato da dito, mano, lingua, mento, ecc. Può essere una soluzione perfetta per le persone che soffrono di distrofia muscolare.

Nohands mouse

Il NoHands mouse è un mouse azionabile con due pedali separati. Un pedale aziona il puntatore, mentre l’altro viene usato per cliccare il pulsante. Con l’impostazione predefinita un click con il tallone attiva il pulsante destro del mouse, mentre con la punta del piede si attiva il pulsante sinistro del mouse.
E’ possibile configurare i pedali a proprio piacere per simulare i movimenti del mouse sullo schermo. L’ausilio è rivolto a tutti gli utenti con difficoltà motorie e di controllo dei movimenti fini.

Trackball Qtronix

TrackBall di grandi dimensioni, che può sostituire il mouse in tutte le sue funzioni. Si rivolge principalmente alle persone con disabilità motoria che non possono manovrare un mouse standard, ma sono in grado di ruotare con sufficiente precisione la rotellina della trackball e di esercitare una pressione sufficiente sui tasti.
La trackball QTRONIX permette di muovere il puntatore ruotando la sfera di grande diametro posta al centro della base dello strumento. La mano non compie movimenti ampi sul piano. E’ inoltre possibile assegnare ai 3 tasti funzioni speciali tramite il software in dotazione.

Tastiere Maltron

Questa azienda propone soluzioni originali ed utili soprattutto per tutti quelli che hanno dei problemi alle mani o sono impossibilitati all’utilizzo di un braccio. Questo tipo di tastiera ergonomica 3D, infatti, si adatta perfettamente alla forma delle mani e alla lunghezza delle dita, in modo da poter ridurre al minimo i movimenti bruschi e le tensioni. Questa tastiera permette di evitare movimenti scorretti e inconsueti per il polso.

Helpiclick

Helpiclick è un emulatore di mouse che permette, attraverso una leggera pressione del pollice su un piccolo cilindro di gomma dal diametro di circa 2 cm, il movimento del puntatore del mouse. E’ dotato di due pulsanti laterali per attivare il click sinistro e destro del mouse. La velocità del puntatore del mouse è proporzionale all’inclinazione sullo strumento causata dalla pressione da parte dell’utilizzatore. Sono presenti due ingressi per sensori che danno la possibilità di attivare il click sinistro e destro del mouse. Si connette alla porta USB del PC, non necessita di driver o software per l’installazione. Si rivolge a disabili motori che non siano in grado di utilizzare agevolmente il mouse standard.

iTALK2

iTalk2 è un comunicatore simbolico di base con un’uscita in voce a due messaggi. E’ dotato di due tasti, adatto per effettuare scelte; ideale anche per fare domande e rispondere. Viene fornito con due scudi trasparenti e il tempo di registrazione è di 2 minuti per tasto.
Con due ingressi per dispositivi a batteria, potete facilmente abbinare comunicazione ed attività di svago. Alle due aree possono essere associate immagini o simboli che possono essere fissate agli scudi trasparenti. iTalk2 può essere utilizzato da utenti all’inizio di un percorso di comunicazione.

GO TALK 9 +

Il comunicatore simbolico è un sistema che, tramite un codice grafico (non alfabetico), permette la comunicazione interpersonale a persone con difficoltà di comuncazione. GoTalk 9+ è un ausilio per la comunicazione con uscita in voce a 9 messaggi e 5 livelli di registrazione per un totale di 20 messaggi. Inoltre, GoTalk 9+ permette di registrare 3 messaggi che rimangono fissi per ciascun livello di registrazione (collocati nella prima fila in alto) allo scopo di avere sempre disponibili, ad esempio, richieste di aiuto, bisogni primari, etc. . La estrema leggerezza e la pratica maniglia rendono i GoTalk particolarmente adatti a quegli utenti che possono trasportare in modo autonomo il proprio ausilio di comunicazione.

Con un prezzo decisamente competitivo i GoTalk richiedono però la capacità di premere la superficie con una forza di almeno 300 grammi.

Esistono diverse versioni del prodotto: a 4, a 20 a 32 caselle di comunicazione.

Little Mack & Big Mack

Little Mack e Big Mack sono comunicatori simbolici di base che consentono la riproduzione di un messaggio vocale.

E’ sufficiente registrare qualsiasi messaggio direttamente nel comunicatore per la riproduzione di un singolo messaggio one-touch fino a due minuti di lunghezza. Con la sua base angolata e la superficie di attivazione da 2½”, Little Mack è perfetto per il montaggio ed è consigliato per le persone che possono accedere a una superficie di attivazione più piccola.

Little Mack è fissato su un supporto inclinato, per facilitare la pressione sulla superficie del comunicatore.

Invece con la sua ampia superficie di attivazione, BIGmack è una scelta eccellente per le persone con disabilità visive e le persone con disabilità fisiche che richiedono un’area target più ampia.

Editouch

Editouch è un tablet appositamente studiato per i disturbi specifici dell’apprendimento e in generale per i Bisogni Educativi Speciali. Inizialmente destinato agli alunni della scuola primaria, successivamente è stata proposta una versione per i ragazzi della scuola secondaria di primo e secondo grado.

EdiTouch è riconosciuto dal servizio sanitario nazionale come strumento compensativo utilizzabile a scuola ed a casa in linea con la legge 170/2010.
I modelli si differenziano per le caratteristiche hardware, contengono software specifici per il ciclo scolastico di riferimento ed hanno sempre i componenti principali della suite nella versione più adatta al livello di studi. Esistono quindi diversi modelli come Editouch Primaria, Editouch Media e media Pro, la versione High School e High School Pro e per la DAD. Tutti i modelli sono equipaggiati di applicazioni accuratamente progettate per il livello di istruzione.

La fantastica corsa volante

Il bosco è in fermento per l’evento dell’anno: sta per iniziare la Fantastica Corsa Volante. Dieci squadre di pennuti sono pronte a sfidarsi, ciascuna a bordo di un mezzo capace in vario modo di solcare i cieli. C’è chi punta sulla classica mongolfiera, come l’affiatata coppia Struzzo&Pinguino, e chi investe su jet aerodinamici come i Super Falchi; chi si lancia su ingegnosi trabiccoli a pedali come il Flamingo Team e chi sfodera mezzi spaziali come la Bat Squadra. La gara si prospetta avvincente ma, inspiegabilmente, una dopo l’altra, tutte le squadre sono costrette al ritiro. Possibile che in una sola corsa capitino avarie di ogni tipo, dai palloni sgonfi alle eliche fuori uso, dalle fusoliere bucate agli scontri in volo? La faccenda si fa sospetta e in effetti in un rush finale tutto trambusto e colpi di scena, salta fuori un’insospettabile verità (mai e poi mai fidarsi dei polli!) e la gara finisce per trovare degli imprevedibili vincitori.

Ciò che rende davvero speciale e ben congegnato questo albo illustrato di Tjibbe Veldkamp &Sebastian Van Doninck è, da un lato, l’inventiva con cui sono costruiti i diversi mezzi volanti e il modo con cui ciascuno di essi esce di gara, e dall’altro il dialogo che si instaura tra testo e figure, costruito in maniera tale per cui le seconde sanno e dicono sempre molto di più rispetto al primo. Una caratteristica, questa, che appare apprezzabile per più di una ragione. In primo luogo perché mette in valore un tipo di lettura – quella visiva – che non ha nulla da invidiare a quella alfabetica e che anzi qui risulta fondamentale per capire che cosa succede nella storia. Questo significa che anche i bambini che magari faticano di più di fronte al testo scritto – qui peraltro stampato ad alta leggibilità e in misura breve con non più di un paragrafo per pagina – ma la cui capacità di esplorazione e interpretazione delle figure è minuziosa, possono qui trovare grande soddisfazione. Il volume risulta in questo senso ideale anche per invogliare e appagare anche i lettori meno forti e/o dislessici.

Ma non è tutto. Il particolare equilibrio che lega testo e illustrazioni genera dinamiche di lettura votate alla sorpresa e per questo molto accattivanti. Accade infatti che, con buona probabilità, il lettore arrivi alla fine della corsa senza aver davvero colto che cosa sta accadendo ai partecipanti. La pagina è infatti così ricca di figure e di dettagli che i tentativi di sabotaggio che vi hanno luogo riescono a camuffarsi molto bene. Solo tornando indietro – operazione che viene immediatamente da compiere di fronte alla notizia della squalifica di una squadra – ci si rende conto di quante cose siano accadute senza che ce ne accorgesse. Ogni pagina diventa a quel punto un terreno di sfida da esplorare a tappeto per cogliere con gusto particolari sempre nuovi e inattesi, trovando di volta in volta un senso e una ricchezza nuovi nel libro appena letto. Viceversa, chi fosse così attento da scorgere subito le industriose scorrettezze del Team Pollo può egualmente godere di una lettura in cui lo scarto tra parole e figure diverte e appassiona, chiedendo al lettore di mettersi alla prova con un occhio davvero scaltro.

La piccola strega

Cosa significa essere una buona strega? Fare cose generose o, al contrario, esercitare a puntino la malvagità propria della categoria? Su questo amletico dubbio e sull’equivoco che può generare poggia il gustoso racconto scritto dall’autore tedesco Otfried Preussler.

Tutto ha inizio quando la piccola strega protagonista decide di partecipare di nascosto all’annuale sabba della notte di Valpurga, nonostante abbia soltanto centoventisette anni e alle fattucchiere così giovani non sia consentito avvicinarsi al monte Block. Colta in flagrante, la strega viene punita ma ottiene il permesso di presentarsi l’anno successivo per dimostrare di aver acquisito abbastanza esperienza. E così, proprio per diventare una buona strega, la giovane studia, si esercita ma soprattutto segue i consigli del suo corvo Abraxas che le suggerisce di rigare dritto e di dedicare i suoi incantesimi a nobili fini. Come aiutare delle vecchiette a fare legna nel bosco, dare una lezione a ragazzacci dispettosi, salvare tori dall’essere arrostiti o riscaldare venditori di caldarroste nei giorni più rigidi dell’inverno. Dopo un anno, il momento del verdetto arriva e il qui pro quo sull’essere una buona strega finisce per venire a galla. Poco male, però: scaltra e ormai convinta del cammino intrapreso, la piccola strega trova il modo di averla vinta, con buona pace di chi dedica incantesimi e sortilegi a scelleratezze e meschinità.

Pubblicato per la prima volta più di sessant’anni fa, La piccola strega si caratterizza per una freschezza senza tempo che la rende godibilissima anche per i bambini di oggi. L’autore, maestro nello scrivere storie divertenti e ricche di guai, sotterfugi e idee portentose, costruisce il racconto attraverso una serie di episodi perlopiù slegati tra di loro che introducono di volta in volta sulla scena personaggi e situazioni emblematici e saporiti. Il gusto del narrare avvolge dunque i buoni sentimenti, che pur non mancano ma che tutto fanno tranne che appesantire la trama. Ne vien fuori una storia vivace, mai noiosa e il cui stile piano e affabile invoglia e rende davvero gradevole la lettura.

Questo aspetto, che concorre dal canto suo a coinvolgere anche i lettori meno forti, viene ulteriormente messo in valore dall’iniziativa di Locomoctavia che del racconto offre un’incantevole versione audio. Aida Talliente, che qui presta la voce alla piccola strega e a tutti i suoi interlocutori, legge con brio e interpreta in maniera buffa i diversi personaggi, contribuendo a rendere l’immersione travolgente e leggera. Ad accompagnarla, ci sono poi le note del sax di Antonello Gravela. Ora effervescenti, ora malinconiche, queste assecondano il ritmo variegato della narrazione, restituendo in chiave musicale il suo carattere mai monotono.

Come di consueto, l’audiolibro de La piccola strega è reso disponibile da Locomoctavia in due diverse versioni – su CD audio e in MP3 scaricabile – così da assecondare esigenze e preferenze di fruizione differenti.

Facile! Leggere bene. Leggere tutti – Gribaudo (collana)

La collana Facile! leggere bene. Leggere tutti proposta da Gribaudo è stata una delle prime a mutuare la font leggimi di Sinnos e ad adottare accorgimenti grafici di alta leggibilità per proporre prime letture amichevoli nella forma anche agli occhi di lettori dislessici.

Attiva da quasi dieci anni (i primi titoli risalgono al 2015), la collana offre storie brevi, che si esauriscono in una cinquantina di pagine a colori, tutte provviste di illustrazioni. Il formato dei volumi è snello e maneggevole: cosa, questa, che può contribuire a rafforzare l’impressione di trovarsi davanti a una lettura abbordabile. In catalogo figurano storie delicate, come quelle scritte e illustrate da Petr Horácek e che vedono protagonista un delizioso topolino (Il topino che si mangiò la luna; Il topino che non aveva paura; Il topino che cercava casa); storie che hanno dato vita a serie di successo, come quelle create da Orianne Lallemand e dedicate a un famoso lupetto (Il lupo che voleva cambiare colore; Il lupo che voleva fare il giro del mondo; Il lupo che aveva la testa tra le nuvole, per esempio), o ancora storie buffe (come La bottega di dolci della signora Tortinsù), poetiche (come Il signor Paltò) o rocambolesche (come Il ladro di risate). Le pubblicazioni più recenti, in particolare, sono perlopiù affidate a penne italiane come Anna Sarfatti, Lodovia Cima e Simone Frasca.

Tra le caratteristiche che contraddistinguono i volumi di collana in termini di accessibilità può essere utile rimarcare, oltre all’uso della font specifica leggimi, anche:

che ne accentuano la fruibilità in caso in dislessia.

Cercasi gamba!

C’è una sedia in mezzo al nulla. Come sia finita lì non si sa ma in fondo non ha nemmeno tanta importanza. Quel che si sa è che a quella sedia manca una gamba. Non che la cosa la renda meno sedia ma chi passa da quelle parti è portato a pensare che possa farle comodo un supporto supplementare. Ecco allora che le cose più disparate, dalle baguette agli ombrelli, dai palloni alle trombe, vengono sistemate a mo’ di protesi là dove la gamba davanti a destra non c’è. Ma le baguette sono facile preda di topini affamati, gli ombrelli attraggono avventori sorpresi dalla pioggia, i palloni volano via e le trombe sono fatte per essere suonate. Morale: una dopo l’altra, le gambe posticce vengono tolte e poi rimpiazzate. Fino a quando la situazione sembra tornare al punto di partenza. È solo un’impressione, però. Ché a ben guardare, anche nel nulla qualcosa si muove e la soluzione più duratura può richiedere attesa e pazienza ma offrire in cambio solidità e bellezza.

Delizioso, divertente e capace di aprire riflessioni interessanti attraverso la metafora della sedia a cui manca un pezzo, Cercasi gamba è un libro senza parole anche estremamente accessibile. Le sue ampie pagine di formato quadrato – come caratteristico dei volumi della collana Silent Book di Carthusia – accolgono infatti un’inquadratura fissa in cui la sedia protagonista è rappresentata in primo piano. Non vi sono elementi di contorno che possono creare confusione o distrarre il lettore. Gli unici dettagli che circondano il soggetto principale sono le poche ed essenziali linee delle montagne sullo sfondo che contestualizzano il racconto e quelle che scandiscono il tempo o delineano agenti atmosferici funzionali alla narrazione.

Quest’ultima si fonda inoltre su di una struttura iterata in quattro tempi (e due doppie pagine) che agevola l’aggancio e la comprensione: un personaggio si accorge che manca la gamba – mette un oggetto che funga da supporto – l’oggetto viene rimosso da qualcun altro – il problema iniziale si ripropone, e via da capo. Da ultimo, il volume si caratterizza per uno stile minimale in cui i pochi oggetti sulla scena vengono rappresentati con pochi tratti significativi attraverso i quali risulta più agevole interpretare sentimenti e azioni. Il risultato è un racconto per immagini molto eloquente che si presta tanto a letture individuali quanto a letture ad alta voce.

Opera dell’autrice torinese Irene Frigo, Cercasi gamba è uno dei libri finalisti del Silent Book Contest 2022. All’interno della medesima edizione del premio ha inoltre vinto la sezione Junior, ossia è stato preferito tra gli altri finalisti da una giuria di bambini della scuola primaria.

Look book

Come è possibile che nessuno lo pubblichi da noi?, ci si chiede spesso a proposito di libri stranieri bellissimi e intramontabili che circolano tra gli addetti ai lavori o che si ammirano in fiera. Straordinario, traversale e accattivante, Look Book di Tana Hoban è esattamente uno di questi libri. Per questo motivo, è grandissima la riconoscenza verso Camelozampa che finalmente lo ha portato in Italia.

Con questo titolo, che è stato pubblicato per la prima volta più di 25 anni fa e che è uno dei più famosi e diffusi libri fotografici per bambini (e non), l’editore padovano inaugura una promettente collana interamente dedicata agli albi fotografici: una categoria di libri ancora troppo poco diffusa sui nostri scaffali e al contempo estremamente apprezzata dai bambini, piccoli e noi. La riconoscibilità delle immagini e la possibilità di giocarci su attraverso un uso più o meno ingegnoso delle inquadrature e delle sequenze rende infatti i libri fotografici particolarmente appetibili.

Look Book, in particolare, unisce questi aspetti a un semplice espediente cartografico che crea un coinvolgente dinamica ludica. Grazie a un piccolo foro tondo, il libro invita dapprima a osservare il dettaglio di un’immagine fotografica. Solo in un secondo momento, fatte le dovute ipotesi su cosa possa rappresentare e voltata la pagina, egli ha modo di vedere la fotografia integrale da cui il dettaglio è stato tratto. Ma non è tutto, voltando ancora la pagina, si allarga ulteriormente l’inquadratura della fotografia o cambia la sua angolatura così che il lettore possa coglierne il soggetto in un contesto più ampio. Attraverso micro-sequenze composte da 3 pagine ciascuna, il volume di Tana Hoban riesce così a giocare sull’indizio, sul riconoscimento, sulla sorpresa, sullo sguardo che si amplia. Queste pagine così pulite e così ben congegnate offrono così l’occasione di guardare e di vedere, trasformando cavoli, girasoli, struzzi e bretzel in soggetti davvero intriganti e fuori dall’ordinario.

Semplice e raffinato come solo i buoni libri sanno essere, Look Book è un libro prezioso anche dal punto di vista dell’accessibilità. L’assenza di parole, la pulizia grafica, la brevità delle singole sequenze, il ricorso a un medium aderente al reale come quello fotografico, la scelta di soggetti noti o facilmente riconoscibili, la dinamica ludica e l’aumento progressivo dei dettagli cui prestare attenzione costituiscono, infatti, elementi chiave per facilitare la piena fruizione del volume e dei suoi contenuti anche da parte di bambini che fatichino a confrontarsi con la parola scritta, con pagine confuse o affollate, con immagini troppo astratte o con narrazioni troppo lunghe. Ecco allora che attraverso pagine forate e immagini che catturano lo sguardo, un solo libro come Look Book ha la capacità di intercettare bambini con abilità diverse, offrendo loro un’occasione di lettura visiva appagante, curata e particolarmente coinvolgente.

Lettere d’A-mare

La balena azzurra che spicca acquerellata sulla copertina offre un assaggio affidabile e seducente della bellezza raffinata che il lettore potrà trovare all’interno di Lettere d’A-mare. Il volume si caratterizza infatti per una significativa cura compositiva e un’ammirevole armonia grafica che fanno risaltare al massimo le illustrazioni delicate dell’autrice. Acciughe, polpi, stelle e cavallucci marini sono i protagonisti deliziosamente ritratti ad acquerello da Pierangela Massolo che immagina tali creature possano scambiarsi inviti, ricordi e messaggi d’amore e d’amicizia, attraverso lo strumento della lettera.

I testi che inquadrano di volta in volta i personaggi e che sviluppano il contenuto di ogni missiva sono scritti in rima e proposti nei simboli della Comunicazione Aumentativa e Alternativa, questi ultimi impiegati secondo il modello inbook che prevede, tra le altre cose, la simbolizzazione individuale di tutti gli elementi lessicale, la riquadratura di parola e immagine e l’uso dei diversi qualificatori. I simboli che compongono le lettere, in particolare presentano uno sfondo azzurro: questa scelta, che può risultare spiazzante per qualche lettore, mira in realtà a evidenziare la differenza tra il testo di cornice e il cuore dei singoli racconti. Il volume non propone infatti una storia unica ma raccoglie piuttosto una serie di piccole narrazioni, ciascuna incentrata su una coppia di personaggi variamente legati e sviluppata attraverso una lettera e la sua risposta.

I testi delle lettere presentano un lessico in buona parte ricercato o comunque non basico e una sintassi che tende ad assecondare la struttura in rima. Ne risultano versi piacevoli da ascoltare anche se di più complessa decifrazione. In questo la scelta di Homeless book è davvero interessante perché ci aiuta a ricordare alcune cose importanti. Per esempio che i simboli possono essere utili a persone con competenze linguistiche diverse, alcune delle quali possono padroneggiare anche testi meno immediati. E che vale la pena proporre testi di complessità differente, senza rinunciare ad alzare l’asticella così da offrire esperienze di lettura diverse e sfidanti, che magari non vengono afferrate a pieno ma possono egualmente lasciare una traccia o aiutare a tararsi per il futuro. Perché la cura e la bellezza, in qualche modo, fanno la loro parte.

This is not a book

Viaggiare, divertirti, nutrirti, metterti nei panni di un esploratore, di un campione di tennis o di un famoso pianista …. Sono tante le cose che un libro di qualità ti permette di fare. Vero è che se quel libro nasce dal genio irriverente di Jean Jullien è probabile che tutte quelle cose tu possa fare non solo metaforicamente ma letteralmente. Provare per credere!

In un libro come This is not a book, infatti, le pagine rinunciano a raccontare una storia lineare per trasformarsi in una successione di oggetti e contesti con i quali il lettore può interagire. Giocando sul confine segnato dalla rilegatura tra le pagine, sul movimento che consente al volume di essere sfogliato e sulla possibilità di variare l’angolo formato da ogni doppia pagina, il libro diventa, infatti, di volta in volta un computer, una cassetta degli attrezzi, un frigo o – perché no? – una tenda da campeggio. A ogni doppia pagina, dunque, si apre una nuova sorprendente possibilità e così il lettore può scrivere un’email picchiettando su tasti disegnati, afferrare uno spuntino, fingere di suonare una sinfonia o, ancora, far applaudire le pagine.

Come intuibile dal titolo, il libro è inglese ma essendo del tutto privo di parole e facilmente reperibile online,                 l’origine non costituisce un ostacolo. Il libro di Jean Jullien merita, anzi, di essere cercato e proposto perché offre un raro mix di ingredienti capaci di incentivare e sostenere il rapporto con il libro anche laddove siano presenti difficoltà di lettura: la sorpresa, la dimensione ludica, l’assenza di parole e l’autonomia di ogni doppia pagina predispongono un terreno felice per incontrare il libro in una veste inattesa, coinvolgente e del tutto svincolata dalla performance. Da non sottovalutare, infine, la delizia dell’impertinenza: le linee essenziali che d’emblée trasformano la pagina in un paio di chiappette faranno cedere anche i non-lettori più diffidenti (almeno quanto faranno risvegliare l’indignazione di qualche adulto)!

Vieni con me

Pigiama, coperte, medicine sul comodino: tutti gli indizi in prima pagina lasciano intendere che una mattina non proprio entusiasmante attenda il protagonista di Vieni con me. Il sorriso della bambina che entra dalla porta della sua stanza con una pila di fogli e colori cambia però le carte in tavola. Con sé tiene anche un palloncino. Che piani avrà mai in mente? Gonfiarlo, chiaramente! Fino a farlo diventare grandissimo e trasformare il letto in una sorta di rudimentale mongolfiera. Ché disegnare, certo, aiuta ad ammazzare il tempo ma trasformare i disegni in viaggi avventurosi è tutta un’altra faccenda!

Qualche tratto colorato sul foglio ed ecco, infatti, che stormi di uccelli variopinti circondano il letto e lo accompagnano tra le nuvole. Da lì si ammira un panorama incantevole, anche di notte. Ma non c’è tempo da perdere, sono tanti i luoghi ancora da visitare. Capre di montagna, pinguini, piovre giganti e pesci prendono rapidamente forma sui fogli e guidano il letto magico tra vette innevate, foreste tropicali e abissi animati. Serve forse una pausa. Che strada prendere ora? Basta seguire le frecce sul foglio e immaginare nuove straordinarie destinazioni….

Con i suoi disegni ad acquerello che spalancano atmosfere incantate, Linde Faan ci regala un libro senza parole in cui il desiderio di evasione la fa da padrone e in cui i colori intensi sono un invito irresistibile ad accodarsi alla coppia di viaggiatori. L’escursione è dal canto suo lineare e segue uno schema iterato che facilita la previsione e la comprensione di quel che accadrà. L’autrice è inoltre brava a delineare con pochissimi e sottili tratti a matita posizioni, movimenti ed espressioni del volto dei protagonisti che favoriscono l’immedesimazione e la partecipazione del lettore, anche laddove la lettura visiva non sia così allenata.

Attraverso pagine ricchissime e silenziose e un’idea di fondo nota ma sempre potente come quella del disegno che spalanca possibilità inventive, Vieni con me celebra il potere dell’immaginazione e in particolar modo dell’immaginazione condivisa. Non è solo il fatto di poter viaggiare con la fantasia, infatti, a cambiare di segno il tempo e l’umore del protagonista quanto anche e soprattutto il fatto di poterlo fare con una compagna affettuosa e vicina come la ragazzina che gli porta sorridente fogli, palloncino e pennarelli. Ché in due, si sa, le idee si alimentano, spiccano il volo e arrivano più lontano di quanto mai potrebbe accadere in piena solitudine.

Lingua dei Segni Italiana – Piccolo Vocabolario bebè e genitori

Pratici, spendibili, accattivanti: i libretti dedicati alla Lingua del Segni Italiana da poco pubblicati da Logos sono strumenti di cui davvero si sentiva la mancanza. Progettati in un’ottica squisitamente inclusiva, si presentano come manuali snelli e di facile uso e si rivolgono a un pubblico ampio, tutt’altro che limitato ai bambini sordi o ai loro familiari. Il progetto da cui prendono le mosse – SegniAmo Bimbi – promuove, infatti, la diffusione della LIS tra i bambini udenti più e oltre che tra i bambini sordi, forte dell’idea che la conoscenza della Lingua dei Segni può riservare benefici importanti non solo in termini di superamento di barriere comunicative e culturali ma anche di supporto all’apprendimento della lingua vocale. Per tutti.

I libri ad oggi pubblicati da Logos in questa direzione sono due: Piccolo vocabolario bebè e genitori e Alfabeto manuale.

Piccolo vocabolario bebè e genitori raccoglie circa 120 segni divisi per argomento e scelti tra quelli che più facilmente possono toccare la quotidianità di un bambino e, dunque, risultare utili nella comunicazione in famiglia. Troviamo, per esempio, segni inerenti alla famiglia, al cibo, al corpo, alla natura o ai sentimenti. Di ogni segno viene offerta la rappresentazione grafica, resa con il suo stile inconfondibile da Roger Olmos, e la corrispettiva parola. Ogni doppia pagina si presenta, perciò, molto pulita ed essenziale, con un efficace sfondo bianco su cui si stagliano al massimo quattro segni. In alto compare inoltre sempre un QR code che in maniera molto pratica consente di visualizzare gli stessi segni in formato video: una modalità, questa, che ne valorizza l’aspetto dinamico e ne chiarisce al meglio la modalità di esecuzione.

Il volume, come indicato dal titolo stesso, nasce per facilitare la comunicazione tra genitori e bebè, quando questi ancora non padroneggiano la parola. In questo senso Piccolo vocabolario bebè e genitori si avvicina, per intento, al programma Baby Signs il quale sfrutta però allo stesso fine sia segni tratti dalla LIS sia segni altri. Occorre tuttavia precisare che molti dei segni inclusi all’interno del volume di Logos sono assolutamente spendibili anche molto più avanti, per esempio in età prescolare o durante la scuola primaria. In questo senso, se è vero che il titolo scelto concorre a sottolineare l’utilità dell’uso della LIS con i bambini piccolissimi, speriamo non disincentivi la scoperta e l’impiego del volume con e da parte di bambini più grandi.

La forza di volumi come Piccolo vocabolario bebè e genitori e Alfabeto manuale risiede, invece, in almeno tre qualità. La prima è fare della LIS uno strumento trasversale che possa esprimere le proprie potenzialità ben al di là dell’ambito della disabilità uditiva. La seconda è coinvolgere a questo fine un illustratore del calibro e della bravura di Roger Olmos, grazie al quale il confine tra rappresentazione grafica del segno e illustrazione espressiva diventa molto labile. La terza, infine, è sfruttare in maniera intelligente ed efficace la sinergia tra cartaceo e digitale, sfruttando le potenzialità di quest’ultimo non per inserire inconsistenti orpelli ma per apportare un significativo valore aggiunto.

Lingua dei segni italiana – Alfabeto manuale

Pratici, spendibili, accattivanti: i libretti dedicati alla Lingua del Segni Italiana da poco pubblicati da Logos sono strumenti di cui davvero si sentiva la mancanza. Progettati in un’ottica squisitamente inclusiva, si presentano come manuali snelli e di facile uso e si rivolgono a un pubblico ampio, tutt’altro che limitato ai bambini sordi o ai loro familiari. Il progetto da cui prendono le mosse – SegniAmo Bimbi – promuove, infatti, la diffusione della LIS tra i bambini udenti più e oltre che tra i bambini sordi, forte dell’idea che la conoscenza della Lingua dei Segni può riservare benefici importanti non solo in termini di superamento di barriere comunicative e culturali ma anche di supporto all’apprendimento della lingua vocale. Per tutti.

I libri ad oggi pubblicati da Logos in questa direzione sono due: Piccolo vocabolario bebè e genitori e Alfabeto manuale.

Alfabeto manuale si propone di accompagnare i bambini, sordi ma anche e soprattutto udenti, alla scoperta della dattilologia, ossia della rappresentazione delle lettere attraverso specifiche configurazioni delle mani. Si tratta, nello specifico, di uno strumento impiegato dalle persone sorde per rendere comprensibili delle nuove parole o per esprimere nomi propri a cui non corrisponde un segno specifico. Agli occhi di un udente, l’alfabeto manuale può ricordare l’alfabeto muto usato nei giochi infantili e proprio valorizzando un analogo approccio ludico e piacevole viene proposto in questo libro. L’alfabeto manuale può, infatti, risultare utilissimo a chiunque per inviare messaggi segreti, per comunicare senza farsi sentire o per farsi capire in condizioni di caos e inquinamento acustico: tutte forme di scambio e interazione che possono peraltro coinvolgere anche bambini sordi in una dinamica assolutamente paritaria. È proprio quando uno strumento messo a punto per una disabilità trova il modo di uscire dai confini ristretti di quest’ultima per diventare patrimonio di tutti che possiamo a tutti gli effetti parlare di inclusione.

Come in una sorta di alfabetiere, ogni pagina di Alfabeto manuale è dedicata a una diversa lettera. Quest’ultima viene riportata in minuscolo e in maiuscolo, viene associata al nome di un animale di cui è iniziale (scritto a sua volta in stampatello minuscolo e in corsivo) e viene soprattutto resa attraverso la configurazione manuale corrispondente, vera protagonista della pagina. La peculiarità del volume risiede senz’altro nel tocco artistico aggiunto da Roger Olmos, a cui è affidata la rappresentazione della configurazione di ogni lettera e l’illustrazione dell’animale di cui è iniziale. Non solo perché questo rende molto attraente la pagina, invitando a scoprirne e sperimentarne il contenuto, ma anche perché crea un’interazione tra mano e animale (per esempio, il koala appare come abbracciato al polso, il collo del fenicottero si insinua tra le dita mentre l’iguana si arrampica agile sul dorso) che favorisce la memorizzazione. Su ogni pagina compare inoltre sempre un QR code che in maniera molto pratica consente di visualizzare in formato video i segni relativi agli animali rappresentati così come la loro indicazione tramite alfabeto manuale: un formato, questo, che valorizza l’aspetto dinamico dei segni e ne chiarisce al meglio la modalità di esecuzione.

La forza di volumi come Piccolo vocabolario bebè e genitori e Alfabeto manuale risiede in almeno tre qualità. La prima è fare della LIS uno strumento trasversale che possa esprimere le proprie potenzialità ben al di là dell’ambito della disabilità uditiva. La seconda è coinvolgere a questo fine un illustratore del calibro e della bravura di Roger Olmos, grazie al quale il confine tra rappresentazione grafica del segno e illustrazione espressiva diventa molto labile. La terza, infine, è sfruttare in maniera intelligente ed efficace la sinergia tra cartaceo e digitale, sfruttando le potenzialità di quest’ultimo non per inserire inconsistenti orpelli ma per apportare un significativo valore aggiunto.

Orsi in salita

AAA, osservatori incalliti cercasi. Astenersi soffritori di vertigini! C’è tanto da scrutare e altrettanto da salire, infatti, tra le pagine pullulanti di Corinne Zanette. Qui, orsi, galletti, maiali e un’ampia gamma di altre deliziose bestiole si gode una giornata di sole ad alta quota. Si parte da un’altezza base, quella dei tetti più bassi, e da lì si sale, si sale, si sale, tra campanili, ruote panoramiche, gru, elicotteri e cime innevate. Girando pagina, è come se la telecamera che inquadra la scena si elevasse di qualche metro. Ciò che si trova nella parte bassa della pagina scompare dunque in quella successiva, mentre ciò che si trova nella parte in alto scende in fondo. E così via, alla pagina seguente. Come l’inquadratura, anche il tempo non è immobile e così a ogni sfogliatura ritroviamo buona parte dei personaggi che popolano la pagina precedente, intenti a proseguire o concludere l’azione che già li vedeva protagonisti. Chi si stava facendo la doccia si asciuga, chi faceva stretching inizia la coreografia, chi saliva in seggiovia si avvia con gli sci o con lo slittino e via dicendo.

L’architettura narrativa su cui poggia Orsi in salita è a tutti gli effetti mirabolante e mostra una straordinaria coerenza di fondo. C’è coerenza in ciò che fa il singolo personaggio e c’è coerenza nell’intreccio tra le azioni che vedono protagonisti personaggi diversi. Così Gianni canaglia, l’elefante dispettoso, appare intento a disturbare e giocare brutti tiri ad altri animali dall’inizio alla fine del libro. O Gulliver, il maiale osservatore, trova sempre nuove postazioni da cui guardarsi intorno con il suo binocolo. Ogni doppia pagina riunisce così da due a tre decine di personaggi – quadrupede più, bipede meno – intenti a fare cose. Qualcuno compare dalla prima all’ultima pagina, qualcuno scompare e riappare, qualcuno sopraggiunge a un certo punto: come uno spazio aperto, le pagine di Corinne Zanette accolgono così un viavai interminabile che si fa costante motivo di sorpresa e solletico decifrativo.

Dinamicissime, brulicanti e letteralmente zeppe di dettagli, queste sono in realtà del tutto prive di decorazioni accessorie. Tutti i numerosi particolari presenti sono, infatti, funzionali alla narrazione e questo, unito al tratto pulito dell’autrice, rende l’esplorazione particolarmente piacevole, ancorché non banale. Aggirarsi tra i tetti e le cime di Orsi in salita implica infatti una caccia ininterrotta a minuzie significative, uno sforzo di riconoscimento e memoria, di figure e luoghi, che il continuo slittamento di spazio e di tempo segnato dal voltare di pagina e la relativa somiglianza tra diversi protagonisti rendono particolarmente sfidante. Ecco allora che lettori non ancora o non del tutto a loro agio di fronte alla parola scritta, ma le cui facoltà cognitive risultino integre, possono trovare nel libro di Corinne Zanette uno spazio estremamente stimolante in cui cimentarsi con la lettura visiva.

L’orso antennista, i due conigli innamorati, il cane menestrello, la lumachina Lia – minuscola ma sempre presente-, il volatile postino non tanto pratico, la famiglia Fracasso con piccoli tremendi e mamma sull’orlo di una crisi di nervi: l’universo formicolante di Orsi in salita è popolato da decine di personaggi, contraddistinti da ruoli sociali, personalità, passioni e attività ben definiti e precisi, che si sviluppano di pagina in pagina con grande inventiva e profusione dei dettagli. Puntellato di guizzi inventivi particolarmente riusciti, il libro di Corinne Zanette si fa così apprezzare per il piacere dalla scoperta e del ritrovamento, per il gusto delle attività quotidiane riviste in chiave animale, per la moltiplicazione delle azioni e delle relazioni che si intrecciano e per il tocco surreale che anima l’intero racconto.

La forma in-forma

Quintessenza del libro-gioco accessibile, La forma in-forma è un libro di stoffa che si può srotolare, leggere, esplorare, smontare (in parte) e usare per inventare personaggi e storie. Ideato da Federica Mammoliti e pubblicato da E.T. – Editoria tattile, il libro si presenta all’interno di una scatola di cartone all’interno della quale è custodito un leporello di stoffa dalle pagine quadrate e dai rassicuranti colori verde pastello e beige che richiamano immediatamente la natura. E naturalissimo, in effetti, è l’istinto di scoperta che questo libro solletica e soddisfa, mettendo il lettore nella condizione di conoscere le forme più essenziali che popolano il nostro mondo e farsi ispirare da essere per immaginare le cose più disparate.

Ecco allora che un lato del libro dedica ogni pagina a una forma – cerchio, quadrato, triangolo, semicerchio, rettangolo, spirale – proponendo di ciascuna la parola corrispondente in nero e in Braille e la forma da toccare in feltro bianco (più un pezzo di corda per la spirale). Ma non è tutto: sorpresa! Ogni forma si rivela in realtà essere una tasca che contiene elementi in gomma crepla nera che riproducono la forma in cui sono contenuti, semplicemente più in piccolo.

Per scoprire a cosa servono tali elementi occorre girare il libro: il retro, infatti, offre una sorta di tavola in feltro su cui è possibile attaccarli per comporre forme più articolate e riprodurre in maniera stilizzata oggetti e personaggi che possono diventare i protagonisti di innumerevoli storie. Accanto alle pagine con le figure, il libro presenta un breve testo in nero e in braille a uso principalmente dei genitori, che illustra come si possano utilizzare le forme.

Essenzialità è senz’altro la parola chiave e la chiave di valore di un libro come La forma in-forma. La grafica pulita, le forme elementari, i materiali semplici, e le parole indispensabili aprono infatti a uno spazio immaginativo insaturo in cui muoversi con agio a piacere. Uno spazio oltretutto molto accessibile, non solo per chi ha una disabilità visiva o non ha nessun tipo di disabilità, ma anche per chi sperimenta difficoltà diverse: motorie, cognitive e comunicative, per esempio. Le forme sono infatti abbastanza spesse e pratiche da maneggiare, la (pressoché) assenza di testo a uso del giovane lettore non pone alcun vincolo di tipo decifrativo, la dinamica ludica sottesa al volume incentiva la scoperta e il coinvolgimento e la semplicità delle forme consente a ciascuno di combinarle secondo il suo grado di abilità. Il lavoro di Federica Mazzoleni appare, in questo senso davvero ben studiato e ampiamente spendibile, sia in un’ottica squisitamente conoscitiva (pensiamo per esempio a un percorso scolastico) o immaginativa sia un’ottica che combini e contamini le due in maniera felicemente fruttuosa.

Oscar Primi Junior – Mondadori (collana)

Nel 2021 Mondadori avvia la sua prima collana di narrativa ad alta leggibilità per bambini: Oscar Primi Junior. Si tratta, in realtà, di una collana preesistente che dal 2021 inizia ad assumere regolarmente caratteristiche di alta leggibilità. I volumi che la compongono si rivolgono a una fascia di età compresa tra i 6 e i 9 anni – quella, non a caso, in cui più frequentemente vengono diagnosticati i Disturbi Specifici dell’Apprendimento – e presentano storie variegate e generalmente accattivanti: da alcuni racconti di successo di grandi autori (come Incantesimi e starnuti e A cavallo della scopa di Bianca Pitzorno) alle storie di personaggi chiave della contemporaneità (per esempio La storia di Malala di Viviana Mazza o Il maestro che sfidò la guerra di Alberto Melis), passando per le storie di scuola (per esempio Non mi piace leggere di Miriam Dubini o Un segreto a scuola di Carola Susani) e le proposte che muovono da temi di attualità (come L’isola delle regole di Anna Sarfatti o Operazione Salvapianeta! di Isabella Paglia).

I volumi di Oscar Primi Junior vantano un formato maneggevole, carta opaca che evita fastidiosi riflessi e illustrazioni a ogni pagina che incentivano e alleggeriscono la lettura. Queste ultime, peraltro, sono talvolta affidate a illustratori di calibro come Giulia Orecchia o Paolo D’Altan.

Quanto alle caratteristiche grafiche e tipografiche – quelle che maggiormente incidono sulla leggibilità del testo-, i libri che rientrano nella collana presentano:

Ne risultano volumi piacevoli da leggere, tanto per le storie, divertenti o affascinanti, quanto per la forma ariosa e invitante.

Morbido e snella

Due personaggi diversissimi tra loro e un amore apparentemente impossibile: Morbido e Snella è una storia di opposti che si attraggono generando sorpresa e bellezza. I protagonisti sono un punto (Morbido) e una linea (Snella): tanto timido e silenzioso lui, quanto intraprendente e impertinente lei. L’incedere vanitoso della seconda, in particolare, attira le attenzioni del primo, in un crescendo di esibizioni che danno forma alle figure più diverse. L’ammirazione suscita in Morbido tentativi di imitazione, che lasciano però il tempo che trovano. Decisamente più divertente e fruttuoso è, invece, unire forze e specificità per creare insieme qualcosa di nuovo e di bello!

Costruito a leporello, con solide ed essenziali pagine in cartoncino, Morbido e Snella è un libro tattile illustrato che parla di diversità, sentimenti e relazione. Il testo in nero e Braille stampato non direttamente sulla pagina (bensì su un cartoncino poi apposto su quest’ultima), le rime facili e la storia convenzionale oltre che molto vicina, nello sviluppo, a quella offerta dal bellissimo Papu e Filo, lo rendono forse meno raffinato e sorprendente di altri libri editi dalla Federazione pro Ciechi. La sua forza sta, piuttosto, nell’essenzialità – della pagina e delle figure – che agevola notevolmente l’esplorazione tattile, rendendola appagante e accessibile. La costruzione narrativa, a cavallo tra reale e simbolico, può inoltre farsi prezioso spunto didattico per un piacevole e inatteso lavoro sulle forme geometriche e non.

Diversi a chi?

I bambini con disabilità sono prima di tutto bambini: non c’è niente di più vero. Accorgersene e ricordarsene non è, tuttavia, così scontato quando un limite importante – fisico, cognitivo e/o comunicativo – tende a prendersi la scena e a monopolizzare l’attenzione di chi sta dall’altra parte. Riconoscere l’infanzia prima e oltre un’eventuale diagnosi significa, allora, mettere a fuoco ciò che sta dietro, in una quotidianità che non è fatta solo di rassegnazione, attesa e passivo adeguamento. Anche i bambini con disabilità ideano e mettono in atto dei guai, scherzano e fanno capricci, per esempio. Pensano e provano emozioni, di tutti i tipi. Stanno nel mondo in tanti modi e con tante posture, diverse a seconda del momento, dell’indole, dello stato d’animo e della compagnia. Perché nessun bambino è un angelo (come ricorda il titolo di un altro albo targato Settenove) e perché la ricchezza di ogni vissuto non può prescindere dall’interazione e dalla relazione con l’altro.

Ecco, allora, che un albo apparentemente semplice come Diversi a Chi? di Claire Cantais e Sandra Kollender si fa notare prima di tutto per il realismo e la pungente schiettezza con cui affronta il tema della diversità e dell’inclusione. Perché Diversi a chi? è inequivocabilmente un libro a tema – chiarissimi ed espliciti sono, infatti, il focus e l’intento delle autrici – ma questo non ne riduce la forza e l’incisività. Costruito come una carrellata di personaggi caratterizzati dalle disabilità più diverse che si fanno portatori di considerazioni fulminee e fulminanti, l’albo tende a spiazzare il lettore, ponendolo di fronte a una serie di preconcetti di cui la nostra cultura è intrisa e che all’improvviso vengono messi in discussione. Che la vita di un bambino con disabilità sia vuota, noiosa, votata all’obbedienza e povera di pensiero, per esempio.

La gente mi trova strano perché dico tutto quello che penso. Afferma un bambino con la sindrome di Down, dando voce a un’idea diffusa. E per tutta risposta, dichiara: Eh sì, io penso!.

O ancora Adoro fare le stupidaggini… Farle (e anche dirle!). Annuncia un bambino che si serve della lingua dei segni. Ma soprattutto: Ho appena detto una cosa schifosa con le mani… te la insegno?

L’impertinenza si fa così grimaldello per aprire crepe nelle nostre certezze e spiragli nei nostri pensieri. Impertinenti sono, infatti, le considerazioni dei protagonisti, così come impertinente è la loro raffigurazione. Nuovissima, coraggiosa (da un punto di vista editoriale) e di grande impatto è infatti la scelta di Sandra Kollender non solo di caratterizzare le pagine con vistosi colori fluo – con buona pace dell’immaginario comune che vede e vuole la disabilità in esclusivi toni di grigio – ma non si tira neanche indietro di fronte alla sfida di mettere su carta la disabilità in tutte le sue forme. Tra queste pagine accese da sfondi verde acqua e dettagli rosa brillante, non ci sono infatti solo sedie a rotelle e occhi a mandorla – rappresentazioni abituali e per certi versi rassicuranti agli occhi del lettore – ma anche protesi, capi tenuti su da appositi supporti, deambulatori e arti spastici. Ci sono corpi, visi e posture non conformi alla norma. Ed è proprio lo scarto tra questi e l’assoluta e travolgente normalità di sorrisi e boccacce a generare una scintilla nel lettore. Perché è proprio vero che la rappresentazione che offriamo delle cose condiziona e non poco il nostro modo di guardarle e pensarle.

Il leone e Ellen

Squadra che vince non ci cambia. Ecco, allora, che Ellen e il suo leone di pezza tornano alla carica! Scoppiettante, imprevedibile e perfettamente assortita, quella composta dalla bambina e del suo pupazzo è, in effetti, una squadra su cui si può scommettere. Il tempo in loro compagnia è un tempo ricco e solleticante, scandito da giochi fantasiosi in cui il confine tra realtà e immaginazione si fa labile e in cui avventure ardite possono nascondersi negli oggetti più ordinari e insospettabili.

Ciò che rende, poi, davvero irresistibili le vicende descritte da Crockett Johnson è la dinamica dialogica che si instaura tra i due protagonisti. Come quando Ellen invita il leone a raccontare le sue avventure prima del loro incontro e poi si complimenta con lui per una storia che lei stessa ha raccontato, quando gli intima di stare fermo e zitto (più di quanto un pupazzo già non faccia) per poter leggere in santa pace, quando lui dichiara di non saper ruggire ma lei ha già organizzato uno spettacolo circense da migliaia di spettatori o quando lui si lamenta di esser stato dimenticato nella neve e lei trasforma l’inconveniente in un’artistica impresa invernale. Allo stesso modo, lo scarto tra i voli fantastici compiuti ad alta voce dalla bambina e le considerazioni terra terra che aggiunge il leone generano un corto circuito ironico di fronte al quale trattenere il sorriso è impresa ardua.

In Il leone ed Ellen troviamo insomma otto avventure nuove di zecca e tutte le qualità già apprezzate all’interno di Ellen e il leone: dall’irresistibile umorismo all’adesione rispettose del mondo infantile, dai perfetti tempi comici al gioco equilibrato tra finzione ludica e consapevolezza del reale. Questo secondo volume, firmato nei testi e nelle figure da Crockett Johnson, si conferma così, anche grazie ai brevi capitoli autoconclusivi e alla stampa a grande carattere e ad alta leggibilità, una perfetta prima lettura per lettori della scuola primaria così come un delizioso volume da leggere in condivisione alla stessa età o anche un paio d’anni prima.

Fischia!

Giulio è un bambino sordo che comunica attraverso la Lingua dei Segni Italiana. Per lui e i suoi amici, tutti udenti, è una sorta di codice segreto con cui scambiarsi commenti e informazioni senza farsi capire dai grandi. Ma Giulio, prima di tutto un bambino che ha molti talenti: sa fischiare come pochi altri e sa giocare molto bene a calcio. Proprio durante una sfida di calcio al campetto, Giulio ha l’occasione di dare prova non solo delle sua abilità sportive ma anche della capacità di accogliere e non  far sentire esclusi gli altri.

Scritto da Silvia Speranza e illustrato da Ilaria Pasqua, Fischia! racconta una storia di inclusione che lascia ampiamente trasparire il suo intento. Questo proposito emerge in particolare dalla maniera in cui viene ritratto il protagonista, di cui si celebrano talenti e qualità, e del messaggio generale del libro, riassumibile nel motto insieme stiamo bene così come esplicitato nel finale. Ne risulta un racconto semplice e un po’ idealizzato che ha però il pregio di raccontare con parole a misura di bambino cosa sia la LIS e di inserirla nella narrazione come un codice condivisibile dall’interno gruppo classe.

Lo sgabuuuzzino

A un occhio distratto, alcuni muri di casa potrebbero sembrare più importanti di altri. In bella vista e illuminati dal sole, quei muri di ingressi, salotti, camere da letto vengono curati e abbelliti con ogni sorta di complemento. E dei muri degli sgabuzzini, invece, che ne è? In pochi, in effetti, se ne preoccupano. Tanto quelle pareti se ne stanno lì, al chiuso e al buio, a contenere carabattole e oggetti di poco conto. Può succedere, però, che uno di quei muri se la prenda a male, decida che non ci sta e metta in piedi una protesta bella e buona, con tanto di brutti tiri ai proprietari di casa distratti. Al signor Gino, protagonista de Lo sgabuuuzzino, per esempio, è capitato. Colto alla sprovvista da ululati e spaventi dalla misteriosa provenienza, l’anziano signore viene portato a vedere sotto una nuova luce gli oggetti che ha riposto nella stanza più bistrattata della casa, riscoprendo ricordi a cui restituire un nuovo valore.

Lo sgabuuuzzino nasce in seno a un progetto dedicato all’accessibilità della lettura curato da una rete di biblioteche toscane e intitolato Biblioteca per tutti i sensi. Scritto da Anisa Durmishai e illustrato da Veronica Sarti, il libro è stato confezionato seguendo il modello di simbolizzazione inbook che prevede simboli wls in bianco e nero, testo e icona racchiusi all’interno del medesimo riquadro, supporto visivo per i singoli elementi testuali e presenza di qualificatori di tempo, genere e numero. Contraddistinto da illustrazioni piacevoli prive di dettagli superflui, dai colori pastello e dalla funzione perlopiù rafforzativa rispetto al testo, il libro risulta apprezzabile per una lettura ad alta voce soprattutto in virtù della presenza di numerose onomatopee e di una struttura narrativa iterata.

Sdeng Bum Splash! Il grande libro dei rumori

All’interno di Vietato Non Sfogliare accogliamo spesso i bambini raccontando loro che i libri accessibili sono libri incredibili perché si ascoltano con gli occhi, si guardano con le dita e si toccano con le orecchie. Sarà facile intuire, dunque, come mai un libro come Sdeng, bum splash! di Benjamin Gottwald – da poco insignito della menzione speciale nella categoria Fiction del Bologna Ragazzi Award – costituisca per noi una sorta di libro-manifesto.

Le sue pagine coloratissime e del tutto prive di parole offrono, infatti, una sequenza di oltre un centinaio di figure che suonano letteralmente agli occhi del lettore: dal cavallo che trotta al vulcano che esplode, dal corvo che gracchia alle biglie che rimbalzano, dalle onde che si infrangono al trapano che buca il muro. Cosa lo rende possibile? Una scelta intelligente e mirata di soggetti, inquadrature, dettagli e concatenazioni. L’autore è, infatti, bravissimo a selezionare oggetti e situazioni dai rumori iconici, a rendere con pochi tratti i movimenti delle cose o le loro qualità squisitamente sonore così come a costruire ponti narrativi tra figure distanti basati proprio su affinità uditive. Accade così che, di fronte alle sue illustrazioni, venga d’istinto non di nominare ciò che si vede o raccontare che cosa accade sulla scena bensì di dargli voce, farlo risuonare. E l’impulso a farlo non solo nella testa ma proprio a voce alta – attenzione – è davvero molto forte!

Ciò che questo libro fa, meglio e più di molti altri volumi promossi sul mercato editoriale come coinvolgenti e interattivi, è attivare uno stretto patto collaborativo con il lettore, senza il quale, di fatto, il libro non trova compimento. È nel momento esatto in cui la pagina incontra l’occhio, infatti, che qualcosa scatta e il suono echeggia nella testa e nella bocca di chi legge: un fatto, questo, che le neuroscienze sanno probabilmente spiegare nel dettaglio e che si manifesta agli occhi del lettore come una sorta di meccanismo prodigioso frutto della perizia e della genialità dell’autore.

Quest’ultimo, dal canto suo, coglie con Sdeng, Bum, Splash! una sfida interessante e nuova: proporre (con successo) un libro basato sui rumori – su quelle che potremmo definire delle onomatopee implicite – a un pubblico diverso da quello della prima infanzia cui di solito questo tipo di volume si rivolge. Conscio che il piacere di giocare con i suoni e con forme di comunicazione che precedono o affiancano la lingua vera e propria non ha di fatto età, Benjamin Gottwald inanella 160 pagine silenziose fuori e rumorose dentro: una misura lunga che strizza l’occhio a bambini non nuovi alla lettura, anche di scuola primaria oltre che dell’infanzia, e in cui trovano posto micro-strutture narrative basate su associazione di diverso tipo e con diversi gradi di complessità che sta proprio al lettore scovare.

Così, per esempio, troviamo affiancati soggetti accomunati da suoni simili, come una nave e una mucca; soggetti identici o diversi ripresi in due fasi della stessa un’azione, ciascuna con una sua specificità sonora, come una persona che fa una bolla con il chewing gum e poi la scoppia o come un calciatore che segna e il pubblico che esulta; soggetti immortalati in due contesti differenti, come l’acqua che batte sul vetro o che scende dalla doccia; soggetti simili per forma ma diversi per suono, come un soffione al vento e l’elica di un aeroplano e via dicendo. Si tratta di collegamenti spesso sovrapposti, come nel caso del cantante dalla bocca spalancata e del pubblico che sbadiglia, che spesso proseguono anche oltre la doppia pagina, come nel caso della sequenza cannone che spara – signore che fa una puzzetta – signore che annusa i fiori – signore che starnutisce (in due tempi) – tuono – masso che rotola. La narrazione segue insomma un’associazione di idee talvolta più e talvolta meno evidente, in una sorta di caccia al nesso divertente e stimolante.

Questo aspetto, dal canto suo, non è privo di interesse anche dal punto di vista dell’accessibilità, poiché i nessi a più livelli e con maggiore e minor grado di evidenza arricchiscono la narrazione senza vincolarne l’apprezzamento. Ciascuno può cioè muoversi tra queste pagine cogliendo più o meno associazioni, rimandi, e collegamenti, senza che il loro numero e la loro sottigliezza condizioni il piacere di base dato da una lettura puramente sonora. Sdeng, bum splash! ha il pregio, peraltro, di abbracciare e solleticare lettori con abilità ed esigenze differenti grazie a molteplici qualità. Pensiamo all’assenza di parole, in primo luogo, che sorride a tutti quei bambini che trovano un ostacolo nella decodifica del testo scritto. Ma anche alla valorizzazione di un tipo di comunicazione più immediata di quella prettamente linguistica, quale quella basata sui suoni; o alla rappresentazione di soggetti facilmente padroneggiabili per esperienza diretta o indiretta, dato il loro abitare l’immaginario comune; o ancora alle inquadrature ravvicinate che mettono bene in evidenza il soggetto e il suo aspetto sonoro senza inutili dettagli o fronzoli. Si capisce allora bene perché il libro di Benjamin Gottwald, oltre a entusiasmare per la sua carica innovativa, rappresenti un lavoro di grandissimo interesse anche per chi abbia a cuore la diffusione di proposte di lettura che fanno della creatività una chiave di inclusione.

 

Il mio amico è un alieno

Luca ha un amico a dir poco speciale. Pare sia un alieno venuto da un pianeta lontano. Porta una strana armatura alle gambe che lo fa camminare un po’ storto e che serve a impedirgli di fare salti altissimi e lunghissimi. Un giorno, quell’amico, che si chiama Go ma che sulla terra prende il nome di Luigi, arriva al parco senza la sua caratteristica armatura ma seduto su una sedia a rotello. La sorpresa di Luca è grande ma lascia presto il posto all’illuminazione:  quelle ruote dai colori sgargianti non possono che essere dei marchingegni spaziali!

Scritto da Silvia Speranza e illustrato da Sara Benecino, Il mio amico è un alieno si sviluppa sul filo dell’immaginazione in quello spazio tipicamente infantile in cui la realtà si contamina con la fantasia per far sì che le cose più complesse o incomprensibili trovino una spiegazione, una rassicurazione o anche solo una possibilità di trasformazione. Quella contaminazione, dal canto suo, può essere più o meno consapevole e l’autrice del libro riesce a non sbilanciarsi troppo né da un lato né dall’altro, così che stia al lettore decidere se davvero Luigi sia un alieno o meno.

Contraddistinto da un testo di agevole lettura, non solo dal punto di vista sintattico ma anche dal punto di vista tipografico, grazie al carattere maiuscolo e all’ampia spaziatura, il libro edito da Buk Buk si presta a prime letture autonome abbordabili e amichevoli. Il mio amico è un alieno presenta inoltre in chiusura alcuni giochi e alcuni spunti di riflessione che hanno il pregio di non focalizzare interamente l’attenzione sul tema della disabilità, lasciando così la storia scorrere con maggiore leggerezza.

Il signor Balena ha il mal di pancia

I protagonisti de Il signor Balena ha il raffreddore tornano ad affrontare i malanni di stagione in una nuova avventura scritta e illustrata da Manuel Vertemara. Di fronte al fastidioso mal di pancia del signor Balena, causa di sgradevoli ondate che scombussolano l’isola dei pinguini, questi ultimi si ingegnano e sperimentano le soluzioni più ardite. Ma se dieta e meditazione si rivelano deludenti allo scopo, non resta che andarsene. Direzione: Shangai. La cosa non ha chiaramente alcun effetto sul benessere intestinale del cetaceo ma, inaspettatamente, si rivela risolutiva!

Il signor Balena ha il mal di pancia si contraddistingue per una struttura narrativa iterata che ricalca quella già conosciuta dal lettore nel precedente titolo dell’autore e che agevola l’appropriazione del racconto. In virtù di riferimenti non scontati (come quello alla meditazione o alla Cina) così come delle inferenze richieste al lettore (per esempio rispetto al collegamento tra il mal di pancia e le onde che colpiscono i pinguini), quest’ultimo risulta meno semplice di quanto la concisione delle frasi e la linearità sintattica potrebbero lasciar pensare. Analogamente, le illustrazioni ricche di dettagli e spunti ironici così come la simbolizzazione dettagliata secondo il modello inbook, richiedono al lettore in minimo di dimestichezza con la lettura per coglierne a pieno le sfumature.

Il cappello

50 anni (e poco più) e non sentirli! Surreale, irriverente, scanzonato, Il cappello di Tomi Ungerer torna arzillo come un ragazzino a deliziare i lettori italiani, in una nuova edizione targata biancoenero. La casa editrice romana, da sempre attenta a proporre storie accattivanti stampate con caratteristiche di alta leggibilità, inaugura con questo irresistibile racconto la sua nuova collana doppiopasso. Lo fa scegliendo un ampio formato, capace di restituire il giusto valore a illustrazioni così ironiche, eloquenti e ricche di dettagli quali quelle dell’autore francese. Un’attenzione – questa rivolta al contenitore che delle parole e delle figure diventa casa – tutt’altro che trascurabile anche in un’ottica di accessibilità e trasversalità d’uso: un libro che dia ampio spazio a figure di qualità, infatti, non solo facilita il coinvolgimento di bambini nella lettura ad alta voce ma supporta anche i primi incontri autonomi con la parola scritta.

Il cappello si presenta, in questo senso, come una narrazione versatile, capace di solleticare orecchie più e meno piccole. Fruibile già a partire dalla fine della scuola dell’infanzia in lettura condivisa, si presta anche e soprattutto a offrire una ghiotta e amichevole lettura a quei bambini della scuola primaria che iniziano a confrontarsi con la decodifica alfabetica. Le grandi e dinamiche illustrazioni dallo stile inconfondibile aggiungono infatti ritmo e gusto alla lettura, oltre a rendere meno ostico e demotivante l’impatto con il testo, soprattutto per chi sperimenta maggiori difficoltà legate per esempio alla dislessia. Il giovane lettore si trova così davanti un racconto illustrato dai colori sgargianti, dalle figure buffe e dal dinamismo incontenibile che è come gridasse a gran voce: “Per di qua, provaci, il libro può essere un amico!”

A contribuire alla causa, poi, concorrono chiaramente le caratteristiche di alta leggibilità di cui biancoenero è fiera sostenitrice – dalla font specifica alla spaziatura maggiore, dalla sbandieratura a destra all’a capo dopo il punto fermo – così come la qualità del racconto. Le vicende del cappello magico che cambia le sorti di chi lo incontra e di chi lo indossa, salvando crani da vasi in caduta libera, acciuffando rari uccelli smarriti, facendo arrendere pericolosi briganti o fermando cavalli imbizzarriti, incuriosiscono, divertono e catturano con facilità. La maestria di Ungerer sta d’altronde anche in questo: nell’offrire storie dallo spirito indomito e colme di personaggi iconici, storie in cui succedono davvero delle cose (e molte) anche nel giro di poche pagine, in una brevità densa e appagante che lascia chi legge non solo soddisfatto ma anche desideroso di sperimentare ancora il medesimo piacere.

Dove sei piccolo Giulio?

Giovanni Colaneri ha un tratto inconfondibile e una capacità rara. Il primo prende forma attraverso una grande ricchezza di colori e attraverso segni non rifiniti in cui piccoli dettagli – una posizione, una proporzione, una sfumatura – si caricano di senso. La seconda emerge nel confronto con tematiche complesse e consiste nel riuscire ad interrogarle moltiplicando gli spunti e i punti di vista su di esse. Ecco, Giovanni è forse meglio e più di tutto un moltiplicatore: guarda le cose come attraverso un prisma per restituirne, senza pretesa di esaustività, i molti e diversi volti. E questo appare tanto più apprezzabile quando a incontrare la sua tavolozza sono soggetti multisfaccettati e difficili da ingabbiare in un racconto granitico, come per esempio l’autismo.

Questo capacità di aprire suggestioni e domande, in luogo di veicolare risposte preconfezionate, la si apprezzava già in Che cos’è una sindrome?, denso albo illustrato edito da Uovonero, e la si ritrova ora in Dove sei, piccolo Giulio?, sempre pubblicato dalla casa editrice cremasca che nei confronti della neurodivergenza e della sua rappresentazione mostra da sempre un’attenzione particolare. In questo ultimo albo, di cui l’autore cura nuovamente sia i testi sia le illustrazioni, seguiamo il giovane protagonista – il piccolo Giulio, per l’appunto – e cerchiamo di entrare in contatto con lui. Lo facciamo seguendo la voce e lo sguardo della mamma di Giulio, che non nasconde la sua difficoltà e i suoi interrogativi. I comportamenti del piccolo Giulio, ascrivibili allo spettro autistico anche se il testo non vi riporta alcun riferimento esplicito, possono essere infatti sfuggenti e criptici, complessi da interpretare o talvolta anche da immaginare. Così, con pazienza si seguono le tracce, si cercano indizi, si fanno ipotesi, si osserva con attenzione. Per la sorella di Giulio la cosa sembrerebbe più semplice, forse perché la vicinanza di età, di statura e di sensibilità la porta a guardare il mondo dalla stessa altezza e a guardare il fratello da pari e non dall’alto in basso. E in effetti, quando insieme alla mamma di Giulio anche il lettore prova a operare un cambio di posizione, qualcosa si muove, una possibilità di incontro si schiude.

Intorno a questa difficoltà di guardare e di vedere realmente le persone autistiche e il mondo che abitano, Giovanni Colaneri costruisce il suo viaggio per parole e figure che bisbiglia ai piccoli ed echeggia nei grandi. Non è una storia a tutti gli effetti, ma neanche una semplice fotografia, Dove sei, piccolo Giulio?. È piuttosto un interessante e ben riuscito lavoro ibrido, che tiene insieme osservazione e narrazione, facendo della qualità precipua dell’albo illustrato la chiave per scavare a fondo nelle cose. Le frasi brevissime e asciutte, scelte dall’autore per guidare il lettore alla ricerca del piccolo Giulio, predispongono un terreno insaturo e pertanto fertilissimo affinché le illustrazioni possano dilatare la riflessione, attraverso l’esplorazione e la moltiplicazione delle metafore. Ben oltre la superata e usurata immagine della bolla, troviamo boschi fitti e mostri buffi, castelli labirintici e rifugi, universi ed elefanti in bicicletta: luoghi del possibile tra cui muoversi senza fretta, lasciandosi guidare con spirito di suggestione più che di comprensione.

Delicato, profondo, vero e aperto, Dove sei, piccolo Giulio? è un albo di valore, per non smettere di interrogarsi e interrogare la realtà, soprattutto quando ci appare sfuggente e complessa.

La lavatrice della fantasia

Avere una mente sempre all’opera, intenta a progettare ed inventare, può essere faticoso. Le idee, infatti, si accumulano, si mescolano e si rincorrono generando caos e confusione. Così capita, per esempio, a Ilaria ogni volta che una sua mirabolante creazione sta per prendere forma. Che sia un nido per uccelli fatto con un ombrello, una corsa in pattini a rotelle per i corridoi di casa o una penna dotata di lente di ingrandimento, ogni invenzione è anticipata da un momento di agitazione e smarrimento.  Ci penserà il dottor Sotutto a rassicurare la bambina, permettendole di scoprire, attraverso una singolare immagine, di avere una testa come la lavatrice di casa: vorticosa ma anche efficace e ingegnosa.

Con La lavatrice della fantasia, Il ciliegio aggiunge un nuovo titolo alla sua collana di libri in simboli Inbook, in buon parte scritti da Elisa Vincenzi e puntualmente supervisionati dal Centro Sovrazonale di Comunicazione Aumentativa di Milano e Verdello. Il testo del volume si presenta dunque corredato da simboli WLS che ne agevolano la comprensione anche da parte di bambini con difficoltà comunicative. Composto da frasi anche abbastanza lunghe e articolate, non prive di subordinate e coordinate, questo si rivolge in particolar modo a giovani lettori non alle primissime esperienze di lettura in simboli. Il volume è completato poi da illustrazioni colorate e dinamiche, che appaiono tanto vivaci quanto la protagonista del libro.

Tu sei

Tu sei è letteralmente un libro più unico che raro. Non solo perché vanta una raffinatezza e una bellezza minimalista che lasciano incantati ma anche e soprattutto perché può contemporaneamente dirsi un libro tattile, un libro in simboli e un libro in lingua dei segni.

Composto da eleganti pagine in velluto nero, rilegate in modo da restare agevolmente aperte a 180°, il libro di Michela Tonella e Antonella Veracchi (le due anime di E.T. Editoria tattile) è progettato in maniera ingegnosa, tale da consentire al singolo lettore (o, più facilmente, al mediatore che è con lui), di scegliere il codice a lui più congeniale. Se il testo in nero è infatti cucito sulla pagina, le sue traduzioni in LIS, Braille e simboli WLS sono rese disponibili su pratici cartoncini, contenuti in apposite taschine al fondo del libro e applicabili di volta in volta sulle pagine corrispondenti. Queste ultime contengono infatti dei piccoli tagli in cui i cartoncini possono essere agevolmente inseriti e da cui, altrettanto agevolmente possono essere sfilati. Oltre a risultare molto pratico per adattare la lettura alle esigenze del singolo lettore, questo sistema si presta perfettamente a far sperimentare a un gruppo classe le diverse e spesso sconosciute modalità di lettura che l’editoria ci offre. In questo senso la forza di Tu sei sta anche nella capacità di trasformare un limite oggettivo – quello di far stare sulla pagina molti codici diversi e piuttosto ingombranti – in una possibilità di ricchezza e creatività.

Dedicato al tema delle relazioni, qui rappresentate attraverso la metafora delle costellazioni, Tu sei presenta testi in versi, brevi e ricercati, e illustrazioni essenzialissime realizzate con un semplice filo bianco e sobri bottoncini del medesimo colore. Di grande effetto per il contrasto con le pagine scure, fili e bottoni vanno a illustrare stelle e costellazioni in una maniera suggestiva e perfettamente percepibile al tatto. Qui, così come in Ombra, le due autrici si cimentano con un soggetto potenzialmente ostico per il lettore non vedente, che può percepire le stelle solo attraverso il racconto di chi vede, trovando la maniera di renderlo esperibile e intellegibile.

Il risultato è un libro da accarezzare, sognare, con cui riflettere e da condividere. Un libro che apre a interrogativi e confronti, che tiene insieme la poesia e la scienza, e che mette in luce la bellezza della diversità tanto nella forma quanto nel contenuto.

Aurora e la tigrona

Aurora è nata e cresciuta con molte aspettative da parte della sua famiglia: per questo ci tiene ad apparire in tutto e per tutto impeccabile e fatica ad accettare i propri difetti. Ecco allora che questi ultimi iniziano ad assumere un aspetto minaccioso. Sempre più frequentemente emergono infatti con le sembianze di una grossa tigre che pare non voler mai abbandonare la bambina e che via via tende ad allontanare i suoi compagni. A nulla varranno le visite dai dottori o le consulenze dei domatori più famosi: starà ad Aurora trovare il modo di venire a patti con il grosso felino che le abita dentro e con tutto ciò che esso rappresenta. Solo allora potrà guardare con lucidità a sé stessa e a chi le sta intorno, scoprendo che chiunque ha la sua fiera nascosta e che imparare a conoscerla e accettarla è il modo migliore per stare bene.

Sospeso tra dimensione fantastica e metaforica e costruito a partire da un messaggio netto, Aurora e la tigrona fa parte della collana ad alta leggibilità I bulbi dei piccoli, pubblicata dalle Edizioni Gruppo Abele. Come tale impiega il font EasyReading e distribuisce il testo in maniera ariosa sulla pagina. Questo, unito alla sbandieratura del testo e al ricorso a margini piuttosto ampi fa sì che il volume appaia particolarmente accogliente anche nei confronti dei lettori dislessici

La casa piena di cose

Il signor McDuff ama collezionare le cose. Non cose come francobolli o monete, bensì oggetti vecchi, rotti e perlopiù gettati nell’immondizia dai suoi concittadini. Potrebbero sempre servire, è solito, infatti, pensare. Nessuno dei vicini gli dà, però, corda e anzi la gente tende a guardare con sospetto e disgusto il cumulo di rottami che pian piano cresce dentro e fuori la sua casa. Quando però la bicicletta del piccolo Mo si rompe proprio lì davanti, il signor McDuff e il suo cumulo hanno finalmente una chance di riscattarsi. Ne seguirà un grande e caotico cambio di rotta in tutta la città….

L’albo di Emily Rand ha una qualità particolare: la profusione di dettagli e l’uso arguto di soli quattro colori (bianco, nero, marrone e azzurro) fanno sì che a un’occhiata distratta, rapida o non troppo ravvicinata le pagine abbiano tutte un aspetto simile, quasi sovrapponibile. Guardandole più da vicino e con più attenzione, però, esse svelano la loro unicità e il loro ipnotico brio: un pullulare di particolari che non solo accompagna puntualmente gli sviluppi del racconto ma ne arricchisce e di molto il respiro, invitando il lettore a una sosta prolungata. Scorgere nel cumulo di oggetti recuperati dal signor McDuff gli esemplari più bizzarri e individuare nelle ultime pagine gli usi originali che ne fanno le diverse persone rende infatti la lettura particolarmente coinvolgente e curiosa.

Come gli altri volumi della colla Upupa, anche La casa piena di cose di Emily Rand presenta una specifica attenzione al tema dell’accessibilità e del multilinguismo. Non solo, infatti, il libro offre il testo in doppia lingua – inglese (la lingua originale dell’albo) e italiano, ma mette anche a disposizione del lettore, tramite QRcode, la versione audio del testo in entrambi gli idiomi.

Testone

Guai a dire che a Monte Quiete non succede mai niente! Qui hanno infatti luogo le avventure tutt’altro che barbose di Giustino e Mia. Se il primo si era ritrovato nel bel mezzo di una faccenda piratesca in compagnia del burbero Sgrunt!, la seconda mette ora in atto, insieme al suo amico Giorgio, il piano del secolo per far chiudere la scuola. Mica bruscolini!

Mia, che come vorrebbe indicare il nome, è un tipetto indipendente che odia essere reclamata e avvinghiata da familiari e compagni, è l’unica in classe a manifestare interesse nei confronti di Giorgio. In primo luogo Giorgio è l’unico che non pensa mai di abbracciarla senza il suo consenso e in secondo luogo è il socio perfetto per portare a termine un piano come quello che Mia ha in mente. Giorgio, infatti, è il palo ideale: non dà confidenza, è un fine osservatore e in caso di necessità dà l’allarme urlando a gran voce “Cetrioliniiiiiiii”. I cetriolini sono infatti la sua ossessione e per questo, così come per tante altre sue stranezze, i compagni lo evitano e le maestre lo trattano con pietistica accondiscendenza. Mia invece no, lei ne coglie le grandi potenzialità e non a caso lo chiama Testone, ossia persona dotata di un grande cervello. Insieme, i due ridono come matti, compiono marachelle e progettano di rubare tutti i gessetti della scuola. E anche quando qualcosa, in questo piano diabolico, sembra andare storto, il loro sodalizio ne esce più rafforzato che mai grazie a una complicità speciale e – ça va sans dire – a una bella dosa di Cetrioliniiiiiiiiii.

Pubblicato da Sinnos con l’efficace formula ibrida che mescola racconto illustrato e fumetto già collaudata anche in Sgrunt!, Testone vanta una storia coinvolgente, un testo ironico, illustrazioni spiritose e caratteristiche grafiche di alta leggibilità. Amichevole anche nei confronti di lettori dislessici, il libro di Daniele Movarelli e Alice Coppini presenta un’attenzione particolare nei confronti dell’inclusione anche da un punto di vista contenutistico. Attraverso il personaggio di Giorgio, così bizzarro e imperscrutabile, ma soprattutto attraverso il personaggio di Mia, così capace di guardare oltre le etichette e il buonismo dei grandi, Testone trasforma la diversità in uno spunto narrativo leggero ma che lascia il segno.

Valentino Senzafretta

Valentino Senzafretta è un bradipo e, come tutti i bradipi, la mattina se la prende comoda. Quando i suoi amici lo invitano ad andare al fiume a giocare, lui accetta con piacere. Non prima, però, di aver sbrigato, con i suoi tempi, tutti i suoi affari. Così, piano piano, Valentino si sveglia, fa colazione, scende dall’albero, fa i suoi bisogni e solo alla fine, sempre piano piano, si incammina verso il fiume. Qui lo aspettano i suoi amici e, insieme a loro, un’avvincente gara di nuoto il cui risultato sarà tutt’altro che scontato!

Scritto e illustrato da Raffaella di Vaio e già pubblicato da Homeless book in una precedente versione non simbolizzata, Valentino Senzafretta propone una storia molto semplice e assomma alcune caratteristiche compositive che lo rendono particolarmente fruibile anche da parte di piccoli lettori con maggiori difficoltà di aggancio, attenzione e comprensione.

Il libro presenta, in primo luogo, una struttura molto regolare e iterata. Il protagonista incontra, infatti, a ogni passaggio un diverso personaggio dal quale riceve la proposta di andare al fiume e al quale puntualmente risponde che deve ancora fare qualcosa ma che lo raggiungerà più tardi. Ogni volta ci sono dunque minimi cambiamenti (l’amico incontrato, il motivo del rinvio…), scanditi dall’avanzare della mattina e delle routine del bradipo, inseriti all’interno di una cornice invariabile, anche dal punto di vista linguistico. Formule ricorrenti introducono infatti i diversi amici che interpellano Valentino, le loro proposte, le reazioni del bradipo e le sue riposte, con una ciclicità che crea piacere nell’ascolto, familiarità col testo e supporto alla sua comprensione. Con il medesimo intento ed effetto, il racconto predilige un lessico e una composizione sintattica piani e di agevole fruizione, resi ancora più accessibili dalla presenza dei simboli WLS.

Ne risulta un libro accogliente, amichevole e davvero propizio alla condivisione.

Guarda bene

Quando anche la compagnia di un cagnolino non riesce a scuotere la voglia di giocare, la noia di un bambino si può fare grande, quasi insopportabile. È proprio quello, però, il momento in cui qualcosa di speciale può accadere. Il momento in cui la curiosità vola e la fantasia si accende.

Così accade al protagonista di Guarda bene. Attratto da una coccinella che gli passa per caso accanto, questi decide infatti di seguirla e osservarla per bene. Che sorpresa per lui quando, scostando i fili d’erba su cui l’insetto si è posato, scopre un pullulare di creature fantastiche, di verde tinte, con l’espressione furba e il cappello punta. Come piccoli elfi dei prati, gli esserini fanno il bagno nelle pozzanghere, mangiano bacche, si arrampicano tra le foglie e cavalcano le coccinelle.

Grandi sono il diletto e la meraviglia del protagonista al loro fianco, soprattutto perché come per magia si ritrova rimpicciolito fino alla loro taglia e può dunque condividerne avventure e segreti davvero da vicino. E grande, soprattutto, è la sua voglia di continuare a esplorare. Così, giusto il tempo di congedarsi dai nuovi amici ed eccolo pronto a tuffarsi tra le onde. C’è un paguro sulla spiaggia, premessa irresistibile di nuove minuscole avventure sottomarine…

Contraddistinto da una grande delicatezza di toni e di sguardo, Guarda bene procede per sole immagini senza far uso di alcuna parola. Questo aspetto, oltre a non compromettere la narrazione che fila liscia con naturalezza, valorizza la sospensione tra dimensione reale e dimensione fantastica che caratterizza il racconto. È una magia quella che tocca il bambino o è la sua fantasia a trasformare ciò che vede? L’autrice volutamente non ce lo dice e le sue illustrazioni così suggestive invitano silenziosamente il lettore a dare la sua personale interpretazione.

1, 2, 3… Arriva Alfabetò!

Per ogni lettera un animale, per ogni animale un’insolita descrizione, per ogni descrizione tante parole allitteranti e suoni onomatopeici. Così prende forma 1,2,3…arriva Alfabetò!, libro in simboli recentemente pubblicato da Homeless Book.

Contraddistinto da una copertina rigida e da una grafica semplice ma curata che ne valorizzano il contenuto, il volume mira a favorire la familiarizzazione del giovane lettore, tendenzialmente accompagnato da un mediatore, con i diversi suoni della lingua italiana. Le micro-storie della lunghezza di una pagina dedicate ai diversi animali sono costruite infatti in modo da tenere insieme parole più o meno quotidiane accomunate dalla ricorrenza di una data lettera. Così, per esempio, il coccodrillo Cocò, corre, canta e fa capriole sulla coda o i gatti Gigì e Giogiò, il giovedì giocano insieme, fanno il girotondo, mangiano gelatine gialle e giganti gelati di giuggiole. I suoni si fanno, cioè, motore inventivo di piccole situazioni più o meno surreali che rendono intrigante la lettura.

Il libro sostiene inoltre l’appropriazione del racconto e delle parole che lo compongono anche da parte dei lettori comunicativamente più svantaggiati grazie all’impiego costante di onomatopee che incentivano una lettura interattiva e partecipata e grazie a supporto visivo testo dei simboli WLS (Widgit Literacy Symbols). Impiegati secondo il modello inbook, questi vengono associati ai singoli lemmi e risultano dotati di qualificatori di numero, genere e tempo verbale. Infine, a corredo di un testo asciutto ma non prevedibile come quello composto da Maria Manuela Mennitti, operano le illustrazioni firmate dal giovane Lorenzo Tomacelli, che si caratterizzano per la messa in risalto di figure nette e non particolarmente elaborate.

Keentied o l’arte di volare verso la felicità

Keentied, in tedesco, significa “Non c’è tempo”. È il nome che in alcune zone della Germania viene dato a un piccolo uccello trampoliere che si muove agilmente sulla sabbia e tra le onde, percorrendo lunghe distanze e pescando con abilità. L’autrice Miriam Koch si è ispirata a questo animale e al suo buffo nome per dare vita al suo personaggio: un uccello trampoliere che di nome fa proprio Keentied e che, non a caso, porta sempre con sé un orologio d’oro. Scattante e attento a non perdere minuti proziosi, Keentied arriva purtroppo tardi proprio all’appuntamento più importante: quello con i suoi simili per la migrazione. Deciso tuttavia a partire a tutti i costi, l’uccello inizierà un viaggio in solitaria non privo di pericoli ma nemmeno di provvidenziali incontri.

L’albo che vede protagonista Keentied fa parte della collana Upupa de La linea. Quest’ultima si caratterizza per la presenza del testo in doppia lingua – l’italiano e la lingua originale, in questo caso il tedesco – e per l’arricchimento del volume cartaceo con la versione audio del testo. Scaricabile tramite QR code, tale versione consente anche a un pubblico con disabilità visiva o con disturbi specifici dell’apprendimento di poter godere a pieno del racconto firmato da Miriam Koch.

Ma quando arriva?

Chi l’ha detto che il tempo dell’attesa debba essere per forza immobile e noioso? Basta sapere cosa farci!  A inventare mondi e creature, osservando e lasciandosi ispirare da ciò che ci circonda e ci accade intorno, i minuti passano, per esempio, in un lampo. Così, alla fermata di un bus, possono presentarsi draghi e lucertoloni, possono affollarsi aerei ed elicotteri e ci si può immergere in mondi sottomarini. Mentre gli adulti sembrano subire passivamente il tempo trascorso sotto la pensilina, la bambina protagonista di Ma quando arriva? si gode a pieno il qui e ora, perché capace di trasformarlo in molti altrove.

Il tratto di Violeta Gomez è volutamente impreciso, talvolta abbozzato. Privi di contorni davvero netti e di dettagli minuziosi, i suoi personaggi parlano piuttosto con i colori e le posture, rivelando in pochi tratti lo stato d’animo che li pervade. La cifra espressionistica dell’autrice concorre d’altro canto a valorizzare la sovrapposizione tra dimensione reale e dimensione fantastica che caratterizza il volume e che muove la narrazione. Le inferenze richieste al lettore per distinguere i due piani e riconoscere come si intreccino non sono né minime né scontate: per questo il libro si rivolge in particolar modo a quei lettori che trovino stimolante e non ostacolante la presenza di passaggi narrativi impliciti o appena accennati.

Lo specchio di Lorenzo

Gabriele Clima non è nuovo al tema della disabilità. Lo ha trattato, per esempio, in un romanzo per adolescenti come Il sole tra le dita e in uno per lettori più piccoli come Il bambino che faceva le fusa. L’autismo, in particolare, attira spesso la sua penna, colto nella sua sfuggenza ma anche nella possibilità e nell’importanza di attivare dei ponti, dei legami, delle forme di comunicazione magari insolite ma sempre preziose.

Così accade anche ne Lo specchio di Lorenzo, un racconto illustrato che mette in luce la difficoltà di entrare nel mondo di un bambino autistico. Poche persone, intorno a Lorenzo, sanno come fare. Sono soprattutto la mamma, il papà e il fratello Gabriele, che fin da piccolo cerca di essere il suo eroe personale. Ma Lorenzo, come tutti i bambini, non vive solo la dimensione familiare e così anche a scuola fa un incontro speciale e prezioso. Tra i banchi conosce infatti Sofia, una bambina sensibile e gentile che trova uno stratagemma unico e personalissimo per comunicare con lui.

Attraverso un oggetto potente, anche dal punto di vista simbolico, come uno specchio, si apre infatti per Lorenzo uno spiraglio attraverso il quale far dialogare il mondo dentro e il mondo fuori: una piccola magia che prova a dire l’importanza di “vedere” davvero le persone che incontriamo sul nostro cammino.

Matilde e le parole da ammaestrare

Ha uno stile fresco, figure spigliate e una grafica accattivante. Potrebbe dunque sembrare un bel racconto illustrato, Matilde e le parole da ammaestrare. Nella sostanza, però, si direbbe più un libro di divulgazione (al limite ben camuffato). Se siete dunque in cerca di un volume di fiction in cui la dislessia faccia capolino il libro di Vanna Vinci non fa probabilmente al caso vostro. Diverso, invece, è il caso in cui vi interessi un libro ben fatto che spieghi in maniera davvero comprensibile a un bambino che cos’è la dislessia, che tipo di difficoltà comporta e che tipo di accorgimenti possono aiutare a superarle.

La presenza di una giovane protagonista che litiga quotidianamente con le lettere perché spariscono e non stanno al loro posto appare di fatto come un pretesto per accompagnare il lettore lungo un percorso chiaro e dettagliato ma mai pesante e nozionistico in cui dare un significato concreto alla parola dislessia. Le spiegazioni fornite, le espressioni impiegate e le situazioni descritte consentono infatti una reale e positiva identificazione da parte del lettore che sperimenti un disturbo specifico dell’apprendimento sulla sua pelle ma anche un’efficace comprensione di che cosa questo comporti da parte di chi invece non ne è toccato. Questo, in effetti, era l’obiettivo che ha mosso Vanna Vinci alla scrittura, come l’autrice spiega chiaramente in questo video.

Snello, scorrevole, fruibile e piacevole alla vista, grazie allo stile caratteristico dell’autrice, Matilde e le parole da ammaestrare presenta inoltre caratteristiche di alta leggibilità che ne agevolano la lettura anche in caso di DSA.

Il signor Scaccialacrime

Il signor Scaccialacrime è un personaggio curioso: un pacioso essere dalla forma tondeggiante, tutto candido dalle gote rubiconde. Ogni mattina va a in autobus a lavorare. Ma in cosa consiste il suo lavoro? Semplice (a dirsi, molto meno a farsi in realtà): raccoglie le telefonate di persone tristi, ne ascolta crucci e drammi, e si fa carico del loro dolore alleggerendo il peso che si portano addosso. Alla sera, dopo aver ascoltato tante parole, il signor Scaccialacrime torna a casa. É visibilmente provato, pensieroso e il suo candore ha lasciato il posto a un significativo azzurro-pianto. A casa, però, lo aspetta qualcuno in grado di riportarlo a sorridere, restituendogli il calore e il colore originale.

Tanto semplice nella storia che porta quanto raffinato nel modo di porgerla al lettore, l’autore de Il signor Scaccialacrime si affida alle sole immagini per condurre la narrazione, facendo un accorto uso dei dettagli. Selezionatissimi ma significativi, questi consentono in effetti al lettore di interpretare ciò che accade. Le sagome essenziali permettono, nello specifico, con una linea, un particolare o un colore, di riconoscere un certo tipo di personaggio o di intuire un certo tipo di passaggio narrativo. Così, per esempio, bastano un dorso curvo e un bastone per riconoscere una creatura anziana, un progressivo cambio cromatico per capire cosa accada al protagonista man mano che riceve le telefonate o che si avvicina a casa, una postura ripetuta per cogliere il tipo di atteggiamento che lo caratterizza. Così, con poche linee e altrettanti colori, Jian Yao dà vita a un racconto intenso ed evocativo, in cui la relazione tra le persone appare chiaramente la chiave di tutto.

Sospeso, fin dalla fisionomia dei personaggi, tra reale e metaforico, Il signor Scaccialacrime semina tanti indizi che interrogano il lettore e non sempre trovano una risposta univoca. Tante sono le piste di riflessione che potrebbero aprirsi da questo libro che celebra il potere della parola e soprattutto dell’ascolto. La sua lettura richiede dunque una certa predisposizione a un racconto non immediato e diretto e una capacità di cercare, scovare e interpretare dettagli importanti che dipanano la matassa narrativa.

Il cavaliere Rosso e la principessa viola

Interattivo, stimolante e ben congegnato, Il cavaliere rosso e la principessa viola è un libro tattile edito da Puntidivista che si fa apprezzare per la capacità di coinvolgere il lettore. Protagonista è un cavaliere tenace che mira a liberare una principessa dal castello in cui è rinchiusa. Più di un ostacolo lo separano tuttavia dal successo: un portone sbarrato, una corda e una scala troppo corte, un aereo senza paracadute, un ponte levatoio alzato e persino un dinosauro con la parrucca bionda… Di fronte a un crescendo di imprevisti, il protagonista sfodera una soluzione dietro l’altra. Saranno tuttavia sufficienti per completare l’impresa?

Con un meccanismo narrativo molto felice che ricorda da vicino quello di Fortunatamente di Remy Charlip, in cui fortune e sfortune si alternano per regalare linfa inesauribile alla storia, Il cavaliere rosso e la principessa viola propone una piccola avventura ricca di colpi di scena e personaggi inattesi che sorprendono e fanno sorridere.

Se è vero che il testo non è particolarmente ricercato e che la sua collocazione su un cartoncino attaccato alla pagina ne compromette un po’ la gradevolezza estetica, il libro ha tuttavia altri assi nella manica. Il primo è rappresentato da un racconto che mescola realtà e fantasia in maniera gioiosa e divertente, dando vita a un mix surreale che ben riflette la cornice di gioco tipica dell’infanzia. Il secondo è costituito, invece, da illustrazioni essenziali e ben riconoscibili al tatto, il cui ricorso a semplici meccanismi basati sull’uso del velcro o di fermacampioni ne consente, a seconda dei casi, il movimento o il completo distacco.

Tutt’altro che insignificante, questo aspetto assume un ruolo fondamentale nella possibilità di coinvolgere il lettore, rendendogli davvero comprensibili le vicende e catapultandolo al loro interno: il fatto di poter, per esempio, staccare i personaggi dalla copertina e portarli lungo le pagine, far scoccare la freccia al protagonista, spostare la scala per verificarne l’insufficiente lunghezza o abbassare il ponte levatoio al momento opportuno fa sì che il libro inneschi una dinamica di gioco non solo piacevole ma anche molto efficace ai fini dell’appropriazione della storia.

Semplice come la pizza

Lampadino e Caramella hanno una vita piuttosto movimentata: non solo sono i protagonisti di diverse avventure ma queste hanno luogo tanto su carta quanto su schermo. I due personaggi ideati da Puntidivista per una collana di libri multicodice sono infatti di recente approdati su Rai Yo Yo all’interno del primo cartone animato reso accessibile dal ricorso a una voce narrante, ai sottotitoli, alla traduzione integrata in LIS e a un’animazione progettata per venire incontro alle esigenze dettate dalle diverse disabilità sensoriali.

Forti di una rinnovata notorietà e di un restyling stilistico che li ha resi più accattivanti, Lampadino e Caramella tornano ad animare storie di carta con il volume Semplice come la pizza. Qui i due bambini fanno nuovamente visita al Magiregno e aiutano Zampacorta e Zampasaggia a preparare un pranzetto degno di nota. Il cuoco  – la tartaruga Antonione – è infatti andato in letargo prima del tempo, lasciando gli Zampa a bocca asciutta proprio nel giorno di una visita speciale: quella della regina Elizampetta. Per fortuna con pochi ingredienti – acqua, farina, pomodoro e mozzarella – si può cucinare un piatto buonissimo!

Contraddistinto dalla consueta attenzione all’accessibilità, Semplice come la pizza è realizzato in tre versioni diverse: ad alta leggibilità, in simboli e in Braille con inserti tattili. Quest’ultima presenta un aspetto piuttosto scarno: le pagine, rilegate a spirale, contengono essenzialmente solo testo, in nero e in Braille. Solo una pagina è caratterizzata, dal canto suo, dalla presenza di un’illustrazione tattile con la quale il lettore è invitato a interagire (una piuma staccabile con cui fare il solletico alla tartaruga addormentata). La maggior parte degli inserti tattili è collocata invece al fondo del volume: qui il lettore può trovare infatti una doppia pagina in feltro dalla quale è possibile staccare (e poi riattaccare grazie alla presenza del velcro) diversi ingredienti tipici della pizza. Non particolarmente stimolanti dal punto di vista dell’esplorazione tattile, poiché realizzati con un unico materiale (il feltro, per l’appunto), questi risultano però interessanti dal punto di vista ludico poiché consentono di giocare ai pizzaioli e mettere così in pratica le ghiotte vicende dei due protagonisti.

La favolosa montagna

Vincitore del concorso internazionale Typhlo & Tactus 2013, La Favolosa montagna di Erika Forest è un libro tattile decisamente originale. Ciò che lo caratterizza, in particolare, è il rapporto tra testo e immagini che porta il lettore a muoversi con agio tra le pagine e il loro contenuto. Il libro si contraddistingue, infatti, per un breve testo introduttivo, di stampo marcatamente evocativo, che invita il lettore a lasciar girovagare la sua immaginazione esplorando con le dita i labirinti segreti che portano in cima alla vetta.

Quelle che seguono sono pagine mute ma ricche di suggestioni che richiamano paesaggi fisici ed emotivi – ostacoli e tane, ponti e relazioni, rifugi e agenti atmosferici, fatiche e ristori- grazie alla scelta oculata dei materiali e alle forme con cui le figure sono realizzate, alla loro disposizione all’interno della cornice di stoffa che delimita ogni passaggio narrativo e al tipo di interazione che suggeriscono a chi legge (stropicciare, infilare, solleticare, grattare…).

E proprio lo scarto tra il silenzio della parola e la forza comunicativa della pagina, sempre a cavallo tra rappresentazione astratta e richiami all’esperienza reale, lascia spazio a innumerevoli interpretazioni, personali e rinnovabili a ogni giro, senza vincoli di giudizio di esattezza. Un invito autentico e realmente inclusivo a trovare e scegliere e percorrere il proprio sentiero e a scoprire che questo può avere ogni volta un aspetto differente. In questo senso, il breve testo di chiusura che indica esplicitamente il cuore del lettore come il vero tesoro da trovare e seguire, stona un pizzico con il tono autenticamente poetico, libertario e aperto del volume.

L’esperienza di lettura che ne deriva è in ogni caso piena e appagante, insolita e coinvolgente. Capace di toccare corde diverse in lettori diversi, anche secondo la loro personale capacità di astrazione e di pensiero metaforico, La favolosa montagna si presta perfettamente a favorire un momento di intima riflessione e condivisa partecipazione che può condurre il singolo e il gruppo su sentieri multiformi e inattesi.

Il cappello del mago (nuova edizione)

Abracadabra: il libro cambia aspetto! Con una piccola magia degna del suo protagonista, uno dei titoli più longevi di Puntidivista diventa oggetto di una vera e propria trasformazione. In questa nuova edizione, che arriva a quattro anni di distanza dalla prima, Il cappello del mago vanta un formato più robusto e accattivante, che fa a meno della spirale e ciononostante consente un’agevole esplorazione tattile delle pagine, ma soprattutto presenta una profonda rielaborazione delle immagini.

Le figure acquisiscono, infatti, rilievo e fascino, in virtù della loro dimensione, collocazione e caratterizzazione cromatica. Più ampie, frequenti, colorate e costruite in maniera tale da poter essere, in molti casi, staccate ed esplorate a 360°, queste regalano al libro un appeal e un’accessibilità tutti nuovi. Rispetto alle illustrazioni puntinate che contraddistinguevano la prima edizione del volume, queste realizzate interamente a collage materico appaiono più immediate e riconoscibili. Il prezzo dal canto suo è un po’ aumentato ma la nuova realizzazione giustifica a pieno la maggiorazione. Nonostante l’aumento, inoltre, il prezzo continua a risultare molto competitivo e abbordabile

Vale per il resto, quando considerato in occasione della prima uscita, in particolare il fatto che il semplice ed efficace meccanismo della sorpresa – quella che si genera nello scarto tra i prodigi più consueti e quelli realmente messi in atto dal Mago Arturo – su cui si basa il libro, ne fa una lettura piacevole e piuttosto abbordabile anche in caso di disabilità visiva.

Un libro ti cambia

Ci sono libri che emozionano, libri che appassionano, libri che annoiano e libri che lasciano indifferenti. E poi ci sono loro: i libri che ti cambiano! In che senso? Basta chiederlo a Dario, il protagonista del libro di Antonio Ferrara. Il libro che sta leggendo ha dei poteri a dir poco stravaganti: le cose che vi vengono narrate accadono davvero poco dopo esser state lette! Nel libro cade un quadro? Ecco che si sente un gran fracasso di vetri rotti nella stanza di Dario. Nel libro si parla di una formica? Ecco che da lì a poco una formica si ferma proprio lì accanto. Ma non è tutto! Dario, che proprio non riesce a staccare gli occhi da quelle pagine, si accorge che il suo corpo sta inspiegabilmente cambiando: altezza, baffi, barba e muscoli crescono a vista d’occhio. Possibile che tutto questo centri con la lettura?

Originale e interrogativo come solo i libri di Antonia Ferrara sanno essere, Un libro ti cambia nasconde (ma non troppo) una riflessione metanarrativa all’interno di una storia surreale e incalzante. L’ironia che contraddistingue lo stile dell’autore aggiunge un tocco leggero al racconto che offre dal canto suo una lettura piacevole, abbordabile e intrigante. Le caratteristiche di alta leggibilità con cui il libro è stampato, infine, rendono il tutto particolarmente accessibile anche a bambini con difficoltà di decodifica legate alla dislessia.

La traversata dagli animali

Sembra una notte fredda e nevosa come tante, allo zoo di Mosca. Qualcosa di molto insolito, però, sta per accadere: un gruppo di animali bizzarramente assortito e alla bell’e meglio organizzato, è deciso ad evadere. È stato l’orso a convincere gli altri a prendere parte all’impresa ma a parte la forte convinzione di fuggire via, un vero piano manca. Si va? Non si va? Dove si va? Inizia con non pochi interrogativi questo viaggio coraggioso che vede muoversi all’unisono volatili e mammiferi, prede e predatori, creature selvatiche e bestie domestiche. Insieme a loro, a sorpresa e in assoluto silenzio, sceglie di partire anche il vecchio custode dello zoo, testimone di guerre e rivoluzioni, che forse conosce la sete di libertà al pari degli animali. Sarà una marcia lenta, la loro. Lenta e non priva di bivi, ostacoli e decisioni da prendere. C’è la natura selvaggia, là fuori, che chiama e che sfida, e il desiderio di scoprire cosa ci sia tra e oltre gli alberi della meravigliosa foresta è più forte di tutto. Così, ciascuno a suo modo, gli animali assaporano la nuova aria, chi cedendo al fascino della natura, chi lasciandosi attrarre da un nuovo rapporto con la civiltà. Non c’è una sola via per fuggire dalla prigionia. La libertà è più che mai sfuggente e multiforme.

Con parole misurate e mai scevre di ironia, Vincent Cuvellier ci guida lungo un viaggio metaforico intenso e avvolgente. Sulle tracce dell’orso e dei suoi compagni si strada, interrogativi e pensieri si accumulano nella testa del lettore come la neve silenziosa che circonda i protagonisti. A sostenerli, dando risonanza alla dimensione sospesa del racconto e richiamando al contempo l’immaginario russo cui attinge, intervengono le illustrazioni di matrice serigrafica firmate da Brice Postma Uzel. Puntualissima, in questo senso, la scelta dell’editore di regalare al libro un formato ampio, in cui parole e figure hanno fisicamente modo di echeggiare.

La traversata degli animali si presenta, infatti, come un grande racconto illustrato, che per dimensione, tipo di figure, colori, e dialogo tra parole e immagini ha un che di antico, favolosamente affascinante. Ed eppure la storia senza tempo che racconta è quanto mai moderna ed attuale. E benvenuti sono, al fine di renderla massimamente fruibile, gli accorgimenti di alta leggibilità adottati da Biancoenero. Font specifico, spazaitura ampia, grafica ariosa e carta color crema non sono, infatti, che valori aggiunti per un volume raffinato e ricco, nella narrazione come nell’aspetto.

Perché noi no?

Dura la vita da fratelli minori! Poche foto negli album di famiglia, esclusione sistematica dai giochi più belli, parti marginali negli spettacoli da giardino e nomignoli appioppati con irritante nonchalance… qualcosa bisognerà pur fare! Ecco allora che nasce l’Associazione “Perché noi no?”: un circolo segretissimo formato esclusivamente dai figli più piccoli anche detti ultimi geniti, al fine di organizzare azioni di disturbo a danno dei più grandi. E così la giovane protagonista e i suoi sodali si lanciano in spericolate missioni di bucaggio gomme, nascondimento thermos, dispersione palloni. Fino a quando qualcosa va storto, le informazioni trapelano e la banda dei piccoli vendicatori viene scoperta. Servirà un “grande” aiuto per cacciarsi fuori dai guai!

Smilzo, divertente e imperdibile per chiunque abbia sperimentato la sorte del bistrattato fratello minore, Perché noi no? si fa leggere con piacere. Lo stile pungente, l’avventura breve, la narrazione piana e le illustrazioni frequenti lo rendono appetibile anche per i lettori meno esperti o che più fanno a pugni con la parola scritta. A questo concorrono inoltre le caratteristiche di alta leggibilità puntualmente adottate dall’editore con attenzione non solo al font e alla sbandieratura ma anche alla spaziatura tra lettere, parole, righe e soprattutto paragrafi: aspetto questo che conferisce alla pagina una veste particolarmente ariosa e accessibile.

Le porte di Sekoyana

Che bello l’esordio di Storie Cucite nell’alta leggibilità! Da sempre attenta alla fruibilità dei suoi volumi, con la proposta di diversi titoli anche in versione simbolizzata, la casa editrice milanese arricchisce ora la sua produzione accessibile con un primo bellissimo volume contraddistinto da font EasyReading e caratteristiche grafiche e tipografiche che ne agevolano la lettura anche in caso di dislessia. Il volume in questione è Le porte di Sekoyana, un romanzo che nasce in terra turca per mano di un’autrice – Şiirsel Taş – particolarmente interessata ai temi ambientali e di un illustratore – Oğuz Demir – dalla carriera poliedrica.

Protagonista del libro è una ragazzina che, senza troppe spiegazioni, viene affidata per qualche tempo a una donna di nome Sekoyana, dall’aspetto e dalle abitudini decisamente non ordinarie. Abitante, amante e studiosa della foresta, Sekoyana accoglie la ragazzina nel bel mezzo della natura, in una quotidianità sobria ma inaspettatamente calorosa, fatta di erbe colte ed essiccate, legno intagliato, animali curati e piante conosciute come fossero familiari. La foresta vive e palpita, respira e comunica, ama e pensa, nei racconti e negli insegnamenti della donna. Al suo fianco, la protagonista ( e con lei chi legge) impara moltissime cose e soprattutto sperimenta una straordinaria connessione con la natura che la circonda. Sarà dunque un’esperienza trasformativa più che formativa, la sua, capace di restituirle una visione nuova di sé e del mondo di cui fa parte.

Come un fiume pacato ma inarrestabile, Le porte di Sekoyana conduce il lettore in una dimensione sospesa, in cui fatti scientifici su funghi e piante si intrecciano indissolubilmente ad avvenimenti sorprendenti, quasi sovrannaturali. L’atmosfera silenziosa e avvolgente che permea il racconto immerge il lettore in un altrove da cui non si vorrebbe riemergere, decisi a esplorare, ancora e ancora, i misteri e le meraviglie straordinarie di piante e animali.

Una cosa è certa, anche una volta chiuso il libro non guarderete più la natura con gli stessi occhi!

Il sol glauco

L’astronomia assume un fascino tutto nuovo tra le pagine del libro tattile Il sol Glauco. Qui si narra infatti della nascita del sistema solare ma reazioni e attrazioni tra pianeti e stelle trovano spiegazioni decisamente originali

Progettato da Florence Ursino e Daniela Galluzzo – coppia già collaudata nella creazione di un altro libro tattile: Io sonoIl sol glauco presenta un aspetto simile al titolo precedente. Le sue spesse pagine in compensato accolgono illustrazioni realizzate perlopiù nel medesimo materiale, cui si aggiungono dettagli come le bretelle in stoffa elastica e i raggi del sole in tessuto caldo. Come incastonate sulla base, le figure appaiono molto stabili, contrastate, spesse, e dunque facilmente esplorabili al tatto oltre che alla vista. La scarsa varietà di materiali con cui sono realizzate non le rende particolarmente stimolanti per i lettori non vedenti (allorché i colori con cui sono arricchite ne fanno una delizia per gli occhi) ma può risultare funzionale a facilitarne la comprensione. Trattandosi di soggetti troppo distanti e grandi per poter essere percepiti direttamente da chi esperisce il mondo per contatto, la loro rappresentazione è frutto di convenzioni tipicamente visive (la stella come una forma a cinque punte, il sole e i pianeti come tondi, ecc..), pertanto sono più che altro le forme, le dimensioni e i rapporti spaziali a rendere pregnante il contenuto.

La pagina dedicata al testo appare piuttosto densa e fitta. La presenza della doppia scrittura – in nero e in Braille – implica infatti un ingombro consistente che arriva a occupare l’intero spazio disponibile. L’effetto è di conseguenza abbastanza affollato e tale da non valorizzare a pieno la struttura in rima che caratterizza la narrazione.

Avventura nel Regno di Porcellana

La poesia, crediamo, dimora spesso nelle cose ordinarie e un libro come Avventura nel Regno di Porcellana ce ne offre un piccolo ma delizioso assaggio. Tra queste pagine del tutto prive di parole capita infatti che le decorazioni minuziose e affascinanti, ma spesso immobili e polverose, di un set di stoviglie di porcellana prendano inaspettatamente vita. Avete presente quei disegni blu, composti da motivi regolari e figure dettagliate come foreste e paesaggi, che caratterizzano i piatti raffinati delle nonne? Benissimo, proprio quelli sotto la matita raffinata di Katerina Illnerova si animano e diventano protagonisti di un viaggio meraviglioso.

Assorto a pescare e fumare la pipa sulla sua barchetta, un placido omino vede, in particolare, il suo cappello volare via con il vento e si lancia al suo inseguimento. Ma come fa, se si trova nel bel mezzo delle onde? Semplice, passando di zuppiera in bricco, di bricco in caraffa, di caraffa in piatto e via dicendo… partendo dal vaso sui cui è disegnato e attraversando un intero set di stoviglie, l’omino si ritrova a superare montagne e foreste, tempeste e labirinti, draghi e carpe giganti fino a che, ritrovato il cappello, ritroverà anche la perduta pace e potrà godersi un pisolino all’ombra di funghi giganti.

L’abilità di Katerina Illnerova sta nel trasformare le peculiarità degli oggetti e degli ornamenti in occasioni narrative che appassionano, stupiscono e fanno sorridere. Così per esempio un motivo intricato a foglia diventa una trappola che ingarbuglia il protagonista, le tazze sovrapposte creano profili di montagne altissime e set di vasi dai motivi variegati e apparentemente astratti allestiscono un ostico percorso tra le intemperie. Il lettore si trova così strattonato tra il desiderio di seguire il protagonista e quello di deliziarsi con le trovate dell’autrice. Quello a lui offerto è un percorso di lettura visiva stimolante e coinvolgente, particolarmente adatto a chi non si tira indietro di fronte ad avventure fantastiche che abbandonano gli ormeggi del reale e chiedono di cogliere e interpretare dettagli minuziosi.

Cenerina ha una grade stoffa a fiori

La collana Upupa de La linea ha il merito di proporre ai lettori albi in doppia lingua – quella originale e l’italiano – e in doppia versione – cartacea e audio: un’operazione apprezzabile e interessante perché capace di offrire una grande ricchezza narrativa e di abbracciare lettori con difficoltà di lettura differenti, legate alla provenienza così come a un’eventuale disabilità.

Cenerina ha una grande stoffa a fiori, uno dei titoli che fanno parte della collana, ha dal canto suo un ulteriore pregio: quello di offrici una storia che viene da un paese molto poco tradotto in Italia come la Cina. Scritto e illustrato da Fu Wenzheng, l’albo in questione attira immediatamente l’occhio con un predominante tono di rosso e un tipo di decorazione che ci catapulta dritti in Oriente.

Qui troviamo una generosa uccellina che fatica a farsi accettare dai suoi simili perché non sfoggia piume appariscenti ed eleganti. Inizialmente sconsolata e affranta, Cenerina trova la via del riscatto grazie a un’ampia stoffa fiorata di cui è dotata e al talento altrettanto grande di cui è provvista. Con essi realizzerà abiti, marsupi, biancheria e borse per gli animali della foresta che, a differenza dei suoi simili, sanno bene che un dono gentile vale ben più di un piumaggio rigoglioso.

In volo

Il libro tattile In volo è prima di tutto un tripudio di colori: un bel biglietto da visita per un volume che vuol dire, senza se e senza ma, “sono un libro per tutti, per chi ci vede e per chi no”. Protagonista delle 8 ricche pagine che lo compongono è un uccellino di nome Marley che, stanco di starsene nella sua casetta sull’albero, un giorno prende il volo e affronta con coraggio tutto ciò che il mondo là fuori gli riserva. Così cerca un rifugio per ripararsi dalla pioggia, conosce la soffice neve che copre e avvolge tutto, fa amicizia con un ragno che gli offre ospitalità e si incanta di fronte all’arrivo della primavera, annunciato dal profumo dei fiori e dal battito d’ali di una farfalla. Ma chi dice primavera dice stagione degli amori e infatti proprio poco prima di chiudere il libro, Marley incontra una compagna con cui una nuova avventura può finalmente cominciare.

Composto da spesse pagine colorate di stoffa imbottita che ben supportano le illustrazioni a collage materico e contemporaneamente agevolano la sfogliatura autonoma, In volo si presenta come un libro molto attraente, soprattutto nella parte dedicata alle illustrazioni. Se i testi sono infatti abbastanza ordinari così come d’altronde anche la storia stessa, le figure interamente esplorabili con gli occhi e con le dita sono un autentico concerto di stimoli. Ci sono la ruvidità dei rami, la stropicciabilità scricchiolante delle foglie secche e la leggerezza silenziosa di quelle verdi, l’architettura composita di un nuovo nido e il freddo liscio delle gocce d’acqua. Ben studiate nella loro qualità sonora, spesso ancor più che in quella tattile, le illustrazioni di In volo invitano il lettore a un’esplorazione curiosa e a un’interazione appagante. Sta a lui, infatti, far riparare Marley sotto la grande foglia, farlo volare tra gocce e fiocchi di neve, farlo infilare e poi uscire dalla tana del ragno che a sua volta può penzolare giù dal ramo, farlo giocare tra i fiori che come pompon dondolano sulla pagina e infine farlo accasare nel nido in compagnia del suo nuovo amore.

Grazie a una creatività fuori dal comune e un’abilità nel cucito davvero apprezzabile, ogni pagina del libro di Francesca Leoni offre occasioni di gioco e interazione che dilatano piacevolmente il tempo della lettura, facilitano la decifrazione delle illustrazioni e supportano la comprensione della storia, facendo del libro un compagno di viaggio della cui compagnia godere a lungo, ancora e ancora.

I quaderni di #intantofaccioqualcosa – Attività con la CAA 2

Durante il primo lockdown legato all’emergenza Covid-19, i social e più in generale il web hanno accolto centinaia di iniziative e proposte di attività per aiutare i bambini chiusi in casa a impiegare il tanto tempo vuoto a disposizione. Molte di queste si sono esaurite man mano con l’allentarsi delle misure restrittive. Altre, più rare, hanno trovato il modo di proseguire, magari assumendo una forma differente.

È il caso del progetto #intantofaccioqualcosa, ideato e promosso da Uovonero insieme alle associazioni Autismo è… e Spazio Nautilus di Milano: video e materiali scaricabili, postati quotidianamente durante la primavera del 2020, sono infatti diventati delle vere e proprie raccolte di attività, edite in forma di quaderno. Sono nati così, nel 2021, I quaderni di #intantofaccioqualcosa: 5 volumetti di stampo molto pratico che invitano a divertirsi con giochi, esperimenti scientifici, ricette, cruciverba ed esercizi, tutti fruibili anche in caso di autismo e difficoltà comunicativa perché costruiti sfruttando in larga parte la Comunicazione Aumentativa Alternativa.

Tutte le proposte sono infatti presentate con il supporto di PCS, fotografie e/o disegni che le rendono più immediate e fruibili anche da parte di chi non legge ancora autonomamente o di chi trova più congeniale una comunicazione di tipo visivo. Simboli e immagini non esauriscono completamente le spiegazioni delle attività ma il loro ruolo centrale concorre ad agevolarne la comprensione. Anche i testi, dal canto loro, risultano costruiti in modo da parlare in modo chiaro anche a chi non maneggia con facilità le parole, cercando di rimuovere il più possibile gli elementi di complessità lessicale e sintattica e privilegiando, al contrario, frasi lineari e termini usuali (ma rigorosi, soprattutto nel caso del quaderno scientifico).

I quaderni di #intantofaccioqualcosa si prestano così ad essere utilizzati in maniera relativamente autonoma da bambini e ragazzi anche con difficoltà di lettura o comunicazione, sia all’interno di un gruppo classe sia in un contesto familiare, a casa o in vacanza. Compagni affidabili e piacevoli, oltre che pratici nel formato, questi quaderni offrono una piccola ma sostanziosa scorta di spunti, ideali per pomeriggi oziosi o lunghe giornate di pioggia.

 

Attività con la CAA 2

Attività con la CAA 2 presenta diversi giochi volti a stimolare le abilità cognitive del bambino che viene invitato, per esempio, a mettere in relazione oggetti e animali con i rispettivi colori, funzioni, categorie, ad associare simboli e parole e a compilare cruciverba.

Ciò che contraddistingue questo volume è una particolare attenzione a valorizzare la lettura visiva. Non solo, infatti, le attività proposte mettono al centro i simboli PCS, anche in giochi normalmente più incentrati sulla parola come i cruciverba, ma gli stessi simboli sono altresì impiegati per supportare visivamente le poche e semplici istruzioni scritte in stampatello maiuscolo che vengono offerte al lettore. In questo modo la comprensione viene fortemente sostenuta, al pari dell’uso autonomo del quaderno.

Ogni attività presenta una pagina di istruzioni, alcune pagine su cui possono essere incollati i simboli che rispondono alla consegna e altre, contraddistinte da un colore differente, con i simboli da ritagliare e incollare sulle pagine precedenti. Le attività sono di complessità crescente ma tutte di semplice realizzazione. Attività con la CAA 2 si configura così come una proposta snella e molto fruibile, il cui impiego può rivelarsi funzionale e utile in molteplici contesti (casa, scuola, viaggio…).

Gli altri titoli della serie #intantofaccioqualcosa sono:

I quaderni di #intantofaccioqualcosa – Giocando s’impara

Durante il primo lockdown legato all’emergenza Covid-19, i social e più in generale il web hanno accolto centinaia di iniziative e proposte di attività per aiutare i bambini chiusi in casa a impiegare il tanto tempo vuoto a disposizione. Molte di queste si sono esaurite man mano con l’allentarsi delle misure restrittive. Altre, più rare, hanno trovato il modo di proseguire, magari assumendo una forma differente.

È il caso del progetto #intantofaccioqualcosa, ideato e promosso da Uovonero insieme alle associazioni Autismo è… e Spazio Nautilus di Milano: video e materiali scaricabili, postati quotidianamente durante la primavera del 2020, sono infatti diventati delle vere e proprie raccolte di attività, edite in forma di quaderno. Sono nati così, nel 2021, I quaderni di #intantofaccioqualcosa: 5 volumetti di stampo molto pratico che invitano a divertirsi con giochi, esperimenti scientifici, ricette, cruciverba ed esercizi, tutti fruibili anche in caso di autismo e difficoltà comunicativa perché costruiti sfruttando in larga parte la Comunicazione Aumentativa Alternativa.

Tutte le proposte sono infatti presentate con il supporto di PCS, fotografie e/o disegni che le rendono più immediate e fruibili anche da parte di chi non legge ancora autonomamente o di chi trova più congeniale una comunicazione di tipo visivo. Simboli e immagini non esauriscono completamente le spiegazioni delle attività ma il loro ruolo centrale concorre ad agevolarne la comprensione. Anche i testi, dal canto loro, risultano costruiti in modo da parlare in modo chiaro anche a chi non maneggia con facilità le parole, cercando di rimuovere il più possibile gli elementi di complessità lessicale e sintattica e privilegiando, al contrario, frasi lineari e termini usuali (ma rigorosi, soprattutto nel caso del quaderno scientifico).

I quaderni di #intantofaccioqualcosa si prestano così ad essere utilizzati in maniera relativamente autonoma da bambini e ragazzi anche con difficoltà di lettura o comunicazione, sia all’interno di un gruppo classe sia in un contesto familiare, a casa o in vacanza. Compagni affidabili e piacevoli, oltre che pratici nel formato, questi quaderni offrono una piccola ma sostanziosa scorta di spunti, ideali per pomeriggi oziosi o lunghe giornate di pioggia.

 

Giocando s’impara

Giocando s’impara è uno dei quaderni di #intantofaccioqualcosa più elaborati. Più complesse e sfidanti, rispetto ai precedenti, sono infatti le proposte di gioco e di conseguenza le istruzioni che ne descrivono il funzionamento.

Si tratta, in generale, di giochi che prevedono una fase preparatoria che ha già di per sé una dimensione ludica e coinvolgente e una parte di gioco vera e propria che mira a facilitare l’acquisizione o il consolidamento di alcune abilità. Così, per esempio, il lettore è chiamato a riprodurre dei disegni con degli stecchini, a stendere un bucato di carta su uno stendino fai da te mignon, a far scorrere un filo in un labirinto di pasta o a ricomporre dei puzzle di carta ispirati ad illustrazioni tratte da diversi albi targati Uovonero.

Le proposte sono sfiziose e coinvolgenti e richiedono una certa pazienza non solo nella fase di svolgimento vero e proprio ma anche e soprattutto in quella preparatoria. In quest’ultima può rendersi necessaria la collaborazione di un compagno o di un adulto poiché la spiegazione dei giochi e del loro allestimento non è supportata dai simboli e prevede spiegazioni necessariamente articolate, nonostante lo stile espositivo sia sempre ispirato alla maggiore linearità e semplicità possibile.

Gli altri titoli della serie #intantofaccioqualcosa sono:

Mistero nel bosco

Da tempo gli animali sopportano le prepotenze e l’invasione umana dei loro habitat. Cosa succederebbe, però, se un giorno decidessero di dire basta ai soprusi? Forse chiamerebbero a raccolta le forze naturali per riprendersi finalmente i loro spazi, impedendo all’uomo di farvi ritorno. Questo, perlomeno, è ciò che accade in Mistero nel bosco. Qui gli animali decidono di chiudere il bosco agli uomini – molto rumorosi e poco rispettosi – e costruirvi all’interno uno speciale teatro in legno di cui godere in santa pace. Sarà la mediazione del saggio e burbero Gastolf, che con la natura da sempre convive e che degli animali, per questo, ha la fiducia, a far avere agli uomini una seconda chance e offrire a tutti – umani e animali – un’occasione per vivere finalmente in sintonia.

Edito da Argentodorato in una duplice versione, tradizionale e in simboli, Mistero nel bosco si presenta come un libro illustrato dal chiaro messaggio che racconta una storia semplice senza cedere alla tentazione di un linguaggio piatto. Le illustrazioni che frequentemente accompagnano il testo si mostrano ricche di dettagli e privilegiano i toni caldi (anche per la barba del vecchio Gastolf, in realtà, che ci si aspetterebbe piuttosto tendente al bianco e che un poco fuorvia), restituendo un’atmosfera naturale molto avvolgente e calorosa.

Tali caratteristiche del testo e delle figure concorrono a rendere la lettura sfidante e non banale. Di riflesso, anche la versione in simboli del volume appare abbastanza complessa, tale da richiedere al lettore una certa familiarità con i simboli e discrete abilità di attenzione e comprensione. Anche in considerazione del fatto che il libro segue il modello di simbolizzazione inbook, che privilegia la scrittura in simboli dei singoli elementi del testo, le pagine risultano infatti piuttosto affollate e ciascuna di esse contiene davvero un grande numero di pittogrammi. Per la stessa ragione non sono rari i simboli che necessitano di maggiore apprendimento perché meno trasparenti (quelli riferiti, per esempio, ad articoli, preposizioni, congiunzioni…), la cui complessità di lettura va di pari passo con la presenza fissa dei qualificatori (genere, tempo, numero…). Ne risulta una lettura impegnativa e non immediata ma allo stesso tempo molto ricca e appagante, capace di soddisfare quei lettori che necessitano di un supporto visivo ma che padroneggiano a dovere i simboli e non si spaventano di fronte a narrazioni più lunghe e articolate.

Oggi vado in città

Sperimentazione e contaminazione non sono nuove in casa Homeless Book. Dopo la felice proposta di Cosa vede Don Q?, coraggioso libro-gioco in simboli basato sul meccanismo delle alette, la casa editrice faentina torna a proporre un titolo fuori dagli schemi e capace di integrare narrazione e interazione. Oggi vado in città, sempre a firma di Maria Caterina Minardi e Piki, si presenta infatti come un volume originale in cui si mescolano un preciso intento sociale e una semplice dimensione narrativa. Il volume si propone, in particolare, di preparare il giovane lettore a un possibile giro in città, rendendone più familiari, prevedibili e amichevoli i luoghi e i contesti più comuni.

Il tragitto in auto e in bus, la visita al supermercato, l’attraversamento pedonale, la pausa al parco giochi: le tappe più frequenti che il lettore può vivere in città trovano spazio in questa che si configura come una vera e propria storia sociale, resa accattivante dalla scrittura curata, dall’impianto prettamente narrativo e dal ruolo centrale delle illustrazioni.

Ciò che rende poi, il volume, particolarmente interessante, è la presenza di riquadri vuoti all’interno del testo che il lettore può riempire con i simboli che meglio aderiscono alla sua personale esperienza: simboli relativi agli accompagnatori, a eventuali commissioni da fare, alle linee degli autobus da prendere o al libro da portare con sé per i momenti di attesa. Numerosi simboli tra i quali scegliere sono posti alla fine del libro in modo che il lettore possa ritagliarli e incollarli. Parimenti essi possono essere disegnati o stampati a piacere con gli strumenti di cui si dispone a casa. Questa peculiarità ha il merito di conciliare l’effettiva funzionalità del racconto con la cura del supporto che la ospita, di coinvolgere attivamente il lettore nel completamento della storia e di conseguenza nella sua assimilazione, di unire dimensione ludica e dimensione narrativa e infine di adattare il libro alle reali esigenze di chi legge.

I simboli impiegati all’interno del volume sono i WLS, che qui supportano visivamente testi molto fruibili, lineari e brevi. Al fine di ampliare il più possibile l’accessibilità e l’utilizzabilità del volume, inoltre, la simbolizzazione non prevede l’uso di qualificatori e prende in considerazione unità di senso più che singoli elementi lessicali.

Favole

Un libro per l’infanzia di qualità è un libro senza età, che può essere goduto dai bambini con e come dagli adulti: le Favole di Arnold Lobel ne sono la prova provata! I brevissimi racconti dall’ironia implacabile dell’autore americano sono, infatti, così ben concepiti e scritti che parlano sia ai piccoli sia ai grandi, allestendo una raffinata stratificazione di significati, rimandi, citazioni e strizzate d’occhio tra cui ciascuno può sistemarsi comodo.

Protagonisti sono gli animali più disparati, dalle indoli e dalle provenienze più diverse, ciascuno rappresentato con tratti squisitamente umani che favoriscono l’immedesimazione diretta del lettore. C’è l’aragosta spericolata e la cammella che aspira a danzare, lo struzzo innamorato e l’orso che vuol essere alla moda, in un catalogo di tipi, caratteri, atteggiamenti e destini molto variegato che davvero ben riflette il mondo di noi uomini. Alla fine di ogni storia, della lunghezza di un paio di pagine – mai di più – si trova, come ogni favola impone, una morale: considerazioni caustiche e pungenti che mettono in luce tutta la fallibilità umana ma anche l’importanza di non prendere quest’ultima troppo seriamente.

Il libro, edito da Babalibri, presenta le meravigliose illustrazioni dell’autore che amplificano e valorizzano il tono surreale delle favole narrate. Queste ultime sono stampate in maniera ariosa con paragrafi ben distanziati e font maiuscolo che incentivano e supportano la lettura anche da parte di lettori poco esperti. A implementare poi la leggibilità del testo e la sua fruibilità anche in caso di difficoltà visive o di decodifica concorre il fatto che il volume è corredato di un QR code che porta alla registrazione audio dei testi, interpretati in maniera deliziosa dall’attrice Alessia Canducci.

Beezus e Ramona. Ramona la peste

Come si fa a restare impassibili di fronte a un uragano come Ramona? Quattro anni e un caratterino niente male, la protagonista della serie creata da Beverly Cleary è un concentrato di vivacità e testardaggine che non teme rivali. Che sia a casa, a scuola o per strada, si può star certi che con Ramona nei dintorni, qualcosa di del tutto imprevisto, perlopiù disastroso ma indiscutibilmente divertente (quantomeno per chi legge, un po’ meno per chi a Ramona vive accanto) si prepara ad accadere. Può essere un libro della biblioteca completamente scarabocchiato, una cassa di mele mordicchiate a una a una, un’avventura fangosa con gli stivali nuovi di zecca o una festa casalinga organizzata senza avvisare nessuno in famiglia.

Ramona è così: spontanea, incontenibile e irresistibilmente schietta. I suoi pensieri, di cui l’autrice ci mette puntualmente a parte, seguono una logica originale ma ferrea e le sue iniziative tengono costantemente il lettore sospeso tra la risata e lo sconcerto. “Oh, no, Ramona!”, viene automatico esclamare una pagina sì e l’altra pure, e in fondo questo è più o meno ciò che pensa la sorella maggiore di Ramona – Beatrice detta Beezus – a ogni piè sospinto. E ciononostante la carica travolgente di Ramona vince su tutto, generando nel lettore non solo una forte curiosità nei confronti dei guai che di volta in volta la bambina potrà combinare ma anche un forte riconoscimento dei sentimenti strabordanti di cui si fa portatrice e che spesso, nel loro impeto, sono all’origine dei suoi comportamenti all’apparenza più esagerati o sconvenienti. “Chi la chiamava peste – si legge, per esempio, nel secondo volume delle serie – non capiva che una persona più piccola a volte deve fare un po’ di chiasso ed essere un po’ testarda per essere almeno notata”.

I libri di Beverly Cleary hanno dallo loro anche questo pregio: non solo sanno divertire profondamente il lettore di qualsiasi età ma sanno anche guardare alle azioni, ai pensieri e alle emozioni dei bambini con grande rispetto e lucidità, portando a galla e restituendo dignità anche a sentimenti dalle tinte chiaroscure, come l’insofferenza nei confronti della sorella che tormenta Beezus nel primo volume, e delineando un profilo d’infanzia che è certo fuori dalle righe ma anche molto ma molto vero.

La serie di cui Ramona e Beezus sono protagoniste si compone di diversi volumi, ciascuno dei quali comprende una manciata di avventure brevi, buffe e intensissime, della lunghezza di un capitolo.

Il secondo volume – Ramona la peste. A scuola arrivano i guai – ruota intorno all’inizio dell’avventura scolastica di Ramona presso il Kindergarten della città. Qui la bambina dovrà confrontarsi con la vita di comunità, con le regole del contesto scolastico, con adulti di riferimento diversi da quelli cui è abituata. La tradizionale parata di Halloween, la caduta del primo dentino, il desiderio di fare una presentazione in classe, l’acquisto di un paio di stivaletti nuovi e l’arrivo di una supplente sono solo alcuni dei fatti straordinari che scatenano, qui, la sua capacità unica di mettersi nei guai.

La deliziosa serie scritta da Beverly Cleary è portata in Italia da Il barbagianni, con la briosa traduzione di Susanna Mattiangeli, a oltre cinquant’anni dalla sua prima pubblicazione in America. Vietato farsi ingannare dall’età del libro, però: la vitalità e l’autenticità di Ramona ne fanno un personaggio senza tempo che incarna perfettamente l’indomito e ostinato spirito dell’infanzia e le cui avventure hanno un ritmo irresistibile. Rimarcabile, poi, il fatto che l’editore abbia scelto di pubblicare i volumi della serie con caratteristiche di alta leggibilità, come la spaziatura maggiore, il testo non giustificato e la font EasyRedading, che ne facilitano la fruizione anche da parte di lettori dislessici.

Ramona-la-peste

Beezus e Ramona. Questa sorellina è impossibile

Come si fa a restare impassibili di fronte a un uragano come Ramona? Quattro anni e un caratterino niente male, la protagonista della serie creata da Beverly Cleary è un concentrato di vivacità e testardaggine che non teme rivali. Che sia a casa, a scuola o per strada, si può star certi che con Ramona nei dintorni, qualcosa di del tutto imprevisto, perlopiù disastroso ma indiscutibilmente divertente (quantomeno per chi legge, un po’ meno per chi a Ramona vive accanto) si prepara ad accadere. Può essere un libro della biblioteca completamente scarabocchiato, una cassa di mele mordicchiate a una a una, un’avventura fangosa con gli stivali nuovi di zecca o una festa casalinga organizzata senza avvisare nessuno in famiglia.

Ramona è così: spontanea, incontenibile e irresistibilmente schietta. I suoi pensieri, di cui l’autrice ci mette puntualmente a parte, seguono una logica originale ma ferrea e le sue iniziative tengono costantemente il lettore sospeso tra la risata e lo sconcerto. “Oh, no, Ramona!”, viene automatico esclamare una pagina sì e l’altra pure, e in fondo questo è più o meno ciò che pensa la sorella maggiore di Ramona – Beatrice detta Beezus – a ogni piè sospinto. E ciononostante la carica travolgente di Ramona vince su tutto, generando nel lettore non solo una forte curiosità nei confronti dei guai che di volta in volta la bambina potrà combinare ma anche un forte riconoscimento dei sentimenti strabordanti di cui si fa portatrice e che spesso, nel loro impeto, sono all’origine dei suoi comportamenti all’apparenza più esagerati o sconvenienti. “Chi la chiamava peste – si legge, per esempio, nel secondo volume delle serie – non capiva che una persona più piccola a volte deve fare un po’ di chiasso ed essere un po’ testarda per essere almeno notata”.

I libri di Beverly Cleary hanno dallo loro anche questo pregio: non solo sanno divertire profondamente il lettore di qualsiasi età ma sanno anche guardare alle azioni, ai pensieri e alle emozioni dei bambini con grande rispetto e lucidità, portando a galla e restituendo dignità anche a sentimenti dalle tinte chiaroscure, come l’insofferenza nei confronti della sorella che tormenta Beezus nel primo volume, e delineando un profilo d’infanzia che è certo fuori dalle righe ma anche molto ma molto vero.

La serie di cui Ramona e Beezus sono protagoniste si compone di diversi volumi, ciascuno dei quali comprende una manciata di avventure brevi, buffe e intensissime, della lunghezza di un capitolo.

Il primo volume – Beezus e Ramona. Questa sorellina è impossibile – mette in particolare in primo piano il complicato rapporto che lega le due sorelle, alla luce delle marachelle che la piccola inanella e del tormento che in casa è capace di generare. Ci sono di mezzo un ramarro immaginario, giri per il salotto a bordo di un triciclo a suon di armonica, cani sequestrati in bagno, parate musicali di ospiti inattesi, biscotti ripieni di vermi e torte di compleanno rovinate non una ma ben due volte: quanto basta per mettere alla prova anche la sorella maggiore più paziente e rendere evidente che la sopportazione può subire degli alti e bassi senza che l’affetto venga meno.

La deliziosa serie scritta da Beverly Cleary è portata in Italia da Il barbagianni, con la briosa traduzione di Susanna Mattiangeli, a oltre cinquant’anni dalla sua prima pubblicazione in America. Vietato farsi ingannare dall’età del libro, però: la vitalità e l’autenticità di Ramona ne fanno un personaggio senza tempo che incarna perfettamente l’indomito e ostinato spirito dell’infanzia e le cui avventure hanno un ritmo irresistibile. Rimarcabile, poi, il fatto che l’editore abbia scelto di pubblicare i volumi della serie con caratteristiche di alta leggibilità, come la spaziatura maggiore, il testo non giustificato e la font EasyRedading, che ne facilitano la fruizione anche da parte di lettori dislessici.

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Piume in libertà

Ci sono due galline paciose e sempliciotte – Flossi e Bessi – che vivono da sempre in gabbia, all’interno di un allevamento intensivo. Stanno allo stretto, si nutrono di mangime insapore, non fanno che dormire, mangiare e guardare nel vuoto. Eppure la vita non pare loro così malaccio: non avendo mai conosciuto altro, è difficile se non impossibile aspirare a qualcosa di diverso. Per questo l’incontro fortuito con una taccola, entrata per caso nel capannone, si rivela per le due pennute un’inattesa fonte di scoperta. Insieme a lei, Flossi e Bessi faranno un viaggio di pochi metri ma dalle grandi rivelazioni. Pozzanghere, mezzi di trasporto, animali e cespugli, letti attraverso le lenti della loro limitatissima esperienza, assumono contorni buffi ai quali il lettore, così come la paziente taccola, guarda con benevola simpatia. Passo dopo passo, svolazzata dopo svolazzata, le due galline si formano un’idea del mondo nuova e bellissima: condizione essenziale per poter fare sogni che profumano di radure e boschi, ruscelletti e libertà.

Nato da un’accoppiata vincente e collaudata quale quella tra John Yeoman e Quentin Blake, Piume in libertà proclama la sua inglesitudine in ogni aspetto. L’ironia sottile e molto british che anima il testo, tradotto con accortezza da Luigi Berio (che è peraltro il curatore del corto animato dedicato al silent book di Quentin Blake Clown), trova infatti eco e riflesso nel tratto schizzato ed essenziale che caratterizza le figure. Con quel loro modo ingenuo e da comari di procedere e guardarsi intorno, inoltre, Flossi e Bessi ricordano un po’ l’Adelina e la Guendalina Bla Bla degli Aristogatti che galline, certo, non sono ma pennute inglesissime sì!

Scanzonato e lucido, Piume in libertà offre un racconto in cui la puntualità del pensiero su temi di spessore come la libertà e lo sfruttamento degli animali non rischia mai di appesantire il piacere della narrazione perché non è intorno al messaggio, che pur evidentemente appare chiaro, che la storia viene costruita e dipinta. Contraddistinto inoltre da un’interessante misura (non troppo lunga e non troppo corta) e da una felice integrazione tra testo (ampio) e illustrazioni (frequenti), il libro di Yeoman e Blake costituisce una proposta appetibile e abbordabile anche per chi affronta la lettura autonomamente ma continua a trovare nella presenza delle figure conforto, rassicurazione e diletto. La scelta editoriale, infine, di adottare caratteristiche di alta leggibilità come la font EasyReading, la spaziatura maggiore, il carattere ampio e l’allineamento a sinistra, rendono il volume particolarmente amichevole anche in caso di dislessia.

La sfida di Lepre e Riccio

Un mattino come tanti, ai piedi della collina, qualcosa pare turbare gli animali. Il cervo, i cinghiali e persino lo scoiattolo sembrano più mogi del solito e Riccio, sceso al campo di mais per raccogliere qualche pannocchia, ne scopre presto il motivo. Lepre ha, infatti, preso possesso del campo, sostenendo di essere arrivata per prima e dunque di avere diritto di proprietà. Riccio, dal canto suo, non è veloce quanto l’animale dalle lunghe orecchie ma è decisamente furbo e così propone a Lepre una gara di corsa con la quale decidere a chi spetti davvero il campo di mais. Spavalda, Lepre accetta, ignara che Riccio abbia messo a punto un ingegnoso piano per arrivare primo. Certo, c’è di mezzo un piccolo inganno ma in fondo è a fin di bene: tutti (ma proprio tutti!), al termine della corsa, potranno beneficiare di un campo in cui c’è posto sì per il mais ma anche per seminare amicizia e condivisione.

Se fosse esclusivamente per la trama, La sfida di Lepre e Riccio non sarebbe che una piacevole favola illustrata di grimmiana memoria (benché l’originale avesse un finale ben più truce!). E invece ci sono due aspetti che rendono questo libro tutto fuorché ordinario. Il primo è il fatto che inquadrando con lo smartphone o il tablet il QRcode stampato sulla prima pagina, il lettore può beneficiare della lettura in Lingua dei Segni Italiana. Quest’ultima, caricata sulla piattaforma tellyourstories (www.tellyourstories.org), presenta un interprete che narra la storia attraverso i segni mentre le illustrazioni del libro gli scorrono a fianco. Il video è pulito, chiaro e realizzato in maniera esteticamente gradevole. Per garantire la piena condivisibilità del racconto, libro e video devono andare di pari passo perché il primo contiene solo il testo in italiano mentre il secondo solo il testo in LIS. Il secondo aspetto che caratterizza La sfida di Lepre e Riccio è il fatto che la fiaba cui è ispirata sia stata rielaborata in maniera tale da inserirvi degli elementi caratteristici della cultura sorda. Così, per esempio, il libro si apre con Riccio che sfida i suoi piccoli a trovare un segno in cui la mano indichi il numero tre. Analogamente, gli amici di Riccio paiono festeggiare la vittoria con un applauso “segnato”, con le mani che si muovono in alto e, fin dalla copertina, Lepre è ritratta come se stesse replicando un gesto che ne esalta la sbruffoneria e la certezza di vincere.

L’idea che sta alla base di questo lavoro, che rientra all’interno del progetto InSegnare le favole di Mason Perkind Deafness Fund, è che le storie hanno un grosso potere in termini di creazione e condivisione di immaginari: ecco, allora, che consentire ai bambini sordi di ritrovare frammenti della loro quotidianità nei racconti e ai loro compagni di entrare in contatto con quest’ultima attraverso la narrazione, significa costruire occasioni semplici ma fruttuose di scambio e incontro.

La sfida di Lepre e Riccio è acquistabile con una donazione minima di 18 (comprensiva di spese di spedizione del volume) alla Mason Perkins Deafness Fund. Maggiori informazioni sul progetto sono reperibili qui.

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Il Grande Nate e la scatola che non c’è

Che tipetto, il Grande Nate! Astuto come pochi e dotato di un umorismo sottilissimo, si aggira tra le vie del suo quartiere in cerca di casi da risolvere. Amici, compagni e vicini di casa vengono puntualmente coinvolti nelle vicende in veste di vittime, testimoni o potenziali sospettati. Così il lettore, che nella serie che vede il piccolo investigatore protagonista (di cui avevamo già parlato qui) può trovare avventure sempre nuove e sfiziose, può contare d’altro canto sulla presenza di personaggi noti che rendono le dinamiche narrative familiari e amichevoli. A favorire un approccio alla lettura sereno e piacevole concorrono, inoltre, lo stile snello che contraddistingue la scrittura di Marjorie Weinman Sharmat, le illustrazioni frequenti che popolano le pagine e la scelta dell’editore di adottare caratteristiche di alta leggibilità per la stampa dei volumi.

Il lettore si trova così di fronte a storie compatte ma intriganti e ben concepite, pagine ariose dalle spaziature ampie e dal font EasyReading, testi il cui contenuto è fortemente orientato al dialogo e all’azione, a discapito di descrizioni e digressioni, e costruzioni sintattiche che privilegiano brevità e linearità: tutti aspetti, questi, che giocano un ruolo fondamentale nel rendere le micro-indagini del Grande Nate a misura anche di lettori meno forti o con maggiori difficoltà legate per esempio alla dislessia.

Ne Il Grande Nate e la scatola che non c’è, il piccolo investigatore si offre di aiutare la sua amica Rosamond a ritrovare una scatola scomparsa. Rosamond è certa di averla piazzata sul tavolino su cui si dedica a prevedere il futuro alla modica cifra di 2 cent a previsione ma, nel momento in cui si è assentata, la scatola sembra essere misteriosamente sparita nel nulla. Anche Claude, che è stato suo malgrado coinvolto da Rosamond nell’allestimento della postazione, non sa darsi una spiegazione. A Nate toccheranno allora lunghe ispezioni e molteplici ipotesi prima di riuscire a mettere insieme gli indizi e ricomporre il caso. Inutile dire che l’impresa terminerà con successo. Altrimenti il Grande Nate, che Grande Nate sarebbe?

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Mucca lupo porcello

Questo di Quenti Vijoux è un libro che fa ridere. Ma ridere, ridere, ridere, eh! Disseminato di richiami scherzosi alle favole tradizionali, Mucca, lupo, porcello mette in scena un lupo un po’ tonto, un porcello operoso e una mucca furbissima. Il lupo, come da copione, non vede l’ora di mangiarsi il porcello e, assumendo a questo scopo, le vesti più disparate – un casellante, un commesso, un postino – ci va più di una volta vicino. Questo non fa che ostacolare il progetto del porcello di costruire una solida casa in cui mettersi al riparo dagli attacchi del lupo. Per fortuna alla coppia consolidata preda-cacciatore si aggiunge la figura inattesa di mucca che interviene provvidenzialmente ad ogni tentato pranzo del lupo, accampando scuse fantasiose per nascondere la presenza dell’amico porcello. I due mettono in piedi un ingegnoso piano per tenere il lupo lontano per un po’ e ultimare così la casa del maialino: condizione fondamentale, questa, per un lieto fine festoso per tutti. O quasi…

A rendere davvero irresistibile questo libro smilzo pubblicato da Sinnos sono almeno tre cose. La prima è lo stile irriverente dell’autore che si riflette tanto nella storia quanto nei testi e nelle figure. La seconda è il tono surreale che permea l’intero racconto e che trova il suo apice nei diversi mestieri che il lupo interpreta e nelle assurde bugie che la mucca gli propina. La terza, infine, è la capacità di offrire una lettura appagante e al contempo abbordabile. Mucca, lupo, porcello condensa infatti in meno di 50 pagine una storia che viene proprio voglia di leggere, grazie alle caratteristiche sopra descritte ma anche alla cura compositiva delle pagine e ad accorgimenti tipografici che dicono al lettore “Veniamo in pace!”. Una grafica ariosa e colorata, testi brevi ma non sciatti, in maiuscolo e ad alta leggibilità e illustrazioni frequentissime e predominanti fanno del libro un delizioso volume da proporre in lettura condivisa fin dai cinque anni e in lettura autonoma, anche da parte di bambini con maggiori difficoltà legate per esempio alla dislessia, dall’inizio della primaria.

Una torta per Findus

Il talento di Sven Nordqvist è direttamente proporzionale all’impronunciabilità del suo cognome. Camelozampa ce lo ha fatto conoscere portando in Italia quell’incredibile libro senza parole che è Passeggiata col cane e ci consente ora di apprezzare la sua versatile vena artistica pubblicando la deliziosa serie di Pettson e Findus che dall’autore svedese è scritta e illustrata.

Pettson e Findus sono, nello specifico, un uomo e un gatto. Inseparabili, i due sono protagonisti di diverse avventure dal sapore surreale e rocambolesco che si svolgono perlopiù nella loro disordinatissima fattoria. Ciò che rende queste ultime particolarmente gustose è il fatto che prendono le mosse da un problema iniziale, perlopiù ordinario e circoscritto, a partire dal quale si innesca una serie di eventi sempre più assurdi, inarrestabili e caotici.

Così, per esempio, in Una torta per Findus – il primo volume della serie – Pettson è determinato a confezionare per il suo amico a quattro zampe una deliziosa torta di compleanno. Findus ama, infatti, in particolar modo questa ricorrenza: al punto che non la festeggia una ma più volte all’anno! Come fare, però, se manca la farina? Tocca andare in bici al negozio! E se la ruota della bici è rotta? Tocca cercare gli attrezzi nella falegnameria! E se la falegnameria è chiusa? Tocca cercare la chiave…

Con un meccanismo spassosamente ripetitivo, tanto nella concatenazione degli eventi narrati quanto nelle formule impiegate, sul quale si innestano situazioni sempre più mirabolanti (cosa non si farebbe per preparare una bella torta di compleanno!), Una torta per Findus dà forma a un racconto che coccola il lettore facendolo dondolare tra rassicurazione e sorpresa.

Tale dinamica narrativa gioca dal canto suo un ruolo significativo nel sostenere la lettura anche da parte di lettori meno forti: scopo al quale concorrono, inoltre, alcune caratteristiche del volume che spaziano dall’aspetto tipografico alla qualità delle illustrazioni. Una torta per Findus è stampato, infatti, con font EasyReading e presenta alcune altre caratteristiche di alta leggibilità, come l’allineamento a sinistra. Il testo, non brevissimo, è poi accompagnato a ogni pagina (o doppia pagina) da illustrazioni estremamente ricche cui è riservato ampio spazio. Preminenti a colpo d’occhio, rispetto al testo, queste contribuiscono a rendere la lettura decisamente meno ostica e spaventosa, dando forma a un tipo di racconto illustrato che negli equilibri narrativi, nella lunghezza e nei contenuti costituisce un ponte ideale tra l’albo illustrato dai testi più asciutti e il racconto in cui il testo assume un ruolo più importante. Non solo: lo stile irresistibile e minuzioso di Sven Nordqvist fa sì che la lettura visiva assuma qui un ruolo non trascurabile e, anzi, solletichi il lettore con trovate buffe e sfiziose che vanno assaporate con lentezza. La capacità straordinaria dell’autore di costruire scene affollate, riempire la pagina di dettagli e sparpagliare qua e là particolari surreali (oggetti animati, cose fuori posto, proporzioni fantastiche,  personaggi secondari che animano micro-storie parallele…) trasforma la pagina in un luogo in cui sostare, riprendere fiato e mettere alla prova la propria capacità di osservazione.

Alla luce di tutto questo, il libro si presta perfettamente a ghiotte letture condivise con bambini a partire dai 5 anni e altrettanto appaganti letture autonome, anche da parte di lettori dislessici, per bambini di uno o due anni più grandi.

Verme

Federico Fernandez e Germán Gonzalez sono due specialisti nella creazione di micromondi pullulanti. Lo abbiamo scoperto con Balea, leporello del 2016 che ci invitava a salire su un affollatissimo sottomarino a forma di balena, e ne abbiamo conferma ora con Verme, libro dal formato e dalla struttura analoghi, ambientato all’interno di una gigantesca trivella che opera sottoterra.

Qui lavorano e vivono centinaia di persone, le cui occupazioni sono le più strambe e disparate. Coloro che guidano il possente macchinario o ne aggiustano le parti danneggiate si contano, infatti sulle dita di una mano. Tutti gli altri sono invece intenti a rilassarsi o dediti a compiti sorprendenti come accudire pulcini, sistemare quadri famosi o inseguire mummie in fuga. Difficile, di fronte a tante micro-situazioni, tenere a freno la curiosità e trattenersi dal condividere le scoperte più assurde con eventuali compagni di lettura.

Costruito come un leporello, Verme presenta da un lato una visione di ciò che accade all’interno della trivella e dall’altro una visione di ciò che accade al di fuori. In entrambi i casi il numero situazioni da assaporare e il tasso di inventiva che le caratterizza sono decisamente fuori dal comune. Un ruolo speciale, nel generare straniamento e spasso, è giocato da animali e creature fantastiche che di tanto intanto compaiono e interagiscono con gli umani. Dal topo dj al lungo verme rosa, dai mostri pelosi che amano farsi pettinare agli scheletri festanti di tradizione messicana, il mondo sotterraneo di Fernandez e Gonzalez è un concentrato di citazioni e strizzate d’occhio che rendono la lettura visiva molto gustosa anche per i grandi.

Questo aspetto, unito alla libertà di movimento sulla pagina offerta al lettore come è tipico dei wimmelbuch, fa sì che Verme offra diversi livelli di lettura, adattandosi a competenze e abilità differenti. Godibilissimo dai lettori meno esperti per le innumerevoli sorprese inventive così come dai più navigati per i riferimenti all’arte e alla storia, questo libro senza parole si presta a letture molteplici e mai identiche, capaci di svelare ogni volta nuovi dettagli e possibilità.

Oggi divento 2

La casa editrice Puntidivista si è fatta conoscere, negli ultimi anni, per la scelta di produrre libri il più possibile accessibili, spesso realizzati in molteplici edizioni adatte a soddisfare esigenze di lettura diverse. All’interno del suo catalogo, figura anche una collana particolarmente interessante composta da libri senza parole interamente realizzati in feltro. Questi invitano invitano il lettore a trasformare e far vivere al protagonista avventure sempre diverse, grazie a una serie di accessori attaccabili e staccabili a piacere.

Oggi divento 2 fa parte di questa collana e, così come il primo volume Oggi divento, è dedicato al tema dei mestieri. Il personaggio in copertina, anch’esso staccabile per una massima praticità di gioco, può infatti diventare un astronauta, un paleontologo, un cuoco, un professore o uno scienziato grazie agli abiti e agli strumenti relativi alle diverse professioni inseriti in ogni pagina. Facilmente riconoscibili e utilizzabili, questi ultimi possono essere attaccati senza difficoltà al personaggio o fatti interagire con esso per dare il via a vicende narrative più o meno complesse a seconda dei desideri e delle abilità del bambino.

Che sia in veste di narratore o in veste di ascoltatore, il bambino può facilmente partecipare al racconto, aggiungendo e modificando dettagli o muovendo gli elementi che fanno parte del set. L’interattività, semplice ma efficace, messa in campo dal libro diventa così una leva preziosa per far sì che il piacere della narrazione arrivi e coinvolga anche quei bambini con maggiore difficoltà di aggancio, di attenzione e di comprensione.

Apprezzabile infine, rispetto al primo volume della collana i cui pezzi facilmente potevano essere persi per strada, è il fatto che la casa editrice fornisca Oggi divento 2 corredato di un’apposita sacca in stoffa, richiudibile con due bottoni. Il trasporto del libro, con i suoi numerosi accessori, risulta così più agevole e pratico.

Yunis

Yunis è un abilissimo e generoso pasticcere. Tutti i giorni confeziona con le sue mani delizie prelibate e le lascia di nascosto in dono ai bambini del villaggio. Il suo marchio è un uccellino azzurro sulla confezione, identico all’uccellino in piume e ossa che ogni sera fa visita a Yusif nella sua cucina. Da qui il ragazzo si sposta poco, non mostrandosi in pubblico praticamente mai. Chi crederebbe, infatti, che dolci così così sopraffini e ben realizzati possano essere fatti da una ragazzo con la sindrome di Down?, pensa. Ma quando, un giorno, Yunis si ammala e il consueto pacchetto di dolci non può raggiungere i bambini, questi fanno due più due e svelano il mistero dei pasticcini dell’uccellino azzurro. Il talento di Yunis può a quel punto uscire allo scoperto, sostenuto da un atteggiamento collettivo libero dai fardelli del pregiudizio.

La storia di Yunis è semplice e a misura di piccole orecchie, seppur non avulsa da una serie di stereotipi come quello che vede i ragazzi con sindrome di Down come paladini dell’amore e dell’affettuosità. Ciò che rende il libro particolarmente interessante è piuttosto l’aspetto iconico. Le illustrazioni non temono infatti una rappresentazione schietta e riconoscibile della disabilità, peraltro qui inserita in una importante e significativa cornice di bellezza, piacere e cura.

Il libro scritto da Amal Naser e illustrato da Anita Barghigiani fa parte della collana Libri ponte sul Mediterraneo di Gallucci, realizzata in collaborazione con la casa editrice degli Emirati Arabi Kalimat. La collana si contraddistingue per la scelta di storie che vengono da lontano, raccontate sia in italiano sia in arabo. Utilissimi per agevolare la condivisione di storie in classe, tra compagni di origine diversa, ma anche in casa, tra genitori e figli con una padronanza differente della lingua italiana, i Libri ponte sul Mediterraneo muovono da un’idea di libro come connettore e detonatore di incontri a cui si ispira d’altronde anche l’intero comparto dei libri accessibili.

Gli animali della fattoria

Si potrebbe pensare che Gli animali della fattoria di François Delebecque sia un comunissimo volume sulla vita nell’aia. E invece no, il libro portato in Italia da L’Ippocampo è decisamente molto di più. Qui le pagine non si limitano, infatti, a mostrare al lettore cavalli, maiali, capre e galline disegnati ma gli offrono l’occasione di conoscere e riconoscere questi animali da vicino, da diverse prospettive e in un crescendo di complessità che asseconda le sue abilità cognitive.

Come lo fanno? Attraverso una scelta stilistica orientata alla pulizia e all’essenzialità (grandi sfondi bianchi su cui si stagliano silhouette nere), una particolare attenzione al tema della somiglianza e della varietà (animali della stessa famiglia sono affini ma non identici così come lo stesso animale può avere aspetti differenti a seconda dalla prospettiva e dal contesto in cui lo si guarda), e un impianto a finestrelle che invita all’interazione, al gioco e al confronto tra differenti forme di rappresentazione.

Ogni doppia pagina è dedicata a una diversa famiglia di animali e presenta 4-5 finestrelle – una più grande sulla sinistra e altre 3-4 più piccole sulla destra – su cui figura la sagoma nera del soggetto. Ben distinguibile anche in caso di ipovisione, questa illustra l’animale mettendone in evidenza i tratti più pertinenti. Perlopiù rappresentati di profilo nella pagina di sinistra, così da risultare più riconoscibili al primo impatto, gli animali sono proposti di fronte, a figura non intera, a gruppi o insieme a elementi di contesto nella pagina di destra: aspetto, questo, che invita il lettore a cimentarsi con operazione di riconoscimento via via più articolate e sfidanti.

Le sagome, dal canto loro, non sono disegnate a caso ma ricalcano esattamente la fotografia dell’animale nascosta sotto la finestrella. Tra il sotto e il sopra di quest’ultima si viene così a creare un gioco di richiami e rimandi che non solo diverte ma supporta efficacemente l’acquisizione di dimestichezza con forme di rappresentazione più e meno realistiche. Un’ultima doppia pagina, infine, ripropone sempre in forma di finestrella tutti gli animali incontrati dal lettore all’interno del libro, offrendogli un’ulteriore occasione di scoperta, gioco e conferma delle abilità fin lì messe alla prova.

Versatile e intrigante, Gli animali della fattoria si presta così a essere letto in molti modi diversi, rispettando e stimolando le diverse abilità dei diversi lettori.

Tutta colpa del barattolo

Prendete la fiera dell’Est e moltiplicatela per dieci: ecco a voi, in tutta la sua mirabolante prorompenza, il divertente albo illustrato di Luca Tortolini e Maria Gabriella Gasparri Tutta colpa del barattolo. Anche qui un topo, un gatto e un cane si inseguono l’un l’altro in un inarrestabile effetto a catena, ma in un crescendo stupefacente entrano poi in gioco bufali imbizzarriti, dighe crollate, cioccolato sciolto in quantità industriali e involontari spettacoli pirotecnici. Il tutto, manco a dirlo, per colpa di un barattolo calciato per noia!

Iperbolico e folle, Tutta colpa del barattolo travolge il lettore con una storia incredibile da cui è un piacere lasciarsi sorprendere. Stampato con caratteristiche di alta leggibilità come la font Leggimi, la spaziatura maggiore, la sbandieratura a destra e la presenza di un solo paragrafo (talvolta una sola frase per pagina), l’albo edito da Sinnos offre una lettura appagante e ricca, nonostante la sua brevità, grazie a una intensa ed efficace sinergia tra testo e illustrazioni.

Queste ultime, caratterizzate da grande dinamismo e da un numero limitato di colori accesi e fluo, la fanno infatti da padrone nell’aggiungere dettagli sfiziosi al racconto, dicendo molto di più di quel che esplicitano le parole. Ne vien fuori una narrazione dal forte impatto visivo, che ben asseconda la propensione di tanti lettori, riluttanti o dislessici per esempio, ad apprezzare storie che sanno essere ricchissime anche con testi piccini picciò.

Riflettiamoci

Un piccolo di rinoceronte e una piccola di giraffa, rimasti entrambi orfani a causa dei bracconieri e di un incendio, sono i protagonisti di questo albo senza parole firmato da Gek Tessaro e nato in collaborazione con la Cooperativa Sociale Famiglia Nuova. Le loro storie sono sì diverse ma molto prossime, al punto che dopo un lungo e smarrito vagare, i due animali giungono ai bordi della medesima pozza d’acqua e si guardano fissi negli occhi come riconoscendosi.

Si riflettono, il rinoceronte e la giraffa, sulla superficie trasparente della pozza ma soprattutto l’uno nell’altra, ché i sentimenti, amari e gioiosi che siano, ci fanno vicini come poche altre cose al mondo. E allora quel titolo – Riflettiamoci – diventa anche un invito a noi lettori a far germogliare un racconto per immagini doloroso ma con un tocco di ottimismo, lasciandogli il tempo e lo spazio per animare pensieri ed emozioni.

Vincitore del premio Andersen 2022 come miglior libro senza parole, Riflettiamoci offre una storia intensa, che lo stile inconfondibile e graffiante di Gek Tessaro rende particolarmente toccante. L’autore suggerisce ciò che accade con poche e accese illustrazioni in cui si condensa un mondo di fatti e sentimenti. Grande è il lavoro di interpretazione e inferenza lasciato, in questo senso, al lettore, al quale si chiedono abilità di lettura e decodifica delle immagini (e dei vuoti che tra di esse emergono) non proprio basilari. Il libro vanta infine un formato ampio che valorizza le suggestive tavole dell’autore la cui veste affascinante stride solo un po’ con la presenza di proposte operative poste al termine della storia.

Io sono blu

A righe nere e ble dalla punta del pungiglione alla punta delle zampe: così appare la protagonista del silent book Io sono blu. Mica facile, per un’ape con questo aspetto, trovare il proprio posto in uno sciame rigorosamente nero e giallo, in cui nessuno si discosta dalla norma. Soprattutto perché questa anomalia cromatica genera nelle compagne isolamento e scherni  duri da digerire.

“Perché sono così?”, sembra chiedersi allora la protagonista del libro mentre consulta manuali di enotomologia che non fanno che confermare la sua bizzarria. “E come posso rimediare?”, pare domandarsi nel disperato desiderio di farsi accettare. E così, ferri e fili alla mano, l’apetta corre ai ripari e si procura un bel travestimento: un travestimento che sembrerebbe pure funzionare all’inizio ma che a lungo andare mostra tutto il suo posticcio valore. Sarà un incontro casuale con una variegata compagnia di insetti a dare un’autentica svolta alla situazione, consentendo alla protagonista, e con lei al lettore, di scoprire che diversità può significare unicità e che là dove ognuno è libero di essere a suono modo, isolamento e scherni appaiono d’un tratto cosa assai sciocca.

Finalista del Silent Book Contest 2021 e vincitore, nell’ambito dello stesso concorso, del premio assegnato dalla giuria Junior, Io sono blu racconta una storia di diversità e accettazione che arriva in maniera molto diretta al lettore. Le situazioni in cui l’apetta protagonista viene ritratta e le emozioni che ne derivano sono infatti rese dell’autrice in modo molto efficace e riconoscibile. Irene Guglielmi è, in questo senso, molto brava, nel sottolineare con pochi tratti e senza tanti passaggi narrativi gli atteggiamenti chiave dei personaggi coinvolti.

Dopo una prima doppia pagina in cui si scorge in lontananza un grande sciame giallo in cui spicca un puntino blu, ci si trova infatti di fronte a un’illustrazione efficacissima che restituisce la grande varietà di reazioni generate dalla diversità della protagonista: stupore, diffidenza, paura, disgusto, superiorità, il tutto reso attraverso semplici posture o espressioni facciali. In questo modo non risulta difficile, per il lettore, seguire e interpretare ciò che accade dopo – la ricerca di risposte, il tentativo di sentirsi normale e farsi accettare, la curiosità accesa da altri esseri non convenzionali – facendosi guidare da un forte senso di empatia nei confronti dell’apetta. Questo, dal canto suo, agevola il lettore nelle operazioni di decodifica della storia per immagini, supportandolo in una sfida di lettura coinvolgente.