Gli alberi volano

L’unione fa la forza: ce lo hanno insegnato libri senza tempo come Guizzino di Lionni e ce lo ricorda ora Gli alberi volano di Tessaro. Nel suo bel libro senza parole, finalista del premio Silent Book 2014, l’autore racconta infatti una storia di rivolta giocosa contro un nemico comune ad esseri apparentemente indifesi. Appena uscito dalle candide uova, uno schieramento di uccellini si fa gioco di uno stolido cacciatore camuffandosi da foresta e suscitando una reazione tanto ingenua quanto divertente.

Senza rinunciare al sorriso, Gek Tessaro prende posizione sul tema della caccia regalando alla natura l’ultima parola in una lotta secolare e offrendo un chiaro esempio di quanto possa essere ottuso l’essere umano. Lo fa peraltro ricorrendo alla sola narrazione per immagini che parla un linguaggio comprensibile anche a chi fa normalmente a pugni con il testo scritto.

Pur richiedendo alcune inferenze non proprio banalissime, Gli alberi volano propone una storia fruibile e spiritosa. In questo senso, l’abilità di Gek Tessaro sta nel rendere straordinariamente espressivi piccoli dettagli all’interno delle illustrazioni. Così, gli occhi prima circospetti, poi confusi e infine disperati del cacciatore la dicono lunga su quel che sta succedendo tra le pagine e offrono indizi preziosi per decodificare l’inganno ai suoi danni. Allo stesso modo, il crescendo iperbolico di uccellini messi in scena dall’autore paiono proprio risuonare nelle orecchie del lettore, aiutandolo a godere del piacevole ritmo del volume.

Facciamo cambio?

Facciamo cambio? è la proposta invitante avanzata dall’albo firmato da Lucia Scuderi. Cambio di cosa? Cambio di casa. Cambio con chi? Cambio con un altro animale. Cambio perché? Cambio per divertirsi, per vedere cosa succede se immaginiamo una pecora tra i rami, un uccello tra le onde o un coccodrillo al parco. Il libro è infatti costruito per coppie di animali che si ritrovano improvvisamente ad habitat invertiti suscitando lo stupore dei “vicini di casa” come di chi sfoglia le pagine.

Dopo una prima facile conoscenza con i protagonisti di turno ritratti in primo piano al lettore si offrono doppie pagine ricche di dettagli in cui scorgere l’intruso nell’ambiente altrui e apprezzarne l’adattamento di chi si trova fuori posto. Il sorriso scaturisce dall’incontro tra creature molto distanti tra loro non solo per tipo di habitat ma anche per grado di domesticità, modo di muoversi e personalità; si rafforza nei dettagli come la reazione dei passanti a un coccodrillo al guinzaglio o nella stretta dei pesci da parte della scimmia come fossero banane; e culmina infine quando l’ultima coppia di personaggi entra in scena. Trovare un bambino sul posto di lavoro del papà con tanto di calzini sparsi sulla scrivania e pennarelli in disordine, ma soprattutto trovare un papà alle prese con colla vinilica e lavoretti da asilo fa scattare infatti un’immedesimazione forte e un divertimento facile da condividere.

Anche se da un’idea così buffa ci si aspettava forse invenzioni più marcate, il silent book edito da Lapis è piacevole e spensierato. Non solo, l’assenza di testo lo rende facilmente fruibile anche in caso di difficoltà di lettura come quelle dettate da DSA, sordità o ritardi lievi, oltre che particolarmente adatto a una lettura ad alta voce.

 

S.O.S. Supplente in arrivo

Luca – protagonista e narratore di S.O.S. Supplente in arrivo – è un bambino di 9 anni ciarliero, fantasioso e pieno di iniziativa. Basti pensare che per ingraziarsi la famigerata supplente Celli detta Lametta, poco ben disposta a causa delle sue pessime performance in italiano, raccoglie per strada fiori e spighe di grano da regalarle (e chi poteva sapere che Lamette fosse proprio allergica alle graminacee) o che per dissuaderla dal continuare a interrogarlo, le recapita una lettera minatoria zeppa di errori ortografici. In un susseguirsi di simpatici quadri scolastici, conditi da qualche gustosa invenzione linguistica (irresistibile l’ “Oh, santa play-station” di pagina 22), Luca fa emergere con il sorriso gli ostacoli e i timori che moltissimi bambini con DSA condividono con lui.

Isabella Paglia racconta una storia di normale dislessia regalandole però un tono leggero e sorridente. Centrale, sia ai fini della narrazione sia ai fini del rimando alla realtà, la figura della supplente che, pur mostrandosi inflessibile (cosa che dà un divertente sprint alla storia) si rivela infine capace di cogliere le difficoltà del protagonista e di aiutarlo a superarle. A quelle stesse difficoltà, peraltro, il libro dedica un’attenzione supplementare grazie a un font specifico e a una spaziatura maggiore tra lettere, parole e righe. S.O.S. Supplente in arrivo è infatti il primo volume (si spera di una lunga serie) pubblicato dalla casa editrice Coccole Books con caratteri di alta leggibilità.

S.O.S. Supplente in arrivo

Luca – protagonista e narratore di S.O.S. Supplente in arrivo – è un bambino di 9 anni ciarliero, fantasioso e pieno di iniziativa. Basti pensare che per ingraziarsi la famigerata supplente Celli detta Lametta, poco ben disposta a causa delle sue pessime performance in italiano, raccoglie per strada fiori e spighe di grano da regalarle (e chi poteva sapere che Lamette fosse proprio allergica alle graminacee) o che per dissuaderla dal continuare a interrogarlo, le recapita una lettera minatoria zeppa di errori ortografici. In un susseguirsi di simpatici quadri scolastici, conditi da qualche gustosa invenzione linguistica (irresistibile l’ “Oh, santa play-station” di pagina 22), Luca fa emergere con il sorriso gli ostacoli e i timori che moltissimi bambini con DSA condividono con lui.

Isabella Paglia racconta una storia di normale dislessia regalandole però un tono leggero e sorridente. Centrale, sia ai fini della narrazione sia ai fini del rimando alla realtà, la figura della supplente che, pur mostrandosi inflessibile (cosa che dà un divertente sprint alla storia) si rivela infine capace di cogliere le difficoltà del protagonista e di aiutarlo a superarle. A quelle stesse difficoltà, peraltro, il libro dedica un’attenzione supplementare grazie a un font specifico e a una spaziatura maggiore tra lettere, parole e righe. S.O.S. Supplente in arrivo è infatti il primo volume (si spera di una lunga serie) pubblicato dalla casa editrice Coccole Books con caratteri di alta leggibilità.

Allora non scrivo più

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Margherita è una bambina solare e socievole che ama più di tutto i giochi e le corse in bicicletta con il suo amico Paolo. Ciò che odia più di tutto, invece, è dover scrivere alla lavagna o sul quaderno, perché malgrado si concentri intensamente c’è sempre qualcosa di sbagliato che esce dalla sua penna. Margherita è disgrafica, anche se questa parola non viene mai pronunciata in Allora non scrivo più, e questo – complice una maestra poco preparata – la rende lo zimbello della classe. Margherita subisce così prese in giro e forme di esclusione guidate con furore dalla perfida compagna Daniela. Solo Paolo, anch’egli a suo modo schernito per via di una grossa cicatrice sulla mano, si mostra comprensivo e affettuoso nei suoi confronti a dispetto della cattiveria circostante. Grazie al suo supporto e a una diagnosi finalmente arrivata a scuola che le consente di usare uno strumento come il computer, Margherita riesce infine a trovare la sua dimensione in classe.

Annalisa Strada, con quel suo modo di scrivere pacato e accorto, lascia grande spazio alle emozioni della protagonista, restituendo loro il ruolo cardine che giocano nell’accettazione di un disturbo specifico dell’apprendimento. Aprendo il racconto con la ripresa diretta di un momento di grande imbarazzo e rabbia, dettato dall’incapacità della protagonista di scrivere correttamente una frase alla lavagna,  l’autrice manifesta l’intenzione di sezionare il carico emotivo che una diversità marcata come la disgrafia reca con sé. Indugiando poi sui pensieri di Margherita in diverse situazioni di vita scolastica e domestica,  ha il merito di mettere a fuoco la grande influenza esercitata dal giudizio degli altri (o anche solo l’ipotesi del giudizio degli altri) sul comportamento di chi si sente fuori posto, e di sottolineare come gli adulti – insegnanti e genitori soprattutto – possano fare la differenza affrontando in maniera positiva una difficoltà scolastica molto diffusa.

A fronte di una lettura piacevole e attenta ai sentimenti, rimane l’interrogativo, già avanzato in occasione dell’uscita di Ti volio tanto bene circa la ragione di un’impaginazione ad alta leggibilità che la collana de Il Battello a Vapore limita ai libri che trattano il tema dei DSA. Benissimo – sia chiaro – che questi ultimi possano raggiungere anche chi da dislessia è direttamente colpito, ma ci si chiede se non sia un po’ miope e posticcia questa scelta che lascia presumere un interesse del dislessico per le sole storie che trattano il disturbo. La speranza è che un numero sempre maggiore e sempre più variegato di titoli possa beneficiare di una carattere più friendly così da sancire con determinazione l’interesse ad allargare le possibilità di lettura di bambini con difficoltà.

 

 

Miramuri

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Si può scrivere una poesia solo con le figure? Forse sì, o almeno così vien da pensare scorrendo le insolite pagine di Miramuri.  Il bizzarro libro ideato da Massimiliano Tappari e Alessandro Sanna procede infatti per quartine illustrate in cui le pagine sono come versi a rima incrociata: disegno-fotografia-fotografia-disegno. Quel che accade all’interno di questo silent book è che il dettaglio fotografico di un muro – una crepa, una macchia o una texture – suggerisca un soggetto e che l’insieme suggerisca una storia. Così, i particolari fotografati da Tappari diventano pesci, palazzi, coccodrilli e montagne coi quali interagiscono personaggi dalle linee essenziali in pieno stile Sanna.

Ogni quadro narrativo, perciò, si apre con lo schizzo di un ambiente o di un protagonista accostato all’inquadratura singolare di un pezzetto di muro: una lepre e un pavé, un domatore e una serratura, una tela e dei graffi. Come si legheranno?  E che avventura potrà nascerne?  Il lettore è chiamato a fare le sue ipotesi dopodiché, tempo di un voltar di pagina, potrà verificarle e compiacersi del proprio intuito o sorridere della sorpresa trovata. L’assenza totale di testo lo lascia inoltre libero di dare voce alla storia, animando dettagli apparentemente insignificanti con parole ricche di personalità.

La presenza di sole immagini, unita alla brevità delle storie, godibili anche singolarmente prese, rende il volume particolarmente apprezzabile anche in caso di dislessia, sordità o disturbi legati alla decodifica delle parole scritte. Facendo leva sul solo fortissimo potere narrativo racchiuso nelle immagini Miramuri si fa incentivo di incontro nel segno dell’immaginazione,  invito alla curiosità e strumento di educazione allo sguardo. Attraverso i suoi micro-racconti di strada solletica l’invenzione e la capacità di vedere oltre il quotidiano e i suoi muri per scorgere spiragli rinvigorenti di storie, avventure e vitalità.

 

La baraonda di Corradino

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La generazione cresciuta con Dov’è Ubaldo? (meglio noto ai più come Dov’è Wally?) proverà di certo una sensazione familiare alla vista dell’albo La baraonda di Corradino. Le 32 pagine che compongono l’originale libro di Jan Von Holleben brulicano infatti di figure e invitano a gran voce alla ricerca di dettagli ancora non scorti.

Quello che l’autore tedesco si è divertito a fare è costruire una semplice trama e svilupparla attraverso personaggi e oggetti reali fotografati in posa, rimpiccoliti e inseriti in un contesto fotografico composto da innumerevoli altre persone e cose in movimento. Risultato: la lettura diventa una caccia minuziosa alla ladra Miss x che fugge da Tom il poliziotto o a Giusy (la cui t-shirt a righe rosse e bianche strizza l’occhio al capostipite dei personaggi-camaleonte) e Finn che scorrazzano tra scuole, strade e zoo stravaganti.

Vicenda e personaggi chiave sono condensati nelle dieci righe in quarta di copertina, il che con buona probabilità porterà il lettore a scorgerle solo una volta chiuso il libro. Tanto meglio: sarà la più intrigante delle scuse per riprendere il volume da capo e immergersi in una nuova e diversa esperienza di lettura, guidata questa volta da un canovaccio narrativo. Se c’è una cosa di cui si può star certi, infatti, è che con un libro come questo difficilmente si resta a corto di sorprese anche dopo due, cinque, dieci letture. Ci sarà sempre una giraffa fatta di bambini, un robot fatto di circuiti e scatole o un animale fatto di pinne e tessuti che acchiapperà il nostro occhio e la nostra curiosità. E sarà ancor più divertente analizzarne più a fondo i componenti nella pagina successiva, giacché il volume alterna pagine a campo largo che illustrano un ambiente con tutti i suoi elementi (la scuola, per esempio, con tanto di classi, allievi, cortile, scuolabus e zona merenda) e pagine più zoomate che rivelano minuzie di alcuni di quegli elementi (cosa contiene l’armadio di classe, come viene dipinta la cartina appesa al muro o chi ha fatto una brutta fine nella partita di basket). Un’inesauribile caccia al tesoro, insomma, che ipnotizza con umorismo.

La vera singolarità del libro sta nel fare della fotografia uno strumento espressivo estremamente creativo (come i fedelissimi di Art Attack hanno imparato da Neil il grande artista); nell’offrire possibilità variegate di lettura poiché ognuno può gustare a piacere il complesso della pagina e i suoi particolari; e nel conciliare con grande intelligenza opposti interessanti quali grandezza e piccolezza, movimento e stasi, vicinanza e distanza, frenesia e indugio: perché un silent book come La baraonda di Corradino è un gioco divertente e divertito di spazi e di tempi, che regala a cose e persone una nuova vita e che restituisce al lettore il diritto di far propria la pagina.

Libro fiore

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Le persone, come le piante, sono tante e diverse. Timide, diffidenti, generose, incontentabili: tutte si distinguono per un modo particolare di affrontare l’esistenza, come raccontano con piacevole stupore Isabella Christina Felline e Elena Martini all’interno del Libro fiore. L’albo, edito da Ouverture Edizioni, raccoglie una carrellata di tipi umani differenti, a ciascuno dei quali viene dedicata una breve poesia e un’illustrazione a tutta pagina. Fanno così la loro comparsa personaggi come Emi, tenace seminatore anche in terreni ostili e come Sim che, diffidente, vuol tenere il suo seme tutto per sé; personaggi come Asi, coltivatrice di fiori per gusto estetico e Opa che, al contrario, non pianta un bel niente perché poco avvezzo a faticare; o ancora personaggi come Cin che da vero materialista coltiva pensando solo al guadagno e come Sam che, impaziente, non vede l’ora di far crescere la sua pianta.

Il filo sottile ma efficacissimo che unisce umani e piante, per ricchezza, varietà e straordinario potenziale di crescita è affascinante e lascia spazio a interessanti riflessioni per e con i possibili lettori. Che tipo di coltivatore, di seme e di albero potrebbe essere ognuno di noi? Sulla scia dello straordinario albo Saremo alberi Di Mauro Evangelista, pubblicato qualche anno fa da Artebambini, Libro fiore vede nel modo in cui ci si può prendere cura di un seme una metafora del modo in cui si può stare al mondo. Stimolante e originale, il libro strizza anche l’occhio anche a bambini e ragazzi colpiti da dislessia grazie all’impiego del carattere ad alta leggibilità Dyslexie font (peraltro scaricabile gratuitamente dai lettori per uso domestico). Il largo spazio concesso all’illustrazione e i testo contenuti e in rima costituiscono dal canto loro un’ulteriore esca appetibile per lettori riluttanti.

Mamma, anche le rondini sognano?

Un libro che ha il ritmo e e l’andamento fluido di un sogno, che procede per immagini e passa in scioltezza da un’evocazione all’altra, che sfida gli ostacoli della razionalità per esplorare le terre dell’immaginario. Ecco, Mamma, anche le rondini sognano? ha un po’ questa veste e si propone come un viaggio sospeso tra  cielo e terra, sulla scia dei pensieri, dei desideri e delle curiosità di una bambina di nome Uori. Appesa al filo di un grande e leggero cuore rosso, la protagonista si solleva sopra la città e sulle distese d’erba, tra le nuvole e in mezzo alle onde, fino a quando non fa ritorno nella sua “conchiglia con le ruote”, metafora di una disabilità motoria che il lettore nota soltanto alla fine del racconto. A quella conchiglia, che protegge e al contempo imprigiona,  le parole di Sandra Dema e le illustrazioni di Anna Curti non fanno infatti cenno fino a quando il sogno di Uori non è finito e la lettura non volge al termine, come a sottolineare che i sogni appartengono a tutti e possono donare slancio e vitalità preziosi anche a chi si scontra con barriere fisiche di vario tipo.

Quella di Mamma, anche le rondini sognano? è una lettura non semplice e immediata ma capace di avvolgere e generare sintonie tra pari ma soprattutto tra grandi e piccoli. Raffinato e rarefatto, il libro di Sandra Dema e Anna Curti chiede pazienza e silenzio, gli stessi che esige un sogno ben fatto. A muoversi tra “cuori in corsa nelle scatole di latta” e “sbuffi di panna montata” serve dimestichezza poetica e disponibilità all’ascolto, poiché sono terreni ricchissimi ma poco battuti. Le parole ben scelte e le immagini impalpabili dell’albo invitano insomma all’indugio, a “far prendere aria” ai sogni come all’immaginazione, nel cui segno ci sentiamo accomunati e determinati a dissolvere costrizioni e limiti.

 

 

 

Le due metà del cielo

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Due personaggi (il sole e la luna), due copertine (una notturna e una diurna), due versi di lettura del libro (una dal dritto e una dal rovescio): come anticipa efficacemente il titolo, ne Le due metà del cielo tutto è doppio e solo un opportuno cambio di prospettiva consente di cogliere il pieno significato della storia. Solo capovolgendo il volume, a metà del racconto, è possibile scoprire il segreto della stella e del satellite di cui si narrano i tratti e assistere al loro eccezionale rendez-vous. Da un lato e dall’altro del libro si descrivono infatti proprietà e azioni tipiche dei due corpi celesti – l’uno aiuta i fiori a crescere, è il mago dei colori e vive al caldo, l’altro cambia forma, si nasconde talvolta e fa crescere i capelli – ma solo nella pagina centrale in cui entrambi compaiono si compie la magia dell’incontro. Così, attraverso la storia di due mondi apparentemente inconciliabili e distanti ma in realtà capaci di trovarsi e unirsi, gli autori celebrano il valore dell’integrazione e della differenza.

Il libro, stampato su cartoncino spesso e maneggevole, è pensato per risultare accessibile anche a giovanissimi lettori con disturbi della comunicazione, è un adattamento dell’omonimo volume già pubblicato dall’associazione Need You onlus tra il 2012 e il 2014 in diverse lingue (tra cui l’italiano, il francese, l’inglese, il portoghese e l’arabo) e diffuso gratuitamente in luoghi di accoglienza del disagio infantile. Rispetto alla versione originale, il volume è frutto di un grosso e preciso lavoro di semplificazione e traduzione in simboli WLS (Widgit Literacy Symbols) che un opuscolo allegato spiega sinteticamente come utilizzare. Ricco di immagini metaforiche e personificazioni che possono risultare un po’ difficili per lettori con poca dimestichezza col figurato, Le due metà del cielo risulta dotato di illustrazioni evocative ma al contempo attente a rendere i fenomeni scientifici cui si accenna (dalle fasi lunari alle maree, dalla rotazione dei pianeti all’eclisse). Ne risulta un prodotto non semplicissimo ma significativo sia sul piano didattico sia su quello narrativo.

Il libro è reperibile presso l’associazione Need You onlus e presso alcune sedi convenzionate come la Libreria Terme di Acqui Terme e viene offerto al pubblico a fronte di un’offerta minima volta a coprire le spese di produzione e supportare le iniziative future legate alla pubblicazione.

Il cane e la luna

Quando si sperimentano difficoltà di lettura, possono rivelarsi molto utili quei libri ad alto contenuto iconico e a bassa frequenza testuale. Il problema che si pone è tuttavia quello di trovare volumi che ricorrano a questa formula pur mantenendo un livello di complessità narrativa adatto anche un pubblico di lettori non piccolissimi. Ecco perché Il cane e la luna, freschissima proposta di Orecchio acerbo, ci pare una novità davvero stuzzicante.

Il libro è un omaggio al visionario padre della cinematografia George Méliès, reso noto al grande pubblico da uno degli ultimi film di Martin Scorzese: Hugo Cabret. Protagonista è in particolare la luna che in uno dei più celebri lavori di Méliès finisce infilzata: compagna di esibizione di un cane circense viene raccolta da quest’ultimo quando il circo si sbarazza di lei. I due affrontano intemperie e difficoltà, fino a quando il destino non riserva loro un incontro straordinario: al cane con un nuovo affettuoso padroncino e alla luna con un nuovo creativo proprietario.

Intenso e tenero, ma anche malinconico e introspettivo, Il cane e la luna racconta con l’evidenza delle immagini una storia di amicizia e fedeltà, di solitudini e destini incrociati. Le illustrazioni, cui gran parte della narrazione è affidata fatto salvo per poche, pochissime frasi disseminate qua e là, sono raffinate e tutt’altro che banali ma ciononostante comprensibili anche ad un occhio giovane e non troppo esperto. Certo, i rimandi alla storia del cinema, alle atmosfere fantastiche di Méliès e a un tempo in cui garantiscono un fascino particolare a un pubblico più maturo.

Weekend con la nonna

Metti un weekend con la nonna ma scordati torte di more, telenovela e calzini all’uncinetto. C’è piuttosto da tirare fuori fegato e spirito di avventura per soggiornare nella casa del gigante, scongiurare l’incontro ravvicinato con un cinghiale e andare a caccia di grigni. L’insolito Weekend con la nonna raccontato da Stefan Boonen è così, tutto brividi e follie, prendere o lasciare. Lo si intuisce fin da pagina 11, quando il pullmino dell’anziana inizia a sgommare su strade impervie con i bagagli sui sedili e i nipoti sul tettuccio. Si parte a tutta birra, non c’è tempo da perdere…

Tre giorni passano in fretta e ci sono storie horror della buonanotte da ascoltare, frittelle di letame da digerire, balli da guerrieri selvaggi da fare, passi (centomila!) nel bosco degli alberi storti da affrontare. Ma anche – perché no? – arrampicate sulla grondaia e riflessioni silenziose da gustare. Perché il bello di una tre giorni filata dalla nonna è proprio quello: prendersi il proprio tempo e dedicarlo a piacere a ciò che fa stare bene, peripezie e pensieri che siano, insieme a una persona tanto cara quanto spericolata.

Familiarità e stramberia si respirano in parti uguali tra le pagine di Weekend con la nonna. Il gusto per le situazioni insolite e spiazzanti coltivato dall’autore non toglie posto infatti al senso di condivisione e intimità affettuosa noti anche al lettore la cui nonna risulti in qualche modo più convenzionale. Quel che si celebra qui è il valore delle piccole trasgressioni e dei segreti a fin di bene, del sapore dell’avventura che è migliore se non la si vive in solitudine, delle esperienze iniziatiche che da “piccoletto” ti fanno diventare grande e del senso di casa e famiglia che ciascuno si costruisce a modo suo e dei suoi cari.

In questo libretto smilzo ma intenso, profondamente divertente e curato nei dettagli, si legge di un rapporto inimitabile come quello tra nonni e nipoti: un rapporto che si nutre di leggerezza e spirito ludico. Stefan Boonen lo racconta con dialoghi incalzanti che strappano di continuo sorrisi, amplificati a dismisura dalle illustrazioni spiritose firmate da Melvin. Ma a rendere davvero straordinaria questa lettura, più che consigliata anche a lettori riluttanti, è la forma grafica davvero originale ed efficace.

Tutta giocata sulla combinazione di arancione, bianco e blu, la veste grafica di Weekend con la nonna sfrutta con perizia l’integrazione di testi e immagini (dove finisca uno e inizi l’altro è proprio difficile a dirsi!), il ricorso a caratteri di dimensioni e colori differenti e l’impiego dell’azzeccatissima font ad alta leggibilità leggimigraphic. C’è da scommettere che un esperimento come questo – il primo della casa editrice in cui la font caratteristica dei fumetti viene applicata a un testo rivolto ai più piccoli – intercetti facilmente i gusti dei lettori meno esperti, magari colpiti da dislessia, e più in generale che amino le storie spassose, quelle che poi, più spesso del previsto, costituiscono il ponte più solido per approdare a letture più complesse.

Caccia alla tigre dai denti a sciabola

Da quando Diego, personaggio burbero dal cuore di panna, ha fatto la sua comparsa nel film d’animazione L’era glaciale le tigri dai denti a sciabola godono di una fama solida e appagante. Parte quindi in discesa Il libro di Pieter Van Oudheusden, intitolato per l’appunto Caccia alla tigre dai denti a sciabola e dedicato a un mondo preistorico in cui il feroce felino fa tremare di paura intere tribù. Tra queste c’è anche quella del giovane Olun che, invitato dagli adulti a non immischiarsi nelle faccende di caccia, decide di avventurarsi da solo alla ricerca della famigerata tigre. La sua arma segreta: un misterioso sassolino bianco consegnatogli dallo stregone. Intimorito ma ben deciso a portare avanti la sua missione, Olun finisce per incontrare davvero la bestia feroce ma trova in extremis un modo originale per intrappolarla una volta per tutte. Il suo sassolino (di gesso) si rivela infatti uno straordinario e innovativo strumento da disegno che consente di immortalare l’animale esorcizzandone il potere terrificante. Da lì in avanti la passione per l’illustrazione dilaga tra i membri della tribù – bambini e adulti, uomini e donne – facendo cascare a sua volta Olun in una trappola: quella amorosa tesagli dalle bella e soprattutto furbissima Uma!

Caccia alla tigre dai denti a sciabola è un lavoro delizioso in cui si fondono una storia ben costruita, informazioni storiche accurate, piccole ma importanti ribellioni (dei giovani ma anche delle donzelle), idee di fondo interessanti sul potere dell’immagine e illustrazionii dal potere ipnotico. Le figuredi Benjamin Leroy brulicano infatti senza posa. Tratteggiate e irriverenti, costruiscono un mondo vivo intorno alla storia di Pieter Van Oudheuden invitando a sollazzarsi tra dettagli colmi di humour. Dagli animali che giocano a carte con le foglie alle iscrizioni rupestri in forma di coscia di pollo, dalle strategie di camuffamento del muflone alle illustrazioni sensuali di un gruppo goliardico di primitivi: ogni pagina è un invito a un sorriso, tanto meglio se condiviso in una lettura ad alta voce, resa peraltro più agevole dal piacevolissimo ricorso alla font maiuscola ad alta leggibilità leggimi.

Piuma bianca

Quante sorprese possono nascondersi in un libretto di una spanna per una spanna? Più di quante si possa pensare… aprire Piuma bianca per credere! Il volumetto scritto e illustrato dall’argentino Pablo Sweig e dedicato da Sinnos ai lettori alle prime armi racchiude infatti in poche e ridotte pagine un’esplosione di colori avvolgenti, una girandola di forme stilizzate irresistibili, una storia semplice e tenera e una cura tipografica che rende intrigante l’approccio autonomo alla lettura anche da parte di chi non ha grande dimestichezza con il testo scritto o sperimenta difficoltà legate alla dislessia.

La storia è quella di Piuma Bianca, stella del circo di Buffalo Bill, che un giorno fa tappa con la sua compagnia nella terra d’origine della sua famiglia e lì sceglie di ricominciare una nuova vita che concili le sue radici e il suo talento originale. L’autore la racconta con parole semplici e frasi brevi, rese chiare sulla pagina dal ricorso alla font maiuscola leggimiprima intelligentemente messa punto dall’editore. Quello che ci si ritrova tra le mani è perciò un libretto essenziale – nei contenuti e nelle forme – ma di grande coinvolgimento sia per i ricchissimi dettagli che l’autore dissemina sulla pagina sia per la profusione di sforzi volti a rendere i primi tuffi autonomi nella lettura un’esperienza piacevole e appagante.

La piscina

 

Tuffatevi! Ora, a bomba, senza timore e con tanto di spruzzi. Tuffatevi e trattenete il respiro, quest’albo da sogno firmato da Ji Hyeon Lee chiede a gran voce, ma senza parole, una bella immersione. Il pennello sofisticato della giovane autrice coreana va proprio in profondità per svelare al lettore audace quali meraviglie gli riserva l’oltre: quell’oltre che tanti non hanno tempo, voglia e intenzione di esplorare; quell’oltre che qui prende la forma di una piscina in cui si può decidere se immergersi vivamente o sguazzare banalmente in superficie.

I due protagonisti non hanno dubbi: immergersi a più non posso e così scoprire creature fantastiche, fondali a labirinto e mostri minacciosi ma anche individui a noi simili con cui nuotare e spartire il piacere della sorpresa.

La piscina è insomma un albo gourmand, una millefoglie letteraria da gustarsi strato a strato. Ciascuno vi trovi il suo gusto, il suo significato, il suo sapore: che sia quello di un divertimento condiviso, di una sfida alle convenzioni, di un inno al coraggio di vedere oltre. In ogni caso sarà un assaggio appagante e quasi quasi vi verrà voglia di fare il bis.

La mia coperta

Coperte e copertine spiccano in cima alla classifica degli oggetti più rassicuranti. Linus docet. Calde e confortanti, la trapuntine popolano alcuni tra i momenti più intimi e sereni della giornata dei bambini. Ecco perché il libro tattile di Silvia Sopranzi, che a quest’oggetto e alle sue molteplici declinazioni è interamente dedicato, va a pescare tra le esperienze più familiari e condivisibili da lettori con disabilità visiva e non.

In una rassegna precisa e curata, le pagine del libro invitano ad esplorare diversi tipi di  coperte – quelle da sonnellino e quelle da picnic, quelle di lana e quelle a pois, quelle sotto cui ci si nasconde e quelle da personalizzare con etichette e bottoni. Della stessa forma ma di materiali diversi, ben scelti e facilmente riconoscibili, le copertine presentate da Silvia Sopranzi richiamo alle dita, agli occhi e alla mente piccole gioie quotidiane. Ad ognuna infatti si lega un’esperienza a misura di bambino, conosciuta e gioiosa, così da trasformare una morbida carrellata di oggetti in una toccante rassegna emotiva.

Vincitore come miglio libro tattile italiano al concorso “Tocca a te” del 2013, La mia coperta è stato messo a punto nella sua versione definitiva dalla Federazione Nazionale Delle Istituzioni Pro Ciechi e  inserito all’interno della collana “Sotto a chi tocca”.

Il pianeta degli alberi di Natale

Ci sono libri di Natale che vanno bene tutto l’anno, anche molti anni dopo la loro pubblicazione. Il pianeta degli alberi di Natale è uno di questi perciò il fatto che sia da poco uscita una sua versione in formato audiolibro è senz’altro una bella notizia. Arricchito dalla voce di Angela Finocchiaro, il racconto di Rodari è disponibile su Cd mp3 o scaricabile direttamente dal sito della Emons.

La storia è quella di un bambino di nome Marco che si ritrova su di un pianeta fantastico retto da regola del tutto dissimili a quelle terrestri, basate sulla solidarietà, sulla gentilezza e sul rispetto degli altri abitanti. Finitoci quasi per caso, in sella a un cavallo a dondolo inizialmente indesiderato, Marco scopre nel Pianeta degli alberi di Natale una terra dalla quale,  tanto cinquant’anni fa come ora, tutti avremmo tanto da imparare.

In pieno stile rodariano, con una morale chiara e distinta, il racconto fa parte di una bella selezione di opere dell’autore di Omegna rese ora accessibili in formato audio anche a tutti quei lettori che per difficoltà visive o dislessia faticano  seguire il testo scritto. Tra queste anche Favole al telefonoFilastrocche in cielo e in terra o Il libro degli errori.

Favole al telefono

Favole al telefono ma anche – perché no –  all’autoradio, al lettore cd o al lettore mp3: perché la tecnologia avanza ma le buone storie, per fortuna, restano. Dopo le numerose edizioni cartacee della raccolta fantastica di Rodari, è disponibile ora anche una versione audio pubblicata da Emons.

Quale testo più di questo, in cui un papà racconta a distanza e ad alta voce le favole della buonanotte alla figlia, vale la pena trasformare in audiolibro? La voce esperta ed espressiva di Claudio Bisio rende egregiamente lo spirito ironico e divertito del distratto che passeggia, della donnina che conta gli starnuti o del topo dei fumetti: tutti personaggi che a stento dimostrano i loro cinquant’anni suonati.

Questa nuova versione delle Favole al telefono è una preziosa occasione di scoperta e condivisione di un patrimonio letterario davvero attento all’infanzia, anche da parte di chi sperimenta difficoltà di lettura. Ben vengano dunque gli altri titoli rodariani usciti tra il 2014 e il 2015 come Il pianeta degli alberi di Natale, Filastrocche in cielo e in terra o Il libro degli errori.

Flora e il pinguino

In Flora e il pinguino, titolo, personaggi, uso del colore, atmosfere e idea di fondo richiamano apertamente Flora e il fenicottero. Come nel primo silent book firmato da Molly Idle e uscito per Gallucci nel 2013, anche qui c’è una bambina tutto pepe alle prese con uno sport pieno di grazia e con una nuova insolita amicizia.

Dopo l’incontro danzerino con il fenicottero, la protagonista incappa qui in un elegante pinguino dalle movenze leggiadre. Tra i due scatta all’istante un sodalizio e una performance a due: sui pattini lei, sulle zampette lui. Le prime pagine sono perciò tutte una giravolta, uno slancio, un salto: con un’armonia senza pari di colori, linee e movenze i due atleti compongono una coreografia davvero buffa e raffinata.

E qui l’autrice si e ci diverte da matti, con quella sua abilità strepitosa di esaltare simmetrie e giochi di sguardi, anche grazie all’intramontabile meccanismo delle alette. La sua capacità di trovare delle insospettabili somiglianze tra il mondo degli umani e il mondo naturale, poi, genera stupore, diletto e piacere narrativo. Sicché, ci si tuffa con gioia in una successione di pagine ben costruite con pochi elementi e tonalità ma molta attenzione per i dettagli, i cambiamenti e le espressioni, condividendo la piccola baruffa che verso la fine coinvolge personaggi e l’ingegnosa soluzione che trovano per superarla. Si riemerge così, dopo un gran finale degno di Carolina Kostner, forti dell’idea che incomprensioni e bronci siano affare quotidiano ma che sorrisi e piroette siano decisamente da preferirsi.

Lampadino e Caramella nel Magiregno degli Zampa – Le api arcobaleno (CAA – semplificata)

Parola d’ordine: versatilità! Il principio che ispira il lavoro della cooperativa rietina Puntidivista è proprio che ogni bambino possa accedere a una medesima storia attraverso la via che gli è più congeniale, perché esistono modi diversi di raccontare le storie e modi diversi di goderne. Attraverso versioni differenziate, che sfruttano molteplici codici come la Lingua Italiana dei Segni o i simboli WLS, molteplici supporti come il libro cartaceo o i DVD, e molteplici forme di narrazione, orale o scritta, i libri di Puntidivista abbracciano un pubblico che vuole essere il più ampio possibile.

L’idea e l’iniziativa sono degne di interesse e di nota soprattutto perché si tratta di un primissimo originale tentativo di proporre un grado di accessibilità davvero esteso che non guardi alle esigenze imposte da un solo tipo di disabilità ma che, al contrario, scelga la strada della varietà. Le storie sono scritte ad hoc e corredate da illustrazioni casalinghe. Apripista, in questo progetto, sono le avventure di due personaggi – Dino detto Lampadino e Nella detta Caramella -: due fratelli che, attraverso un misterioso passaggio segreto nel parco arrivano in un mondo fantastico popolato da animali parlanti.

In Lampadino e Caramella nel Magiregno degli Zampa – Le api arcobaleno, i due bambini aiutano Zampacorta, il figlio del re del Magiregno, a trovare le api arcobaleno, catturate secondo il dire comune, da malvagie creature che abitano la Grotta dei mille Orsi Feroci. Nonostante le temibili premesse i ragazzi decidono di intraprendere una spedizione di ricerca delle api, scortati dalla guardia reale, l’elefante Sansone.  Sarà la loro capacità di andare oltre pregiudizi ed apparenze a permettere di scoprire che gli Orsi della grotta sono tutt’altro che feroci e che le api si sono spontaneamente trasferite in quello che pare essere un luogo paradisiaco.

La storia, che come nel primo episodio è caratterizzata da una messaggio educativo marcato ed esplicito, viene raccontata in questa versione riducendo e semplificando il testo rispetto all’originale e ricorrendo all’uso dei simboli caratteristici della Comunicazione Aumentativa e Alternativa, così da venire incontro alle esigenze di giovani lettori con disturbi della comunicazione e con autismo. Gli interventi effettuati dagli autori sono in questa versione piuttosto marcati così da offrire un risultato decisamente più essenziale, facile da seguire e in definitiva adatto a chi fatica a seguire storie lunghe, non ha grossa dimestichezza con i simboli e la lettura e sperimenta difficoltà di comunicazione e attenzione significative. Altr due versioni in simboli, una ridotta e l’altra estesa, sono altresì rese disponibili dall’editore in modo da venire in contro a gradi di esperienza e competenze di lettura diverse.  La stessa storia è inoltre disponibile in una versione standard, semplicemente scritta in italiano e illustrata, cui si unisce un DVD con il video racconto il LIS che agevola la comprensione da parte di lettori sordi segnanti.

Lampadino e Caramella nel Magiregno degli Zampa – Le api arcobaleno (CAA – ridotta)

Parola d’ordine: versatilità! Il principio che ispira il lavoro della cooperativa rietina Puntidivista è proprio che ogni bambino possa accedere a una medesima storia attraverso la via che gli è più congeniale, perché esistono modi diversi di raccontare le storie e modi diversi di goderne. Attraverso versioni differenziate, che sfruttano molteplici codici come la Lingua Italiana dei Segni o i simboli WLS, molteplici supporti come il libro cartaceo o i DVD, e molteplici forme di narrazione, orale o scritta, i libri di Puntidivista abbracciano un pubblico che vuole essere il più ampio possibile.

L’idea e l’iniziativa sono degne di interesse e di nota soprattutto perché si tratta di un primissimo originale tentativo di proporre un grado di accessibilità davvero esteso che non guardi alle esigenze imposte da un solo tipo di disabilità ma che, al contrario, scelga la strada della varietà. Le storie sono scritte ad hoc e corredate da illustrazioni casalinghe. Apripista, in questo progetto, sono le avventure di due personaggi – Dino detto Lampadino e Nella detta Caramella -: due fratelli che, attraverso un misterioso passaggio segreto nel parco arrivano in un mondo fantastico popolato da animali parlanti.

In Lampadino e Caramella nel Magiregno degli Zampa – Le api arcobaleno, i due bambini aiutano Zampacorta, il figlio del re del Magiregno, a trovare le api arcobaleno, catturate secondo il dire comune, da malvagie creature che abitano la Grotta dei mille Orsi Feroci. Nonostante le temibili premesse i ragazzi decidono di intraprendere una spedizione di ricerca delle api, scortati dalla guardia reale, l’elefante Sansone.  Sarà la loro capacità di andare oltre pregiudizi ed apparenze a permettere di scoprire che gli Orsi della grotta sono tutt’altro che feroci e che le api si sono spontaneamente trasferite in quello che pare essere un luogo paradisiaco.

La storia, che come nel primo episodio è caratterizzata da una messaggio educativo marcato ed esplicito, viene raccontata in questa versione semplificando il testo rispetto all’originale e ricorrendo all’uso dei simboli caratteristici della Comunicazione Aumentativa e Alternativa, così da venire incontro alle esigenze di giovani lettori con disturbi della comunicazione e con autismo. Gli interventi effettuati dagli autori restituiscono  un testo più snello e basato sull’azione più che sul dialogo. Le frasi mantengono invece una certa lunghezza e articolazione. Tale versione costituisce una sorta di via di mezzo tra quella estesa e quella semplificata, entrambe in simboli. La stessa storia è inoltre disponibile in una versione standard, semplicemente scritta in italiano e illustrata, cui si unisce un DVD con il video racconto il LIS che agevola la comprensione da parte di lettori sordi segnanti.

Lampadino e Caramella nel Magiregno degli Zampa – Le api arcobaleno (CAA)

Parola d’ordine: versatilità! Il principio che ispira il lavoro della cooperativa rietina Puntidivista è proprio che ogni bambino possa accedere a una medesima storia attraverso la via che gli è più congeniale, perché esistono modi diversi di raccontare le storie e modi diversi di goderne. Attraverso versioni differenziate, che sfruttano molteplici codici come la Lingua Italiana dei Segni o i simboli WLS, molteplici supporti come il libro cartaceo o i DVD, e molteplici forme di narrazione, orale o scritta, i libri di Puntidivista abbracciano un pubblico che vuole essere il più ampio possibile.

L’idea e l’iniziativa sono degne di interesse e di nota soprattutto perché si tratta di un primissimo originale tentativo di proporre un grado di accessibilità davvero esteso che non guardi alle esigenze imposte da un solo tipo di disabilità ma che, al contrario, scelga la strada della varietà. Le storie sono scritte ad hoc e corredate da illustrazioni casalinghe. Apripista, in questo progetto, sono le avventure di due personaggi – Dino detto Lampadino e Nella detta Caramella -: due fratelli che, attraverso un misterioso passaggio segreto nel parco arrivano in un mondo fantastico popolato da animali parlanti.

In Lampadino e Caramella nel Magiregno degli Zampa – Le api arcobaleno, i due bambini aiutano Zampacorta, il figlio del re del Magiregno, a trovare le api arcobaleno, catturate secondo il dire comune, da malvagie creature che abitano la Grotta dei mille Orsi Feroci. Nonostante le temibili premesse i ragazzi decidono di intraprendere una spedizione di ricerca delle api, scortati dalla guardia reale, l’elefante Sansone.  Sarà la loro capacità di andare oltre pregiudizi ed apparenze a permettere di scoprire che gli Orsi della grotta sono tutt’altro che feroci e che le api si sono spontaneamente trasferite in quello che pare essere un luogo paradisiaco.

La storia, che come nel primo episodio è caratterizzata da una messaggio educativo marcato ed esplicito, viene raccontata in questa versione ricorrendo all’uso dei simboli caratteristici della Comunicazione Aumentativa e Alternativa, così da venire incontro alle esigenze di giovani lettori con disturbi della comunicazione e con autismo. La scelta operata dagli autori di non modificare pressoché in nulla il testo originale, trasponendolo semplicemente in simboli, fa sì che il volume risulti piuttosto corposo e che la lettura si presenti come molto impegnativa, adatta perlopiù a lettori con una buona esperienza. Alla base di questa scelta c’è l’idea che per i lettori meno esperti e con maggiori difficoltà possano risultare più congeniali altre due versioni del testo, anch’esse basate sull’uso di simboli, ma rispettivamente ridotta e semplificata. La stessa storia è inoltre disponibile in una versione standard, semplicemente scritta in italiano e illustrata, cui si unisce un DVD con il video racconto il LIS che agevola la comprensione da parte di lettori sordi segnanti.

Album per i giorni di pioggia

Può l’ultimo giorno di vacanza suscitare gioia e diventare, tra tutti, il giorno più bello dell’anno? Verrebbe da dire di no ma il protagonista di Album per i giorni di pioggia è pronto a smentire noi tutti. L’ultimo giorno di vacanza coincide infatti con il suo compleanno e fa rima quindi con corona di carta, candeline, torta e famiglia. Quest’anno ancor di più, perché lo zia Ramon ha portato un dono davvero speciale, capace di rendere indelebile un momento tanto felice. Uno, due tre, click: armato della sua nuova macchina fotografica rosso fiammante, il festeggiato non perde tempo e trasforma una giornata potenzialmente malinconica in una collezione di attimi felici da ricordare.

Seguendo il sempreverde insegnamento di Federico, il topo di Lionni che metteva da parte raggi di sole per l’inverno, il protagonista del libro di Torrent raccoglie e immortala momenti preziosi – una corsa con gli aquiloni, una moltitudine di bolle di sapone, un tuffo tra le onde o un salto sul molo – attività spensierate che diventeranno ossigeno e sorrisi quando le attività frenetiche della brutta stagione prenderanno il sopravvento. Ciò che le rende così speciali è il fatto che siano condivise con le persone più care con la leggerezza che solo una vacanza ormai agli sgoccioli può riservare. Il libro omaggia cioè il piacere delle piccole cose, rese straordinarie da coloro con cui vengono vissute.

C’è insomma una nota malinconica tra le pagine di quest’albo, una sorta di presentimento di ciò che verrà da lì a poco, sottolineato da toni ambrati, crepuscolari, prediletti dall’autore nelle illustrazioni. D’altra parte, però, l’ottimismo finisce per avere la meglio, forte della consapevolezza che in qualche modo siamo quello che ricordiamo.

Che c’entra però la disabilità con questo quadro? C’entra nella maniera migliore possibile! Senza che il testo dica nulla, le immagini ci mostrano un protagonista in sedia a rotelle: la disabilità trova posto cioè senza esasperazioni, strepiti, messaggi a effetto o lezioni pedagogiche. Essa figura come un dettaglio tra tanti che influenza certi aspetti della vita (come il modo di correre nel vento, l’altezza da cui si scattano le foto o la maniera di godersi un bagno in mare) senza comprometterne l’essenza (come il piacere di vivere e registrare quei momenti, l’affetto dei cari, il sorriso di fronte al bello di una giornata di sole). Un albo come questo, che sfrutta al meglio le peculiarità del genere facendo dire a testo e immagini cose complementari, lascia delle piccole e discrete tracce di riflessione rispetto alla disabilità, che solo l’occhio attento registra, portando con naturalezza e quasi senza accorgersene la mente a realizzare che l’emozione di un abbraccio tra fratelli, il divertimento di un gioco in spiaggia, la gioia di uno spruzzo marittimo sono  piaceri condivisibili che ci avvicinano straordinariamente.

Visioni nuove della disabilità e dell’inclusione vengono proprio dalle lenti precise e dagli obiettivi potenti che libri come Album per i giorni di pioggia montano sui nostri occhi, come fossero macchine fotografiche. Parole ben scelte e illustrazioni portentose, ricche di inquadrature particolari e prospettive insolite, come quelle di Dani Torrent sono ciò di cui necessitiamo per guardare alla realtà con lo sguardo illuminato di un buon fotografo, che è ben altra cosa da quello piatto di chi, semplicemente, scatta fotografie.

Arturo colleziona mostri

C’è chi colleziona cartoline, francobolli, orologi. E poi c’è chi, come Arturo, colleziona mostri: mostri che servono a sconfiggere le paure perché una volta disegnati le fanno dissolvere. Come il Papestrega, per esempio, che una volta messo su carta fa volatilizzare la paura degli animali col becco. E come lui tanti altri, riportati fedelmente dal protagonista che apre ai lettori la sua personalissima raccolta. Fino a un’ultima pagina, lasciata vuota affinché paure ancora in agguato possano trovare un adeguato mostro che le sconfigga a suon di matite colorate.

Arturo colleziona mostri è un libro insolito per molti aspetti. Perché parte dall’esperienza reale di un ragazzo con autismo e diventa una storia fantastica che parla all’immaginazione ma che allo stesso tempo non smette di parlare di cose vere. Perché trova nei disegni di quello stesso ragazzo le illustrazioni per dare forma al racconto. Perché mette insieme generale e particolare, personale e universale, in un modo stranamente semplice ed efficace. Perché è prima di tutto un libro sulle paure ma è poi anche un libro sull’autismo e assume questa sfumatura soprattutto una volta letta la storia di Antongiulio Preziosa sul risvolto di copertina.

Versatile e d’impatto, il libro si presta non solo a una lettura piacevole ma anche un lavoro di condivisione e riflessione che prosegua oltre l’ultima pagina. In esso si trovano molti atteggiamenti tipici dei bambini autistici e sovente difficili da raccontare ai compagni, si trovano timori singolari e timori comuni, si trovano ingegnose soluzioni per superarli. Al centro, l’idea che per poter sconfiggere una paura occorra poterla visualizzare, riconoscere e nominare altrimenti resta troppo astratta e inafferrabile.

Tutto giocato sul rovesciamento, il libro trasforma i mostri in strumenti di serenità e restituisce al protagonista, così come a chi, in modo analogo, appare strano e diverso per via di atteggiamenti insoliti, un’umanità e un’abilità spesso negate. Le paure del tutto condivisibili e le illustrazioni molto espressive contribuiscono infatti ad avvicinare, dare valore e rendere meno enigmatico qualsiasi Antongiulio entri in qualche modo a far parte della nostra vita. Lo fanno in maniera molto semplice, senza velleità artistiche mirabolanti. Sta proprio nella naiveté, infatti, la forza originale di questo libro.

Lupo e cane insoliti cugini

Sembra strano ma Lupo e Cane sono cugini. Così diversi eppure così legati, i due animali sono i protagonisti dell’originale libro dell’autrice tedesca Sylvia Vanden Heede intitolato, per l’appunto, Lupo e Cane insoliti cugini. Suddiviso in brevi e sfiziosi capitoli perlopiù indipendenti ma che si richiamano tra loro, il libro racconta degli incontri, delle visite, dei dispetti, degli scherzi, delle vendette, dei favori e dei battibecchi che giorno dopo giorno coinvolgono i due personaggi. Lo fa con una predilezione singolare per le sonorità e le rime sicché il libro sembra prendere a prestito qualcosa dalla poesia. Famelico ed infame in primo, ingenuo e colto il secondo, Lupo e Cane danno vita a dialoghi surreali e ironici da cui non scoppia mai una risata fragorosa ma che si accompagnano a un sorriso pressoché costante.

Il tono mai sguaiato ma piacevolmente ironico del testo, unito alle sfumature delicatamente buffe delle illustrazioni, propone infatti una lettura piacevole e insolita. Non sempre  semplicissima da seguire, per via di quel susseguirsi incalzante di botte e risposte che mescolano realtà e fantasia, la lettura è comunque facilitata dalle scelte tipografiche dell’editore che vanno nella direzione dell’alta leggibilità. Il font Testme e l’impaginazione ampia e non giustificata favoriscono infatti l’approccio al testo anche in caso di Disturbi Specifici dell’Apprendimento. Il libro inaugura la collana leggo già di Beisler che ci si augura possa arricchirsi presto di nuovi titoli.

[edit: ottobre 2020] A partire da quest’anno, Lupo e cane , insoliti cugini alza ulteriormente il suo livello di accessibilità. Il libro inaugura, infatti, insieme al seguito Cane, lupo e il cucciolo, l’interessante progetto Leggieascolta di Beisler che prevede l’unione del testo cartaceo e del relativo audiolibro. Quest’ultimo è ascoltabile tramite l’app gratuita leggieascolta, disponibile per dispositivi Android e iOS. Inquadrando il QRcode che compare sul risguardo di copertina l’app apre infatti l’audiolibro corrispondente al volume, all’interno del quale il lettore può muoversi con grande libertà. A sua disposizione ci sono in particolare i tasti per scegliere il capitolo da leggere, per far avanzare la lettura di 60 secondi in 60 secondi, per accelerare o rallentare la velocità di lettura, per inserire dei segnalibri o stabilire un tempo dopo il quale l’audiolibro si spegna automaticamente.

Molto intuitiva nell’uso e curata nella registrazione, l’app che rende disponibile la versione audio del libro segna un passo importante nel lavoro che pian piano alcune lungimiranti case editrici stanno facendo in favore dell’accessibilità. Mettere infatti il giovane lettore nella condizione di poter accedere al testo attraverso porte diverse, che sarà lui a scegliere a seconda delle necessità personali e del momento, concorre in maniera non indifferente a rendere la lettura più agevole e dunque più piacevole.

Un segnalibro in cerca d’autore

Se una collana di libri per ragazzi funziona, perché forte di storie buone e ben raccontate, è bello pensare che lettori con età, esperienze e abilità di lettura diverse possano avervi accesso. Ecco perché l’arrivo della nuova serie proposta da Uovonero, intitolata “Vi presento Hank” e inaugurata dal volume Un segnalibro in cerca d’autore costituisce una buona notizia per chi legge e per chi la lettura la promuove. Cronologicamente successiva ma narrativamente antecedente alla fortunata serie di Hank Zipzer destinata ai lettori più esperti della scuola elementare (e perché no, della scuola media), “Vi presento Hank”si  rivolge a un pubblico leggermente più giovane proponendo le avventure del medesimo protagonista in seconda elementare. Le storie sono qui più brevi e meno articolate, oltre che stampate in formato più grande, ma mantengono la freschezza, l’ironia e l’impianto narrativo che costituiscono il vanto della serie originale. Ciò che viene mantenuto, inoltre, è l’attenzione all’alta leggibilità del testo (qui a corpo maggiore) grazie all’uso di un Verdana senza grazie e modificato nella spaziatura e nelle proporzioni e grazie a caratteristiche di impaginazione più amichevoli.

In Un segnalibro in cerca d’autore, Hank e la sua classe sono alle prese con la messa in scena di un testo scritto dall’amabile maestra  Flowers, ed Hank, in difficoltà con la lettura del copione, si vede attribuire una parte apparentemente meno impegnativa: quella del segnalibro tra le tante parti di libri. Il suo estro e la sua creatività gli torneranno utili, come spesso gli accade, per salvare una situazione critica durante lo spettacolo e per mostrare a tutti che dietro una mancanza si nascondono spesso abilità differenti. In questo senso tanto il titolo originale (Bookmarks are people too) tanto quello tradotto con un’eco pirandelliana (Un segnalibro in cerca d’autore) condensano bene l’idea che le etichette appiccicate alle persone possono fortunatamente venire capovolte e stracciate da personalità insospettabilmente talentuose.

La dislessia, qui non ancora citata ma ben riconoscibile nell’ostacolo che il protagonista vede nella lettura, trova come d’abitudine una rappresentazione realistica ma tutt’altro che didattica, offrendo lo spunto per una godibile narrazione. A questa prendono parte alcuni dei personaggi che popolano le avventure precedenti di Hank, tra cui soprattutto l’amico del cuore Frankie, il compagno prepotente Nick McKelty e l’amica Ashley, da poco trasferitasi nel palazzo. Qualcuno ancora manca invece all’appello, come il compagno sapientino Robert, e c’è da aspettarsi di incontrarlo a breve in un prossimo episodio. Le basi perché la serie possa proseguire felicemente ci sono infatti tutte e c’è da scommettere che i fedelissimi di Hank più grandicelli non resisteranno alla tentazione di dare una sbirciata ai volumi dei loro fratelli più piccoli!

Storie di Dulcinea

Storie di Dulcinea è un albo surreale ed evocativo che riflette, attraverso la forza immaginifica delle parole e delle illustrazioni, su una realtà realissima e concreta come quella della disabilità. Lo fa parlando di storie che, proprio come alcune persone, hanno bisogno di cavalli reali o di legno per poter correre.

Nato da alcune tavole di Jacopo Oliveri, vincitrici del Premio Ronzinante 2014 per la promozione della cultura della diversità attraverso l’illustrazione per l’infanzia, il libro ha accolto le parole di Francesco Gallo ed è stato pubblicato dalle Edizioni Secop con una bella introduzione di Dario Fo.

Ricchissimo di rimandi chiari ma non insistenti alla disabilità, come le ruote delle sedie a rotelle e le mani che le fanno avanzare, Storie di Dulcinea suggerisce ma non spiega, evoca ma non sancisce, richiama ma non descrive. La sua forza sta nelle innumerevoli citazioni, non solo letterarie, che popolano le immagini – dal Don Chisciotte cui si ispirava il concorso a Cenerentola, da Alice a Guernica di Oicasso. Il risultato è un albo tutt’altro che semplice (e per questo forse anche indicato per una lettura matura), ma straordinariamente suggestivo e risonante. È perciò facile che lo si apra, lo si legga e lo si richiuda con la sensazione di non aver afferrato esattamente il filo logico degli autori ma di portarsi a casa un tramestio di stimoli ed echi dentro.

Lampadino e Caramella nel Magiregno degli Zampa – Le api arcobaleno (audio e LIS)

Parola d’ordine: versatilità! Il principio che ispira il lavoro della cooperativa rietina Puntidivista è proprio che ogni bambino possa accedere a una medesima storia attraverso la via che gli è più congeniale, perché esistono modi diversi di raccontare le storie e modi diversi di goderne. Attraverso versioni differenziate, che sfruttano molteplici codici come la Lingua Italiana dei Segni o i simboli WLS, molteplici supporti come il libro cartaceo o i DVD, e molteplici forme di narrazione, orale o scritta, i libri di Puntidivista abbracciano un pubblico che vuole essere il più ampio possibile.

L’idea e l’iniziativa sono degne di interesse e di nota soprattutto perché si tratta di un primissimo originale tentativo di proporre un grado di accessibilità davvero esteso che non guardi alle esigenze imposte da un solo tipo di disabilità ma che, al contrario, scelga la strada della varietà. Le storie sono scritte ad hoc e corredate da illustrazioni casalinghe. Apripista, in questo progetto, sono le avventure di due personaggi – Dino detto Lampadino e Nella detta Caramella -: due fratelli che, attraverso un misterioso passaggio segreto nel parco arrivano in un mondo fantastico popolato da animali parlanti.

In Lampadino e Caramella nel Magiregno degli Zampa – Le api arcobaleno, i due bambini aiutano Zampacorta, il figlio del re del Magiregno, a trovare le api arcobaleno, catturate secondo il dire comune, da malvagie creature che abitano la Grotta dei mille Orsi Feroci. Nonostante le temibili premesse i ragazzi decidono di intraprendere una spedizione di ricerca delle api, scortati dalla guardia reale, l’elefante Sansone.  Sarà la loro capacità di andare oltre pregiudizi ed apparenze a permettere di scoprire che gli Orsi della grotta sono tutt’altro che feroci e che le api si sono spontaneamente trasferite in quello che pare essere un luogo paradisiaco.

La storia, che come nel primo episodio è caratterizzata di una messaggio educativo marcato ed esplicito, viene  raccontata anche in Lingua Italiana dei Segni sul DVD allegato al volume che comprende anche la traccia audio del racconto e una serie di contenuti aggiuntivi come canzoni e giochi. La stessa storia è inoltre disponibile in tre versioni in simboli con tre gradi diversi di complessità (base, ridotta e semplificata) .

Lampadino e Caramella nel MagiRegno degli Zampa – La riscoperta del Natale (LIS)

Parola d’ordine: versatilità! Il principio che ispira il lavoro della cooperativa rietina Puntidivista è proprio che ogni bambino possa accedere a una medesima storia attraverso la via che gli è più congeniale, perché esistono modi diversi di raccontare le storie e modi diversi di goderne. Attraverso versioni differenziate, che sfruttano molteplici codici come la Lingua Italiana dei Segni o i simboli WLS, molteplici supporti come il libro cartaceo o i DVD, e molteplici forme di narrazione, orale o scritta, i libri di Puntidivista abbracciano un pubblico che vuole essere il più ampio possibile.

L’idea e l’iniziativa sono degne di interesse e di nota soprattutto perché si tratta di un primissimo originale tentativo di proporre un grado di accessibilità davvero esteso che non guardi alle esigenze imposte da un solo tipo di disabilità ma che, al contrario, scelga la strada della varietà. Le storie sono scritte ad hoc e corredate da illustrazioni casalinghe. Apripista, in questo progetto, sono le avventure di due personaggi – Dino detto Lampadino e Nella detta Caramella -: due fratelli che, attraverso un misterioso passaggio segreto nel parco arrivano in un mondo fantastico popolato da animali parlanti.

In Lampadino e Caramella nel Magiregno degli Zampa – La riscoperta del Natale, i due bambini aiutano Zampacorta, il figlio del re del Magiregno, a individuare il furfante che da tempo ormai fa razzia delle provviste per l’inverno. L’impresa riesce grazie a un po’ di creatività e a un’intuizione di ispirazione natalizia che aiuterà gli stessi protagonisti a riscoprire il vero significato della festa. La storia, dall’esplicito e noto messaggio educativo (non sono i giocattoli a fare bello il Natale ma i nostri cari che ci vogliono bene), è piuttosto semplice e lineare e viene raccontata anche in Lingua Italiana dei Segni sul DVD allegato al volume. Il video-racconto vede in particolare un’interprete segnare il testo, opportunamente riportato anche in sovraimpressione, su uno sfondo costituito dalle stesse illustrazioni del cartaceo. La stessa storia è inoltre disponibile in una versione in simboli (WLS), corredata da una registrazione audio.

Lampadino e Caramella nel MagiRegno degli Zampa – La riscoperta del Natale (audio e CAA)

Parola d’ordine: versatilità! Il principio che ispira il lavoro della cooperativa rietina Puntidivista è proprio che ogni bambino possa accedere a una medesima storia attraverso la via che gli è più congeniale, perché esistono modi diversi di raccontare le storie e modi diversi di goderne. Attraverso versioni differenziate, che sfruttano molteplici codici come la Lingua Italiana dei Segni o i simboli WLS, molteplici supporti come il libro cartaceo o i DVD, e molteplici forme di narrazione, orale o scritta, i libri di Puntidivista abbracciano un pubblico che vuole essere il più ampio possibile.

L’idea e l’iniziativa sono degne di interesse e di nota soprattutto perché si tratta di un primissimo originale tentativo di proporre un grado di accessibilità davvero esteso che non guardi alle esigenze imposte da un solo tipo di disabilità ma che, al contrario, scelga la strada della varietà. Le storie sono scritte ad hoc e corredate da illustrazioni casalinghe. Apripista, in questo progetto, sono le avventure di due personaggi – Dino detto Lampadino e Nella detta Caramella -: due fratelli che, attraverso un misterioso passaggio segreto nel parco arrivano in un mondo fantastico popolato da animali parlanti.

In Lampadino e Caramella nel Magiregno degli Zampa – La riscoperta del Natale, i due bambini aiutano Zampacorta, il figlio del re del Magiregno, a individuare il furfante che da tempo ormai fa razzia delle provviste per l’inverno. L’impresa riesce grazie a un po’ di creatività e a un’intuizione di ispirazione natalizia che aiuterà gli stessi protagonisti a riscoprire il vero significato della festa. La storia, dall’esplicito e noto messaggio educativo (non sono i giocattoli a fare bello il Natale ma i nostri cari che ci vogliono bene), è piuttosto semplice e lineare. Questo agevola senz’altro la traduzione in simboli, utili in caso di autismo e disturbi della comunicazione. Il testo così tradotto, frutto di limitati interventi, rispetta abbastanza fedelmente l’originale e si mantiene in definitiva piuttosto lungo, cosa che costituisce forse un vantaggio più per lettori con una certa dimestichezza con la CAA che per lettori inesperti. Allegato al volume si trova un CD che, oltre a disegni da colorare e canzoncine ispirate al testo, propone una versione audio del racconto utile anche in caso di dislessia. La stessa storia è inoltre disponibile in una versione standard, semplicemente scritta in italiano e illustrata, cui si unisce un DVD con il video racconto il LIS che agevola la comprensione da parte di lettori sordi segnanti.

L’uomo lupo in città

La penna di Michael Rosen (papà di A caccia dell’orso), si sa, è irresistibile. Bene, unitela alla matita di Chris Mould e tappatevi le orecchie: un’esplosione narrativa è senz’altro in arrivo! A provarlo è una delle novità targate Sinnos e intitolata L’uomo lupo in città: una storia brillante e paurosamente divertente, adatta a lettori inesperti ma con coraggio e risate da vendere.

Protagonista è un temibile lupo mannaro fuggito dalla sua gabbia (come mostra un eloquentissimo cartello svolazzante che recita, per l’appunto, “Attenti al lupo”) che si aggira per la città ruggendo e urlando. Il panico si dissemina rapidamente non solo tra i comuni cittadini ma anche tra le equipaggiatissime forze dell’ordine sicché il tozzo primo ministro (dalla peraltro sorprendente somiglianza con una vecchia conoscenza della politica italiana!)si trova a fronteggiarlo vis-à-vis. E proprio quando il mostro attraversa il vialetto di casa, sale le scale, bussa alla porta e si affaccia alla buca delle lettere in un climax di brividi e fremiti, l’autore dà spazio a un insospettabile e irresistibile colpo di scena di sicuro successo tra i piccoli.

Stampato ad alta leggibilità, grazie ad un’impaginazione più ariosa e a un font maiuscolo più amichevole anche in caso di dislessia, L’uomo lupo in città si inserisce nella validissima collana Leggimi prima di Sinnos, offrendo un’occasione di lettura non solo accessibile anche a lettori inesperti, riluttanti o con qualche difficoltà ma anche estremamente funzionale e funzionante per una condivisione ad alta voce. Il testo conciso, il racconto in presa diretta, il ricorso a meccanismi di ripetizione e interrogazione e il connubio con illustrazioni buffe e capaci di animare un intero mondo narrativo con 5 soli colori si prestano infatti a garantire piccoli successi di lettura ad alta voce.

Insieme più speciali

I colori di Annalisa Beghelli con cui Insieme più speciali accoglie il lettore sono una vera festa per gli occhi e un invito stuzzicante ad andare oltre la copertina. Invito sincero e affidabile: la promessa di incanto non viene infatti delusa, quando si inizia a voltare le pagine dell’albo. Popolate da vivacissimi animali più o meno selvaggi, queste offrono una cornice dal sapore batik che accende la curiosità e trasporta in un altrove esotico avvolgente.

Qui il lettore si confronta con la variegata cricca del giaguaro. Il felino e i suoi amici, di ritorno da una festa in maschera, si confidano tra loro raccontando debolezze e desideri di ciascuno. Sono solo parole malinconiche, le loro, fino a quando il saggio gufo non aiuta tutti quanti a mettere a fuoco che dietro o a fronte di una debolezza si può scoprire una ricchezza e che la collaborazione può aiutare ciascuno a migliorare e sentirsi bene con sé stesso. Sarà così, grazie al lavoro di squadra, che il giaguaro e la lucertola potranno per esempio tornare ad avere delle macchie brillanti ouna coda lunga: magari più fragili e meno perfetti di come immaginati ma comunque utili e importanti.

A raccontare tutto questo, con la misura e la raffinatezza consuete, sono le parole di Beatrice Masini: scelte e combinate con cura, queste cantano il coraggio di essere se stessi, di provare ad aggiustare ciò che fa soffrire chi ci sta accanto, di unire le forze per fare della solidarietà un’arma potente contro la rassegnazione e l’indifferenza. Il libro, che richiama alla memoria volumi bellissimi più e meno recenti – da La cosa più importante di Antonella Abbatiello a Chi vorresti essere? di Arianna Papini -, si spinge oltre la valorizzazione della differenza e dell’unicità di ciascuno, per sollecitare un atteggiamento attivo e collaborativo che migliori le condizioni di un singolo e di una collettività. Insieme più speciali nasce infatti per dare voce alla realtà di bambini colpiti da malattie rare e per sottolineare la necessità, pratica ed etica, di raccontarle, studiarle e curarle anche se i numeri e i ritorni economici direbbero il contrario.

Stella

Non sempre a una prima e sfuggente occhiata i libri svelano tutto il ricco lavoro che si cela dietro la loro quarta di copertina. È senz’altro il caso di Stella, l’albo ispirato alla fiaba tradizionale della Sirenetta e messo a punto dalla Associazione Mason Perkins Deafness Fund onlus nel corso di un progetto molto articolato che ha visto Lingua dei Segni e Lingua italiana incontrarsi in maniera piuttosto insolita.

A volerne ripercorrere la storia, bisogna tornare indietro di almeno tre anni quando ha preso avvio un workshop dedicato all’adattamento linguistico e culturale delle favole tradizionali, tenuto dal linguista Luigi Lerose e al quale hanno preso parte numerose persone sorde. L’idea di base era che proprio attraverso un patrimonio comune come quello delle fiabe tradizionali si potessero avviare percorsi di comunicazione e condivisione tra comunità sorda e udente. È nato così un primo video-racconto in LIS della celebre storia di Andersen, adattata nel testo e nelle sfumature per favorire una maggiore familiarità anche da parte di un giovane pubblico con disabilità uditica. La risposta da parte dei visitatori del sito della Mason Perkins è stata così positiva e sorprendente da spingere l’associazione a compiere un passo in più: la traduzione del racconto LIS in italiano scritto, così come attualmente figura anche all’interno dell’albo. Quest’ultimo presenta quindi un testo stampato corredato da illustrazioni e un DVD con il video-racconto in LIS che ne consente l’accesso anche ai giovani lettori segnanti.

Un dialogo sempre vivo tra lingue anima dunque questo volume che nasce dalle parole di Andersen, passa attraverso una rivisitazione in Lingua dei Segni Italiana e arriva infine all’italiano con una nuova versione scritta, in un percorso in cui non ci sono codici più e codici meno importanti e in cui la cultura sorda trova una rappresentazione forte ed evocativa. Mai esplicitamente indicata nel racconto, questa trova spazio non solo nella modalità di racconto basata sui Segni ma anche in un adattamento della fiaba tradizionale che trasforma la nota sirena in una creatura dalle mani armoniose che, ondeggiando, si esprimono con grazia. Proprio come nella versione originale, la protagonista cede qualcosa di sé (in questo caso proprio l’incanto di dire e cantare con le dita) alla perfida strega del mare. In cambio riceve di un paio di gambe per raggiungere il principe di cui si innamora ma troppo tardi realizza che proprio il modo insolito di comunicare cui ha rinunciato costituiva la sua forza, la sua bellezza, la sua unicità. Ci penserà un pennuto aiutante a restituirle l’identità, rompendo infine il crudele incantesimo.

Con grande cura, attenzione e raffinatezza – tanto nel testo quanto nelle immagini intonate che lo accompagnano – il libro evoca una diversità spesso difficile da riconoscere come quella imposta dalla sordità, valorizzando il fascino e l’importanza di forme espressive che non passano necessariamente attraverso la voce. Allo stesso tempo ciò che la storia regala al lettore è l’idea ben condivisibile che sia il linguaggio delle emozioni la chiave principale per dischiudere o spalancare possibilità di incontro e relazione.

L’associazione Mason Perkins Deafness Fund  propone il volume a fronte di una donazione libera a favore della onlus. Per informazioni e richieste è possibile scrivere a info@mpdfonlus.com.

Orizzonti

In apertura non vi è che uno sfondo aranciato caldo e assolato, qualche ombra confusa e un paio di occhi sbarrati che fissano il lettore con effetto disarmante. Sono occhi di terrore, di sgomento, di impotenza: gli occhi di un ragazzo che fugge al di là di un filo spinato incontro a un destino incerto, come sveleranno le pagine successive.

Orizzonti, uno dei libri finalisti del Silent Book Contest 2014, propone con la sola e potentissima forza delle immagini, una storia drammaticamente attuale di fuga, di viaggio, di timori e di speranze. Ogni doppia pagina è un pezzo di strada – la corsa nel deserto, l’ammassamento nel cassone di un camion, il miraggio di un barcone, il buio della notte in mare – e ogni pezzo di strada è una tappa che si chiude ma anche un nuovo interrogativo che si apre, in un continuo rincorrersi di orizzonti, ora di ottimismo e ora di sconforto.

È un libro sull’oltre, questo di Paola Formica, inteso come possibilità, come futuro, come percorso che si snoda un ostacolo dopo l’altro. È un libro non facile ma fondamentale, un libro in cui il destino di un individuo diventa il destino di molti, in cui uno sguardo tra le tenebre si confonde tra mille altri e in cui un traguardo può assumere una pluralità di accezioni. Orizzonti, al plurale: il titolo non è casuale.

Le illustrazioni, evocative e coinvolgenti, si appellano a una conoscenza di ciò che accade a pochi passi da noi, nei nostri mari. Dall’aspetto quasi anticato, a tratti frusto, le ampie pagine in successione ricordano una pellicola d’altri tempi, come un cortometraggio intenso che racconta una storia tanto vicina al nostro passato e che vorremmo non costituisse il presente di nessun altro essere umano.

 

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Gara di guai

Chi è il preferito della mamma? L’interrogativo che attanaglia Isa, Teo e Luca non è forse estraneo a molti potenziali lettori di Gara di guai. Quel che forse è loro un po’ meno familiare  è il sistema che i tre fratelli, protagonisti del libro di Gilles Abier, adottano per trovare una risposta definitiva al quesito. Convinti che l’unico modo per conoscere i reali sentimenti della mamma sia testare le sue reazioni di fronte a situazioni irritanti, i tre si danno un gran da fare per combinare dei disastri. Quel che ne deriva è un crescendo di succhi versati, piatti rotti, cappotti impiastricciati e fiori strappati, ispirato in buona fede dall’idea che il fine giustifichi i mezzi. Non c’è cattiveria o monelleria, infatti, nel comportamento dei tre bambini ma piuttosto l’appassionato e quasi scientifico tentativo di trovare una risposta a una domanda tanto assillante.

Leggero, nell’affrontare un punto interrogativo tanto radicato nell’infanzia, Gara di guai si conclude con una risposta materna solo parzialmente attesa, in cui la dolcezza la fa da padrona. Un metafora articolata da pasticceri professionisti chiude perciò un volumetto che si fa leggere senza grosse difficoltà e che unisce a un racconto poco impegnativo una scrittura cadenzata e agevole da seguire e un font ad alta leggibilità. Come negli altri libri della bella collana leggimi a colori, le illustrazioni spiritose e accattivanti offrono un appoggio supplementare ai lettori riluttanti.  

Allora, litighiamo?

Un buffo e convincente catalogo delle zuffe: questo è prima di tutto Allora, litighiamo?, uno dei nuovi titoli in catalogo per Sinnos nell’azzeccatissima collana leggimi a colori. Andrea, il protagonista, elenca infatti con perizia e dovizia di particolari le diverse tipologie di risse – dalle frittole alle superspinte – non mancando di accennare alle incomprensibili reazioni che suscitano in una vasta gamma di adulti: maestri, bidelli, genitori propri e genitori altrui.

Il suo è un appassionato racconto di vita e insieme un originale esperimento enciclopedico nel quale esuberanza e agitazione non significano necessariamente violenza e ostilità. Il libro offre insomma un punto di vista insolito e decisamente children-friendly su rotoloni, mani alzate e bernoccoli ma anche un minuscolo spaccato di vita scolastica che accende irresistibili sorrisi.

La collana di cui fa parte Allora, litighiamo? unisce l’appeal delle illustrazioni a colori all’accessibilità dei testi (stampati ad alta leggibilità). Accattivanti e snelli, pratici e divertenti, i libri che la compongono si mostrano amichevoli, nella forma come nel contenuto, lanciando davvero un amo stuzzicante anche a quei lettori poco affamati di letture.

Mr. Ubik!

A voler andare per il sottile, il libro di David Wiesner non dovrebbe figurare tra i silent book in senso stretto: sei fumetti in tutto sono infatti disseminati tra le pagine. Ma ad andar proprio per il sottile, si rischia di perdere occasioni preziose, come quella di leggere un libro pregevole, (comprensibilmente) pluripremiato e, nei fatti, più che accessibile anche da parte di chi sperimenta difficoltà di lettura. Ecco perché vale la pena di segnalare questo libro anche all’attenzione di chi non va a nozze con le parole scritte ma sa gustare il buon sapore di una storia.

Perché qui la storia c’è eccome, così come ci sono dei personaggi strambi che ancor più strambamente si incontrano, e lo sviluppo narrativo è (quasi) del tutto affidato al potere delle immagini. E forse non è un caso, soprattutto se si considera che la comunicazione attraverso il disegno ha un ruolo centrale anche a livello della trama. Quando dei misteriosi extraterrestri finiscono con la loro astronave tra le grinfie di Mr Hubik e si rifugiano a rotta di collo in un buco della parete di casa, sono proprio dei disegni sul muro a permetter loro di stringere amicizia  con una serie di insetti, a loro volta vessati dal gatto. Grazie a questa forma universale di comunicazione, i due gruppi dalle lingue differenti escogitano e condividono un piano di fuga ingegnoso che lascerà il felino a bocca asciutta.

Il libro offre un’esperienza di lettura molto coinvolgente e appagante, tutta basata su luci e ombre, colori tenui e forti, inquadrature distanti e ravvicinate, riquadri marcati e illustrazioni a tutta pagina. I dettagli narrativi disseminati qua e là, solleticano poi lo spirito d’osservazione del lettore. In più, ad alieni e insetti sono attribuiti fumetti apparentemente incomprensibili, fatti di simboli e forme geometriche, a cui è in realtà possibile attribuire un significato piuttosto evidente basandosi sul contesto. La lettura diventa così anche un gioco di decodifica interattiva che appassiona e diverte. Non a caso l’autore di Mr Ubik!, David Wiesner, ha alle spalle una lunga esperienza nel campo dell’illustrazione e ben tre medaglie Caldecott, uno dei più prestigiosi premi americano nell’ambito dei libri per l’infanzia.

Il puzzle di Matteo

Due grandi nomi della letteratura e dell’illustrazione per l’infanzia – Luigi Dal Cin e Chiara Carrer – per raccontare con le parole e i toni giusti una sindrome rara come quella di Prader Willi. Più che una vera e propria storia, con un importante impianto narrativo, Il puzzle di Matteo sceglie di fare dell’incontro tra due bambine l’occasione per dire con garbo quali sintomi manifesta chi è affetto dalla sindrome – dall’assenza di sazietà al ritardo psicomotorio – e quali gesti quotidiani possono aiutare a renderli meno d’impiccio. Un ritratto a misura di bambino, insomma, più che una trama articolata: quel che serve per ricomporre un quadro, o per meglio dire un puzzle identitario, senza lasciare indietro nemmeno un pezzo.

Interessata a conoscerne la storia del compagno Matteo per potervi stringere amicizia, la piccola Maria chiede aiuto alla sorella del bambino, Ilaria. Con parole pacate e profumate di vita vissuta, quest’ultima traccia i contorni di una malattia e delle sue implicazioni attraverso la figura, le abitudini e le peculiarità del fratello. Conoscenza e attenzione sono le parole d’ordine che il libro velatamente suggerisce, invitando a scavare più a fondo della superficie per comprendere ed accogliere comportamenti apparentemente spiazzanti. Le crisi di rabbia, l’insaziabile appetito o le domande ripetute di Matteo iniziano così ad assumere un aspetto diverso, più riconoscibile e comprensibile. A sottolineare questa trasformazione nella percezione, lo stile soppesato dell’autore e il tratto insieme inquieto e sorridente dell’illustratrice.

Il puzzle di Matteo nasce dalla collaborazione di Kite editore, attento da tempo a tematiche delicate come la diversità, con l’Associazione Uniti per Crescere ONLUS, attiva per migliorare la vita dei bambini con problemi neurologici e delle loro famiglie, mediante la sensibilizzazione di insegnanti, genitori, compagni di classe. Il libro è in qualche modo, quindi, il racconto di esperienze reali che vale la pena di portare a galla la risonanza di penne e matite importanti come quelle degli autori  coinvolti è senz’altro un’alleata preziosa.

La mia Nina

Tommy e Nina sono fratelli: lui è più piccolo ma è più svelto, più responsabile e sa fare molte cose meglio di lei. Nina ha la sindrome di Down e Tommy, malgrado le voglia molto bene, non riesce a capacitarsi della sua diversità. Così fa domande su domande, mette alla prova la sorella, cerca di inculcarle nozioni complesse e si lamenta del fatto che le si facciano molte più concessioni. Fino a quando non si rende conto che alcune cose non hanno una causa da capire ma soltanto degli effetti da accettare. Sarà quello il momento in cui l’enorme affetto per Nina diventerà davvero incondizionato e sereno, al punto da far fare a Tommy una piccola follia per assecondare la passione della sorella per i treni.

 

Sebbene l’intento pedagogico e, in particolare, l’idea che tutti abbiamo abilità diverse, vengano sbandierati con un’insistenza forse troppo marcata, il libro ha il merito di partire da una fratellanza tutt’altro che scontata e dalle legittime domande infantili che una disabilità in famiglia porta con sé. I molti episodi di vita quotidiana raccontati – dalla scuola alla vacanza, dall’ora di cena alla gita in stazione – diventano così la trama sottesa a un instancabile interrogarsi sul “dove inizia l’uguale e dove finisce il diverso”.

Viaggio

“Quando la strada non c’è – ci ha insegnanto Baden Powell, fondatore dello scoutismo – inventala”. Detto fatto! Come ispirata da questo pensiero e armata di un pennarello rosso e stufa di genitori distratti o troppo occupati, la protagonista di Viaggio crea porte là dove non ci sono e parte per un’avventura a dir poco straordinaria. Un’avventura che nasce come scoperta e diventa una vera e propria impresa, nel momento in cui un misterioso uccello dalle piume viola viene imprigionato da guerrieri in volo su macchine chimeriche. È lì che l’insolita escursione della protagonista assume un valore più profondo, uno scopo più chiaro, e un gusto più pieno. Non solo, infatti, il desiderio di liberare il pennuto la porta a inventare e disegnare al volo nuovi mezzi di trasporto, nuove vie di fuga e nuovi paesaggi ma la ricompensa per di più con un ritorno a casa inaspettato e una nuova amicizia in carne ed ossa.

L’albo, completamente senza parole, è costruito con una minuzia e una cura strabilianti. L’autore, che non a caso ha una lunga esperienza nel campo del cinema d’animazione, fa un uso profondamente incisivo del colore, scivolando dal grigio monotono delle prime pagine annoiate al verde brillante dell’apertura sul mondo immaginario, dal bruno del palazzo-prigione alle tinte rosse e viola di quel paesaggio orientale che riaprirà la via verso casa, senza scordare il tocco rosso che contraddistingue non solo il pennarello dell’incanto ma anche tutto ciò che sa di speranza, divertimento, desiderio (come i giochi delle prime pagine o i mezzi di trasporto in quelle successive). Ma non è tutto: la narrazione si nutre qui di un gioco ancora più stratificato, basato sulla presenza e sull’assenza di sfondi, sull’alternanza di figure di interno e di esterno, sullo sviluppo di edifici fantastici di vaga memoria escheriana e su una trama fittissima di rimandi tra pagine. Certo, la narrazione fluisce anche se non vi si presta grande attenzione, ma la miriade di dettagli che Becker dissemina con pazienza e perizia rendono la lettura un’esperienza straordinaria. L’autore aggancia infatti ogni pagina alla seguente, anticipandone o mostrandone da una diversa distanza o prospettiva un dettaglio, un elemento, una finezza. E lo fa fino all’ultimo, fino a quando cioè alla radice di una palma in mezzo al deserto, non si scorge una minuscola porta che conduce tra i familiari muri della città.

A quel punto il cerchio – del viaggio, della storia così come della ruota che in ultimo lampo di genio la ragazzina disegna nel vuoto – si chiude. E si sa, il bello del cerchio è che proprio là dove si chiude, riinizia. Così – presto fatto – con due cerchi si fa una bici, con una bici si fa un’amicizia, e con un’amicizia si fa una nuova avventura nuova, questa volta più reale che mai. E il lettore ha appena il tempo di vedere schizzare via la protagonista. Con in testa l’idea che, più spesso di quanto immaginiamo, gli amici si nascondono proprio dietro l’angolo. E – manco a dirlo – a guardar con attenzione il frontespizio, tra un credito e l’altro, ci si accorge che l’autore ce lo aveva già suggerito!

Chi ha preso le mie scarpe

Cosa succede se una donna in carriera dagli occhialetti chic si ritrova addosso il top hardcore di una vera dura e i calzettoni da ginnastica di una ragazza sportiva? Succede che nasce un personaggio buffo e originale, pronto a tuffarsi in una storia nuova di zecca che il lettore è libero di inventare.

 

Chi ha preso le mie scarpe? è infatti un libro gioco che sfrutta il semplice ma geniale principio della combinazione casuale degli elementi: ogni pagina, che ritrae un modello femminile – dalla mamma all’hippy, dalla vamp alla gothic –, è divisa in tre segmenti sfogliabili separatamente grazie alla rilegatura a spirale e combinabili con due segmenti qualunque tra quelli sottostanti o sovrastanti. Capi, busti e gambe diverse possono cioè comporsi cioè nelle più svariate e pazze combinazioni.

 

Già sperimentato dalla stessa Eleonora Zuber ne Il libro matto e già esplorato da EDT con lo straordinario La mia piccola officina della storie di Bruno Gibert, questo sistema di autocostruzione narrativa viene qui applicato alle sole immagini dando vita a un libro senza parole del tutto insolito. Strizzando l’occhio in primis a bambine fantasiose e incuriosite da abiti e accessori, Chi ha rubato le mie scarpe? può diventare un supporto interessante per stimolare la creatività e la verbalizzazione anche là dove la lettura del testo costituisce un ostacolo concreto.

Biancaneve

Quando il 2014 sembrava già pronto a salutarci, un nuovo nato in casa Uovonero è arrivato ad arricchire la collana dei Pesci parlanti. Così, con una versione essenziale ed espressiva di Biancaneve, la casa editrice cremasca ha aggiunto una settima immancabile fiaba al suo catalogo di libri in simboli. La storia della fanciulla lasciata nel bosco, accolta dai nani, avvelenata dalla mela e risvegliata dal principe, viene qui adattata e tradotta con competenza in simboli PCS da Enza Crivelli e illustrata con stile intenso e malinconico da Tommaso D’Incalci.

Il testo che occupa le pagine di sinistra è conciso e ritmato, distribuito sulla pagina in modo da seguire la punteggiatura e consentire un’adeguata visione dei simboli che ne agevolano la comprensione non solo in caso di autismo ma anche in quei casi in cui, per ragioni diverse, la padronanza dell’italiano risulta traballante. Le illustrazioni, che occupano le pagine di destra, fanno un uso incisivo del bianco e nero, affidando a sprazzi di colore il compito di sottolineare elementi narrativamente significativi o rinforzare l’intensità di immagini la cui cifra pensierosa e a tratti inquietante (penso soprattutto alla strega), recupera lo spirito originale delle fiabe dei Grimm.

Per il suo stile asciutto e poco avvezzo ai fronzoli, la fiaba si presta di per sé naturalmente a una trasposizione che mira a cogliere il succo più concentrato della storia e a renderlo in un modo il più lineare e semplice possibile, così come opportuno nei libri che sfruttano la Comunicazione Aumentativa e Alternativa. Ciò non toglie, tuttavia, che la qualità del risultato possa variare di molto e dipenda strettamente dalle parole che raccolgono e raccontano questo succo, e dalle figure che ne ampliano il significato, il dettaglio e il sentimento. Ecco, il merito di Uovonero sta proprio anche in questo: nel privilegiare fiabe tradizionali, note e arcinote, senza per questo rinunciare a offrire un prodotto non solo accessibile ma anche ricercato e originale. Scegliendo per esempio e di volta in volta illustratori dagli stili variegati, essa celebra anche nell’aspetto estetico dei libri – del quale mai smetteremo di sottolineare l’importanza anche a fini inclusivi – la diversità come ricchezza.

Per venire incontro a esigenze diverse di lettura, dal 2018 Biancaneve e e le altre fiabe de I Pesci parlanti sono proposte dall’editore cremasco anche in una nuova collana chiamata I Pesciolini i cui volumi, identici nel contenuto ai loro “fratelli” maggiori, fanno a meno del formato Sfogliafacile e della cartonatura, risultando così più snelli ed economici (12.90 €).

Re Basilio e la regina Adelaide

Un re scorbutico e desideroso di comandare, una moglie placida e affettuosa che sa dargli una lezione con la L maiuscola. Questo il succo di Re Basilio e la Regina Adelaide, una storia della tradizione popolare che Aurora Bianciardi ha recuperato per la collana Leggere è giocare di Emme.

Quando il re scopre che il suo più valido arciere ha ucciso il suo falco prediletto non ci vede più dalla rabbia e lo caccia dal regno. Ma quando scopre che la regina, sua moglie, ha voluto offrire il suo sostegno al povero esiliato, la sua rabbia si fa ancor più cieca. Decide così di cacciare anche lei ma, caduto in un ultimo astuto e affettuoso tranello della consorte, finirà per rivalutare i sentimenti più autentici.

La storia, semplice e lineare, è raccontata con l’essenzialità tipica delle fiabe di un tempo e stampata con un font tra i più leggibili anche in caso di dislessia. I colori vivaci e i giochi disseminati tra le pagine possono contribuire ad attirare i lettori riluttanti pur non garantendo maggiore facilità di lettura.

La chitarra di Django

La chitarra di Jango è un albo illustrato che non parla semplicemente di jazz, lo suona. Con parole e illustrazioni misurate ma colme di ritmo, l’accoppiata Silei e Alfred dà vita a pagine che fanno muovere il capo e tamburellare le dita. Il loro è un racconto al contempo drammatico e incredibile, tutto incentrato sulla storia straordinaria di Jean Reinhardt , per gli amici e il pubblico: Django.

Talento del banjo di origine sinti, nella scintillante Parigi degli anni ruggenti, Django resta ferito a causa di un incendio nella roulotte in cui vive. Una gamba ma soprattutto due dita della mano sinistra compromesse: il peggior destino per chi si guadagna da vivere suonando uno strumento. A meno che questo qualcuno non sia in possesso di una tenacia inconsueta e di un dono fuori dal comune. Guarda un po’, questo è proprio il caso di Django che dopo l’incidente mette a punto una tecnica tutta sua per suonare la chitarra, segnando con forza lo sviluppo della musica jazz. La sua diventa così la storia non solo di un prezioso talento ma anche della capacità di sfruttarlo a dovere, trasformando una situazione di profonda difficoltà in un’occasione per reinventarsi a partire da risorse inattese.

Autore e illustratore raccontano questa rinascita con l’abilità di chi sa cogliere una traccia musicale in un gran trambusto. Di Django, del suo stile inimitabile e della sua vita fenomenale, i due sanno rendere prima di tutto l’irresistibile ritmo manouche, grazie a dialoghi scanditi, suoni e sonorità selezionate, toni e tinte che si accendono all’occorrenza. Offrendo all’albo di Uovonero non solo il titolo ma anche il punto di vista narrativo, La chitarra di Django mostra il protagonista da distanza ravvicinatissima, quasi intima, tanto da far vibrar corde insolite e profonde del lettore. Lo si percepisce soprattutto se ci si concede una lettura ad alta voce che fa davvero prender corpo alla storia. Perché una storia così merita di risuonare non solo nella testa ma anche nelle orecchie.

Pino volpino trova un amico

Se si accetta di incappare in personaggi che portano impunemente i nomi di Gina Porcellina e Nino Ponino, si può pensare di avventurarsi tra le pagine di Pino Volpino trova un amico. Il libro, che fa parte della recente collana Leggere è giocare messa a punto dalla Emme edizioni, racconta di una volpe che trova sull’uscio di casa un pony e che, portandolo con sé, si trova ad affrontare un disastro dietro l’altro. Il tutto finché proprio quel maldestro e irrequieto animale non finisce per salvare la vita al protagonista, caduto accidentalmente in un burrone.

Il libro strizza l’occhio al lettore inesperto con una storia zeppa di guai, delle illustrazioni spiritose, una grafica ad alta leggibilità e un mix di testo, immagini e giochi ispirati al racconto. Come negli altri volumi della collana, anche qui parole da completare, disegni identici da individuare e percorsi da ricostruire sono disseminati con frequenza tra le pagine, ispirati alla teoria secondo cui una lettura ludica possa rivelarsi più fruttuosa.

Mamma e papà oggi sposi

Lo spirito poetico e fantasioso di Beniamino, personaggio uscito dalla penna leggera e pensosa di Vincent Cuvellier, è noto ai fedelissimi della collana Zoom di Biancoenero. Già ritratto durante insolite gite in compagnia dell’autista di pullmino o divertenti micro-avventure scolastiche, Beniamino partecipa qui alle nozze dei suoi genitori, insolitamente celebrate quando la sua è l’età di un ragazzetto fatto e finito.

Attraverso il suo sguardo acuto e sognante, assistiamo ai momenti intensi e intimi che precedono e seguono la cerimonia, saggiamo accenni di storie personali di cui gli invitati si fanno dono, ci avviciniamo a personaggi di contorno che ritraggono a dovere pregi e difetti di un’intera società. Nel corso di una narrazione piacevole e sorridente trovano così posto, in una maniera che è proprio tipica dell’autore francese, temi caldi come la discriminazione sessuale (suggerita dal ruolo di un sindaco donna), razziale (ispirata dalla presenza di un prete nero) ed etnica (servita insieme a un bel piatto nuziale di tajine di pollo con le prugne).

Lo stile lieve di Cuvellier è d’altra parte funzionale anche a incentivare la lettura tra i giovanissimi riluttanti. Ecco perché Mamma e papà oggi sposi va a nozze – è proprio il caso di dirlo – con i criteri di alta leggibilità secondo i quali è stampato e trova degnamente posto all’interno di una collana ben pensata per avvicinare alla lettura anche i ragazzi che si sentono meno portati o che sperimentano maggiori difficoltà legate alla dislessia.

La principessa generosa

Con un principe trasformato in riccio e destinato a riprendere le sue sembianze originali solo se una principessa spezza l’incantesimo, la più classica delle trame fiabesche trova posto tra le pagine de La principessa generosa. La storia, tratta dalla tradizione popolare e illustrata da Viola Sgarbi, fa infatti incetta di motivi classici e di espedienti fantastici: dai genitori che desiderano ardentemente un figlio al re che baratta una delle sue figlie con un aiuto da uno sconosciuto, dagli animali parlanti alle sorelle malvagie.

Una storia, insomma, dal sapore familiare che viene qui proposta al pubblico dei lettori alle prime armi, con o senza difficoltà di lettura, rispettando criteri tipografici più friendly (font specifico, sbandieratura a destra, grande carattere, spazio tra le righe). Come già in Gianni il fortunato, facente parte della medesima collana, il testo è inoltre sovente intervallato da giochini quiz che possono forse rendere la lettura meno monotona ma che rischiano altresì di renderla pericolosamente frammentaria.

Babbo Natale: operazione clima

Cosa succede se gli effetti del surriscaldamento globale arrivano fino in Lapponia, tra le renne e le attività di Babbo Natale? Che doni, letterine, vigilie e spirito natalizio rischiano davvero di andare a frasi friggere! Serve un’azione d’impatto e risolutiva…

Ecco allora che entra in campo Marlene, giornalista tenace e attenta alle tematiche ambientali che raccoglie un’esclusiva intervista al più celebre dei Babbi lanciando alla popolazione mondiale  un monito importante sulle regole quotidiane da seguire per salvare il pianeta. Così, iniziando a spegnere le luci quando non sono necessarie, a ridurre l’uso di condizionatori e caloriferi, a usare lampadine a basso consumo e a ricorrere a pile ricaricabili, i bambini di tutto il mondo contribuiscono a far tornare le nubi al Polo nord e a salvare il clima natalizio, nel senso più letterale del termine!

La storia ecologia scritta da Carolina D’Angelo e illustrata da Umberto Mischi, lancia un messaggio importante sul ruolo che ciascuno di noi gioca nel rispetto del nostro pianeta. Nonostante gli insegnamenti spicci su cui il libro insiste molto, lo stile snello, l’ironia dell’elfo Pete e la stampa ad alta leggibilità difendono efficacemente la piacevolezza e la leggerezza del racconto.

Il mio amico trasformista

Andare a trovare un amico per giocare insieme e ritrovarsi ad assumere sembianze animali  in giro per casa inseguendo una pestifera sorellina. Niente male come svolta per un tranquillo sabato mattina! È quel che accade a Mike quando scopre che il suo amico Alex, così come sua sorella Julia, sono in realtà degli Ziff-prong: individui capaci di trasformarsi in mammiferi, pesci o insetti in un batter d’occhio. Quella dei due amici diventa una ricerca incalzante della piccola di casa nel forsennato tentativo di convincerla a tornare umana prima del ritorno della mamma.

Il mio amico trasformista si fa leggere con gusto e con facilità, anche grazie al supporto ben studiato di illustrazioni colorate e frequenti. Prima fra tutte quella del buffo elefante rosa in cui si trasforma l’impertinente Julia che riporta piacevolmente i ricordi alle bestie rosa e blu del mitico duello tra Maga Magò e Mago Merlino.

Il libro fa parte della nuova collana di Sinnos Leggimi 6-8 anni che associa i criteri di alta leggibilità a storie piacevoli e brevi adatte a giovanissimi lettori in erba, alle prese con le prime letture autonome.

Bounce bounce

La carta da pacchi ha un fascino tutto particolare. È un piacere da toccare, è un invito a scrivere ed è l’involucro più stuzzicante per un regalo coi fiocchi. Ecco perché, forse, Brian Fitzgerald l’ha scelta come base per il suo originale albo: per farne ai suoi lettori un regalo gradito e tutto da scoprire.

Bounce Bounce, vincitore non a caso del primo Silent Book Contest  indetto nel 2014, si sviluppa su pagine quadrate e naturalmente rigate, dalle quali affiorano, quasi in trasparenza, i singolari personaggi che popolano il libro. Protagonista, in particolare, è un insetto stravagante, un po’ apetta e un po’ astronauta, che svolazzando tra i fiori incappa in un palloncino, lo gonfia e ci finisce dentro, come inghiottito. Inizialmente intimorita, la bestiola impara presto a godersi il viaggio e le meraviglie che da un velivolo così speciale si possono osservare: pesci, mongolfiere, navicelle spaziali e stelle. Fino a quando il palloncino non si stappa, peraltro grazie a quello che si potrebbe considerare il famoso “gancio in mezzo al cielo”! Fine della corsa, avanti il prossimo: il palloncino è pronto a caricare un altro passeggero e un millepiedi freddoloso si fa subito avanti. Il libro si chiude così, con la promessa di un nuovo meraviglioso viaggio e dei mille altri che potrebbero seguirgli.

Capace di accompagnare, con la levità di un palloncino leggerissimo, attraverso mondi lontani – terresti, stratosferici e subacquai –  Bounce bounce unisce un sapore vintage, con i suoi toni bruni e carta da zucchero, a una sfumatura moderna, con la sua scelta di forme surreali e di un racconto silenzioso. La combinazione è davvero piacevole e fa di questo libro un piccolo e prezioso diario di viaggio.

Cappuccetto rosso

La storia di Cappuccetto Rosso la conosciamo tutti. Per questo realizzarne una versione nuova e capace di stupire e appassionare non è cosa da ridere. L’illustratore Juanjo G. Oller ha però colto la sfida con risultati interessanti. Il suo è un Cappuccetto rosso moderno e minimalista, che, con solo effetto delle immagini e senza alcuna parola, riesce a suscitare curiosità e inquietudine.

Il libro è tanto essenziale quanto complesso. Le sue linee, profonde e dense, invitano a uno sguardo attento e poco frettoloso, capace di cogliere il valore dei dettagli che spuntano da sfondi netti e il significato di una cornice che diventa cuore dell’illustrazione.

Il tratto insolito e una tavolozza ristretta usata con sapienza danno a una storia senza tempo una nuova chiave di lettura che può intrigare i piccoli lettori e forse ancor più i grandi che li accompagnano. Non a caso, il volume strizza l’occhio agli adulti non solo con una veste grafica raffinata ma anche con la scelta di far seguire al racconto per immagini la versione originale della fiaba firmata dai fratelli Grimm e un saggio di Gustavo Martin Garzo sui significati che essa può celare.

Da Mary taglio e piega

Solo chi ha capelli ribelli può davvero capire il tormento di Mary che, stufa di avere in testa una chioma imbizzarrita, decide di dare in autonomia un taglio (nel senso più letterale del termine!) al suo problema tricologico.

L’auto-acconciatura della riccioluta protagonista di Da Mary taglio e piega non è che l’inizio di una serie di guai ma anche di amicizie inattese, come quella con Colin Rochfort, il bambino a cui cola sempre il naso e che a sorpresa si rivela affidabile e degno di una chance, anche da parte di una tipa tosta come la protagonista. Intraprendente e creativa, Mary è davvero un personaggio rock&roll che non solo si rapa la testa in barba alle decisioni dei genitori ma si fa anche portavoce di tutte quelle bambine che da tempo hanno rinunciato agli stereotipi principeschi per giocare a “Barbie salva la terra dal buco dell’ozono “ e “Barbie vince il titolo mondiale di Boxe”!.

Da Mary taglio e piega è pubblicato da Sinnos in un formato piccolo, pratico e maneggevole che sembra fatto apposta per contenere storie irresistibili come questa, da sbocconcellare dove capita. Il libro inaugura la collana Leggimi! A colori che mantiene i criteri di alta
leggibilità già sperimentati dalla casa editrice e li unisce a storie buffe, colorate e adatte a un pubblico di lettori alle prime armi.

Telefono senza fili

Che sia un libro prezioso e raffinato lo si deduce non solo dal prezzo, ma anche dal grande formato, dal profumo antico e dalla sensazione che danno al tatto le sue pagine lisce. Telefono senza fili si presenta da subito così, nella sua veste nobile e patinata. Ma dietro la benda del pirata in copertina c’è forse un occhio che si strizza, consapevole che sotto la foggia distinta di un libro può celarsi un autentico inno al divertimento.

Tra la prima e l’ultima pagina dell’albo nato dalla mente di Ilan Brenman e della mano di Renato Moriconi, si dipana infatti uno dei giochi più vecchi del mondo: un gioco semplice e universale, per cui non servono altro che parole e silenzi. I silenzi – eloquentissimi però – è il libro a metterle, con la sua scelta di procedere per sole immagini; le parole invece sta al lettore trovarle, ispirato dalla successione di personaggi implicati nella trasmissione del messaggio. Disposti rigorosamente uno per pagina e tratteggiati con un gusto estetico raro, questi sono scelti con cura e minuzia a condensare in poche pagine secoli interi di storia e di storie.

Giullari, re e cavalieri si incontrano con nonnine, rossi cappuccetti e cacciatori, dando vita a un passaparola irresistibile che richiede sottile attenzione per i dettagli. Una lettura distratta scorre via piacevole e affascinata (che già non è poco!) ma una lettura accorta tira fuori davvero il meglio di un albo come questo, rivelando la logica sottesa agli abbinamenti delle doppie pagine, la circolarità del gioco narrato e la tensione infine spezzata con i limiti imposti dalla pagina.

L’uovo e la gallina

È nato prima l’uovo o la gallina? Più di quarant’anni fa Enzo e Iela Mari hanno provato a domandarselo dando vita a un silent book che ancora oggi resta un classico. L’uovo e la gallina, recuperato a catalogo da Babalibri, mostra infatti in modo ultra ravvicinato come il ciclo della vita passi progressivamente attraverso gusci, piume e pennuti a tutto tondo.

Dall’allestimento di una morbida base per la cova ai primi vermetti beccati in autonomia, gli autori riprendono con la loro consueta attenzione al dettaglio, tutte le fasi di sviluppo di un pollo. Tutto giocato su una stimolante alternanza tra ciò che accade dentro e ciò che accade fuori dall’uovo, il libro non manca di arricchire l’intero racconto con un lavoro sapiente sull’uso dei colori.

Una veste tutt’altro che casuale e ben gradevole racchiude perciò una proposta insolita che mescola la curiosità scientifica e una traccia di narrazione che sta al lettore animare con le sue proprie parole.

L’albero

Un obiettivo fisso che punta a un albero dall’aspetto secolare e ai pochi metri che lo circondano. Fine. Non ci sono stravolgimenti, cambi di prospettiva o strampalate invenzioni in questo libro: tutta la magia del racconto è già contenuta infatti nello scorrere ciclico della natura. E come una spettatrice rispettosa, Iela Mari, non fa che prenderne atto e condividere con il lettore la sua scoperta.

Con il suo tratto preciso e misurato, l’autrice mostra perciò a filo di pagina come sopra, sotto e intorno all’albero vadano e vengano inquilini diversi – un ghiro, una coppia di uccelli e la loro prole – che con esso interagiscono secondo i ritmi dettati dalle stagioni. Neve, nebbia e sole si inseguono, i nidi si riempiono e si svuotano, i germogli sbocciano e appassiscono: tutto trova un compimento che è insieme anche occasione per un nuovo inizio

Pacato e privo di parole, il libro costituisce un intramontabile invito a cogliere il meraviglioso custodito ma anche offerto generosamente dalla natura a chi le conceda un occhio curioso e attento.

Noi

Noi è uno di quei libri che si fanno notare poco – sarà per la stazza sottile o per la promozione contenuta – ma che meriterebbero invece massima diffusione. Noi è infatti un piccolo gioiello, confezionato con cura minuziosa e sentimenti autentici, capace di raccontare degli incontri, dei timori, e delle emozioni che spesso restano taciuti per imbarazzo o pudore.

Noi è la storia di un bambino come tanti che la vita scolastica porta a imbattersi in un compagno diverso. Un compagno strano nell’aspetto, con un occhio di dimensioni spropositate, che suscita paura, interrogativi e persino disgusto. È quel compagno che resta sempre solo, poiché il gruppo lo tiene a distanza facendosene beffe e fantasticando sulle cause della sua difformità. Perché, com’è normale, la diversità fa porre domande e serve che queste trovino ascolto e risposte per non sfociare nella diffidenza. Quando questa si insinua sono le occasioni fortuite a permettere talvolta di superare le barriere e i pregiudizi. Così accade al protagonista che, trovatosi solo con il compagno, inizia a scoprire i tesori che, dentro e fuori, questi nasconde.

Commovente nella sua schiettezza, percepibile non solo nelle parole ma anche nelle immagini (cosa tanto più insolita), l’albo è reso palpitante dal testo misurato di Elisa Mazzoli e dalle illustrazioni evocative di Sonia MariaLuce Possentini. Retto da una sapiente struttura in cui si bilanciano il prima e il poi e soprattutto  il lui e il noi, il libro racconta di come l’occasione faccia l’uomo, non sempre ladro, ma anche, talvolta, umano.

Flora e il fenicottero

Attenzione attenzione, non fatevi ingannare dal rosa imperante di Flora e il fenicottero. Sotto le diffuse tonalità pastello – dalla copertina alle decorazioni, dai protagonisti agli elementi di sfondo –  questo silent book racchiude ben altro che un racconto stucchevole tutto confetti e sdolcinerie da smorfiosette. Ad apprezzarlo non saranno perciò solo le piccole amanti della danza e della femminilità a tutti i costi ma anche e soprattutto coloro che vogliano tuffarsi (metaforicamente e letteralmente) in una storia buffa e ironica di amicizia.

Lo si intuisce fin dalla prima pagina in cui, alla postura elegante e seriosa del fenicottero si unisce e contrappone il passo goffo di un piedino munito di pinna. Fa così la sua comparsa Flora, una bambina ostinata e spiritosa, che trasformerà le pagine seguenti in un passo a due insolito con il pennuto. Dalle prime velate schermaglie sino all’eclatante finale, i due si esibiscono in una danza in cui gli sguardi, i movimenti e i reciproci avvicinamenti creano una coreografia e un legame divertenti e teneri.

Molly Idle dà insomma vita in quest’albo a due personaggi deliziosi che tirano fuori il meglio di sé nel reciproco rapporto di contrasto e condivisione, invitando a scoprire ciò che, con spirito aperto, dagli altri possiamo apprendere e agli altri possiamo insegnare.

Guarda guarda

Guarda guarda è una storia di sguardi e di silenzi. Una storia in cui l’incomunicabilità di chi parla lingue diverse si stempera nel comune senso di meraviglia per qualcosa di straordinario come un cielo che si anima di colori e immagini. Protagonisti di questa storia sono una giraffa e un ghepardo che si incontrano nella savana e che, dopo un primo avvicinamento furtivo e diffidente, scoprono di poter condividere un pezzo di strada, un’emozione e un’amicizia senza dover per forza usare le parole.

Lucidando le stelle e godendo insieme del loro spettacolo, i due animali raccontano della possibilità di capirsi con gli occhi e lo fanno, non a caso, all’interno di un libro di sole immagini. La storia (non proprio immediata) procede infatti attraverso illustrazioni evocative che toccano corde profonde e lasciano ampissimi margini all’immaginazione del lettore.

Guarda guarda nasce da un progetto condiviso tra associazioni che promuovono il riconoscimento e il diritto all’uso della lingua dei Segni (come il gruppo SILIS o la cooperativa il Treno), un istituto tecnologico che studia l’acquisizione del linguaggio (come il CNR di Roma) e una casa editrice impegnata nel sociale come Carthusia. Il libro è cioè a sua volta un incontro tra realtà che parlano lingue diverse ma che, forti di un comune intento, possono dar vita a un risultato sorprendente.

Gianni il fortunato

Scambiare un lingotto d’oro per un cavallo. E poi il cavallo per una mucca, la mucca per un maiale, il maiale per un’oca e l’oca per una pietra da mola. E alla fine ritrovarsi senza nemmeno quest’ultima – caduta accidentalmente in un pozzo – ma anche, per fortuna, senza ulteriori guai. Ogni baratto fatto dal protagonista nel corso della storia sembra infatti un autentico affare ma si rivela poi, inesorabilmente, una vera e propria fregatura.

Il racconto della tradizione popolare Gianni il fortunato trova tra i tipi della Emme edizioni nuova vitalità in una forma che vuole invitare alla lettura, grazie all’unione di alcuni accorgimenti tipici dell’alta leggibilità e di una frequente alternanza tra testo, illustrazioni e giochi. Il risultato è un volumetto piacevole e stimolante, nonostante l’aspetto un po’ confuso.

 

I tre porcellini

Dopo l’esperimento di Pinocchio (2010), ad oggi purtroppo ancora poco conosciuto benché accolto con grande favore dagli specialisti, Michela Sebastiani ed Emanuela Valenzano proseguono il loro lavoro sui marcatori visivi con due nuovi titoli ispirati a fiabe tradizionali.

I tre porcellini e Il gatto stivalato, rivolti rispettivamente a un pubblico di più giovani e di più esperti lettori (primo e secondo ciclo delle elementari), tornano a fare ricorso a un elaborato sistema di frecce, colori, sottolineature e corsivi per facilitare la comprensione di alcune parti del testo più ostiche agli occhi di lettori con disabilità uditiva. Anche le illustrazioni, senza dubbio casalinghe, supportano questo processo, essendo create ad hoc per assecondare fedelmente il racconto ed agevolarne la decodifica.

Malgrado l’aspetto poco accattivante e piuttosto artigianale, i due volumi meritano un’attenzione particolare poiché nascono da un lavoro teorico e pratico minuzioso ed estremamente  competente dalle due autrici, esperte pedagogiste e linguiste, da anni impegnate nell’educazione di bambini sordi.

Quindi ci penserà il polipo

Quindi ci penserà il polipo è un libro tattile tenero e semplice. Racconta di due pesci dalle code aggrovigliate che vengono liberati da un polipo astuto grazie a una soluzione originale e ingegnosa. Attraverso pagine colorate ricche di spugne in forma di alga, tessuti glitterati in forma di pesce e carta vetro in forma di spiaggia, i giovani lettori hanno la possibilità di farsi coinvolgere da una piacevole storia di amicizia, esplorabile sia con lo sguardo sia con le dita.

Nonostante l’aspetto artigianale e la precarietà di alcuni elementi attaccati alla pagina, la qualità della ricerca profusa in questo volume è davvero rimarcabile. La scelta dei materiali è in effetti azzeccata ed evocativa e l’attenzione riservata all’esplorabilità  e all’impiego interattivo dei soggetti è stimolante e ben calibrata.

Se poi si aggiunge che il racconto è nato da un percorso di scrittura che ha visto protagonisti numerosi bambini e che la sua realizzazione ha coinvolto diversi soggetti in difficoltà, non si può che considerare questo prodotto davvero prezioso, sperando che possa trovare un’ampia e meritata diffusione.

Adalgisa e la luna

È una notte limpida e stellata quando la luna si assopisce e precipita in un pozzo. Per fortuna una fanciulla dalla chioma raperonzolesca assiste all’imprevisto mentre si gode il fresco della sera e si ingegna per portare in salvo il satellite sbadato. Ivana Marangon racconta ai piccoli lettori questa storia, dando alle fasi lunari una veste narrativa insolita. E lo fa in rima, senza lesinare sulle parole un po’ più complesse, che poco risultano familiari alle orecchie dei più giovani ma che sanno solleticarle per la loro musicalità.

Le illustrazioni, ironiche e piacevoli a uno sguardo bambino, sono curate da Federica Dubbini e sembrano ispirarsi, nel tratto, alla sorridente grazia della mitica Nicoletta Costa. Delicate e prive di elementi ridondanti, queste accompagnano il testo (scritto in font ad alta leggibilità) su un rilassante sfondo blu che fa del libro una lettura ideale prima della nanna.

La strega più cattiva del mondo

Kaye Umansky è nota al pubblico dei giovani lettori per la sua passione per le streghe – indimenticabile Puzzy, la strega sudiciona – e per le fiabe classiche rivisitate. Ecco, La strega più cattiva del mondo mette insieme entrambe le predilezioni dell’autrice. Raccontando la storia di Malumore e del modo in cui ha vinto il concorso di perfidia per fattucchiere, il libro reinventa la fiaba di Hansel e Gretel con un tocco personale, insieme ironico e ottimista.

Decisa a vincere il premio di malvagità, Malumore prepara una trappola per ingenui bambini, con l’obiettivo di imprigionarli e far loro qualcosa di estremamente crudele. Travolta però dalla simpatia per le sue due prime vittime, attratte nel bosco dalla casetta di dolciumi, la strega finisce per rimpiazzare il suo piano diabolico con una messinscena bell’e buona, adatta a salvare premio e affetti.

Si riconosce nel racconto lo stile umoristico e vivace dell’autrice inglese che si presta particolarmente bene ad animare storie ad alta leggibilità. Non solo gli accorgimenti tipografici, infatti, ma anche la storia divertente e la narrazione semplice e ben scandita contribuiscono ad avvicinare alla lettura anche chi sperimenta maggiori difficoltà dovute alla dislessia. Tanto di cappello, dunque, all’editrice Sinnos per aver colto questa predisposizione naturale del racconto, inserendola di diritto nel suo catalogo in carattere Leggimi!.

Indovina chi ha ritrovato Orsetto

Indovina chi ha ritrovato Orsetto è un elogio silenzioso ai dettagli apparentemente senza valore. Come le tracce nella neve che, a prima vista insignificanti, possono in realtà svelare a chi le osservi con cura molte cose a proposito di chi le ha lasciate. Le tracce del libri di Gerda Muller raccontano per esempio di una passeggiata di tre persone nel bosco, di piccole deviazioni per raccogliere frutti, di girotondi intorno agli alberi, di soste per riposarsi e di sofisticate operazioni per costruire capanne. Ma lo fanno senza dire una parola così che il lettore possa divertirsi a seguire le orme e a indovinare le storie che esse celano e rivelano allo stesso tempo.

Così, raccogliendo gli indizi che l’autrice non manca di disseminare lungo le pagine, ci si ritrova a seguire una mamma premurosa e due bambini curiosi in gita sulla neve, riconoscendone via via l’andatura, gli interessi e i percorsi. Ma non è tutto. Come volendo strizzare l’occhio al lettore fino alla fine, l’autrice attribuisce particolare valore a quelle parti del volume normalmente bistrattate, come la terza e la quarta di copertina. È proprio qui, infatti, che si concentra il maggior numero di soffiate sul senso della storia, come la possibilità di conoscere i personaggi e di scoprire (o verificare se si è già stati molto bravi) le loro azioni.

Lo straordinario signor Qwerty

Il signor Qwerty ha la casa piena zeppa di invenzioni e la testa piena zeppa di idee. Queste ultime le tiene però nascoste sotto il cappello, per paura che gli altri possano vederle e giudicarlo male, ritenendole strambe. Cosa potrebbero pensare, infatti, di fronte ai progetti di marchingegni elaborati, fatti di cucchiai ad elica, lampadine ad artiglio e ingranaggi a pressione? Quello che il signor Qwerty non immagina neppure è che anche sotto i copricapi lucchettati delle altre persone si celino pensieri variegati: pensieri matematici, lungimiranti, giocosi o scientifici, visibili in trasparenza al solo lettore. Quel che è certo è che pensieri così costretti, senza possibilità alcuna di prender aria e librarsi, sono condannati a stagnare in solitudine. A meno che, come capita proprio al signor Qwerty, le idee non finiscano per esplodere e scappare. E quando un’idea scappa, può generarsi un’autentica baraonda: i serratissimi cappelli dei passanti iniziano, infatti, a scricchiolare e a cedere a loro volta, perché il pensiero genera pensiero e le idee che si incontrano non possono che dare frutto. Così, come il La di uno strepitoso concerto, l’incidente del signor Qwerty dà vita ad un’invenzione  che esaudisce desideri, asseconda passioni e stimola progetti nuovi, invitando a schiudere i cappelli e a condividerne il contenuto.

Un’invenzione straordinaria, insomma, come il suo creatore ma anche come l’albo firmato da Karla Strambini che ne racconta la storia. Incredibilmente ricco, stratificato, aperto a molteplici interpretazioni, questi fa di ogni rilettura una possibilità di scoperta. Si riconosce, in particolare, una rara alchimia tra le parole e le immagini, poiché nelle seconde si nasconde un mondo che le prime accennano ma non svelano. Il lettore si trova così a cercare e ricercare i dettagli più nascosti e stuzzicanti per interpretare meccanismi, invenzioni e pensieri del protagonista. Prendendosi il tempo di cogliere tutti gli ingranaggi, si arriva perciò ad apprezzare a pieno l’idea che la diversità possa generare possibilità di condivisione e felicità. Così, attraverso immagini portatrici di senso, personaggi sui generis, e pensieri che prendono forme inusitate, l’autrice sembra voler fare un omaggio tutto personale a Temple Grandin, suggerendoci a suo modo che “il mondo ha – davvero – bisogno di tutti i modi di pensare”.

Un pianeta che cambia

Un buco con una storia intorno: parafrasando una nota pubblicità di mentine, questo potrebbe essere lo slogan del bon bon editoriale firmato da Jimi Lee. Un pianeta che cambia è infatti un libro sui generis, tutto costruito sul contorno di un buco che più centrale non si può e che rappresenta il nostro bistrattato pianeta.

Intorno ad esso, a partire da un germoglio, si sviluppa dapprima la vita, sopraggiunge poi la distruzione in forma di fumi e grattacieli, e ristabilisce infine un equilibrio una crescita armoniosa tra natura e progresso. In questo modo, riprendendo la linea curva del pianeta, il cerchio si chiude. E la storia, mostrandoci gli effetti nefasti di una cementificazione selvaggia, ci invita a non riaprirlo mai più, perché non è detto che la natura strapazzata ci conceda nuovamente un’occasione di riscatto.

Senza bisogno di ricorrere all’uso di parole, Un pianeta che cambia fa della sobrietà la sua forza, risultando maneggevole e accattivante per i lettori più piccoli ma al contempo raffinato e suggestivo per i lettori un po’ più cresciuti.  Nel libro di Jimi Lee, poi, la forma è già contenuto e partecipa del significato trasmesso. Innovativa e insolita, essa stimola la curiosità del lettore invitandolo a esplorare in libro da ogni lato e a rimettere – simbolicamente e fisicamente –  al centro delle sue priorità il pianeta che ci ospita.  Il rispetto della nostra casa naturale appare qui fondamentale, per scongiurare l’eventualità che essa si ribelli e ci costringa, nella migliore delle ipotesi, a ricominciare tutto daccapo.

Le parole di Bianca sono farfalle

Le parole di Bianca sono farfalle è un Albo Illustrato con la A e la I maiuscole. Evocativo, profondo, colmo di suggestioni che riecheggiano dentro il lettore senza gridare forte, il libro edito dalla Giralangolo è grande nel formato e nella portata: “un libro pieno di riverberi”, insomma, volendo rubare le parole  allo scrittore David Almond.

Al suo interno, tra collage a tinte pastello e racconti che paiono avere le ali, le autrici raccontano il mondo di Bianca e la sua maniera tutta particolare di sentire con la pelle, di parlare con le mani, di vedere aspetti impercettibili e di fare cose fantastiche in buona compagnia.  Il libro prova, cioè, a mostrare più che a spiegare che possono esserci tanti modi di vivere, interpretare e comunicare con il mondo, anche quando la natura non concede la possibilità di farlo convenzionalmente. La sordità di Bianca diventa così un’occasione anche per il lettore di dare una veste nuova ai propri e agli altrui sensi.

Bravissima, in questo, Chiara Lorenzoni, ricercatrice minuziosa di parole, che racconta il quotidiano con una musicalità che culla e ristora. E meravigliosa Sophie Fatus, illustratrice della positività, che porta suggestione e trasporto gioioso nelle sue forme spensierate e impalpabili. L’unione dell’opera delle due artiste è un inno alla leggerezza del pensiero e dell’azione, un invito ad ascoltare e narrare il mondo facendo ricorso a tutte le nostre possibilità.

Ghiribizzi

Ghiribizzi è un inno all’invenzione più sfrenata. Traduzione del polacco Rozmanitosti, il titolo è un primo onomatopeico assaggio del viaggio fantastico che il libro propone al suo lettore. Attraverso nove quadri dalle forme, dai colori e dai materiali più disparati, questi accede infatti, a un percorso tattile che può plasmare a suo piacimento dando alle sagome che incontra ad ogni pagina il significato che ritiene più appropriato.

La varietà mirabolante di textures, ritagliate e assemblate in figure astratte e mai ripetitive, non è infatti accompagnata da alcuna parola che rischierebbe di vincolarne l’esplorazione e l’interpretazione. Non c’è insomma un senso giusto o sbagliato qui: ogni strada è buona perché è il lettore in  tutto e per tutto a tracciarla.  L’artista, dal canto suo si limita  – se così si può dire – a proporre stimoli straordinari che generano sensazioni che si trasformano in immagini che a loro volta animano storie sempre nuove e soprattutto personali.

Con questo volume, già vincitore nel 2006 del prestigioso premio internazionale di editoria tattile Typhlo & Tactus, la cura, la perizia e la visionarietà dei prodotti proposti dalla Federazione Nazionale delle Istituzioni Pro Ciechi in collaborazione  con Les Doigts Qui Rêvent raggiungono esiti davvero superlativi. E come se non bastasse, la scelta insolita di affidarsi al solo potere evocativo delle immagini tattili rende il volume appetibile anche a chi rischia di inciampare nel testo scritto, per esempio in caso di disabilità uditiva o DSA.

Bonjour Monsieur Hulot

Bonjour monsieur Hulot è un omaggio spassionato al mondo bizzarro creato dal regista francese Jacques Tati. Hulot è infatti, in origine, un personaggio cinematografico anni cinquanta che a bordo della sua scoppiettante autovettura raggiunge un’affollata località balneare e travolge i villeggianti con le sue movenze, il suo umorismo e il suo carico di poetica e buffa attitudine a portare scompiglio.

Nell’albo che l’editore Excelsion 1881 ha scelto di dedicargli si ritrova proprio la leggera ed insolita predisposizione del personaggio a stupire, divertire, commuovere o fare tutte e tre queste cose insieme. Così, quando Hulot fa uscire bolle di sapone dalla sua pipa, quando trasforma una passeggiata nella neve in una rievocazione armstronghiana  o quando risolve i problemi idraulici di casa allagando l’intero quartiere, lascia stampato in viso al lettore un sorriso leggero che si rinnova di pagina in pagina.

Ogni scena, che richiama per concisione e ritmo proprio le gag del film, si sviluppa su due pagine: l’una a fronte e l’altra a retro. In questo modo, il senso dei diversi nonsense arriva solo a pagina svoltata, così che non si rischi di sbirciarlo, guastandosi irrimediabilmente la sorpresa. Ogni brevissimo capitolo diventa un piccolo delizioso enigma in cui scovare la logica sui generis del protagonista, senza che alcuna parola si renda davvero necessaria.

Il lupo e i sette capretti

Forte di una buona dose di suspance, la storia del lupo e dei sette capretti è una piccola sfida da brivido per lettori impavidi. Trasmessa a generazioni intere di bambini, la favola vede sei dei sette figli di mamma capra ingannati e inghiottiti dal malvagio lupo e infine salvati in extremis dal più piccolo e scaltro capretto. È una storia che racconta di ammonimenti e di coraggio, di fiducia e di astuzia, di timore e di ascolto.

Nella versione in simboli proposta da Uovonero, all’interno della collana I pesci parlanti, il racconto è reso come al solito essenziale e chiaro, ricondotto a una struttura solida e lineare che si priva dei fronzoli per concentrare l’attenzione sui fatti. Le emozioni vengono da sé, grazie alle implicazioni forti della storia e al contributo immaginifico delle illustrazioni. Affidate al tratta di Andrea Alemanno, queste sottolineano i toni tenebrosi della storia dando forma a un lupo cattivo che più lupo cattivo non si può e avvolgendo ogni scena in un’atmosfera sospesa.

Per venire incontro a esigenze diverse di lettura, dal 2018 Il lupo e i sette capretti e e le altre fiabe de I Pesci parlanti sono proposte dall’editore cremasco anche in una nuova collana chiamata I Pesciolini i cui volumi, identici nel contenuto ai loro “fratelli” maggiori, fanno a meno del formato Sfogliafacile e della cartonatura, risultando così più snelli ed economici (12.90 €).

Marco e Asha vanno in ospedale

Quello dell’operazione per l’impianto cocleare è un momento estremamente delicato e carico di emozioni per i bambini che vi si sottopongono. I loro timori e le loro speranze si intrecciano in una trama fitta e i loro pensieri si alimentano con forza dei pensieri di chi sta loro attorno. Per questo l’accompagnamento che familiari e professionisti possono offrire a chi affronta questo difficile passaggio diventa davvero fondamentale. Ed ecco perché Marisa Bonomi, psicologa che da anni lavora con le persone con disabilità uditiva, ha accettato la sfida di dedicare a questo argomento un volume per l’infanzia.

Marco e Asha vanno in ospedale. Pensieri di bambini sordi nasce infatti con l’intento di raccontare due storie uniche e al contempo universali, di piccoli protagonisti arrivati a un momento di svolta nella loro vita. L’attesa dell’operazione porta con sé i ricordi e le aspettative di cambiamento del rapporto con sé stessi, con il proprio corpo, con le proprie percezioni, con la propria famiglia, con i propri compagni e con il mondo intero.

Ognuno dei due protagonisti racconta la sua esperienza alla sua maniera, lasciando trasparire pezzi di vita del tutto personali e considerazioni in cui possa agevolmente ritrovarsi chi sperimenta un percorso analogo. Pur nell’assenza di una vera e propria storia, con una trama avvincente e uno sviluppo articolato, il libro ha il merito di dare voce ai bambini che affrontano l’esperienza narrata, aiutandoli a darvi un contorno che ne favorisca la comprensione da parte loro e da parte di chi li circonda.

Ma non è tutto. L’attenzione instancabile dimostrata negli anni dalla casa editrice Sinnos nei confronti dell’inclusività su tutti i fronti, trova qui una nuova dimostrazione. Il libro dalle illustrazioni avvolgenti firmate da Cristina Pietta è accompagnato infatti da un DVD che consente la perfetta fruizione del racconto anche da chi impiega la Lingua dei Segni come lingua madre .

La mela e la farfalla

Un piccolo mistero della natura scoperto e narrato in una veste che più essenziale non si può. Le linee sottilissime e i colori intensi che contraddistinguono lo stile di Iela (ed Enzo) Mari raccontano l’incontro ciclico tra frutti e animali in un susseguirsi di pagine pulite che paiono un documentario minimalista su carta.

Sono pagine prive di fronzoli e parole, quelle de La mela e la farfalla: l’album procede, infatti, per sole immagini senza dettagli eccessivi e fuori posto, seguendo in silenzio la trama di una minuscola meraviglia naturale.

Qui tutto concorre da formulare senso – i colori, i particolari, le somiglianza e le differenze tra una pagina e la successiva – e il gioco di inquadrature sancisce il potente sodalizio tra curiosità scientifica e genio creativo, che è poi forse la cifra di quegli albi senza parole di cui i coniugi Mari sono intramontabili testimoni.

Il mare

Ne Il mare di Marianne Dubuc ci sono un gatto bianco e nero, dagli occhi tondi e dal naso a carota, e un pesce rosso brillante, dalle pinne pazzerelle che si trasformano in ali. Per diverse pagine i due si scrutano con sospetto da un lato all’altro della boccia di vetro, solido e invisibile confine di avventure illimitate, fino a quando la zampa del gatto si infila furtiva e vorticosa nell’acqua, dando una svolta alla giornata di entrambe le creature.

Quello che inizia a questo punto è infatti un viaggio magico, che attraversa tetti, cieli, boschi, grotte, montagne e persino crateri lunari. Il gatto segue il pesce – che poi, straordinariamente, è un po’ pesce ma anche un po’ uccello – con la curiosità e la flemma che si addicono più a un  affascinato viaggiatore che a un temibile cacciatore. Così, quando la sua preda si tuffa infine nel mare, non gli resta che restare ad ammirare incantato quell’ultimo panorama che gli si staglia in fronte.

Anche il lettore, dal canto suo, rimane ammaliato da un libro che si presenta davvero come un silent book, non solo perché fa a meno delle parole ma anche perché il tratto placido dell’autrice sa ricreare una quiete del tutto adatta a un vero viaggio di scoperta. Tutto giocato sui contrasti di trame, colori, inquadrature e distanze, il volume approfitta delle sue numerosissime pagine per seguire passo passo, e dunque in maniera molto chiara ed evidente, un volo dell’immaginazione insolito e fantastico.

 

 

Lola e io

Lola e io è un albo illustrato intenso e coinvolgente, un lavoro raffinato e capace di parlare a un pubblico ampio che non esclude i ragazzi più grandi.

Perché qui le immagini sofisticate e di ampio respiro e il testo misurato e aperto ai sensi dialogano davvero, senza posa, intessendo tra loro un rapporto costruttivo e dinamico. Non c’è semplice sovrapposizione o rispecchiamento tra i due linguaggi, ma un continuo rincorrersi e stuzzicarsi a vicenda, svelando di soppiatto ciò che l’altro non vuol dire. Per esempio, che a raccontare la storia, non è, come si potrebbe credere, la giovane Lola, bensì il suo cane Stella.

Non un cane comune ma un cane guida, uno di quelli che trasformano affetto e dedizione in un aiuto imprescindibile per le persone cieche che accompagnano. E al centro del libro c’è proprio questo: il rapporto intimo e simbiotico, profondo e complesso, commuovente e quotidiano tra un essere a due e un essere a quatto zampe. Un rapporto che nasce da un’esigenza pratica, legata alla disabilità visiva di Lola, ma che si nutre di un affetto sincero e che giorno dopo giorno si fa forte di piccole felicità tutte da condividere.

Lola e io è scritto e illustrato da Chiara Valentina Segré e Paolo Domeniconi, che abbiamo visto lavorare insieme in maniera felice anche in L’albero, la nuvola e la bambina, sempre edito da Camelozampa. Entrambi gli albi, per scelta apprezzabilissima dell’editore, vengono proposti al pubblico con caratteristiche di alta leggibilità come il font EasyReading, la spaziatura maggiore e l’allineamento a sinistra: caratteristiche queste che, unite alla forma dell’albo illustrato in cui le immagini assumono un ruolo determinante, offre una possibilità di lettura ricercata e non banale ma allo stesso tempo amichevole e fruibile anche da parte di bambini e ragazzi dislessici.

Una vita da somaro

Quella di Una vita da somaro, è una storia di animali e di umani, di silenzi e di aperture, di sforzi taciturni e di piccole conquiste. È la storia di un bambino curioso e del suo nonno mulattiere, dell’infaticabile mulo Giardino che prima trasportava tronchi e ora porta i libri nelle scuole, di un compagno nuovo e strano, che non dice mai nulla e sembra assente.

Attraverso parole delicate, Daniela Valente racconta di mondi spesso dimenticati, per ragioni diverse: quello del lavoro fisico nei boschi a contatto con la natura e la fatica, quello degli animali che umilmente accompagnano l’attività umana, quello dei paesi di poche anime dove l’accesso alla cultura è un diritto che stimola l’ingegno, e quello dell’autismo che necessita di stimoli e cure ma anche di rispetto ed empatia.

Un libro essenziale e sensibile in cui le cose non accadono con ritmo frenetico, riempiendo la trama di eventi e colpi di scena, ma dove ambiente e personaggi invitano a prendersi il giusto tempo per assaporare anche le piccole cose di ogni giorno.

Gli Sporcelli

Una coppia di vecchietti dalle abitudini disgustose ed esilaranti che più disgustose ed esilaranti non si può: questi sono gli Sporcelli, due dei personaggi più azzeccati e spassosi mai usciti dalla penna di uno scrittore. Lo scrittore in questione, non a caso, è Roald Dahl, maestro indiscusso della narrazione per bambini di ogni tempo.

I due protagonisti del libro –  e oggi per fortuna anche dell’audiolibro – edito da Salani sono marito e moglie dediti a farsi reciproci scherzi rivoltanti come sostituire gli spaghetti del coniuge con dei vermi o infilargli una rana nel letto. Perdipiù, marito e moglie non si lavano mai, hanno un aspetto ripugnante, tengono rinchiuse quattro scimmie e vanno ghiotti di pasticcio di uccellini catturati ogni mercoledì grazie alla temibile “collanontimolla”.

Ma cosa accade se in questo tripudio di schifezze e in quest’escalation di crudeltà, le scimmie decidono di ribellarsi e fare a loro volta il più terribile degli scherzi ai danni degli Sporcelli? Ai lettori scoprirlo, a filo di pagina o attraverso il racconto affidato alla voce di Fabrizio De Giovanni.

Raperonzolo

Una fanciulla dai capelli lunghissimi, una torre inespugnabile e un cavaliere temerario. L’ultima proposta della casa editrice Uovonero attinge una volta di più dal ricchissimo patrimonio delle fiabe tradizionali, dando nuova eco e nuova linfa alla storia di Raperonzolo.

Le vicende commuoventi dei due innamorati divisi dai malefici di una perfida strega danno in particolare un’impronta nuova e intensa alla collana dei Pesci Parlanti, anche grazie alle illustrazioni oniriche di Antonio Boffa.

Il volume è frutto di un curatissimo lavoro di rielaborazione testuale, che mira a cogliere l’essenza della storia, e di una scrupolosa operazione di trasposizione in simboli PCS, che consente anche a chi sperimenta difficoltà comunicative di accedere agevolmente al testo.

Per venire incontro a esigenze diverse di lettura, dal 2018 Raperonzolo e e le altre fiabe de I Pesci parlanti sono proposte dall’editore cremasco anche in una nuova collana chiamata I Pesciolini i cui volumi, identici nel contenuto ai loro “fratelli” maggiori, fanno a meno del formato Sfogliafacile e della cartonatura, risultando così più snelli ed economici (12.90 €).

Storie con la CAA 2

Le storie di Anna, Marco e degli altri protagonisti del cofanetto Storie con la CAA 2 sono storie di vita quotidiana: storie di gioco, di altalene, di capricci, di biciclette, di minestre, di paure e di somiglianze in famiglia. Sono storie che, con semplicità e ironia, toccano da vicino tutti i bambini e proprio per questo è bello pensare che tutti  bambini possano in esse riconoscersi. Ecco perché l’idea di trasformarle in libri in simboli WLS, accessibili anche in caso di autismo e di disturbi della comunicazione, pare calzare a pennello.

L’iniziativa è firmata dalla casa editrice Erickson, da anni attenta alle tematiche dell’handicap, che propone un secondo cofanetto, dopo Storie con la CAA 1, composto da tre mini-volumi. Accomunati da una struttura snella, da una grafica essenziale e buffa e da una cura lessicale, sintattica e narrativa attenta ai bisogni di giovani lettori con difficoltà espressive, i tr libretti offrono uno strumento pratico e davvero spendibile per allargare le possibilità di lettura a chi normalmente ne viene escluso e per incuriosire con un linguaggio efficace chi alla lettura inizia ad avvicinarsi.

Sirenera e il re dei granchi

Sirenera e il re dei granchi sono due racconti di mare, due fiabe antiche, due canti melodiosi e carezzevoli. Danno loro il titolo due presenze impalpabili, in bilico tra il mondo degli umani e i fondali degli abissi: due creature che imprimono senso e movimento alla narrazione,  conservando però una posizione marginale e sfuggente. Sirenera fa la sua comparsa nel buio delle notti di pesca di Sara delle lampare, la ragazza nata senza capelli e per questo tenuta nascosta dalla madre. Il re dei granchi incarna un papà improvvisamente scomparso a bordo della bella barca Lucia, ma strenuamente presente nella vita del figlio Augusto detto Gusto.

Attraverso le loro apparizioni, fugaci e intensissime, Sara e Augusto imparano a conoscere se stessi per aprirsi finalmente agli altri e si fanno carico dei ricordi, tragici e belli, per affrontare con coraggio il futuro. L’incontro con le creature del mare diventa, perciò, lo stimolo e l’occasione per vivere a fondo e autenticamente affetti di ogni sorta: fraterno, filiale, d’amore o d’amicizia. E in questa cornice la diversità – di Sara che si mostra senza chioma ma anche di Diva che fa innamorare Gusto senza poterlo vedere – trova una collocazione autentica, che non passa inosservata me neppure stona.

Il merito è di una narrazione poetica e fiabesca, tutta giocata sull’evocazione appena suggerita e mai marcata, che ben si accompagna a immagini insolite ed essenziali, in cui si mescolano tratti realistici e onirici, linee sottili e spazi vuoti, colori e trasparenze.

Chiuso per ferie

Chiuso per ferie ma aperto per storie. Il volume senza parole di Maja Celija è un invito senza parole a lanciarsi in capriole narrative sulle cose di tutti i giorni, guardando il mondo dal basso in su. In copertina c’è una porta con tanto di serratura: non resta, insomma, che infilare la chiave ed entrare. Cosa si cela dietro la soglia? Apparentemente niente di speciale: una famiglia in partenza, valigie e scatole, un bagagliaio aperto. Ma il bello deve ancora venire. Con effetto sorpresa ritardato, la luce si accende, il libro si anima e il lettore viene tirato per la manica, accolto in un’avventura piccola ma incredibile.

Quello che accade è che i protagonisti delle foto in bianco e nero, sistemate con cura sulla cassettiera, prendono vita d’improvviso restituendo un significato insolito ad ambienti, azioni e oggetti. Ciliegie e camicie diventano palloni e rete da pallavolo, il forno si fa solarium, il cucchiaio funge da padella e la spugnetta s’improvvisa imbarcazione. Le pagine ospitano, insomma, una festicciola domestica in miniatura da godere fino a quando la chiave non rigira nella toppa, i padroni non rientrano in casa e tutto (o quasi) non torna al suo posto…

È un gioco di dettagli e inquadrature, quello che orchestra abilmente l’autrice costringendo il lettore a regolare a ogni pagina il proprio punto di vista e a ritarare misure e prospettive per riconoscere prima e risignificare poi gli oggetti dipinti. Il risultato è una carrellata di scene colorate e festose che si svelano a poco a poco e con sorpresa, solleticando anche il lettore più riluttante, insospettito magari da un tratto cupo solo in apparenza. E forse anche questo contrasto tra linee malinconiche e contenuti briosi, rafforza l’invito a varcare la soglia delle apparenze e osare immaginare, nella vita come nella scelta di un buon libro.

Che fretta c’è

Prendersi il tempo di riscoprire le cose piacevoli della vita quotidiana – fare merenda, giocare, guardare un film, amare, concedersi un bagno – senza dimenticare di sorridere, però. Questo ricordano le lumachine nate dalla penna scherzosa e inconfondibile di Agostino Traini: creature minuscole che escono direttamente dalla fantasia dell’autore, divertente e divertito, e che un’analoga porta dischiudono nel lettore. Quest’ultimo, incuriosito dalle protagoniste di Che fretta c’è, si ritrova così in un mondo ricco di dettagli umani ma lumachescamente trasformato, in cui la lentezza diventa la chiave della comprensione e del diletto.

Ciò che compare a ogni pagina voltata è il racconto di un’azione, frammentato in nove piccole scene dalle insolite inquadrature – dettagli, scorci e primi piani soprattutto – seguiti da un’ultima scena a tutta pagina, dallo sguardo più ampio e risolutivo. La tacita sfida è a raccogliere e assemblare gli indizi disseminati in ogni frammento per coglierne il senso globale: una sfida tutt’altro che scontata poiché nessuna parola viene in aiuto del lettore-investigatore. Che fretta c’è è infatti un delizioso libro senza parole che rende l’esperienza della lettura personalizzata e accessibile anche a chi ha difficoltà con l’espressione scritta.

E proprio in questo sta il bello, forse. Perché ognuno può seguire i suoi sentire fantastici, ricostruire la storia che più gli piace, raccontare un evento molto semplice da punti di vista differenti o semplicemente con parole nuove ogni volta, come in un libro-game insolito e rudimentale in cui si legge, si scorre, si fa attenzione a non perdere i dettagli, si scoprono finezze, si risolvono misteri e poi, soprattutto, si torna indietro e si ricomincia con nuova consapevolezza e rinnovata curiosità. Con tutta calma, però. D’altronde, che fretta c’è?

Le cronache di Befa – Il fiume infuriato

Pochi personaggi appena schizzati, a parole e a matita, una vicenda lineare, quotidiana ma non troppo, un racconto snello, tutto dialoghi e frasi senza fardello: un libro soft, insomma, Le cronache di Befa, che si schiera in prima linea sul campo dell’avvicinamento alla lettura.

Se è vero, infatti, che la storia scritta da Piero Valesio non strabilia per originalità narrativa, bisogna riconoscere che la scelta coerente improntata alla semplicità e declinata tanto sul piano delle illustrazioni, quanto su quello del testo, ha il merito di offrire una sfida di lettura piacevolmente sormontabile. Ai giovani lettori riluttanti – per difficoltà di apprendimento ma anche per disabitudine– si propone dunque un terreno agevole sul quale cimentarsi e provare a scoprire un piacere inatteso.

Al carattere apposito per dislessia, all’impaginatura che affatica meno la vista e alla carta color crema – espedienti tecnici messi a punto ed adottati in tutte le collane dalla casa editrice Biancoenero – si affiancano qui figure tratteggiate che paiono personaggi dei fumetti e una grafica perfettamente in linea con essi. L’avventura di Armando, Rolandino, Laurette e Nicole, alle prese con un fiume in piena che rischia di strabordare a causa di uno smaltimento selvaggio dei rifiuti, assume così le fattezze di una vignetta che si trasforma in libro.

Diverso come uguale

La diversità ha tante facce: quella della disabilità, quella della religione, quella dell’etnia e quella dell’orientamento sessuale, per esempio. Ciascuna condiziona a suo modo le persone senza mai, tuttavia, esaurirne la personalità. Così, chi è epilettico come Erica, può anche amare vestirsi di rosso e non avere paura del buio, chi è cieco come Marcel può anche conoscere un sacco di canzoni a memoria e ballare benissimo o chi è musulmana come Fathia può anche avere i capelli liscissimi e festeggiare il compleanno in un giorno speciale. Certo, occorre essere sufficientemente attenti e curiosi per notare con naturalezza questi aspetti senza farsi ingannare dalle etichette.

Così fa Leone, protagonista del bell’album illustrato proposto da Beccogiallo, che in quarantotto pagine di una specie di diario, con tanto di disegni annessi, clips e post-it, racconta ai lettori somiglianze e stramberie degli amici. Qui, tra illustrazioni a tutta pagina e commenti che tanto sanno di fumetto, scorre una carrellata di personaggi, tutti portatori di una forma di diversità, non nascosta né negata bensì accolta e mescolata ad altre caratteristiche. Anche l’handicap, così, smette per una volta di essere quella parola vuota o quella situazione ineffabile che perlopiù spaventa gli adulti per assumere i contorni pieni, benché soggettivi, dell’esperienza pratica di un bambino.

La disabilità, cioè, viene nominata e contestualizzata, e qui sta il vero merito di Diverso come uguale: nel coraggio inusuale di chiamare le cose con il loro nome, nella responsabilità di dar loro un risvolto pratico e comprensibile e nella capacità di mettere in luce come la diversità non annulli ciò che la circonda. Raccontare l’autismo di Luca, per esempio, come la sua insofferenza agli abbracci e alle chiacchiere non è certo esaustivo ma offre ai piccoli lettori l’opportunità di confrontarsi con una forma di differenza dalla fisionomia finalmente riconoscibile. Se in più si sa che Luca è il bambino più alto e forte della classe, che colleziona bottoni, che odia i gatti e che ride con la bocca tutta aperta come Superobotman si intuisce che la sindrome che lo ha colpito non è sufficiente a definirne in pieno l’unicità.

Quel che si legge tra le righe, insomma, è che essere bambini, con o senza disabilità, significa essenzialmente coltivare desideri, avere e superare paure, mostrare stranezze, giocare, condividere esperienze e sognare. Evviva, dunque, perché di una simile convinzione abbiamo ancora tanto bisogno!

L’isola

Se, come sostiene Suzy Lee, “un buon libro illustrato lascia spazio all’immaginazione” permettendo al lettore e all’artista di “godersi comodamente l’ambiguità”, L’isola di Ronald Tolman e di sua figlia Marije non sfugge alla categoria. Con quel suo lasciarsi leggere e rileggere disseminando tracce di suggestioni sempre nuove, questo silent book si presenta, infatti, come un invito caloroso ma non invadente a scendere con una scaletta da una nuvola spumosa e a immergersi curiosamente in scenari distesi a perdita d’occhio su cui si stagliano figure dai tratti delicati.

Quello che viene proposto, qui, è un viaggio tra isole misteriose in compagnia di un placido orso bianco, dai tratti noti agli affezionati del premiatissimo La casa sull’albero. Al suo fianco il lettore senza fretta ha modo di incontrare distese popolate da pulcinella di mare, banchine rotanti come giostre in forma di sole, lingue di terra regno di dodo e avvoltoi, ricordi d’Africa e di animali equatoriali e, infine, un’isola-palafitta che sa tanto di casa, di approdo e di rifugio in cui condividere la serenità e la meraviglia con qualcuno di vicino. Come un procione violinista, per esempio.

In una successione di vedute a tinte pastello che divengono cornice per l’immaginario, il volume si anima di quella poesia che è propria dei viaggi dalla meta ignota e di quella magia caratteristica dei luoghi così indistinti da poter esser dappertutto e in nessun posto. Ne risulta un gioiellino editoriale indefinito e insieme affascinante, certo non facile da cogliere in un’interpretazione univoca, ma forse proprio per questo capace di stimolare un rapporto personale con le immagini e un dialogo inventivo con e tra grandi e piccoli lettori.

Pistaaaaa!

Pistaaaaa!, arriva un libro  spericolato e difficile da frenare! Fresco dai tipi dell’editrice Il Castoro, il sottile volume scritto da Robert Munsch e illustrato da Michael Martchenko travolge un po’ il lettore, con un fare insolito e dissacrante. Niente poesia o senso di meraviglia, in questo libro, che si fa notare piuttosto per la disinvoltura con cui rivolta la disabilità come fosse un calzino.

La brevissima storia, surreale e assurda, di una bambina che su una sedia a rotelle turbo salva il fratello infilzatosi con una forchetta lascia dapprima spaesati ma si impone poi per la sottesa capacità di ribaltare lo stereotipo del disabile mogio e di costruire occasioni di divertimento sopra un mondo forzatamente serio quale quello dell’handicap motorio.

Malgrado il disorientamento iniziale, ci si accorge che la disabilità finisce per uscire rafforzata da una storia illustrata come questa che, pur non essendo un capolavoro, osa come poche altre trattare il bambino disabile come un bambino qualunque ammettendo che possa desiderare divertirsi, provare brividi e persino esagerare, ispirando personaggi strampalati.

Il libro nero dei colori

Un libro tutto nero per parlare di colori e un libro sui colori per parlare ai non vedenti: niente di più stravagante si potrebbe immaginare, eppure le autrici de Il libro dei colori – Menena Cottin e Rosana Farìa –  lo hanno immaginato eccome, dando vita a un albo originale e capace di aprire, attraverso lo spiffero delle curiosità, le porte della scoperta e della riflessione.

Proprio dalle pagine buie del volume balenano, infatti, illuminazioni che solleticano i sensi del lettore e lo chiamano a sperimentare le cose in maniera insolita, provando a prescindere dalla vista. Che consistenza hanno i capelli neri di una mamma che ti abbraccia? Che rumore fanno le foglie marroni sotto i piedi? E che sapore sprigionano le fragole rosse mature?

Queste e altre domande trovano risposta tra le illustrazioni di inchiostro nero in rilievo, mostrando al lettore accorto come i colori non siano, in fondo, che un semplice pretesto per condividere un’esperienza. Ed è in questo, in particolare, che l’albo rivela il suo senso più autentico: nella convinzione che i colori siano vestiti leggeri poggiati sulla superficie delle emozioni e che siano queste ultime, in definitiva, le cose su cui val la pena confrontarsi.

Tutt’altro

Il camaleonte in copertina invita il lettore a districarsi tra contrari di ogni sorta: in altezza, morbidezza, peso o grandezza. Affidandosi alla percezione delle dita, questi può sperimentare così concetti elementari e fondamentali che da sempre costituiscono soggetto privilegiato dei volumi per la prima infanzia.

Anche questo album, in effetti, è pensato per i bambini ciechi più piccoli, che lettori magari non sono ancora, proponendo loro un piccolo percorso tattile che pagina dopo pagina stimola la curiosità. E poiché la curiosità, per fortuna, è carattere comune a tutti bambini, anche i vedenti possono lasciarsi facilmente attrarre da Tutt’altro.

Il volume completa la collezione “A spasso con le dita”, realizzata dalla Federazione Nazionale delle Istituzioni pro Ciechi e destinata gratuitamente a centinaia di biblioteche, enti e istituti italiani: un progetto straordinario e degno di nota, per il grosso sforzo economico e tecnico profuso per realizzarlo, per l’inscalfibile passione con cui è stato portato avanti, e per il forte segnale che con esso viene lanciato a difesa dell’integrazione.

Raccontare con le parole e con le mani

Ci sono tanti modi per comunicare, raccontare e sognare insieme. Ci sono tante lingue, ciascuna con la sua musica; ci sono le immagini, che trovano i suoni nei colori; e poi ci sono i segni delle mani, con quel loro strano e sconosciuto potere di dire le cose immaginandole con gli occhi.

Il cofanetto Raccontare con le mani e con le parole, edito dalla Sinnos Editrice, prova a  esplorare tutti questi linguaggi raccogliendo dialoghi, filastrocche e ninnananne delle diverse tradizioni e  proponendone al contempo la versione originale, la versione italiana, l’illustrazione figurativa e la trasformazione in lingua dei segni. Come dire: una sola storia può rivelarne quattro diverse, ognuna con un ritmo, una poesia e una forza espressiva differenti. Ognuna capace di narrare l’intensità dei piccoli momenti quotidiani in modo unico e particolare. Così, provare a leggere la storia essenziale della lumachina o del cattivo papao, affidandosi alle immagini o al movimento delle dita, può diventare un’occasione di sperimentazione e condivisione per chi normalmente legge o ascolta le parole come per chi normalmente le cattura nei gesti.

Tre volumi diversi fanno parte di questa raccolta: due di filastrocche di tradizione italiana, araba, indi e urdu, uno sulle prime espressioni e uno dedicato ai genitori perché la comunicazione, anche difficoltosa, possa diventare una momento di scambio ricco e sereno. Il cofanetto, curato nei testi da Marisa Bonomi, nelle calde illustrazioni da Cristina Pietta e nella realizzazione da Cosetta Zanotti, si inserisce in un progetto editoriale ampio della Sinnos Editrice, volto a fare dei libri uno strumento importante di integrazione concreta.

La buffa bambina

Occhiali spessi, pancia tonda, comportamenti strambi. Ma cos’avrà nella testa quella bambina buffa che abita proprio vicino a Marco? Difficile a dirsi, soprattutto quando quella canta a squarciagola canzoni incomprensibili o sorride gentile a chi la maltratta. Quella bambina buffa si chiama Francesca ed ha la sindorme di Down, o almeno così dicono gli adulti abbozzando una spiegazione piuttosto insoddisfacente. Per Marco quella bambina buffa è prima un’estranea apparentemente picchiatella, poi una vicina di casa con cui provare a divertirsi, poi uno zimbello da sbeffeggiare con i compagni e infine un’amica da difendere dalle vessazioni. La loro è un’amicizia tortuosa e intensa, specchio di quella ingenuità infantile che sa parimenti tramutarsi in crudele schiettezza e in autentica curiosità.

L’eclissi, ovvero una giornata da non prendere alla lettera

L’idea che anima L’eclissi ovvero una giornata da non prendere alla lettera, è nella sua originale semplicità, geniale. Le difficoltà sperimentate quotidianamente dai bambini dislessici e quel senso di smarrimento che i disturbi dell’apprendimento recano sovente con sé non sono infatti comunemente raccontati ai piccoli lettori ma piuttosto messi in atto attraverso una travolgente storia in rima in cui le lettere scompaiono, si rivoltano, si scambiano e si confondono.

Le avventure bizzarre che prendono vita nel cuore del bosco, attraverso la poesia frizzante di Sabina Colloredo e le illustrazioni gioiose di Valeria Petrone, diventano così, con tocco magico, terreno di prova per chi non immagina che i segni grafici possano confondere certi lettori, occasione di rielaborazione leggera e fantastica degli impicci imposti da alcuni disturbi e, ancora, stimolo efficace alla lettura per chi si sente scoraggiato e necessita di “trovare strade nuove / per arrivare, / anche dove sembrava / di non poter andare!”.

Le parole scappate

Due patologie differenti: Alzheimer e dislessia. Due età opposte: un’anziana e un bambino. Due difficoltà distanti: decifrazione e ricordo. Le caratteristiche di Mariadele e di suo nipote non potrebbero sembrare meno ravvicinabili. Eppure…

Con Le parole scappate, Arianna Papini immagina e fa immaginare come possano convergere storie apparentemente diverse e prive di un binario comune. Attraverso un racconto poetico e essenziale e illustrazioni dal tratto marcatamente poetico, le parole si scoprono infatti elemento  di incontro tra una nonnaa che difetta nella memoria e un ragazzino che stenta a leggere correntemente.

In entrambi i casi le parole si fanno protagoniste di perdite, di mancanze e talvolta di autentiche forme di sofferenza, ma diventano al contempo anche stimolo e strumento di riscatto. La narrazione, verbale e più genericamente artistica, diventa in effetti una possibilità di contatto attraverso la quale nonna e nipote trovano una personale e condivisa strada per l’accettazione di sé.

 

È non è

Matita a carta da parati. Così Chiara Carrer interpreta le ombre e i collages di sensazioni che popolano la vita di Sara, protagonista del raffinato album È non è, edito da Kalandraka. Quella che ci consegna è la storia-non storia di una bambina autistica e del forte straniamento che si genera intorno a lei. E’ il racconto per schegge e frammenti di una quotidianità spesso inspiegabile che non ha una vera trama ma che testimonia un’esperienza diffusa.

La voce che narra è del fratello di Sara, sospesa a mezz’aria tra incanto e disincanto. Perché Sara è e non è una sorella come le altre: abbraccia, si illumina e accarezza, infatti, ma il più delle volte si isola, si perde e scoraggia. Il contrasto anima il suo modo d’essere e si fa cifra e valore di questo libro, così lieve e così pesante insieme.

Tutto giocato sull’alternanza di presenza e assenza, l’album restituisce una protagonista, un po’ fuori e un po’ dentro, un po’ simile e un po’ diversa, un po’ vicina e un po’ distante. E nelle parole di Marco Berrettoni Carrara, asciugate all’osso e spogliate del superfluo, si trovano la forza e l’equilibrio capaci di puntellarne la realtà.

Banchogi solo metà

Una fiaba coreana tradizionale per parlare di diversità e farlo con voce alta e ferma. Per dire semplicemente che la differenza non significa per forza assenza di coraggio, animo e generosità, come dimostra bene l’eroe Banchogi, “dimezzato” per uno scherzo del destino. Col suo occhio solo, il suo solo braccio e la sua sola gamba – stilizzazione semplice ma incisiva di una concezione diffusa della disabilità come “mancanza di qualche pezzo” – il piccolo protagonista incarna una filosofia di vita più che una condizione fisica, un modo di stare al mondo valorizzando ciò che si ha piuttosto che sottolineando ciò di cui si difetta.

Questa avventura minima, fatta di parole piene ed essenziali e di disegni ben marcati e graffianti diventa perciò un omaggio alla determinazione e alla fermezza. I massi che Banchogi solleva, le astuzie che escogita, le fiere che annienta, le guardie che beffa, le partite che vince – e gli ostacoli di ogni tipo che in generale supera – delineano in definitiva una figura a tutto tondo di cui il lettore appassionato coglie soprattutto la forza risoluta. Quella forza che porta alla conquista finale dell’amata, facendo dell’intera vicenda una questione d’accento, in cui ciò che conta non è la metà ma piuttosto la meta.

Serena la mia amica e la buffa storia della balena Rosina

Serena, la mia amica, narra di un’amicizia nata sui banchi di scuola. Chiara è una brunetta simpatica, occhialuta e chiacchierina, Serena è bionda, buonissima, mangia un sacco di caramelle e sa disegnare con gli acquarelli. Le due bambine trascorrono insieme anche il tempo libero, ma solo quando Serena è libera dai suoi molti impegni: la piscina, i boy scout, il laboratorio di pittura… Chiara è un po’ gelosa delle sue tante attività, dei suoi due fratelli grandi, della mamma così paziente, dell’insegnante “tutta per lei” che la aiuta a scuola… lei invece è spesso sola, e allora si annoia! Certo, Serena non è molto brava in matematica, e in alcune cose non riesce proprio come gli altri. Ma ama dipingere le farfalle e andare in bicicletta ed è sempre di buon umore, anche quando i compagni la prendono in giro.
La storia, ideata da Anna Genni Miliotti e arricchita delle bellissime illustrazioni di Cinzia Ghigliano, tratta con delicatezza il tema della diversità: solo all’ultima pagina scopriamo che Serena è una bimba Down, che nonostante i limiti e le difficoltà, riesce a essere autonoma, ad avere tanti amici e a farsi voler bene da tutti.
E il tema della diversità si ritrova anche in una storia dentro la storia: al centro del libro c’è un divertente racconto a fumetti, La Buffa storia della balena Rosina, che un bel giorno si stufa dei ghiacci polari e va in vacanza in Sardegna, dove ci sono tanti fenicotteri tutti rosa, proprio come lei….

Storia curiosa di re, principi e inventagiochi

Tutti i bambini hanno il diritto di divertirsi e tutti i bambini hanno il diritto di giocare. Anche se non afferrano bene gli oggetti, se sono più piccoli e deboli degli altri o se non capiscono perfettamente che i giochi più semplici. La sfida dei grandi dovrebbe essere quella di costruire giocattoli su misura per tutti loro anche se questo comporta un grande dispendio di sforzi e fantasia. Ma quando la fantasia la vince sugli sforzi ecco che le fiabe possono diventare realtà o la realtò può diventare una fiaba.

Come è accaduto con la Storia curiosa di re, principi e inventagiochi che non è soltanto un racconto fantastico dal sapore delicato ma anche il frutto maturo e dolce di un cammino condiviso che Fondazione Paideia, Carthusia edizioni e Spielmittel hanno portato avanti insieme all’autrice e all’illustratrice del libro. La storia che si narra, infatti, non fa che mettere dei panni magici e incantevoli ad un’esperienza realmente vissuta e ad un progetto effettivamente realizzato: i workshop creativi durante i quali, nel 2008, decine di persone da tutti il mondo si sono ritrovate a Torino per confrontarsi, immaginare, discutere e inventare nuovi giochi capaci di superare le differenze.

Ecco dunque che gli anomali figli del re di Tortolonia e gli straordinari Inventagiochi chiamati a corte nel libro assumono tutto un altro spessore. Il principe Giandellaria che fluttua a mezz’aria come un uccello, la principessa Astice che possiede due chele di granchio al posto delle mani e la sorella Rosafiore che è così minuscola da potersi nascondere con le api spalancano le porte ad un’idea di creatività che non discrimina e che anzi, nell’immediata condivisione del divertimento, sa portare una ventata di allegria a un intero regno, disseminando sorrisi tra adulti e bambini, senza alcuna distinzione di sorta.

A partire dai workshop realizzati e dall’idea del libro Storia curiosa di re, principi e inventagiochi, Fondazione Paideia Carthusia edizioni hanno realizzato anche un gioco da tavolo dal titolo Che talento! Giochiamo insieme nel curioso regno di Tortolonia, cha vuole parlare in maniera diretta e far giocare in modo pratico con le differenze. Il libro singolo si trova in libreria. Il kit libro + gioco da tavolo può essere invece ordinato presso la Fondazione Paideia.

Storie con la CAA 1

Le storie di Anna, Paolo e Luigi sono storie di vita quotidiana: storie di gioco, di altalene, di capricci, di minestre, di capelli e di somiglianze in famiglia. Sono storie che toccano da vicino, con semplicità e ironia, tutti i bambini e proprio per questo è bello pensare che tutti  bambini possano in esse riconoscersi. Ecco perché l’idea di trasformarle in un libro in simboli WLS, accessibile anche in caso di autismo e di disturbi della comunicazione, pare calzare a pennello.

L’iniziativa è firmata dalla casa editrice Erickson, da anni attenta alle tematiche dell’handicap, che propone un cofanetto composto da tre mini-volumi: Paolo e i capelli ribelli, Anna e l’altalena e Luigi e il Minestrone . Accomunati da una struttura snella, da una grafica essenziale e buffa e da una cura lessicale, sintattica e narrativa attenta ai bisogni di giovani lettori con difficoltà espressive, i tre libretti offrono uno strumento pratico e davvero spendibile per allargare le possibilità di lettura a chi normalmente ne viene escluso e per incuriosire con un linguaggio efficacissimo chi alla lettura inizia ad avvicinarsi.

C’è posto per tutti

“… il gatto, il topo, l’elefante, solo non si vedono i due liocorni”. Già, i due liocorni non si vedono nell’albo firmato da Massimo Caccia e ispirato alla storia dell’Arca di Noè, ma forse sono soltanto strizzati tra l’opossum e il lama, o restano in ombra dietro l’elefante e il bufalo. Difficile a dirsi: in C’è posto per tutti nulla è scontato e all’occhio attento possono riservarsi sorprese continue. L’ironico albo senza parole proposto da Topipittori gioca infatti con instancabile divertimento sulla proposta di dettagli curiosi da cogliere con fortuna o da ricercare con minuzia.

Tutto è frutto, qui, di una meticolosa e spiritosa attenzione a fare di pagine apparentemente elementari il teatro di un vedo-non-vedo molto intelligente. Quella che sembra una carrellata di animali buffi e variegati manifesta, infine, il suo senso più pieno e dissacrante in un’arca finale stipata all’inverosimile. L’autore dissemina, insomma,  qua e là le tracce del suo intento, stuzzicando il lettore, ma svela la soluzione più autentica dell’opera in un’ultima doppia pagina che è un tripudio di particolari da trovare e ritrovare. Così, proprio quando sembrava conclusa, la caccia al dettaglio si riapre, invitando a scovare nuovi elementi significanti.

Quello che si genera, dall’inizio alla fine, è un incastro perfetto: tra le pagine che, senza soluzione di continuità, fanno scorrere una sorta di unico lunghissimo fondale; tra le inquadrature che assumono un senso solo quando sono messe in successione;  e infine tra gli animali imbarcati che formano nell’arca il più spassoso e insolito dei mosaici.

Il mio amico Tartattà

Quarantatre pagine che sembrano trascritte con fedeltà dalla testa di un bambino: il ritmo è incalzante, la digressione è dietro l’angolo e qualche parola viene rielaborata in maniera del tutto personale. Così, tra le lezioni di “logovattelapesca, con una specie di maestra che ti insegna a parlare bene”, i cavoletti di Bruxelles furbescamente schiacciati e spalmati nel piatto, e piccole quotidianità scolastiche disastrose, veniamo a conoscere Basilio Tamburo, il protagonista del bel libro scritto da Béatrice Fontanel e illustrato da Marc Boutavant.

A presentarcelo è il suo compagno di banco Ferdinando Ponpon che, con un cognome così, conosce bene le prese in giro ma ha imparato ad arginarle con la minaccia di un cazzotto alla ricreazione. Sarà per questa sua esperienza o per il piglio sveglio che lo contraddistingue, ma è proprio Ferdinando a cogliere dei sentimenti dietro le azioni di Basilio e a mettere il lettore nella condizione di condividerli. Raccontando di come il compagno sia arrivato il primo giorno di scuola con i capelli selvaggi, abbia mentito sul suo vero nome, si sia chiuso in bagno per non partecipare alla recita scolastica o sia salito sul tetto per starsene un po’ da solo, il giovane narratore trova il modo più schietto di svelare le difficoltà dovuta alla balbuzie e il dolore dovuto a un lutto in  famiglia.

La sua forza è lo stile a tratti ingenuo e a tratti cinico, che non dribbla la crudeltà ma nemmeno l’inimitabile empatia tipica soltanto dell’infanzia.

Il trattamento Ridarelli

 

E’ una storia semplice, quella dei Ridarelli. Ed è una storia strepitosa come solo le storie semplici, a volte, sanno essere. Racconta di creature bizzarre e divertenti – i Ridarelli appunto – che difendono i bambini vittime di ingiustizie da parte degli adulti, collocando sulla via di questi ultimi una cacca di cane puntualmente raccolta e posizionata. Una giustizia spiccia e incisiva, insomma, che scatena sorrisi di portata portentosa al solo sentirla raccontare. Ma cosa succede se un “errore giudiziario” porta il signor Smack, assaggiatore di biscotti e padre buonissimo, sull’odorosa via del trattamento? Una rincorsa senza eguali toccherà di certo ai suoi figli e al cane Roger per evitargli la temibile e puzzolente punizione…

In questo suo primo lavoro per ragazzi, Roddy Doyle si dimostra esilarante, sottile e avvincente come pochi. E quando un autore non è bravo ma di più – quando addirittura è “un genio”, come J.K. Rowling ha definito l’inventore dei Ridarelli – è proprio un peccato non permettere a qualcuno di conoscerne l’opera ed immergervisi fino alle orecchie. In questo senso la scelta della Emons di proporre testi come Il trattamento Ridarelli in versione audiolibro appare davvero provvidenziale. Gli audiolibri sono infatti uno strumento prezioso per chi non ama, non riesce o non può leggere. Essi danno voce quindi – è il caso di dirlo – alle esigenze non soltanto di chi ama sentirsi raccontare le storie ma anche di chi, cieco, ipovedente o con difficoltà di lettura, trova nelle parole recitate una porta indispensabile di apertura immaginaria.

E ora…tutti in Brasile!

Il connubio tra calcio e libri potrebbe sembrare tra i più improbabili a immaginarsi ma alcuni recenti fenomeni editoriali possono facilmente dimostrare il contrario. E’ il caso della serie Gol!, firmata da Luigi Garlando e pubblicata da Il Battello a Vapore con un costante ampliamento della gamma di titoli, dal 2007 ad oggi.

Volumi come questi, di grande successo tra i giovani lettori, capaci di coniugare la narrazione con la passione del pallone, sono al contempo un risultato e uno stimolo importante: essi costituiscono infatti un segnale della vitalità che può animare le letture dei ragazzi e forniscono, dal canto loro, nuova linfa che alimenta il rapporto con il libro.

Ecco perché ci piace pensare che a titoli di questo tipo si possa garantire la massima accessibilità, magari grazie all’uso delle nuove tecnologie. Così, l’audiolibro di E ora… Tutti in Brasile!, pubblicato dalla Emons, suona come una buona notizia perché segna la possibilità di condividere proposte narrative appassionanti al di là di alcuni limiti imposti da disturbi dell’apprendimento o della visione.