Morbidino e Ruvidino

Un libro che è prima di tutto un viaggio di scoperta, un percorso tra dettagli quotidiani, un susseguirsi di tocchi e carezze. Morbidino e Ruvidino è infatti la storia di due amici dalla texture differente che incontrano animali, oggetti e paesaggi, di volta in volta più simili all’uno o all’altro. Questi incontri conducono il lettore-esploratore a sperimentare sensazioni, a mettere in relazione tra loro cose diverse e ad arricchire il proprio immaginario con particolari che in buona parte prescindono dalla vista.

A contatto con il soffice pelo del gatto, con gli aguzzi aculei del porcospino o con i fruscianti fili d’erba, il bambino conosce e riconosce superfici differenti che stimolano acquisizioni o ricordi, che assumono valenze singolari a seconda dell’esperienza di ciascuno. Ancora una volta, quindi, un esemplare di libro tattile illustrato si presta a letture e manipolazioni alla portata dei piccoli lettori ciechi senza dover essere per questo riservato esclusivamente a loro.

Versi tra versi

Strisce, punti e poco più. La straordinarietà di questo albo illustrato, già vincitore dell’International Tactile Book Competition 2008, sta forse proprio in questo: nella capacità di trasformare un numero limitatissimo di forme ed elementi in una molteplicità strabiliante di quadri, soggetti e suggestioni. Sono labirinti, code, scale, finestre e percorsi quelli che spuntano dalla mano creativa dell’artista norvegese, popolando le pagine di Versi tra versi di immagini da esplorare e con cui interagire senza sosta.

L’intero libro, a dire il vero, anche nella sua componente testuale, è un invito irresistibile a farsi coinvolgere, inseguendo la storia nelle sue spericolate giravolte. Quello che si propone al lettore è in definitiva un’esperienza immaginativa in cui è chiamato a seguire le sue dita per scoprire il senso dei versi. Il risultato è senz’altro stimolante, inconsueto e curioso non solo per i bambini ciechi ma anche per i loro compagni vedenti e per tutti coloro che, nonostante l’età adulta, restino affascinati dal piacere di un’insolita scoperta.

Il volume non è acquistabile ma è consultabile presso un gran numero di enti, biblioteche e scuole cui è stato distribuito gratuitamente dalla Federazione Nazionale delle Istituzioni pro Ciechi grazie al progetto EnelCuore.

Tre scalini per Serena

Una storia di piccole grandi paure per un piccolo libro di grande portata. Tre scalini per Serena è infatti uno dei primissimi libri pubblicati in Italia con attenzione alle esigenze di lettura dei bambini autistici o con gravi difficoltà di comunicazione. Costruito a partire da una storia molto semplice, il libro riporta infatti il testo di Guido Quarzo stampato tradizionalmente e unito, oltre che alle illustrazioni a tutta pagina, alla traduzione in simboli PCS (Picture Comunication Symbols).

Anche i bambini le cui capacità comunicative sono limitate sono così agevolati nel seguire il testo grazie alla rappresentazione simbolica che lo accompagna passo passo. Essi beneficiano, inoltre, di una storia molto intensa e significativa pur nella sua estrema essenzialità. Quella di Serena che ha difficoltà a muovere le gambe ma che a poco a poco impara a superare la paura delle scale che sono per lei come un autentico mostro, costituisce in effetti un vera e propria avventura che invita chiunque a calibrare il proprio metro di giudizio su esperienze e sensibilità reali anche differenti da quelle abituali.

Nicola a modo suo

L’attenzione che Nicola a modo suo rivolge alla questione della diversità è senz’altro degna di nota. Il libro scritto da Guido Quarzo e illustrato da Orietta Brombin abbraccia infatti da fuori e da dentro il mondo dei bambini con difficoltà motorie e comunicative attraverso un contenuto dedicato al tema dell’handicap e una forma ampiamente accessibile.

La storia di Nicola, che fatica a compiere autonomamente azioni quotidiane anche molto semplici e che vede venire in suo soccorso nientemeno che il mago Belmodo, è infatti corredata dai simboli impiegati nella Comunicazione Aumentativa e Alternativa, utile in caso di autismo e di patologie dalle implicazioni comunicative affini.

Messo a punto dagli operatori del Centro Benedetta d’Intino di Milano e dell’Uliveto di Luserna San Giovanni, il libro fa parte di una collana pensata per stimolare, attraverso racconti semplici ma pregnanti, dinamiche interattive e relazionali laddove queste siano fortemente limitate. Il risultato si fa dunque strumento utilissimo per aprire importanti occasioni tanto di identificazione quanto di confronto.

Mia sorella è un quadrifoglio

Viola e Mimosa sono due fiori e due colori, ma soprattutto sono due sorelle. Viola, la più grande, è una bambina curiosa, attenta e riflessiva. È lei che accompagna il lettore, con sguardo minuzioso e appassionato, a conoscere Mimosa e a raccontare come il suo arrivo in famiglia abbia generato scompiglio, gioia e difficoltà in misure variabili.

Mimosa, dal canto suo, è solare, creativa e diversa dagli altri bambini. La sua diversità non ha un’etichetta precisa ma prende man mano forma dal gioco di attese disattese dei parenti, dalla maniera buffa di sorridere che pare tipica di un altro pianeta, dalle prese in giro di qualche compagno, dall’abitudine insolita di abbracciare gli sconosciuti, dai modi lenti nel fare le cose e dall’attenzione particolare che genera negli adulti. È una diversità la sua che c’è ma che agli occhi e nell’esperienza di Viola, che pur non la nega, perde di peso e assume i contorni più morbidi e accoglienti dell’unicità. Così, quella di Mimosa diviene la storia di un quadrifoglio che rende il prato della vita e della famiglia meno monotono e meno piatto.

Ma ci vogliono parole esperte e delicate e linee dolci e sfumate per raccontare a dovere una storia tanto speciale e tanto comune come questa. Così, con perizia impagabile, le illustrazioni di Svjetlan Junaković sostengono e accompagnano come una musica armoniosa le riflessioni della giovane Viola che per mano delicata ed esperta di Beatrice Masini trovano voce e spazio per esprimersi. Con lei sono i fratelli e le sorelle di bambini disabili che parlano e raccontano le emozioni belle e brutte dell’esperienza che è capitata loro, con quel punto di vista del tutto privilegiato e palpitante che forse a nessun altro spetta.

Amici per la buccia

Le Edizioni Fabella sono da poco presenti nel panorama editoriale per l’infanzia ma si fanno fin da subito notare con un progetto coraggioso. Il primo libro stampato dai loro tipi – Amici per la buccia – si propone infatti di raggiungere il pubblico dei lettori più inesperti e dei lettori con difficoltà di comunicazione. Attraverso la traduzione della storia in PCS (Picture Communication Symbols), il codice base della Comunicazione Aumentativa e Alternativa, il libro ne semplifica infatti l’approccio e la comprensione.

Le avventure dei fruttini amici di Simone il limone sono dunque messe a punto per risultare apprezzabili soprattutto da chi necessita di supporti speciali per stabilire e seguire un’interazione. Più che per la storia, che è molto elementare, il libro si impone perciò all’attenzione per il ruolo chiave che può svolgere nell’attivazione nello stimolo di dinamiche relazionali. In questo senso anche la semplificazione estrema che lo contraddistingue – tanto a livello narrativo quanto a livello iconico – pare significativa perché contribuisce ad aprire delle possibilità di contatto estremamente significative.

I tre porcellini

La forza è senz’altro la cifra della suggestiva collezione “I pesci parlanti” proposta dalla neonata casa editrice Uovonero. Forti, sono infatti, i libri che la compongono nell’aspetto, nel contenuto e nel progetto. Sono forti innanzitutto perché sono libri robusti e resistenti al tatto, capaci cioè di sfidare il vigore dei lettori più entusiasti e le difficoltà di maneggio dei lettori con problemi motori. Ma sono libri forti anche perché, nonostante le storie arcinote, sanno mostrarsi attraenti con delle illustrazioni e un formato particolari. E sono forti, infine, perché sono il frutto di un’idea degna di nota.

L’idea è quella di avvicinare alla lettura i bambini con difficoltà di apprendimento e con difficoltà comunicative, legate per esempio all’autismo, proponendo loro libri accessibili oltre che accattivanti. Ogni storia è infatti qui minuziosamente semplificata e corredata passo a passo da simboli PCS (Picture Communication Symbols) che favoriscono l’incontro tra Comunicazione Aumentativa e Alternativa e mondo dell’immaginazione. In questo modo, semplice ed elaborato al contempo, un immaginario collettivo e universale quale quello animato dai tre porcellini e dal lupo che ne vuol fare la sua cena, si apre finalmente a orecchie e occhi nuovi.

Per venire incontro a esigenze diverse di lettura, dal 2018 I tre porcellini e e le altre fiabe de I Pesci parlanti sono proposte dall’editore cremasco anche in una nuova collana chiamata I Pesciolini i cui volumi, identici nel contenuto ai loro “fratelli” maggiori, fanno a meno del formato Sfogliafacile e della cartonatura, risultando così più snelli ed economici (12.90 €).

Cappuccetto rosso

– Che occhi grandi che hai…

– È per guardarti meglio…

Già, per guardarti meglio: perché guardando si scoprono molte cose e si colgono significati. Questo accade a tutti e in particolare a quelle persone affette da autismo o più in generale da disturbi della comunicazione, per le quali i codici iconici, basati su simboli e immagini, risultano più immediati ed efficaci nel loro intento di trasmettere messaggi o raccontare storie.

Ecco perché, finalmente, anche i libri hanno iniziato ad aprirsi a forme di narrazione basate su sistemi simbolici da tempo utilizzati come tecnica di Comunicazione Aumentativa e Alternativa. I simboli PCS (Picture Communication Symbols), in particolare, sono impiegati con perizia dalla casa editrice Uovonero che li accosta al testo e alle illustrazioni tradizionali in tutti i libri che compongono la collana dei Pesci parlanti.

Cappuccetto Rosso, in particolare, è il primo titolo che fa la sua comparsa in questa insolita collezione e che stupisce al primo sguardo per il complesso lavoro di elaborazione testuale e di traduzione in simboli che lo rende davvero fruibile a orecchie e soprattutto occhi molto esigenti. Alla faccia del lupo, sono i lettori questa volta che si tolgono lo sfizio di divorare (il libro)!

Per venire incontro a esigenze diverse di lettura, dal 2018 Cappuccetto rosso e e le altre fiabe de I Pesci parlanti sono proposte dall’editore cremasco anche in una nuova collana chiamata I Pesciolini i cui volumi, identici nel contenuto ai loro “fratelli” maggiori, fanno a meno del formato Sfogliafacile e della cartonatura, risultando così più snelli ed economici (12.90 €).

Orecchie di farfalla

Le illustrazioni splendide, divertenti, sospese ed illuminanti di André Neves varrebbero da sole un’immersione in questo libro. Detto fatto: dalla copertina in poi è tutto un tuffo in apnea tra pagine-quadro senza cornice. Ma voilà, sorpresa: si scopre ben presto che a segnare un sentiero tra colori pastello e prospettive oniriche c’è anche un testo intenso e calzante, costruito ad arte come un ritornello d’altri tempi. E così, nel bel mezzo della lettura, si finisce per non capire più chi, tra parola e disegno, effettivamente accompagni l’altro nella rivelazione del prezioso segreto di Mara.

Quale segreto? Forte e stravagante, questa bambina dai capelli di spinacio e dall’orchestra nella pancia svela come liberarsi dalle prese in giro, spalancando la porta di un mondo all’incontrario. Un mondo in cui, a strizzar l’occhio alla realtà, si trasformano buchi nei calzini in dita curiose, vestiti insoliti in tavoli da gioco e difetti fisici in slanci fantastici. La realtà non si nasconde, dunque, ma si guarda da un altro punto di vista che apre squarci insoliti su aspetti sorprendenti.

Le orecchie di farfalla che danno il titolo al libro altro non sono perciò che delle orecchie a sventola capovolte e riscoperte. E proprio questo capovolgimento, svelato da un pensiero rodarianamente divergente, si fa chiave di un’accettazione di sé che stupisce e fa sorridere. Così, con un’attualità e una concretezza inattese, questo libro mostra come scattare fotografie insieme realistiche e poetiche delle differenze che popolano il nostro quotidiano. Con un guizzo fantastico, uno sguardo curioso e una leggerezza da mariposa.

Un bacio per Bicio

La storia di Bicio è una storia schietta, lineare, quotidiana: è la storia di un bambino dislessico che scopre il suo disturbo e trova il modo per evitarne le trappole grazie al supporto di adulti attenti e preparati. Non c’è molta invenzione, molta suspance e molta avventura, dunque, tra queste pagine, benché le illustrazioni a collage che le animano invitino a sperimentare slanci originali.

Bicio non è che un bambino dislessico come tanti, la cui condizione piuttosto comune e indistinta ispira facilmente un’identificazione tra ilettori che come lui non ricordano quande gambette abbia ogni lettera o che come i suoi compagni vivono indirettamente questa strana peculiarità.

Un bacio per Bicio vuole, dunque, prima di tutto essere una storia di normalità: una storia di baci, di peluche, di paure, di dottori, di scuola e di giochi. Una storia la cui dimensione reale, seppur poco travolgente, si rivela interessante per scuotere dalla dislessia quel velo di ineffabilità e incomprensione che ne amplifica spesso, ingiustificatamente, gli effetti.

Laura

Ci sono tante cose che non è facile fare quando si è sordi: camminare per strada senza correre pericoli, capire cosa dicono le persone, giocare con gli altri bambini, riconoscere i rumori. E poi c’è quella brutta abitudine dei compagni maleducati che ogni tre per due, quando chiedi di ripetere una frase, ti rispondono con sdegno e scherno “Ma sei sorda?”. E Laura lo sa bene. Le sue orecchie, infatti, non funzionano tanto e i suoi lettori imparano presto a scoprire in maniera schietta il disagio che ne può derivare.

Ma un giorno qualcosa cambia. E tutto per merito della magia. Come nella storia di Giovannino, anche Laura ottiene due fagiolini dai poteri strepitosi. Si mettono nelle orecchie e come d’incanto le cose e le persone cessano di restare mute. Le labbra mosse si accompagnano a una voce e ogni cosa acquista un suono. Ma non è tutto. Capita a volte che la magia sappia spingersi più in là dei nostri desideri e portarci persino qualche potere in più del previsto…

Elfi Nijssen fa del quotidiano mondo di una bimba sorda la pasta semplice ma corposa di questa storia e ci invita con chiara franchezza ad assaggiarne un pezzetto, assaporandone gli aspetti insieme dolci e amari.

Il mondo è anche di Tobias

Un buon regalo per Natale o un buon regalo per ogni altro giorno dell’anno. Perché non c’è mai un solo momento adatto per leggere storie che si trasformano magicamente in poesia, sotto le nostre dita o tra le nostre labbra. E questo è ciò che succede tra le pagine de Il mondo è anche di Tobias, un libro illustrato nuovo nuovo, che parla di autismo con insieme la forza e la delicatezza che solo una mamma può avere.

Tra le illustrazioni dallo sfondo ambrato firmate Michele Ferri, si susseguono con ritmo cadenzato e pacato le sfide quotidiane che Tobias, bambino autistico, e la sua mamma appassionata si trovano ad affrontare. La prepotenza ai giardinetti, la scortesia a scuola, la sopraffazione in spiaggia. Tutto si supera con una buona dose di fermo coraggio. E con quell’amore smisurato che sa trasformare i bambini in piccoli principi e le mamme in cavalieri impavidi.

Così, forti di una corona o un elmo sulla testa, ci si scopre parte di un mondo spesso disseminato di ostacoli di varia altezza, ma estremamente ricco e bello da far proprio. Un mondo in cui trovare il proprio posto e in cui ciascuno ha diritto ad avere il suo. Perché il mondo è di tutti, anche di Tobias.

La strega in fondo alla via

Sarà il formato grandissimo, saranno i colori e le prospettive alla Matisse, sarà lo scenario sempre nuovo ad ogni pagina voltata. O saranno forse tutte queste cose messe insieme, ciò che è certo è che l’apertura di quest’album è un’immersione più che intensa in una storia essenziale e appassionante.

Ti strega, infatti, questo libro come forse quella signora in fondo alla via… Quella signora che gesticola come facesse riti magici, che alleva gatti neri e che cuoce pozioni misteriose. Quella signora che tutti considerano una strega finché il protagonista non scopre il suo segreto che poi segreto non sarebbe se la conoscenza superasse il timore. Come si può immaginare, infatti, che la signora Ester sia sordomuta, che i gesti astrusi siano il suo modo di comunicare e che il fumo del suo calderone diffonda un buon profumo di marmellata se la si scruta sempre da lontano?

La strega in fondo alla via racconta una piccola storia di diversità e pregiudizio con una forza, un’ironia e un gusto per le piccole sorprese saporitamente genuini che lo rendono un album affascinante a vedersi, gustoso a leggersi, suggestivo a rifletterci.

La voce dei colori

Aprite l’albo illustrato firmato, nei testi come nelle immagini, da Jimmy Liao, e mettete in conto che una sola lettura non sarà sufficiente. Unico, delicato e caleidoscopico, questo libro saprà togliervi il respiro ad ogni pagina come se vi facesse immergere in un mondo di volta in volta sempre nuovo. Un mondo in cui realtà e fantasia si sovrappongono, si mescolano, si intersecano e si influenzano come in un continuo gioco di specchi e di illusioni ottiche.

E non è forse un caso, se l’autore insiste nel giocare così sottilmente con la vista, le sue suggestioni e i suoi inganni: l’intero volume segue infatti in punta di piedi l’intimo viaggio real-immaginifico di una ragazzina divenuta cieca. Dove finisce la percezione e dove inizia la sua rielaborazione fantastica? A ciascuno, l’onere e l’onore di stabilirlo, uscendo e rientrando al fianco della protagonista da stazioni della metropolitana zeppe di dettagli in cui smarrirsi senza posa.

Si riemerge così da un viaggio perfettamente compiuto nella sua imprevedibile giustapposizione di quadri che rende tangibile come la pacata poesia possa rivelarsi, in definitiva, a dir poco strepitosa.

Animali, animals, animaux, tiere, animales

Il formato mignon di questo libro non rende forse giustizia alle sue suggestive illustrazioni ma detiene il merito di renderlo maneggevole ed economico, cosa per nulla scontata quando si parla di supporti accessibili. Animali, animals, animaux, tiere, animales si colloca infatti tra i libri pensati per stimolare un confronto alla pari tra bambini di lingue diverse, fra le quali compaiono anche la Lingua Italiana dei Segni e il Sign Writing: due sistemi di comunicazione importanti per le persone sorde, l’uno più noto e tradizionale, l’altro più sconosciuto e creativo, poiché ispirato alle notazioni usate per la danza.

Ogni pagina riporta, quindi, oltre all’illustrazione di un animale, finemente realizzata a tinte scure su fondo caldo, anche la sua denominazione in diverse lingue europee e nelle suddette lingue gestuali. Il libro diventa, così, una collezione preziosa di segni e disegni che offre spunti universali e stimolanti per apprendere la parola altrui. L’indicazione dei segni invita infatti a tentare di riprodurli con le dita, trasformando lo scarto linguistico in un possibile gioco.

Animali di versi

È un libro, è uno zoo buffo, è una delizia per gli occhi e per le orecchie. Con le sue illustrazioni arruffate a matita, con i suoi rassicuranti sfondi ad acquerello e con le sue storie in rima che uniscono ingegno descrittivo e  linguistico, Animali di versiaccoglie il lettore  tra le sue pagine, dandogli modo di esplorarle come un unico quadro o di sbocconcellarle come singoli frammenti  in cornice.

A popolare l’album recentemente pubblicato da Uovonero sono animali strampalati, ciascuno a suo modo originale e, per via d’indole o di caratteri fisici,  differente dai suoi simili o dall’idea stereotipata che di essi è diffusa. Ci si imbatte così in farfalle a due teste, in usignoli che non voglion cantare, in oche con sale in zucca e di pesci che corrono sulle zampe. E ci si ritrova con naturalezza estrema a immaginare un mondo in cui la diversità non spaventa ma incuriosisce.

Le lettura si fa in questa maniera invito a scovare le qualità di chi e di ciò che ci circonda, a ribaltare narrativamente i preconcetti, a confrontarsi con la differenza e con la somiglianza senza farsi immobilizzare dalla diffidenza.  La fantasia si svincola, così, dalle costrizioni di un pensiero rigido e può dare seguito alle avventure narrate, trovando negli ampi sfondi a tinta unita che abbracciano versi e illustrazioni lo spazio ideale per le proprie scorribande.

Colori, colors, couleurs, farben, colores


L’espressività è senz’altro la cifra di Colori, colors, couleurs, farben, colores. Non c’è una vera e propria storia, infatti, al centro di questo libro, ma piuttosto il tentativo di suggerire esperienze di comunicazione e condivisione estetica attraverso linguaggi diversi.

Il primo di questi è, in particolare, quello artistico: ogni doppia pagina appare infatti dedicata a un colore, soggettivamente e intensamente rappresentato in un acquerello dell’autrice. Un’interpretazione personale del soggetto, insomma, cui si affianca regolarmente il più oggettivo dei codici – quello alfabetico –, che nomina in diverse lingue europee il colore in questione.

Il libro spalanca, dunque, possibilità comunicative interlinguistiche basate su un’esperienza elementare e ricchissima come quella cromatica. Ma non è tutto. Ciò che lo rende davvero innovativo è la ferma intenzione di allargare queste possibilità al di là delle lingue più note, per includervi anche la Lingua Italiana dei Segni e il Sign Writing: due codici studiati per favorire la comunicazione tra e con le persone disabili uditive.

Il pentolino di Antonino

Confezionare una saccoccia per il proprio pentolino: così Isabelle Carrier racconta l’importanza di accompagnare i bambini nel percorso di riconoscimento e di assimilazione delle difficoltà – tra le quali senz’altro anche l’handicap – nella propria vita quotidiana. La storia di Antonino che si porta sempre appresso una casseruola, incontrando disagi e generando diffidenza, è, infatti, la storia di una forma di differenza ingombrante e gravosa destinata a restare tale finché qualcuno non aiuta il protagonista a trovare un modo per gestire il suo fardello.

Ora, ciò che sorprende straordinariamente in questo libro è la maniera in cui la serietà della riflessione si concilia con la leggerezza ironica di illustrazioni e testi essenziali. La linea sottile che disegna il contorno di Antonino, lo sfondo bianco che da risalto a ogni vignetta e i colori pastello che parsimoniosamente sono distribuiti sugli elementi cardine di ogni scena rendono l’album un oggetto prezioso in cui nulla pare eccedere o deficere e in cui la semplicità della visione narrativa non pare intaccare la complessità della realtà narrata.

È così e basta

« È così e basta » è una risposta che non è forse mai piaciuta ad alcun bambino. Sbrigativa, cassante e senza via d’uscita, pare sottrarre posto a domande, richieste e curiosità. Sembra salperlo bene Rebecca Elliott che parte proprio da qui nel tentativo, semplice ma interessante, di gettare all’aria una formula linguistica tanto stretta. Nel suo albo, idealmente e graficamente luminoso, l’autrice lascia infatti l’ « È così e basta » nelle mani del bambino Tommaso che descrive il suo rapporto con la sorella Martina e con l’handicap che la colpisce.

Di questo handicap non sappiamo molto: non sappiamo esattamente in cosa consista e non sappiamo perché Martina ne sia affetta. È così e basta, insomma. Sappiamo però che Martina ama il solletico sulle mani, odio i disegni con i piccioni e si lascia guardare ma non accarezzare i capelli. Anche di questo non sappiamo il perché, è così è basta.

La tanto ricorrente formula diventa allora un modo per andare oltre le questioni inspiegabili dell’handicap e per concentrarsi invece su quello che dell’handicap ed oltre l’handicap si può effettivamente vedere, sentire e vivere : le cose che piacciono o non piacciono, i giochi condivisi, i momenti riservati, i riti di ogni giorno. Perché è di essi, prima di tutto, che si popolano, le vite dei bambini.

Marcolino, Cicciopalla e il colore delle mani

Il sapore, il profumo e il suono dei colori non sono argomento raro tra i più recenti libri per bambini. Troviamo, infatti, tra diversi titoli per i più piccoli l’idea che si possa dare un senso più profondo, personale e indipendente dalla vista alle tinte del mondo che ci circonda. Ritroviamo quell’idea, in particolare, in albi e libri illustrati di varia fattura, in cui spesso si incontrano un intento poetico e una proposta di riflessione. Scoprire infatti le sensazioni e i ricordi che si annidano sotto i colori riflette sia il desiderio di dare un volto nuovo alla realtà, sia il tentativo di farne l’occasione per confrontarsi sull’esperienza della cecità.

Flavio Maracchia – in arte Chito – propone, dal canto suo, questo tema con un taglio decisamente ludico. Giocosi sono, infatti, il suo tratto fumettistico, i suoi personaggi essenziali, le sue girandole di sfondo. E giocosa è la scintilla che fa nascere l’intero libro: Cicciopalla, bambino robusto di corpo e di immaginazione, insegna all’amico Marcolino “il gioco dei colori”. E poco importa se Marcolino è cieco, perché presto si scopre come il colore delle mani, della guerra o del suono dei tamburi abbia una trama multisensoriale, nata dalla personalissima esperienza di ciascuno.

L’albo semplice ma d’impatto pubblicato da Effatà punta tutto su questa interiorizzazione dell’immagine. Oggetti, sfondi e personaggi si intersecano e si incontrano, infatti, in mosaici sempre diversi e sempre suggestivi. Così che quel personaggio tutto stilizzato, bianco e senza occhi, finisce per essere travolto dal turbinio di colori che lo avvolge. Ma non è tutto. Perché alla maniera di Marcolino e Cicciopalla – ci dice Chito – tutti possano fare esperienza concreta e coinvolgente della diversità. L’autore propone, infatti, una serie di giochi a tema di facile realizzazione che insegnanti, genitori ed educatori possono piacevolmente proporre ai loro bambini.