Dove sono finiti i bambini?
Dove sono finiti i bambini? è un libro che sa come catturare il lettore. Prendete la copertina, per esempio. Il suo giallo sgargiante balza immediatamente all’occhio instillando in chi guarda una certa curiosità. Qua e là, poi, la sua superficie brillante accoglie alcune figure curiose. Insieme a qualche adulto dai tratti buffi, si scorgono bambini nascosti tra le lettere: chi dietro una I, chi in mezzo a una B, fanno capolino con sguardo furbo. Il libro, d’altronde, si intitola Dove sono finiti i bambini?: in qualche modo, perciò, tutto torna!
Già, ma dove sono finiti i bambini? Quelli di questa storia se la sono svignata. Stufi di dover sottostare a ordini e divieti degli adulti, un bel giorno hanno fatto fagotto e se ne sono andati nel bosco. Preoccupati – chi per motivi affettivi, chi per tornaconto personale – gli adulti mettono in campo tutte le loro capacità per farli tornare. C’è chi li minaccia, chi fa loro false promesse, chi si propone di ascoltare le loro rimostranze e chi cerca di attirarli con dolci e salatini ma i risultati sono a dir poco deludenti. La città si trasforma in un deserto malinconico: l’assenza dei bambini, a lungo andare, porta con sé vuoto e tristezza. Proprio in quel vuoto, però, rimbombano sonore le risate di chi affronta la vita con la dovuta leggerezza, ricercando in ogni giornata il piacere di divertirsi insieme. I bambini, certo, ma anche i coniugi Romeo e Giulietta: due personaggi inusitati e innamorati che trasformano una cunetta di argilla in una sorta di acqua park domestico, attirando irresistibilmente i bambin i fuggiaschi. Inutile dire, forse, che il richiamo delle risa permette non solo di ritrovare i bambini ma anche di smussare finalmente la rigidità degli adulti al felice motto di “il sole sorrida alla nostra città/ la vita è più bella se c’è libertà”.
Ecco dunque che il contenuto del libro non tradisce le promesse della sua accattivante copertina. Se è vero, infatti, che per una lettura ghiotta servono personaggi ben costruiti, una trama avvincente e una scrittura appagante, il libro di Endrk Koff e Elina Sildre ha tutte le carte in regola per soddisfare a pieno il lettore. Il loro è, infatti, un libro vivace e fresco sotto tutti i punti di vista, oltre che piuttosto originale nella forma. Si tratta, infatti, di un racconto in rima che tiene insieme una metrica impeccabile e un racconto gustoso. Decisivo, in questo senso, il ruolo di una figura professionale insolita quale quella del traduttore poetico, qui rivestita da un autore d’esperienza come Nicola Cinqetti. La sua mano e il suo orecchio hanno fatto sì che il testo poetico di partenza, reso in italiano da Daniele Monticelli, mantenesse non solo il senso ma anche la piacevolezza legata al metro, alla rima e alla sonorità. Da non sottovalutare poi il fatto che i versi siano messi al servizio di una vera e propria storia e non solo di un catalogo di personaggi o situazioni.
Al testo leggero e puntualissimo si affiancano poi figure frequenti ed eloquenti, tutte giocate sui toni del giallo, dell’azzurro, del nero e del rosso. Il risultato è un racconto che procede parimenti per parole e per immagini, coccolando tanto l’occhio quanto l’orecchio del lettore. Messo di fronte alle storture di un mondo adulto che perde spesso di vista le priorità, questi può così godere di una storia dalla forma insolita, perfetta da condividere ad alta voce in classe.