Uffa che barba!
La protagonista di questo libro si chiama Ulfa, nome di origine germanica che vuol dire Lupa. Lei, però, preferisce farsi chiamare Uffa. Perché è stufa di spiegare cosa vuol dire il suo nome. Perché la risposta “Uffa” soddisfa un sacco di domande. E soprattutto perché Uffa riassume bene il suo mood abituale. Irrequieta, irritabile e inarrestabile, Uffa è un tipino che non le manda a dire e vive con una certa insofferenza il suo essere bambina. Non vede l’ora, infatti, di poter diventare grande e poter vivere finalmente come accidenti le pare e piace.
Detto, fatto. Durante una visita all’ufficio passaporti, Uffa incontra un’impiegata appassionata di alchimia che le fornisce un potente intruglio capace di farla crescere in fretta. La prospettiva sembra intrigante, peccato che la bambina non si attenga alle istruzioni ricevute e faccia dell’intruglio un uso smisurato. Morale: sul suo viso cresce in men che non si dica una folta barba.
Da lì in avanti, tutti iniziano effettivamente e trattarla come un’adulta. La giornata prende, di conseguenza, una piega piuttosto inaspettata e rocambolesca che non esclude viaggi in limousine, assaggi di vino, ricerche barbologiche e persino salvataggi presidenziali. Per fortuna gli effetti degli intrugli piliferi non durano più di 24 ore. L’infanzia, invece, molto di più!
Giulio Fabroni dà vita a un’avventura tanto dinamica quanto assurda, peraltro felicemente accompagnata e amplificata dalle illustrazioni di Francesca Carabelli. Accomunati da un certo piglio schizzato e snello, testo e figure procedono infatti a spron battuto, seguendo un ritmo incalzante che non lascia al lettore il tempo di annoiarsi.
Anche chi dimora con meno agio e familiarità tra le pagine, dunque, potrà trovare qui uno spazio narrativo solleticante e accomodante. A questo fine concorre, d’altro canto, anche la consueta e felice scelta dell’editore Sinnos di adottare caratteristiche di alta leggibilità per la stampa. Anche Uffa che barba! presenta, infatti, un’impaginazione ariosa, una spaziatura ampia non solo tra lettere, parole e righe ma anche tra paragrafi, la sbandieratura a destra e il collaudato font leggimi: tutte caratteristiche che contribuiscono a rendere la lettura più amichevole anche in caso di dislessia.