Sento

La splendida collana A bocca aperta di Camelozampa, specificamente progettata per accogliere proposte di qualità destinate ai piccolissimi, si arricchisce di quattro nuovi volumi a firma di Helen Oxenbury. Come suggerito dagli stessi titoli – Vedo, Sento, Tocco, Posso – questa serie pone al centro dell’attenzione la scoperta del mondo da parte dei bambini in età da asilo nido: una scoperta essenzialmente multisensoriale, dinamica e tutta basata sull’esperienza diretta.

Sento dà spazio a rumori quotidiani di vario tipo e intensità: dal ticchettio dell’orologio all’abbaiare del cane, dal canto di un uccello agli strilli di una bimba. Più che in altri volumi qui giocano un ruolo interessante le espressioni del viso del protagonista che tanto dicono (con pochissimi tratti) del grado di piacevolezza dei diversi suoni e che tanto favoriscono l’identificazione da parte del lettore. Precisissima è, poi, l’autrice nello scegliere per il protagonista posizioni e abiti diversi – in pantofole, per esempio, a fianco al cane, a piedi nudi vicino alla sorella e con le scarpe in mezzo al prato – a seconda della situazione. Questi aspetti minimi e apparentemente insignificanti sono infatti quelli che rendono la scena davvero familiare, riconoscibile e vera per chi, a uno o due anni di età, guarda con grande attenzione il mondo che si trova a portata di mano.

Vedo mette insieme oggetti, animali e persone che il protagonista e il lettore possono osservare in contesti, momenti della giornata, posizioni diversi. Se per guardare una farfalla bisogna necessariamente starle appresso e dunque muoversi, un fiore può essere guardato a lungo e stando fermi, magari comodamente sdraiati in posizione prona. Mentre un amico resta facilmente a portata di sguardo, un aereo chiede di fissare l’occhio in lontananza per poi sparire in poco tempo. Con una scelta accorta dei soggetti, l’autrice offre dunque una carrellata non solo di cose ma anche di situazioni di osservazione molto diverse tra loro e come tali ancora più capaci di solleticare il lettore.

Tocco celebra uno dei sensi – il tatto – più importanti per la crescita e la scoperta da parte dei bambini più piccoli. Scegliendo oggetti diversissimi tra loro per consistenza ed uso, come una palla, la barba di una persona cara, un gatto o l’acqua della doccia, l’autrice illustra bene quante declinazioni il verbo toccare possa avere. Si può toccare, infatti, accarezzando, tastando, sollevando, stringendo o raccogliendo e ciascuna di queste esperienze arricchisce la conoscenza del mondo del lettore e diventa, per lui, possibilità di relazione insostituibile.

Posso passa in rassegna, in una serrata successione, alcuni dei principali o dei più frequenti movimenti con cui un bambino tra uno e due anni si confronta. Movimenti volontari e involontari, movimenti più o meno dinamici, complessi e articolati, movimenti piacevoli o spiacevoli, faticosi o rilassanti: anche qui la varietà si fa elemento chiave. Esclusivo soggetto, il bambino protagonista del volume viene rappresentato mentre compie le differenti azioni (una per pagina), senza specifici elementi di contesto. In questo modo tutta l’attenzione viene riversata sulla posizione del corpo, sull’espressione del viso, sull’abbigliamento (spesso significativo come nel caso di “scivolo”), favorendo l’immedesimazione e, con buona probabilità, la replica simultanea di ogni movenza.

Proprio come gli altri quattro titoli firmati da Helen Oxenbury e inseriti all’interno della collana A bocca aperta di Camelozampa, Vedo, Posso, Sento e Tocco vantano un formato molto maneggevole (quadrato, 14×14 cm), un’attenzione specifica agli interessi e alle conoscenze reali dei possibili destinatari, una rappresentazione dei soggetti dapprima isolati e poi inseriti nel contesto di riferimento (fatta eccezione per Posso) e uno stile essenziale, privo di elementi inutili e capace di dare rilievo a movimenti ed emozioni del protagonista.

A differenza di Amici, Al lavoro, Mi diverto e Mi vesto, tuttavia, questi cartonati più recenti non si presentano del tutto privi di parole ma assumono piuttosto la forma di imagier: ogni doppia pagina descrive infatti l’oggetto o l’azione a cui è dedicata non solo attraverso l’illustrazione ma anche attraverso la parola: una sola e soltanto, chiara, diretta e quotidiana. I libri diventano così un modo per conoscere, riconoscere e nominare insieme il mondo, con una formula compositiva e un’efficacia comunicativa per nulla distanti da quella dei simboli utilizzati nella CAA.

Per questa ragione, oltre che per la straordinaria capacità della Oxenbury di cogliere gli aspetti davvero significativi di ogni oggetto senza lasciarsi tentare da dettagli non pregnanti e utili dalla decodifica dell’immagine, Vedo, Tocco, Posso e Sento costituiscono una risorsa godibilissima e utilissima anche laddove siano presenti delle difficoltà cognitive o comunicative. I quattro libri costituiscono in questo senso un esempio impeccabile di come la cura compositiva ed estetica e la capacità di guardare attentamente all’infanzia predispongano un terreno molto fertile per far sì che la condivisione di un libro possa risultare piacevole e densa a raggio davvero ampio.

Tocco

La splendida collana A bocca aperta di Camelozampa, specificamente progettata per accogliere proposte di qualità destinate ai piccolissimi, si arricchisce di quattro nuovi volumi a firma di Helen Oxenbury. Come suggerito dagli stessi titoli – Vedo, Sento, Tocco, Posso – questa serie pone al centro dell’attenzione la scoperta del mondo da parte dei bambini in età da asilo nido: una scoperta essenzialmente multisensoriale, dinamica e tutta basata sull’esperienza diretta.

Tocco celebra uno dei sensi – il tatto – più importanti per la crescita e la scoperta da parte dei bambini più piccoli. Scegliendo oggetti diversissimi tra loro per consistenza ed uso, come una palla, la barba di una persona cara, un gatto o l’acqua della doccia, l’autrice illustra bene quante declinazioni il verbo toccare possa avere. Si può toccare, infatti, accarezzando, tastando, sollevando, stringendo o raccogliendo e ciascuna di queste esperienze arricchisce la conoscenza del mondo del lettore e diventa, per lui, possibilità di relazione insostituibile.

Sento pone al centro della scena rumori quotidiani di vario tipo e intensità: dal ticchettio dell’orologio all’abbaiare del cane, dal canto di un uccello agli strilli di una bimba. Più che in altri volumi qui giocano un ruolo interessante le espressioni del viso del protagonista che tanto dicono (con pochissimi tratti) del grado di piacevolezza dei diversi suoni e che tanto favoriscono l’identificazione da parte del lettore. Precisissima è, poi, l’autrice nello scegliere per il protagonista posizioni e abiti diversi – in pantofole, per esempio, a fianco al cane, a piedi nudi vicino alla sorella e con le scarpe in mezzo al prato – a seconda della situazione. Questi aspetti minimi e apparentemente insignificanti sono infatti quelli che rendono la scena davvero familiare, riconoscibile e vera per chi, a uno o due anni di età, guarda con grande attenzione il mondo che si trova a portata di mano.

Vedo mette insieme oggetti, animali e persone che il protagonista e il lettore possono osservare in contesti, momenti della giornata, posizioni diversi. Se per guardare una farfalla bisogna necessariamente starle appresso e dunque muoversi, un fiore può essere guardato a lungo e stando fermi, magari comodamente sdraiati in posizione prona. Mentre un amico resta facilmente a portata di sguardo, un aereo chiede di fissare l’occhio in lontananza per poi sparire in poco tempo. Con una scelta accorta dei soggetti, l’autrice offre dunque una carrellata non solo di cose ma anche di situazioni di osservazione molto diverse tra loro e come tali ancora più capaci di solleticare il lettore.

Posso passa in rassegna, in una serrata successione, alcuni dei principali o dei più frequenti movimenti con cui un bambino tra uno e due anni si confronta. Movimenti volontari e involontari, movimenti più o meno dinamici, complessi e articolati, movimenti piacevoli o spiacevoli, faticosi o rilassanti: anche qui la varietà si fa elemento chiave. Esclusivo soggetto, il bambino protagonista del volume viene rappresentato mentre compie le differenti azioni (una per pagina), senza specifici elementi di contesto. In questo modo tutta l’attenzione viene riversata sulla posizione del corpo, sull’espressione del viso, sull’abbigliamento (spesso significativo come nel caso di “scivolo”), favorendo l’immedesimazione e, con buona probabilità, la replica simultanea di ogni movenza.

A differenza di Amici, Al lavoro, Mi diverto e Mi vesto, tuttavia, questi cartonati più recenti non si presentano del tutto privi di parole ma assumono piuttosto la forma di imagier: ogni doppia pagina descrive infatti l’oggetto o l’azione a cui è dedicata non solo attraverso l’illustrazione ma anche attraverso la parola: una sola e soltanto, chiara, diretta e quotidiana. I libri diventano così un modo per conoscere, riconoscere e nominare insieme il mondo, con una formula compositiva e un’efficacia comunicativa per nulla distanti da quella dei simboli utilizzati nella CAA.

Per questa ragione, oltre che per la straordinaria capacità della Oxenbury di cogliere gli aspetti davvero significativi di ogni oggetto senza lasciarsi tentare da dettagli non pregnanti e utili dalla decodifica dell’immagine, Vedo, Tocco, Posso e Sento costituiscono una risorsa godibilissima e utilissima anche laddove siano presenti delle difficoltà cognitive o comunicative. I quattro libri costituiscono in questo senso un esempio impeccabile di come la cura compositiva ed estetica e la capacità di guardare attentamente all’infanzia predispongano un terreno molto fertile per far sì che la condivisione di un libro possa risultare piacevole e densa a raggio davvero ampio.

Posso

La splendida collana A bocca aperta di Camelozampa, specificamente progettata per accogliere proposte di qualità destinate ai piccolissimi, si arricchisce di quattro nuovi volumi a firma di Helen Oxenbury. Come suggerito dagli stessi titoli – Vedo, Sento, Tocco, Posso – questa serie pone al centro dell’attenzione la scoperta del mondo da parte dei bambini in età da asilo nido: una scoperta essenzialmente multisensoriale, dinamica e tutta basata sull’esperienza diretta.

Posso passa in rassegna, in una serrata successione, alcuni dei principali o dei più frequenti movimenti con cui un bambino tra uno e due anni si confronta. Movimenti volontari e involontari, movimenti più o meno dinamici, complessi e articolati, movimenti piacevoli o spiacevoli, faticosi o rilassanti: la varietà si fa dunque elemento chiave. Esclusivo soggetto, il bambino protagonista del volume viene rappresentato mentre compie le differenti azioni (una per pagina), senza specifici elementi di contesto. In questo modo tutta l’attenzione viene riversata sulla posizione del corpo, sull’espressione del viso, sull’abbigliamento (spesso significativo come nel caso di “scivolo”), favorendo l’immedesimazione e, con buona probabilità, la replica simultanea di ogni movenza.

Vedo mette insieme oggetti, animali e persone che il protagonista e il lettore possono osservare in contesti, momenti della giornata, posizioni diversi. Se per guardare una farfalla bisogna necessariamente starle appresso e dunque muoversi, un fiore può essere guardato a lungo e stando fermi, magari comodamente sdraiati in posizione prona. Mentre un amico resta facilmente a portata di sguardo, un aereo chiede di fissare l’occhio in lontananza per poi sparire in poco tempo. Con una scelta accorta dei soggetti, l’autrice offre dunque una carrellata non solo di cose ma anche di situazioni di osservazione molto diverse tra loro e come tali ancora più capaci di solleticare il lettore.

Tocco celebra uno dei sensi – il tatto – più importanti per la crescita e la scoperta da parte dei bambini più piccoli. Scegliendo oggetti diversissimi tra loro per consistenza ed uso, come una palla, la barba di una persona cara, un gatto o l’acqua della doccia, l’autrice illustra bene quante declinazioni il verbo toccare possa avere. Si può toccare, infatti, accarezzando, tastando, sollevando, stringendo o raccogliendo e ciascuna di queste esperienze arricchisce la conoscenza del mondo del lettore e diventa, per lui, possibilità di relazione insostituibile.

Sento pone al centro della scena rumori quotidiani di vario tipo e intensità: dal ticchettio dell’orologio all’abbaiare del cane, dal canto di un uccello agli strilli di una bimba. Più che in altri volumi qui giocano un ruolo interessante le espressioni del viso del protagonista che tanto dicono (con pochissimi tratti) del grado di piacevolezza dei diversi suoni e che tanto favoriscono l’identificazione da parte del lettore. Precisissima è, poi, l’autrice nello scegliere per il protagonista posizioni e abiti diversi – in pantofole, per esempio, a fianco al cane, a piedi nudi vicino alla sorella e con le scarpe in mezzo al prato – a seconda della situazione. Questi aspetti minimi e apparentemente insignificanti sono infatti quelli che rendono la scena davvero familiare, riconoscibile e vera per chi, a uno o due anni di età, guarda con grande attenzione il mondo che si trova a portata di mano.

Proprio come gli altri quattro titoli firmati da Helen Oxenbury e inseriti all’interno della collana A bocca aperta di Camelozampa, Vedo, Posso, Sento e Tocco vantano un formato molto maneggevole (quadrato, 14×14 cm), un’attenzione specifica agli interessi e alle conoscenze reali dei possibili destinatari, una rappresentazione dei soggetti dapprima isolati e poi inseriti nel contesto di riferimento (fatta eccezione per Posso) e uno stile essenziale, privo di elementi inutili e capace di dare rilievo a movimenti ed emozioni del protagonista.

A differenza di Amici, Al lavoro, Mi diverto e Mi vesto, tuttavia, questi cartonati più recenti non si presentano del tutto privi di parole ma assumono piuttosto la forma di imagier: ogni doppia pagina descrive infatti l’oggetto o l’azione a cui è dedicata non solo attraverso l’illustrazione ma anche attraverso la parola: una sola e soltanto, chiara, diretta e quotidiana. I libri diventano così un modo per conoscere, riconoscere e nominare insieme il mondo, con una formula compositiva e un’efficacia comunicativa per nulla distanti da quella dei simboli utilizzati nella CAA.

Per questa ragione, oltre che per la straordinaria capacità della Oxenbury di cogliere gli aspetti davvero significativi di ogni oggetto senza lasciarsi tentare da dettagli non pregnanti e utili dalla decodifica dell’immagine, Vedo, Tocco, Posso e Sento costituiscono una risorsa godibilissima e utilissima anche laddove siano presenti delle difficoltà cognitive o comunicative. I quattro libri costituiscono in questo senso un esempio impeccabile di come la cura compositiva ed estetica e la capacità di guardare attentamente all’infanzia predispongano un terreno molto fertile per far sì che la condivisione di un libro possa risultare piacevole e densa a raggio davvero ampio.

Canto di Natale

Attenta da sempre a proporre testi importanti, classici e contemporanei, in una versione semplificata e simbolizzata, la collana Parimenti chiude il 2021 con un classico che più classico non si può: il Canto di Natale di Charles Dickens.

Il quinto volume della collana nata in casa la meridiana e attenta in particolar modo a quei giovani adulti che amano leggere ma faticano a farlo in forma tradizionale porta dunque i lettori indietro negli anni, tra le nebbie spesse e gelate di una Londra ottocentesca. Come nell’originale di Dickens, è qui infatti che entra in scena l’avaro e scorbutico Scrooge, intento a dedicarsi ai suoi affari alla vigilia di Natale. Il suo brutto carattere e il suo modo scortese e cinico di relazionarsi alle altre persone balzano subito all’occhio, fin dai primi dialoghi che lo vedono interloquire con il nipote Fred o con l’impiegato Bob Cratchit. E così, man mano che Scrooge riceve la visita dei tre fantasmi del Natale passato, del Natale presente e del Natale futuro, il coinvolgimento si fa forte e la speranza che qualcosa possa cambiare cresce fino al celebre lieto fino che ogni cosa sistema e mette a posto.

Frutto di un grosso lavoro non solo di simbolizzazione ma anche di semplificazione, questo Canto di Natale vanta un equilibrio davvero ammirevole tra rispetto dell’originale e accessibilità. La ricchezza della trama viene infatti preservata ma al contempo offerta al lettore in maniera pulita, lineare, essenziale e comprensibile. Grazie a una rielaborazione testuale ispirata ai principi della scrittura Easy To Read, il lettore viene infatti accompagnato nei vari intrecci tra passato, presente e futuro e nell’incontro con una moltitudine di personaggi senza che questo sia fonte di particolare smarrimento o confusione. L’aggiunta dei simboli WLS, poi, supporta visivamente la decodifica del testo, rendendolo fruibile anche da parte di chi trova un ostacolo nella semplice parola scritta. I simboli sono tutti riquadrati, associati a singoli elementi lessicali e dotati, laddove richiesto, di qualificatori di numero, genere e tempo verbale, sicché la lettura che viene offerta risulta in definitiva ricca, multisfaccettata e tutt’altro che piatta.

Giallo, rosso, blu

Anche quando i libri sono progettati appositamente per i piccolissimi e sembrano all’apparenza molto semplici, la loro reale accessibilità da parte dei bambini non è né automatica né scontata. Il testo, per quanto mediato dall’adulto, può non risultare così lineare. Le immagini, dal canto loro, possono richiedono un processo di decodifica tutt’altro che banale, in conseguenza di numerosi fattori tra cui il tipo di soggetto scelto, la tecnica utilizzata per riprodurlo sulla pagina e il numero di dettagli presenti.

Alla luce di questa premessa, lavori meticolosi, accurati e rispettosi come quelli di Tana Hoban brillano per la loro qualità che, non a caso, fa molto spesso rima con accessibilità. L’artista americana, molto attiva negli anni settanta con una vastissima produzione di volumi pensati per la primissima infanzia, propone infatti libri che fanno perno sulle immagini fotografiche per costruire connessioni, giochi di accostamento, percorsi di riconoscimento e pensiero che assecondano e nutrono delle competenze di decodifica visuale necessariamente in crescita.

Giallo, rosso, blu, portato di recente in Italia da Camelozampa, è proprio uno di questi libri.  Cartonato dalle dimensioni ridotte, adatte a piccole mani, e dalle pagine robuste ma non troppo spesse, il libro dedica ogni pagina a un colore, associando la parola che lo indica, stampata a grandi caratteri colorati (nella tinta corrispondente), un pallino colorato (sempre nella tinta corrispondente) e la fotografia di un oggetto che di quel colore sia un valido rappresentante. Così, per esempio, sulla prima pagina spicca una sveglia rossa sotto cui si trova un pallino rosso e la parola “ROSSO” in rosso scritta.

Colori e soggetti scelti sono dieci in tutto: oltre alla sveglia, un guanto, una scarpa, un fiore, un’arancia, una foglia, un peluche, una piuma, un gattino e un coniglio. Oltre a essere tutti piuttosto comuni e a incontrare dunque facilmente la quotidianità del piccolo lettore, gli oggetti si stagliano netti sulla pagina, senza inutili dettagli che possono essere fonte di distrazione e secondo un’inquadratura che agevola il più possibile il riconoscimento. Così, per esempio, il coniglio è ripreso di muso, la scarpa di tre quarti e il guanto di piatto.

Queste attenzioni tutt’altro che casuali, unite alla scelta del medium fotografico che avvicina con precisione la pagina alla realtà, fa sì che Giallo, rosso, blu possa essere facilmente decodificato e goduto anche da bambini che fatichino più di altri ad astrarre o a districarsi su pagine troppo affollate e ricche.

La giostra degli scontenti

Con La giostra degli scontenti, Roberto piumini dà vita a una storia in rima semplice semplice, perfetta da leggere ad alta voce. Protagonisti sono i pezzi di una giostra di paese che, ispirati dal desiderio di fuga di uno di loro, provano e riprovano finché riescono a staccarsi dalla piattaforma che li fa girare in tondo. Da lì inizia il loro viaggio in libertà e, approdati nel giardino di Mago Merlino, coronano finalmente il loro desiderio di far divertire i bambini portandoli lontano, verso orizzonti sconosciuti.

Schietto e con un tono d’altri tempi, La giostra degli scontenti presenta alcune peculiarità interessanti dal punto di vista dell’accessibilità. Non solo, infatti, il libro risulta stampato con caratteristiche di alta leggibilità, che concernono il font (EasyReading), la spaziatura e il tipo di carta e che ne agevolano la fruizione in caso di dislessia, ma presenta anche una struttura compositiva che affianca al testo in rima e in stampatello minuscolo una sintesi a grandi caratteri e in stampatello maiuscolo che consente anche a bambini piccoli o con difficoltà cognitive di godere della storia e delle immagini.

Odissea. I classici facili

Curata da Carlo Scataglini e illustrata da Flavia Sorrentino, la versione de l’Odissea proposta da Erickson all’interno della collana I classici facili rappresenta un compromesso interessante tra accessibilità e apertura a generi e testi complessi. Proposto senza sacrificare alcun episodio saliente del capolavoro di Omero, quest’Odissea opta per un testo in prosa di agevole approccio. Le illustrazioni, frequentissime e importanti per sostenere la lettura, richiamano nelle linee il gusto artistico ellenico, contribuendo a far immergere il lettore nell’atmosfera unica del capolavoro di Omero.

 

I classici facili

Quella dei Classici facili, curata da Carlo Scataglini, è una delle collane editoriali che più considera l’accessibilità una questione prioritaria. Lo fa mettendo in campo strumenti e accorgimenti diversi, che concernono il testo, le illustrazioni, il loro rapporto e le loro modalità di fruizione.

La peculiarità principale dei titoli che ne fanno parte consiste in una semplificazione sintattica e lessicale del testo. Ispirate ai principi della scrittura Easy-to-Read, le frasi risultano infatti brevi, dalla struttura preferibilmente lineare, e perlopiù composte da coordinate o al massimo da una subordinata. Le parole che le compongono sono selezionate in modo da essere facilmente comprensibili e, laddove risultino più ostiche o comunque meno comuni, vengono evidenziate e spiegate alla fine del capitolo. In questo modo l’autore aggira in maniera piuttosto efficace il pericolo di un appiattimento lessicale che limiterebbe fortemente il diritto all’arricchimento e alla complessità di cui anche i bambini con maggiori difficoltà sono detentori. In questa stessa direzione va inoltre la scelta, nel caso di classici dell’epica come per l’appunto l’Odissea, di selezionare alcuni versi particolarmente significativi e restituirli al lettore nella loro integrità, accompagnati da una puntuale perifrasi e spiegazione. In questo modo non solo si mantiene un legame diretto con il testo originale ma se ne incentiva la scoperta, supportandola solidamente con un preliminare approccio alle vicende in una forma più abbordabile.

A seconda delle reali possibilità del bambino, I classici facili possono così rappresentare un punto di arrivo ma anche un punto di partenza nella scoperta di grandi capolavori letterari. In entrambi i casi, a sostegno della lettura e del suo apprezzamento, vengono tre ulteriori elementi di spicco: in primo luogo la scelta di presentare capitoli brevi e puntualmente accompagnati dalle illustrazioni; in secondo luogo la presenza di un’anticipazione illustrata dei personaggi che il lettore incontrerà, posta in apertura di libro e di due righe di riassunto di ogni capitolo, poste all’inizio di quest’ultimo; e infine la disponibilità a rendere fruibile il testo anche tramite audiolibro. Ogni capitolo può essere infatti ascoltato in formato audio, grazie alla scansione del QRcode o all’inserimento di un codice fornito in apertura sul sito della casa editrice.

I quaderni di #intantofaccioqualcosa – Cruciverba

Durante il primo lockdown legato all’emergenza Covid-19, i social e più in generale il web hanno accolto centinaia di iniziative e proposte di attività per aiutare i bambini chiusi in casa a impiegare il tanto tempo vuoto a disposizione. Molte di queste si sono esaurite man mano con l’allentarsi delle misure restrittive. Altre, più rare, hanno trovato il modo di proseguire, magari assumendo una forma differente.

È il caso del progetto #intantofaccioqualcosa, ideato e promosso da Uovonero insieme alle associazioni Autismo è… e Spazio Nautilus di Milano: video e materiali scaricabili, postati quotidianamente durante la primavera del 2020, sono infatti diventati delle vere e proprie raccolte di attività, edite in forma di quaderno. Sono nati così, nel 2021, I quaderni di #intantofaccioqualcosa: 5 volumetti di stampo molto pratico che invitano a divertirsi con giochi, esperimenti scientifici, ricette, cruciverba ed esercizi, tutti fruibili anche in caso di autismo e difficoltà comunicativa perché costruiti sfruttando in larga parte la Comunicazione Aumentativa Alternativa.

Tutte le proposte sono infatti presentate con il supporto di PCS, fotografie e/o disegni che le rendono più immediate e fruibili anche da parte di chi non legge ancora autonomamente o di chi trova più congeniale una comunicazione di tipo visivo. Simboli e immagini non esauriscono completamente le spiegazioni delle attività ma il loro ruolo centrale concorre ad agevolarne la comprensione. Anche i testi, dal canto loro, risultano costruiti in modo da parlare in modo chiaro anche a chi non maneggia con facilità le parole, cercando di rimuovere il più possibile gli elementi di complessità lessicale e sintattica e privilegiando, al contrario, frasi lineari e termini usuali (ma rigorosi, soprattutto nel caso del quaderno scientifico).

I quaderni di #intantofaccioqualcosa si prestano così ad essere utilizzati in maniera relativamente autonoma da bambini e ragazzi anche con difficoltà di lettura o comunicazione, sia all’interno di un gruppo classe sia in un contesto familiare, a casa o in vacanza. Compagni affidabili e piacevoli, oltre che pratici nel formato, questi quaderni offrono una piccola ma sostanziosa scorta di spunti, ideali per pomeriggi oziosi o lunghe giornate di pioggia.

 

Cruciverba

Quando il tempo a disposizione non manca, il cruciverba è sempre una buona idea. Per divertire e soddisfare lettori con età, abilità e interessi diversi, questo quaderno di #intantofaccioqualcosa presenta 25 quiz e cruciverba dedicati a tematiche differenti e di complessità crescente. Si va dallo sport alla gastronomia, dalla geografia al cinema: in questo modo anche giovani lettori molto ferrati in un unico campo possono trovare pane per i loro denti.

Le definizioni sono tutte scritte in maniera molto lineare così da favorirne la comprensione e la soluzione. Di tutti i quiz e i cruciverba sono infine fornite le soluzioni in un’apposita appendice del volume.

Gli altri titoli della serie #intantofaccioqualcosa sono:

I quaderni di #intantofaccioqualcosa – Ricette

Durante il primo lockdown legato all’emergenza Covid-19, i social e più in generale il web hanno accolto centinaia di iniziative e proposte di attività per aiutare i bambini chiusi in casa a impiegare il tanto tempo vuoto a disposizione. Molte di queste si sono esaurite man mano con l’allentarsi delle misure restrittive. Altre, più rare, hanno trovato il modo di proseguire, magari assumendo una forma differente.

È il caso del progetto #intantofaccioqualcosa, ideato e promosso da Uovonero insieme alle associazioni Autismo è… e Spazio Nautilus di Milano: video e materiali scaricabili, postati quotidianamente durante la primavera del 2020, sono infatti diventati delle vere e proprie raccolte di attività, edite in forma di quaderno. Sono nati così, nel 2021, I quaderni di #intantofaccioqualcosa: 5 volumetti di stampo molto pratico che invitano a divertirsi con giochi, esperimenti scientifici, ricette, cruciverba ed esercizi, tutti fruibili anche in caso di autismo e difficoltà comunicativa perché costruiti sfruttando in larga parte la Comunicazione Aumentativa Alternativa.

Tutte le proposte sono infatti presentate con il supporto di PCS, fotografie e/o disegni che le rendono più immediate e fruibili anche da parte di chi non legge ancora autonomamente o di chi trova più congeniale una comunicazione di tipo visivo. Simboli e immagini non esauriscono completamente le spiegazioni delle attività ma il loro ruolo centrale concorre ad agevolarne la comprensione. Anche i testi, dal canto loro, risultano costruiti in modo da parlare in modo chiaro anche a chi non maneggia con facilità le parole, cercando di rimuovere il più possibile gli elementi di complessità lessicale e sintattica e privilegiando, al contrario, frasi lineari e termini usuali (ma rigorosi, soprattutto nel caso del quaderno scientifico).

I quaderni di #intantofaccioqualcosa si prestano così ad essere utilizzati in maniera relativamente autonoma da bambini e ragazzi anche con difficoltà di lettura o comunicazione, sia all’interno di un gruppo classe sia in un contesto familiare, a casa o in vacanza. Compagni affidabili e piacevoli, oltre che pratici nel formato, questi quaderni offrono una piccola ma sostanziosa scorta di spunti, ideali per pomeriggi oziosi o lunghe giornate di pioggia.

 

Ricette

Il quaderno di #intantofaccioqualcosa dedicato alle ricette omaggia quella che è probabilmente stata l’occupazione più diffusa tra gli italiani durante il lockdown. Il ruolo che manicaretti e impasti hanno avuto nell’intrattenere, rilassare e far dialogare tutti noi è stato in qualche modo straordinario e in questi mesi di strana reclusione anche i più piccoli, trascorrendo molto più tempo a casa, hanno avuto modo di cimentarsi spesso con pietanze e fornelli.

Le ricette contenute nel quaderno sono pensate proprio per loro, con l’idea che possano essere replicate quasi totalmente in autonomia o con la semplice supervisione di un adulto. Tutte le proposte sono infatti piuttosto semplici e abbordabili e non richiedono l’uso di strumenti particolarmente sofisticati o pericolosi (eccezion fatta per i coltelli). A ogni ricetta è dedicato un capitolo che comprende l’elenco degli ingredienti necessari e le istruzioni passo passo per preparare il piatto, il tutto presentato tramite fotografie e relative didascalie.

Le fotografie scelte, seppur realizzate in maniera artigianale data la situazione dettata dalla pandemia, sono molto chiare ed eloquenti, al punto che nella maggior parte dei casi le didascalie fungono da supporto non indispensabile. Redatte in maniera lineare e chiara, queste ultime sono dal canto loro molto dirette e non trascurano alcun passaggio, rendendo le proposte culinarie davvero alla portata di bambini molto poco esperti.

Gli altri titoli della serie #intantofaccioqualcosa sono:

I quaderni di #intantofaccioqualcosa – Giochi

Durante il primo lockdown legato all’emergenza Covid-19, i social e più in generale il web hanno accolto centinaia di iniziative e proposte di attività per aiutare i bambini chiusi in casa a impiegare il tanto tempo vuoto a disposizione. Molte di queste si sono esaurite man mano con l’allentarsi delle misure restrittive. Altre, più rare, hanno trovato il modo di proseguire, magari assumendo una forma differente.

È il caso del progetto #intantofaccioqualcosa, ideato e promosso da Uovonero insieme alle associazioni Autismo è… e Spazio Nautilus di Milano: video e materiali scaricabili, postati quotidianamente durante la primavera del 2020, sono infatti diventati delle vere e proprie raccolte di attività, edite in forma di quaderno. Sono nati così, nel 2021, I quaderni di #intantofaccioqualcosa: 5 volumetti di stampo molto pratico che invitano a divertirsi con giochi, esperimenti scientifici, ricette, cruciverba ed esercizi, tutti fruibili anche in caso di autismo e difficoltà comunicativa perché costruiti sfruttando in larga parte la Comunicazione Aumentativa Alternativa.

Tutte le proposte sono infatti presentate con il supporto di PCS, fotografie e/o disegni che le rendono più immediate e fruibili anche da parte di chi non legge ancora autonomamente o di chi trova più congeniale una comunicazione di tipo visivo. Simboli e immagini non esauriscono completamente le spiegazioni delle attività ma il loro ruolo centrale concorre ad agevolarne la comprensione. Anche i testi, dal canto loro, risultano costruiti in modo da parlare in modo chiaro anche a chi non maneggia con facilità le parole, cercando di rimuovere il più possibile gli elementi di complessità lessicale e sintattica e privilegiando, al contrario, frasi lineari e termini usuali (ma rigorosi, soprattutto nel caso del quaderno scientifico).

I quaderni di #intantofaccioqualcosa si prestano così ad essere utilizzati in maniera relativamente autonoma da bambini e ragazzi anche con difficoltà di lettura o comunicazione, sia all’interno di un gruppo classe sia in un contesto familiare, a casa o in vacanza. Compagni affidabili e piacevoli, oltre che pratici nel formato, questi quaderni offrono una piccola ma sostanziosa scorta di spunti, ideali per pomeriggi oziosi o lunghe giornate di pioggia.

 

Giochi

Dal classico trova le differenze al memory, dalle figure da ricomporre al sudoku dei colori: il quaderno di #intantofaccioqualcosa dedicato ai giochi raccoglie una serie variegata di proposte che ben si adattano a stimolare il giovane lettore senza risultare ripetitive.

Ogni gioco è presentato all’interno di una pagina con semplici istruzioni, descritte passo passo con testi alfabetici molto lineari e il supporto di immagini per quanto riguarda l’indicazione dei materiali utili. Laddove, nei giochi, siano previste risposte giuste o errate, il quaderno presenta una sezione di soluzioni mentre per quelle attività che invitano a ritagliare alcune parti sono previste pagine staccabili.

Gli altri titoli della serie #intantofaccioqualcosa sono:

A Said piaceva il mare

C’è Said, che nel mare vedeva un amico rassicurante e una possibilità di futuro nuova. C’è Andrea che, ispirato dal giovane Holden, decide di mettersi alla ricerca di sé stesso. C’è Gabriele che ha un segreto che lo divora dentro fino a che non incontra qualcuno con cui condividerlo. C’è Rico che trova il coraggio di ribellarsi all’imposizione di un sogno che non gli appartiene. E c’è Maya che scova la bellezza nei cambiamenti e la immortala con la sua fotocamera. Said, Andrea, Gabriele, Rico e Maya: tuti loro abitano, ciascuno con la propria storia, la raccolta di racconti inediti firmata da Roberto Parmeggiani e intitolata A Said piaceva il mare. I racconti sono brevi e scivolano via veloci ma sedimentano con calma nel lettore, come sassi nelle tasche. Perché Roberto, che ha una lunga esperienza come educatore, i ragazzi li conosce bene e li sa raccontare da vicino, vicinissimo. Le emozioni contrastanti dei protagonisti, le loro passioni, i loro crucci, la loro quotidianità che si apre al futuro sono qualcosa di vivo e tangibile e in essi è bello e facile ritrovarsi anche se, come lettori, non si porta sulle spalle una storia specifica di emigrazione, di omosessualità o di trascuratezza familiare. Perché questo, in fondo, fanno le storie: farci sentire più simili di quel che crediamo, grazie a ciò che ci unisce davvero come i sentimenti e le relazioni.

A Said piaceva il mare è il quarto volume della collana Parimenti, proposta da la meridiana e realizzata in collaborazione con il Centro Documentazione Handicap di Bologna e con l’associazione Arca Comunità l’Arcobaleno di Granarolo. A differenza dei precedenti volumi, che presentano adattamenti di romanzi o racconti preesistenti come Il diario di Anna FranK, Dracula o Novelle fatte a macchina, A Said piaceva il mare presenta storie inedite che più facilmente, forse, possono incontrare il favore di giovani lettori con abilità diverse. Proprio come i precedenti volumi, invece,  A Said piaceva il mare abbraccia la significativa scelta di raccontare storie da grandi con una forma comunicativa – quella dei simboli della CAA – che troppo spesso l’editoria riserva ai piccoli lettori. Parimenti è infatti ad oggi la sola collana in simboli pubblicata in Italia per un pubblico di adolescenti e anche per questo merita di essere conosciuta. Il volume è in particolare realizzato secondo il modello inbook e presenta pertanto simboli WLS in bianco e nero, riquadrati insieme all’elemento alfabetico corrispondente, riferiti ai singoli elementi della frase e corredati di qualificatori per esempio di genere, numero e tempo verbale. I testi sono composti ricorrendo a strutture sintattiche lineari e non troppo complesse. Ciononostante essi non risultano per nulla banali e possono agevolmente soddisfare lettori anche lettori senza difficoltà comunicative o cognitive. Il volume è arricchito infine da un’immagine per ogni racconto contenuto. Firmate da Attilio Palumbo, le illustrazioni aggiungono una nota suggestiva e pensosa, in piena sintonia con il tono della narrazione.

Giacomo di Cristallo e altre storie

Tutti gli usi della parola a tutti, scriveva Rodari, non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo. A cent’anni dalla nascita dello scritto di Omegna la casa editrice la meridiana trova un ottimo modo per omaggiare questo credo ancora attualissimo dell’autore: proporre una versione di alcune delle sue fiabe con i simboli della Comunicazione Aumentativa e Alternativa.

Terzo titolo della collana Parimenti, Giacomo di cristallo e altre storie declina in maniera molto concreta l’importanza di allargare l’accesso alla parola anche a chi normalmente ne viene escluso, e non lo fa solo diversificando i linguaggi con cui il lettore può accedere al testo ma anche privilegiando la traduzione di racconti dalla forte valenza civile.

Quello di Giacomo di Cristallo, per esempio, che anche rinchiuso in prigione ispira i suoi concittadini con trasparenti pensieri di protesta contro le ingiustizie della dittatura. Quello de La casa di tre bottoni, che pur essendo piccina piccina riesce a ospitare 13 persone e un cavallo, perché fatta con il cuore. Quello de La principessa allegra che vede le persone e le loro storie come unica possibilità di capire e compatire davvero i drammi della guerra. Quello di Re Mida e il brigante Fifone in cui la rinuncia all’oro porta a ricchezze ben più preziose. E quello di Teresin che non cresceva a causa del dolore ma che l’amore riesce a far diventare grande e che per amor di giustizia diventa persino una gigantessa.

Le storie contenute nel volume sono cinque e sono di diversa lunghezza. Tutte condividono una spiccata attenzione ai valori della solidarietà, dell’amore e della giustizia: caratteristica questa che le rende ideali per innescare una riflessione individuale e condivisa sulla storia e sull’attualità a misura non solo di bambino ma anche e soprattutto di lettore con qualche anno in più. I sentimenti positivi e negativi, le ingiustizie e il loro riscatto, la dittatura e il buon governo, la ricchezza e la povertà, solo per fare qualche esempio, sono infatti affrontati da Rodari con grande schiettezza e ben si prestano a solleticare l’immaginario e il pensiero di giovani adulti. Ecco dunque che l’inserimento di queste storie apparentemente semplici all’interno della collana Parimenti, che si rivolge principalmente ai preadolescenti e agli adolescenti e il cui sottotitolo è non a caso “Proprio perché cresco”, appare tutt’altro che stonata.

Come per i precedenti titoli, anche qui il testo è oggetto di una rielaborazione mirata a rendere alcune frasi più lineari, a esplicitare alcuni elementi sottintesi o metaforici e a contestualizzare alcuni dettagli: tutti accorgimenti che non intaccano la freschezza del racconto e la sua indole profondamente schierata. La linearità e la semplicità narrativa che sono proprie di Rodari, d’altro canto, si prestano con naturalezza a un lavoro di semplificazione e simbolizzazione che consenta l’accesso al testo anche da parte di lettori con autismo o difficoltà di comunicazione. La ricchezza del testo, dal canto suo, viene mantenuta grazie all’utilizzo della collezione di simboli letterariamente più versatili – quella dei simboli WLS – e alla scelta di simbolizzare tutti gli elementi della frase (compresi per esempio pronomi, articoli, preposizioni) e di inserire i qualificatori di tempo e plurale.

Il risultato è un volume che sposa semplicità narrativa ed espositiva e complessità di pensiero: un’ottima miscela per giovani lettori esigenti e curiosi.

Il grande libro delle navi

Appassionati di navi di ogni genere, forma e funzione, unitevi: si salpa! Fresco di carpenteria tipografica, Il grande libro delle navi ideato e realizzato da Luogo Comune ed edito da Sinnos propone un minuzioso viaggio tra i diversi tipi di imbarcazioni che nelle diverse epoche, zone geografiche e culture hanno solcato i mari.

A mezza via tra il manuale tecnico, l’enciclopedia e la raccolta di curiosità, Il grande libro delle navi unisce la precisione del primo, la ricchezza della seconda e lo sguardo solleticante del terzo. Le sue pagine presentano brevi testi che raccontano in pochissime e semplici parole le caratteristiche di determinate imbarcazioni e che si accompagnano ad accuratissime immagini dal tratto a pennarello – vere protagoniste dello spazio compositivo – che ne illustrano i dettagli. Opportunamente numerate, queste rimandano a didascalie minime a bordo pagina che riportano il nome preciso, il luogo e il periodo di azione delle diverse navi.

C’è dunque di che perdersi tra navi da carico, pescherecci, case galleggianti e navi pirata. Il punto di forza e di originalità di questo libro sta proprio nel tessere collegamenti non solo tra navi e barche apparentemente molto diverse tra loro ma anche nel creare un ponte galleggiante tra ambiti diversi: dalla storia alla letteratura, dalla geografia all’antropologia. La lettura de Il grande libro delle navi si presta così ad assumere forme, modalità e scopi anche molto differenti tra loro, a seconda di ciò che potrebbe maggiormente catturare l’attenzione del lettore. Come in un viaggio avventuroso a tutti gli effetti, questi può seguire rotte diverse, lasciandosi trasportare dalla corrente o zigzagando qua e là a sentimento.

Supportato da immagini affascinanti e minuziose e da un’impostazione grafica ad alta leggibilità, con font specifico leggimi, sbandieratura a destra e testo poco esteso, il libro di Luogo Comune attira e accoglie il lettore anche con dislessia, attraverso pagine amichevoli che non spaventano ma al contrario chiamano all’immersione.

La nuvola Martina si è persa

Pepe è un cane furbo e vivace e ha uno zaino magico che porta sempre con sé. Nel suo zaino c’è un libro di storie da cui trae piccoli racconti, uno per ogni volume che lo vede protagonista.

In La nuvola Martina si è persa, per esempio, leggiamo di Pepe che aiuta la nuvola Martina e ritrovare le sue amiche grazie a una tromba speciale, capace proiettare un raggio di luce mentre suona.

La storia della nuvola Martina, così come le altre che compongono la collana dedicata al cane Pepe, è evidentemente molto breve, lineare e piacevole, seppur priva di veri e propri guizzi narrativi: caratteristiche che in parte rispondono a un preciso intento, quello di offrire racconti il più possibile fruibili anche da parte di bambini con disabilità uditiva.

Le storie di Pepe sono state confezionate, infatti, con un’attenzione particolare alle difficoltà di lettura dei bambini sordi: difficoltà legate soprattutto al riconoscimento e all’attribuzione di significato a componenti del testo come preposizioni, pronomi, congiunzioni e articoli. La nuvola Martina si è persa, per esempio, si concentra sulla presa di confidenza con i pronomi personali. Difficili da percepire a livello labiale ma anche da riempire di senso poiché prive di un referente concreto, queste particelle del testo tendono infatti a essere trascurate dal giovane lettore sordo, compromettendone l’effettiva comprensione del testo oltre che il piacere della lettura. Alla luce di queste constatazioni, l’autrice ha modellato i testi in modo da dare ampio spazio a tali componenti, ulteriormente valorizzate da una particolare attenzione grafica. Messi in evidenza grazie a caratteri più grandi e colorati, gli elementi testuali critici vengono portati all’attenzione del lettore, invitandolo implicitamente a non trascurarli. In questa cornice, l’aggiunta di giochi-esercizi didattici posta al fondo dei volumi e normalmente discutibile nell’ambito della produzione per l’infanzia che voglia essere veramente libera da una certa pesantezza didattica, risultano funzionali a favorire una reale appropriazione del testo.

Sempre nella medesima ottica, i volumi valorizzano il più possibile la messa in evidenza di correlazioni causa-effetto e l’esplicitazione di frasi idiomatiche – altre criticità in caso di sordità -, privilegiano illustrazioni che dedicano grande attenzione alle espressioni del viso, e rendono evidente l’attribuzione dei dialoghi attraverso un semplice ma ingegnoso espediente. A fianco di ogni battuta compare, infatti, l’icona del personaggio che in quel momento sta parlando: in questo modo il testo non viene gravato e la fluidità di lettura e comprensione ne guadagna. Si tratta in generale di accorgimenti minimi ma significativi, che predispongono un terreno di lettura amichevole e abbordabile non solo per i bambini sordi per cui sono specificamente progettati ma anche per tanti altri bambini che ne condividono le difficoltà pur manifestando altri disturbi o disabilità.

La collana de Le storie di pepe e del suo zaino magico è nata per intuizione dell’autrice Paola Secchi, particolarmente sensibile rispetto alla questione del diritto alla lettura di bambini con disabilità uditiva, ed è cresciuta grazie al coraggio della casa editrice Astragalo, decisa a rispondere a un bisogno poco noto ma molto delicato e importante, e al confronto con Francesca Volpato e Carmela Bertone dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, specializzate nello studio del rapporto tra apprendimento linguistico e sordità. La collana lavora concretamente in un’ottica inclusiva anche grazie alle illustrazioni accattivanti dal tratto fumettistico firmate da Simona Capovilla, con la supervisione grafica di Bruno Testa.

 

La talpa Arturo non trova gli occhiali

Pepe è un cane furbo e vivace e ha uno zaino magico che porta sempre con sé. Nel suo zaino c’è un libro di storie da cui trae piccoli racconti, uno per ogni volume che lo vede protagonista.

In La talpa Arturo non trova gli occhiali, per esempio, Pepe incontra la talpa Arturo, di pessimo umore perché, avendo perso gli occhiali, continua a inciampare. Per fortuna Pepe sa come aiutarla, tirando fuori dal suo magico zaino proprio quello che fa al caso di Arturo.

La storia della talpa Arturo, così come le altre che compongono la collana dedicata al cane Pepe, è evidentemente molto breve, lineare e piacevole, seppur priva di veri e propri guizzi narrativi: caratteristiche che in parte rispondono a un preciso intento, quello di offrire racconti il più possibile fruibili anche da parte di bambini con disabilità uditiva.

Le storie di Pepe sono state confezionate, infatti, con un’attenzione particolare alle difficoltà di lettura dei bambini sordi: difficoltà legate soprattutto al riconoscimento e all’attribuzione di significato a componenti del testo come preposizioni, pronomi, congiunzioni e articoli. La talpa Arturo non trova gli occhiali, per esempio, si concentra sulla presa di confidenza con le preposizioni. Difficili da percepire a livello labiale ma anche da riempire di senso poiché prive di un referente concreto, queste particelle del testo tendono infatti a essere trascurate dal giovane lettore sordo, compromettendone l’effettiva comprensione del testo oltre che il piacere della lettura. Alla luce di queste constatazioni, l’autrice ha modellato i testi in modo da dare ampio spazio a tali componenti, ulteriormente valorizzate da una particolare attenzione grafica. Messi in evidenza grazie a caratteri più grandi e colorati, gli elementi testuali critici vengono portati all’attenzione del lettore, invitandolo implicitamente a non trascurarli. In questa cornice, l’aggiunta di giochi-esercizi didattici posta al fondo dei volumi e normalmente discutibile nell’ambito della produzione per l’infanzia che voglia essere veramente libera da una certa pesantezza didattica, risultano funzionali a favorire una reale appropriazione del testo.

Sempre nella medesima ottica, i volumi valorizzano il più possibile la messa in evidenza di correlazioni causa-effetto e l’esplicitazione di frasi idiomatiche – altre criticità in caso di sordità -, privilegiano illustrazioni che dedicano grande attenzione alle espressioni del viso, e rendono evidente l’attribuzione dei dialoghi attraverso un semplice ma ingegnoso espediente. A fianco di ogni battuta compare, infatti, l’icona del personaggio che in quel momento sta parlando: in questo modo il testo non viene gravato e la fluidità di lettura e comprensione ne guadagna. Si tratta in generale di accorgimenti minimi ma significativi, che predispongono un terreno di lettura amichevole e abbordabile non solo per i bambini sordi per cui sono specificamente progettati ma anche per tanti altri bambini che ne condividono le difficoltà pur manifestando altri disturbi o disabilità.

La collana de Le storie di pepe e del suo zaino magico è nata per intuizione dell’autrice Paola Secchi, particolarmente sensibile rispetto alla questione del diritto alla lettura di bambini con disabilità uditiva, ed è cresciuta grazie al coraggio della casa editrice Astragalo, decisa a rispondere a un bisogno poco noto ma molto delicato e importante, e al confronto con Francesca Volpato e Carmela Bertone dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, specializzate nello studio del rapporto tra apprendimento linguistico e sordità. La collana lavora concretamente in un’ottica inclusiva anche grazie alle illustrazioni accattivanti dal tratto fumettistico firmate da Simona Capovilla, con la supervisione grafica di Bruno Testa.

Il leprotto Gustavo ha paura del buio

Pepe è un cane furbo e vivace e ha uno zaino magico che porta sempre con sé. Nel suo zaino c’è un libro di storie da cui trae piccoli racconti, uno per ogni volume che lo vede protagonista.

Ne Il leprotto Gustavo ha paura del buio, per esempio, leggiamo di Pepe che aiuta il suo amico e vicino di casa Gustavo a superare la paura dell’oscurità con un piccolo trucco 100% naturale! Con una lucciola nella stanza, Gustavo inizierà infatti a dormire sonni tranquilli e rilassati.

La storia del Leprotto Gustavo, così come le altre che compongono la collana dedicata al cane Pepe, è evidentemente molto breve, lineare e piacevole, seppur priva di veri e propri guizzi narrativi: caratteristiche che in parte rispondono a un preciso intento, quello di offrire racconti il più possibile fruibili anche da parte di bambini con disabilità uditiva.

Le storie di Pepe sono state confezionate, infatti, con un’attenzione particolare alle difficoltà di lettura dei bambini sordi: difficoltà legate soprattutto al riconoscimento e all’attribuzione di significato a componenti del testo come preposizioni, pronomi, congiunzioni e articoli. Il leprotto Gustavo ha paura del buio, per esempio, si concentra sulla presa di confidenza con le congiunzioni. Difficili da percepire a livello labiale ma anche da riempire di senso poiché prive di un referente concreto, queste particelle del testo tendono infatti a essere trascurate dal giovane lettore sordo, compromettendone l’effettiva comprensione del testo oltre che il piacere della lettura. Alla luce di queste constatazioni, l’autrice ha modellato i testi in modo da dare ampio spazio a tali componenti, ulteriormente valorizzate da una particolare attenzione grafica. Messi in evidenza grazie a caratteri più grandi e colorati, gli elementi testuali critici vengono portati all’attenzione del lettore, invitandolo implicitamente a non trascurarli. In questa cornice, l’aggiunta di giochi-esercizi didattici posta al fondo dei volumi e normalmente discutibile nell’ambito della produzione per l’infanzia che voglia essere veramente libera da una certa pesantezza didattica, risultano funzionali a favorire una reale appropriazione del testo.

Sempre nella medesima ottica, i volumi valorizzano il più possibile la messa in evidenza di correlazioni causa-effetto e l’esplicitazione di frasi idiomatiche – altre criticità in caso di sordità -, privilegiano illustrazioni che dedicano grande attenzione alle espressioni del viso, e rendono evidente l’attribuzione dei dialoghi attraverso un semplice ma ingegnoso espediente. A fianco di ogni battuta compare, infatti, l’icona del personaggio che in quel momento sta parlando: in questo modo il testo non viene gravato e la fluidità di lettura e comprensione ne guadagna. Si tratta in generale di accorgimenti minimi ma significativi, che predispongono un terreno di lettura amichevole e abbordabile non solo per i bambini sordi per cui sono specificamente progettati ma anche per tanti altri bambini che ne condividono le difficoltà pur manifestando altri disturbi o disabilità.

La collana de Le storie di pepe e del suo zaino magico è nata per intuizione dell’autrice Paola Secchi, particolarmente sensibile rispetto alla questione del diritto alla lettura di bambini con disabilità uditiva, ed è cresciuta grazie al coraggio della casa editrice Astragalo, decisa a rispondere a un bisogno poco noto ma molto delicato e importante, e al confronto con Francesca Volpato e Carmela Bertone dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, specializzate nello studio del rapporto tra apprendimento linguistico e sordità. La collana lavora concretamente in un’ottica inclusiva anche grazie alle illustrazioni accattivanti dal tratto fumettistico firmate da Simona Capovilla, con la supervisione grafica di Bruno Testa.

 

Fiori di città

Il potere inclusivo di un silent book, la scansione ritmata di un fumetto, il dinamismo coinvolgente di un’animazione: Fiori di città è un albo ricco e bellissimo, capace di attraversare linguaggi diversi, coglierne le rispettive cifre e impastarle in una narrazione originale e dai molteplici livelli di lettura.

Protagonista del libro firmato da JonArno Lowson e Sydney Smith è una bambina ripresa tra le strade di città nel suo tragitto verso casa. Avvolta in un grazioso giacchetto rosso, la bambina spicca su uno sfondo perlopiù in bianco e nero con una vivacità cromatica che riflette una pari vivacità di sguardo. Mentre l’adulto – presumibilmente il papà – che la accompagna appare infatti un po’ distaccato e mosso da una certa fretta, la bambina presta minuziosa attenzione alle sorprese che il paesaggio urbano può offrire.

È un’esplorazione piacevolmente meravigliata la sua, disseminata di incontri che solleticano i diversi sensi, che richiedono minime pause e che non mancano di regalare un piccolo tesoro. Tra la curiosità per un tatuaggio vistoso, il dialogo muto con un gatto in vetrina, il fascino segreto per una statua orientale, la piccola coglie qua e là i fiori che spuntano dal marciapiede o dai muri, confezionando un delizioso mazzetto che man mano e con spontanea generosità distribuisce tra le diverse creature che incontra: piccioni defunti, signori addormentati sulla panchina, cani al guinzaglio e infine genitori e fratelli. I fiori che raccoglie diventano così minuscoli e potenti omaggi alla vita, in tutte le sue sfumature e componenti (morte compresa), e proprio man mano che essi vengono condivisi, il paesaggio riacquista colore restituendo alla quotidianità una bellezza semplice che merita di essere riconosciuta.

L’uso che l’illustratore fa del colore è in questo senso davvero straordinario. Il progetto cromatico che anima il libro evidenzia infatti il focus delle diverse scene, ciò che cattura l’attenzione della bambina e che fa muovere il racconto, suggerisce affinità di spirito tra i personaggi e dà voce a una dimensione emotiva in continua evoluzione. Supportato da un impiego altrettanto efficace di zoom, inquadrature, ombre e riflessi, rende la narrazione estremamente ricca e concorre a guidare con discrezione il lettore nella decodifica delle immagini. Dense di senso e sfumature che non necessitano di testo per affiorare, le illustrazioni di Fiori di città si prestano a offrire un’occasione di lettura piena e appagante anche a tanti lettori le cui difficoltà di decodifica della parola scritta – legate per esempio alla dislessia o alla sordità – non inficiano in alcun modo le abilità cognitive e immaginative. D’altro canto, i passaggi molto lineari da un quadro all’altro consentono anche a ragazzi che più facilmente si smarriscono di fronte alla necessità di compiere inferenze, di avventurarsi in questa speciale esplorazione urbana al fianco della bambina protagonista. Moderna Cappuccetto Rosso in un bosco di città,  questa ci svela che lo scostamento dalla via più dritta vero casa non porta solo pericoli ma anche doni di rara bellezza.

Piu Caganita (Portogallo)

Piu Caganita è un libro multiformato portoghese che propone il medesimo racconto illustrato in versione tradizionale, semplificata in simboli PCS, in Braille, audio e video in Lingua Gestual Portuguesa (LGP).

Protagonista del racconto è un uccellino un po’ ingenuo e sprovveduto che svolazzando su campi e tetti non si accorge di colpire con i suoi escrementi chi gli passa sotto. Umani, lumache, conigli, mucche e maiali sono tutti egualmente vittime dei suoi involontari bombardamenti e comprensibilmente finiscono per indispettirsi. Solo immaginando un rovesciamento della situazione l’uccellino si rende conto dei guai causati e trova una semplice ma funzionale soluzione. Amicizia e decoro sono salvi. Anche se in fondo in fondo, qualcuno finisce per rimetterci…

Pubblicato da Briza Editora, Piu Gaganita nasce come progetto di lettura accessibile intenzionato ad accogliere una ampia platea di bambini con e senza disabilità sensoriale, cognitiva e comunicativa. Insieme al testo tradizionale e alle illustrazioni sgargianti, entrambi curati dall’autrice Tania Bailao Lopes, le pagine del volume offrono una versione più semplice corredata da simboli PCS: accoppiata che risulta piacevole alla vista e funzionale. Ugualmente efficaci risultano, dal canto loro, la versione in Lingua dei Segni e quella audio, rese disponibili tramite QR code. Ad apparire invece più sacrificata è senz’altro la versione accessibile in caso di disabilità visiva: quest’ultima si compone infatti di una serie di pagine totalmente bianche su cui viene riportato il testo in Braille affiancate ad alcune illustrazioni in rilievo di difficile riconoscibilità. Resta interessante e apprezzabile, tuttavia, il tentativo qui perseguito strenuamente di costruire un libro che risulti davvero per tutti e che raccolga al suo interno quanti più modi possibile di raccontare la medesima storia.

Un ultimo dettaglio utile, la presenza di due legende: quella relativo all’alfabeto LGP e quello relativo all’alfabeto Braille, che costituiscono un semplice ma significativo strumento per avvicinare i lettori normodotati a codici a loro probabilmente sconosciuti.

L’uovo azzurro

Ohibò, un uovo azzurro a Boscoscuro è un’autentica novità. Di chi può essere? Cosa ne uscirà? Sarà pericoloso? Questi e altri interrogativi impellenti si diffondono tra alberi e tane, dopo che LeprotTina e ZamPaolo incappano per caso nell’insolito uovo e lo portano alla conoscenza della comunità del bosco. A nulla servono i consigli della saggia TalpAnna: a Boscoscuro si crea un gran scompiglio mentre confusione e timore spianano la strada a pregiudizi e ostilità nei confronti del diverso. E così, la generosa disponibilità di Zampacorta, che si offre di covare l’insolito uovo, viene accolta dagli altri abitanti con disprezzo e ostilità, costringendo il tosto coniglietto a mettere in campo affetto incondizionato e determinazione per portare a termine il suo impegno. Ed eppure, alla fine, sarà la sua tenacia gentile ad averla vinta e a dare tutto Boscoscuro una preziosa lezione di accoglienza.

L’intenzione di lanciare un messaggio forte al lettore in favore dell’apertura e del rispetto della diversità – sia essa fisica, legata alla provenienza o di qualunque altro tipo – traspare in maniera piuttosto esplicita all’interno del testo che in certi punti risulta, per questa ragione, un po’ appesantito. Per il resto il racconto si popola di numerosi personaggi del bosco che incarnano qualità positive o negative del tutto ravvicinabili a quelle umane. L’uovo azzurro si presenta infine con caratteristiche di stampa ad alta leggibilità quali il font Easyreading, la spaziatura maggiore tra lettere, parole e righe (ma non tra paragrafi) e la sbandieratura a destra, intendendo così rivolgersi a un pubblico che non escluda i giovani lettori con dislessia.

Il Diario di Anna Frank

Benvenuta Parimenti, aspettavamo da tanto tempo una collana come te! Già, perché Parimenti è la prima collana di libri in simboli per giovani adulti pubblicata da un editore italiano: una proposta di cui ragazzi con disabilità comunicativa e cognitiva lamentavano la tempo l’assenza e che oggi trova un primo significativo spazio, grazie al coraggio e all’impegno delle edizioni la meridiana e al progetto promosso insieme al Centro Documentazione Handicap di Bologna e all’Associazione Arca Comunità “l’Arcobaleno” Onlus di Granarolo.

La collana, inaugurata a gennaio 2018, si apre con Il diario di Anna Frank, di cui propone una versione ridotta, adattata e simbolizzata.  Del lungo e noto diario lasciatoci in eredità dalla tredicenne tedesca è stato infatti selezionato un numero contenuto di passaggi significativi, tale da garantire un equilibrio misurato tra resa del testo e del contesto originale e comprensibilità della vicenda. Così il lettore trova la giovane Anna nel giorno del suo compleanno, quando riceve in dono il diario e  decide di chiamarlo Kitty e confidargli la sua storia; nel giorno in cui con la sua famiglia, prima del previsto, dalla polizia tedesca e si rifugia in un appartamento segreto; negli infiniti giorni seguenti in cui tra la paura, la noia, la fame e la tristezza dominanti cercano di farsi spazio alcuni brandelli di normalità, come il primo tenero amore con Peter o l’invenzione di un modo creativo per preservare la magia dello scambio dei doni di san Nicola. Tutto questo mentre fuori la guerra si inasprisce, le perquisizioni della Gestapo si fanno temibili e le notizie di una futura liberazione arrivano come un’eco senza una precisa data in cui sperare.

Ecco dunque che, anche grazie alla concisa ma puntuale introduzione al volume, anch’essa in simboli, questa particolare versione de Il Diario di Anna Frank riesce a mettere a fuoco, anche agli occhi di chi arranca su di un testo tradizionalmente scritto, ciò che di davvero urgente c’è nel racconto della giovane Anna: la quotidianità travolta, l’umanità vessata, i sentimenti di paura e incomprensione, la vitalità giovanile che cerca spazi di espressione e sopravvivenza, l’insensatezza di una guerra e di una pulizia etnica che non trova alcuna forma di sensatezza.  Il senso profondo de Il Diario di Anna Frank trova quindi nuova forma espressiva in un testo rielaborato in modo da risultare più lineare e diretto e funzionale a una resa tramite codice simbolico. Le frasi prive di costruzioni arzigogolate e contraddistinte da un lessico perlopiù piano vengono infatti simbolizzate facendo ricorso ai Widgit Literacy Symbols: la collezione di simboli adottata dagli inbooks e particolarmente indicata per la traduzione di un testo preesistente. Piuttosto versatile e ricca questa si presta bene a trascrivere in simboli un denso come quello in questione e adatto a lettori che non alle prime armi.

Perché in effetti sono proprio i lettori a essere al centro di un progetto editoriale (e non solo) come questo: quei lettori che crescono con un forte bisogno (e diritto) di confrontarsi con i pari e con la realtà che li circonda ma che spessissimo non trovano gli strumenti adatti a supportare e accompagnare questo bisogno. Perché per essere cittadini attivi, partecipi e coinvolti è necessario poter maturare delle riflessioni, poter conoscere la propria storia, poter ampliare il proprio sguardo con le narrazioni più profonde, e poter costruire il proprio pensiero anche in relazione a quello di altri. Ma è prima di tutto necessario che questi siano possibilità riconosciute a tutti, anche ai ragazzi con disabilità cognitiva e comunicativa. Solo, cioè, partendo dal presupposto – elementare ma tutt’altro che scontato – che il pensiero non sia annullato dalla disabilità e necessiti quindi di adeguato nutrimento, è possibile attivare progetti efficaci e segnare un percorso di reale crescita e inclusione. E questo è esattamente ciò che un progetto come Parimenti fa, mettendo in campo la consapevolezza che i ragazzi con disabilità crescono  e con loro cresce la voglia di confrontarsi con un mondo, un tipo di narrazione e un pensiero via via più complessi.

Pinocchio (ed. Erickson)

Nasce dai tipi di Erickson una collana che si propone di rendere più ampio l’accesso ad alcuni testi fondamentali della nostra tradizione per l’infanzia. Capofila, in questo senso, è il volume dedicato al capolavoro collodiano Pinocchio. Il lavoro fatto dai curatori al fine di rendere il testo più fruibile e largamente condivisibile, anche da parte di chi sperimenta difficoltà di lettura, di attenzione e di decodifica sintattica, si basa su un’attenta semplificazione, non tanto della trama, che mantiene qui invariati i suoi episodi chiave – dal teatro dei burattini alla prigione, dall’avventura in mare al Paese dei Balocchi – quanto del testo che risulta contraddistinto da espressioni più comuni, frasi meno articolate, forme verbali attive e soggetti esplicitati.

La semplificazione testuale non è tuttavia l’unica accortezza messa in campo per aumentare il grado di accessibilità del racconto di Collodi. Questa operazione passa anche infatti attraverso l’evidenziazione e la spiegazione degli elementi lessicali meno noti, la sintesi dei capitoli, la registrazione audio del testo (che l’editore sceglie di non incidere su cd ma di rendere scaricabile tramite QR code o passaggio sul sito) e l’aggiunta di illustrazioni poco elaborate ma eloquenti. Frequenti, ben integrate con il testo e indispensabili per identificare i protagonisti e tenere il filo della narrazione, queste mettono bene a fuoco i momenti salienti della storia.

Sia Il piccolo principe sia Pinocchio sono curati da Carlo Scataglini, insegnante e autore di numerosi testi tra cui figura anche Adattamento dei libri di testo. Semplificazione progressiva delle difficoltà, edito dalla stessa Erickson. Il volume (138 pagine, 24,90 €) mette in luce i principali ostacoli di comprensione testuale in cui si imbattano alcuni allievi, soprattutto (ma non soltanto) in caso di disabilitadattamento dei libri di testoà cognitive e difficoltà di concentrazione. A partire da queste considerazione, gli autori (insieme a Scataglini figura anche Annalisa Gustini) provano a individuare ed evidenziare alcune strategie di adattamento dei testi che ne consentano un accesso più ampio e paritario, e di conseguenza inclusivo. A seguire, nella parte più corposa del libro, vengono proposti alcuni esempi di analisi delle difficoltà citate, ma anche di evidenziazione, schematizzazione, ristrutturazione e riduzione di testi adatti a classi diverse dalla terza elementare alla terza superiore e afferenti a materie diverse (dalla storia alla geografia, dalle scienze alla narrativa). Il libro può fornire quindi utili spunti a insegnanti di scuole di diverso ordine e grado che con sempre maggiore frequenza si trovano di fronte alla necessità di personalizzare e rendere più accessibili determinati contenuti didattici.