Solo una notte
Andrea Antinori è un illustratore dallo stile inconfondibile e dal talento versatile. Sa trovare chiavi originali per rendere visibili i racconti degli altri e da zero sa dare forma a storie dalla forte componente visiva. Proprio nei lavori di cui è autore unico emerge con particolare evidenza la sua cifra ironica e la sua predisposizione curiosa a tenere insieme natura e fantasia, scienza e immaginazione. Abbiamo apprezzato moltissimo questo tratto ne La montagna e lo ritroviamo ora con diletto in Solo una notte.
Realizzato dall’autore a seguito della vincita del Premio Internazionale Bologna Children’s Book Fair – Fundación SM, uno dei più prestigiosi riconoscimenti nell’ambito dell’illustrazione, Solo una notte è un silent book in cui sostare, sorprendersi, sorridere e sognare. Protagonista è un escursionista solitario che, chiusa a chiave la sua baita, si avventura su per la montagna. Zaino in spalla e passo spedito, questi non si lascia intimorire da salite e ponti traballanti, ma soprattutto pare andar dritto per la sua strada senza accorgersi minimamente delle cose che accadono intorno a lui. Eppure di cose, peraltro stravaganti, ne accadono eccome!
Sul suo cammino fanno capolino, per esempio, folletti spioni e orsi che pescano (con la canna!). La faccenda, tuttavia, non sembra turbarlo. L’escursionista procede infatti impassibile tra i tornanti, fino al limitare del bosco: il posto ideale per piantare la tenda, accendere un fuoco e gustarsi un panino prima di andare a dormire. Quando scende la sera, il cielo si accende di presenze e fenomeni bizzarri: non solo lucciole e pipistrelli ma anche comete e occhi misteriosi che spuntano dal buio. Anche qui, però, niente da fare: si chiude la zip della tenda e buonanotte! A questo punto sì che succede dell’incredibile. Le creature più disparate saltano a turno la tenda, una colonna di formiche si dà a un trasloco natalizio (non privo di reati!), folletti animati da spirito sportivo si sfidano a tennis. E poi ancora, dopo una breve pausa pipì nel bosco, passi da gigante, esplorazioni aliene, drink stregati e asteroidi di passaggio… rien à faire, l’escursionista continua a ronfare. Tocca aspettare l’alba perché si desti dal suo sonno granitico, riprenda lo zaino in spalla e faccia ritorno a casa, come se nulla fosse. La gita montana si chiude: è stata memorabile, quantomeno per chi l’ha vissuta al di qua della pagina!
Lo scarto tra l’aplomb imperturbabile del protagonista e l’assurdità delle cose che gli capitano intorno è, infatti, motivo di grande divertimento per il lettore. È lui, in effetti, a poter godere dell’escalation di avvenimenti che trasformano un pezzo anonimo di prato in un palcoscenico dell’inaspettato. Lo spazio della pagina si accende di colori nel buio della notte, ospitando apparizioni sempre più incredibili e perlopiù prive di una effettiva spiegazione. Perché le formiche stanno rapendo Babbo Natale? Dove andrà a finire l’alieno scaricato dalla navicella proprio accanto alla tenda? A chi è destinato il fiore colto con tanto garbo dal gigante barbuto? Andrea Antinori dissemina sulla pagina intriganti suggestioni narrative lasciando però al lettore il gusto, se ne ha voglia, di espanderle e indagarle.
Quella che l’autore apparecchia per chi legge è di fatto un’avventura visiva pullulante di dettagli da cui lasciarsi sorprendere e su cui attardarsi, ciascuno secondo i suoi tempi e le sue capacità. L’assenza di parole, in questo, gioca un ruolo fondamentale, aprendo possibilità di esplorazione molto trasversali e variegate. La linearità della narrazione, che procede di fatto come una lunga carrellata di comparse e di incontri mancati con il protagonista, concorre dal canto suo a facilitare l’aggancio e la comprensione del racconto. Tutta la bellezza insieme ironica e poetica del libro risulta così piuttosto accessibile anche a chi normalmente fatichi a districarsi tra trame troppo affollate. Il risultato è un’immersione appassionante e sorridente in un’avventura straordinaria che dura giusto una mezza giornata, dal tramonto all’alba. Solo una notte, sì, ma che notte!