Cos’è la valutazione multidimensionale?

Le persone con disabilità hanno spesso particolari necessità di assistenza e cure, sia sul piano cognitivo e delle relazioni, sia sul piano della cura della persona. Si parla in questo caso di bisogni socio-sanitari.

Queste esigenze vengono affrontate in modi diversi, con soluzioni domiciliari o residenziali o con mix di interventi (domiciliari, semi-residenziali e residenziali); nel caso dei minori prevalgono nettamente le soluzioni domiciliari.

Soluzioni domiciliari per la disabilità nei minori

Esempi di soluzioni domiciliari sono il contributo per una baby-sitter (o per una “badante” nel caso di adulti e anziani), definito spesso “assegno di cura”; la presenza di un educatore o educatrice; la fornitura di un operatore socio-sanitario (OSS) per l’igiene personale e la gestione della casa.

Spesso è prevista una forma di assistenza a bassa intensità, sotto forma di “buon vicinato”, o “assistenza solidale”. In Torino, per esempio, essa prende il nome di “affido diurno”. Si tratta in ogni caso di una persona che è stata scelta scelta direttamente dall’interessato (o genitori) oppure viene fornita dal Servizio Sociale, con il compito di affiancare la persona nello svolgimento di alcune attività o di trascorrere tempo libero insieme a lei.

A cosa serve la valutazione multidimensionale?

La valutazione multidimensionale serve per erogare le prestazioni socio-sanitarie in modo il più possibile adeguato alle necessità assistenziali della persona.

Una valutazione multidimensionale  socio-sanitaria prende in esame diversi aspetti sociali e aspetti sanitari, produce un punteggio sociale e un punteggio sanitario, che sommati fra loro costituiscono un punteggio socio-sanitario; questo punteggio serve a orientare i Servizi rispetto alle necessità assistenziali della persona, da lievi (“lieve intensità assistenziale”) a elevate (“alta intensità assistenziale”)

Il punteggio sociale della valutazione multidimensionale da gennaio 2023 serve anche per accedere al contributo Piemonte Scelta Sociale

Aggiornato al 21 febbraio 2023

Come superare i gradini nell’ingresso del condominio?

Per effetto della legge 13 del 9 gennaio 1989, i condomìni progettati prima del 1989 sono accessibili alle persone con disabilità motoria.

La legge indica infatti i seguenti requisiti obbligatori di accessibilità:

a) accorgimenti tecnici idonei alla installazione di meccanismi per l’accesso ai piani superiori, ivi compresi i servoscala;

b) idonei accessi alle parti comuni degli edifici e alle singole unità immobiliari;

c) almeno un accesso in piano, rampe prive di gradini o idonei mezzi di sollevamento;

d) l’installazione, nel caso di immobili con più di tre livelli fuori terra, di un ascensore per ogni scala principale raggiungibile mediante rampe prive di gradini.

 

I condomini progettati precedentemente all’entrata in vigore della Legge 13/89, possono quindi presentare barriere architettoniche: una delle barriere più frequenti, per esempio, è la classica rampa di gradini all’ingresso dello stabile, per raggiungere l’ascensore.

Per superare una rampa sono possibili generalmente due soluzioni:

Come richiedere il montascale all’ASL

Il montascale è un ausilio ceduto in comodato d’uso gratuito dall’ASL alle persone che si spostano in carrozzina, che deve essere prescritto da un medico specialista nella patologia o menomazione (nel caso di minori si tratta solitamente del neuropsichiatra infantile).

Oltre alla prescrizione medica specialistica, sono necessarie due relazioni, entrambe rilasciate dal Comune di residenza: